BONARDI Paolo Felice Francesco Maria

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BONARDI Paolo Felice Francesco Maria

(Iseo, 5 aprile 1889 - Frattocchie di Roma, 2 novembre 1972). Di Giulio e di Maria Taetti. Apparteneva alla famiglia dei Bonardi "de bé". Frequentò dapprima il Seminario di Brescia. Nel 1912 si chiuse per un anno in una casa sui monti per meditare l'entrata nell'Ordine cappuccino. La salute debole lo convinse a ripiegare sulla Congregazione Salesiana. Poi vi fu la parentesi della guerra nella quale fu combattente al fronte. Ritornato a Torino nel 1919 veniva consacrato sacerdote e nel 1924 partiva missionario per l'India dove fu direttore di un Orfanotrofio, a capo dell'opera salesiana di Calcutta e direttore della Stamperia dell'Orfanello. Morbi violenti che lo condussero due volte in pericolo di vita, lo convinsero a tornare nel 1930 in Italia. Stabilitosi a Roma fu propagandista dell'Opera Salesiana del S.Cuore al Castro Pretorio e poi direttore delle guide delle Catacombe di S.Callisto. Infine sentì prepotente l'invito misterioso alla solitudine ed entrò nella Trappa dove fu bibliotecario. Durante gli anni 1942-44, visse il suo momento eroico. Sotto l'imperversare dei bombardamenti, vagò per le chiese del Lazio, per salvare dalla bramosia degli sciacalli e dai pericoli della guerra avanzante, reliquie, paramenti sacri, arredi e documenti, per nasconderli nella badia. Durante un certo periodo seguì anche l'attività delle Pontificie Opere Missionarie, ritornando poi al silenzio della Trappa. Qui visse nella preghiera e nel lavoro intenso i suoi ultimi anni. Della sua pietà e laboriosità lasciò il ricordo più vivo a Iseo donando alla parrocchia ben millecinquecento reliquie raccolte in trecentosessantacinque urnette, ostensori, busti, vetrine, teche, molte delle quali impreziosite da bravi artisti quali Emilio Belliure, Corrado Mazza, Attilio Torresini, il cesellatore romano Giulio Galli, mons. Piscitelli di Bari. E a prova documentaria delle reliquie donò ancora una settantina di volumi di notizie ed illustrazioni. Alla sua parrocchia donò anche preziosi e maestosi candelabri e altri arredi oggetti ed ornamenti. Ma il dono più significativo fu quello del quadro di Maria SS. "Salus populi Iseani" pegno di protezione e tenerissima devozione alla Vergine. Nè bisogna dimenticare che questa è una sola delle cinque Immagini mariane di cui egli ha rivalutato o promosso la devozione, ultima delle quali la Madonna dell'equilibrio. Studioso di liturgia, di storia egli fu anche e soprattutto poeta, dal verso prezioso e facile. Di lui rimangono alcuni articoli su Iseo.