MORETTO Bonvicino
MORETTO Bonvicino (Bonvicini, de Bonvicinis) Alessandro
(Brescia, 1495 c. secondo altri 1498 - m. nel 1554). Di Pietro, pure pittore di famiglia proveniente da Ardesio come suo fratello Alessandro. Non molte le notizie documentate della sua vita. Nulla si sa degli anni della fanciullezza e del prima adolescenza. Fu probabilmente allievo del padre. Con il Romanino avrebbe compiuto tra il 1510 e il 1516 un viaggio a Padova e forse a Venezia. Secondo studi recenti di Sandro Guerrini, alla scuola di Paolo di Cailina avrebbe forse con lui collaborato agli affreschi della storia della Madonna della Cappella di S. Maria in S. Giovanni a Brescia. "Il talento del giovanissimo artista, secondo S. Guerrini, sarebbe stato subito notato da fra Innocenzo Casari abate dei Canonici Regolari di S. Salvatore e dal fratello che gli avrebbero commissionato, come ex voto per la guarigione della peste succeduta al terribile sacco di Brescia del 1512, l'affresco della "Deposizione" datato 1512 della Pieve di Nave, finora attribuita al Melone, al Romanino, a Francesco Prato di Caravaggio e al Civerchio. Forse ancora del giovanissimo Moretto è anche il S. Rocco di una lesena della Cappella nella quale è dipinta la Deposizione e ancora il "Presepio con S. Antonio di P. e S. Nicola di Bari" dell'abside della Pieve di Nave, che il Guerrini definisce "opera di altissima qualità" da datare secondo lui, al 1512-1514. Certo in ragione di queste prove di prestigio artistico il 24 novembre 1514 è già nominato come pittore in un testamento di Matteo Cortesi di cui è curatore. In tale anno, secondo il Faino, avrebbe eseguito la decorazione a fresco di una cappella della chiesa del monastero di S. Croce a Brescia, raffigurandone le storie della vita di S. Maria Maddalena. Negli anni 1515-1520 collabora con Pietro Bembo, il Boccaccino, Altobello Melone, Galeazzo Campi e Gianfrancesco Bembo agli affreschi del Duomo di Cremona, mentre il 7 agosto 1515 firma assieme a Floriano Ferramola il contratto con il comune di Brescia per la decorazione delle ante del nuovo organo del Duomo Vecchio (di cui esegue quelle interne con i S.S. Faustino e Giovita) ricevendone il 19 novembre 1516 il primo pagamento. Il 15 marzo 1517 partecipa nominato come "Alexander de Bonvicinis pictor" ad una seduta della Scuola del Sacramento del Duomo di Brescia; la sua presenza è poi più volte documentata (il 19 aprile 1517 è presente alla riunione del collegio generale dei pittori di Brescia convocato nella chiesa di S. Luca, il 24 febbraio 1518, il 26 febbraio 1520 quando viene chiamato a far parte del consiglio della scuola citata, il 3 marzo 1521, il 16 marzo 1522, il 23 marzo 1522, il 26 marzo 1530, il 24 febbraio 1534 quando viene eletto consigliere, il 29 ottobre 1536, il 18 febbraio 1537, eletto di nuovo consigliere, 22 febbraio 1540, ancora rieletto consigliere, come il 6 marzo 1541, l'11 febbraio 1543, il 19 settembre 1544, il 22 febbraio 1545, il 14 marzo 1546, come consigliere, il 27 febbraio 1547, il 19 febbraio 1548 come consigliere). Nel 1518 viene con il Ferramola liquidato per le pitture delle ante dell'organo nuovo del Duomo Vecchio (ora in S. Maria di Lovere), e mette la data (ora scomparsa) alla tela "Cristo crocifero" dell'Accademia Carrara di Bergamo. Dal 1520 in poi compare sempre di più come teste in atti notarili. Il 21 marzo 1521 assieme a Girolamo Romanino stipula a Brescia con il priore di S. Giovanni Evangelista il contratto della durata di 3 anni per la decorazione della Cappella del SS. Sacramento. Il 21 ottobre dello stesso anno presenta a Giovanni Paolo Averoldi la distinta delle sue spettanze per i lavori compiuti nella chiesa di S. Bartolomeo. Il 4 settembre 1522 è segnalata la sua presenza in Padova. Il 2 giugno 1523 stipula il contratto per lo stendardo del Collegio della Mercanzia che gli viene pagato il 20 ottobre seguente. I 10 giugno 1524 firma e data il "Ritratto di fra Girolamo Savonarola" del Museo Civico di Verona, e nell'agosto-settembre riceve l'incarico di dipingere l'ancona dell'Assunta in Duomo Vecchio saldata poi il 5 novembre 1526. Dal luglio 1525 è sempre più segnalata una sua crescente attività di compravendita di terre a Costalunga (1529), Colombaro (1531), nelle Chiusure di Brescia, a Pontevico, a Poncarale (1546), a Castegnato (1552), a Collebeato (1552), per una casa in contrada di S. Clemente (1533) ambienti in S. Agata, per livelli, per malleverie ecc. Nel 1526 data il "Ritratto di Gentiluomo" della National Gallery di Londra. L'8 dicembre 1528 Lorenzo Lotto scrive al "molto carissimo suo honorato meser Alexandro Moreto pictore eccellentissimo" per chiedergli la collaborazione al progetto di decorazione del coro di S. Maria Maggiore di Bergamo, dove il Moretto si reca il 26 gennaio 1529. La letteratura è concorde nel ritenere del Moretto nello stesso 1529 la decorazione della cappella privata del vescovo Mattia Ugoni (poi incorporata nel palazzo Martinengo Cesaresco) della quale rimangono gli affreschi con "Il roveto ardente" (ora nella Pinacoteca Tosio Martinengo) e "I dieci profeti". Nel 1530 data la tavola con "S. Margherita d'Antiochia" fra i S.S. Girolamo e Francesco nella chiesa di S. Francesco d'Assisi in Brescia. Il 22 dicembre 1530 si interessa dei lavori di G.A. Antegnati per l'organo del Duomo di Salò il che farà anche nel 1536 per l'organo del Duomo Vecchio. Nel 1531, 1533, 1534, 1535 riceve pagamenti per lavori compiuti nella Cappella del SS. Sacramento in Duomo Vecchio. Il 27 dicembre 1532 viene collocata in S. Giovanni Evangelista la tela con la "Strage degli Innocenti". Vengono circoscritte fra il 1515 e il 1535 altre opere quali "Cristo nel deserto" di New York (Metropolitan Museum): il "Cristo e S. Giovanni" di Londra (National Gallery, n. 3096: frammento); il "Cristo e la Samaritana" dell'Accademia Carrara di Bergamo; il "Cristo morto con S. Gerolamo e S. Dorotea" in S. Maria Calchera a Brescia; l' "Incoronazione della Vergine" in S. Giovanni Evangelista a Brescia; la pala con la "Madonna" in S. Alessandro a Bergamo e probabilmente altre ancora. In queste opere, ha rilevato A. Ottino Della Chiesa, il Moretto non fu un creatore di nuovi mondi ma un geniale realizzatore, in certa misura un eclettico pronto a prendere il suo bene ove lo trova, ma capace di tradurlo in una lingua sua, di portarlo a personali inconfondibili risultati, ma domina in lui sempre la prospettiva lombarda: «la luce costruttiva del Foppa, ammorbidente le sagome, mortificante i fulgenti colori veneti, che predomina. È infine il tono, quell'inconfondibile tono cinereo e spesso grigio, quel bagno di impalpabile argento, anche nelle tele più luminose, che fa del Moretto un pittore lombardo». Nel 1533 data il "Ritratto di un uomo di scienza" ora nella Galleria di Palazzo Bianco a Genova. Un "Alessandro Bonvicino" compare nel 1535 nell' "amorosa compagnia di Isabella d'Este Gonzaga in un suo viaggio a Cavriana e sul Lago di Garda". Il 24 novembre 1537 viene saldato per un dipinto in S. Andrea di Bergamo. Nel 1539 data il dipinto "Madonna col Bambino, S. Nicolò da Bari e tre fanciulli" per S. Maria dei Miracoli (oggi in Pinacoteca Tosio Martinengo). Nel 1540 firma e data la "Madonna in gloria e le S.S. Cecilia, Lucia, Caterina, Barbara ed Agnese" per la chiesa di S. Giorgio Maggiore a Verona e data il "Ritratto virile" raffigurante Giorgio Martinengo Cesaresco. Il 23 novembre 1540 partecipa al sindacato "Citadella Vetere". Nel 1541 firma e data la "Vergine e S. Elisabetta in gloria con due committenti" già in S. Maria della Ghiaia a Verona e poi nel Friedrich Museum di Berlino distrutto nel 1945. Il 4 maggio 1541 è presente come teste all'atto di committenza a "Johannem q. Dominici de Polinis de Caionvico intaliator" che racchiuderà poi la pala del "Cristo in passione" con Mosè e Salomone per la Scuola del SS. Sacramento della chiesa dei S.S. Nazaro e Celso di Brescia, commesso lo stesso giorno. Il 9 febbraio 1542 il decoratore G.I. Lamberti lo assume come perito per i propri lavori all'orologio di Piazza Loggia. Dei lavori del Lamberti il Moretto con il Romanino presenta stima il 14 aprile 1542. Nel settembre 1543 Pietro Aretino scrivendo a Giorgio Vasari accenna al ritratto dipintogli dal Moretto "nella pittura spirito diligentissimo" e da lui inviato al duca di Urbino. Del ritratto, l'Aretino, consegnatogli dal Sansovino lo ringrazia nel settembre 1544. Nello stesso anno firma e data "La Cena in casa del Fariseo" già a Monselice e oggi nel Museo diocesano di Venezia. Nel 1546 data il "Ritratto di Federico Martinengo" della collezione Priester di Vienna. Nel 1548 dipinge la "Madonna col Bambino e i S.S. Clemente, Floriano, Domenico, Maddalena e Caterina" in S. Clemente. Nel 1549 sposa Maria q. Vincenzo Passirani, il quale in dote non avendo soldi, gli cede una casa nella parrocchia di S. Nazaro. Il 12 aprile 1550 porta al fonte battesimale di S. Alessandro la figlia Caterina Bibiana Domicilla. Il 23 marzo 1551 viene pagato per un dipinto per la cappella delle S. Croci nel Duomo Vecchio. Il 18 aprile 1552 ha luogo in S. Alessandro il battesimo del figlio Giovanni Vincenzo Giuseppe. Il 3 maggio 1553 viene pagato con un primo acconto per dipinti eseguiti nella cappella del SS. Sacramento del Duomo Vecchio dei quali viene ancora pagato nel 1553, 1554. Il 19 maggio 1554 ha luogo in S. Clemente il battesimo della terza figlia Giulia. Nell'ottobre dello stesso anno data "Il Compianto sul Cristo" già nella Disciplina di S. Giovanni Evangelista e ora al Metropolitan Museum di New York e il 9 novembre 1554 stende il testamento.
Il 22 dicembre 1554, già morto il pittore, gli eredi vendono alcune case da lui ereditate. Il 3 marzo 1555 in vista delle molte elemosine "de arte et industria" fatte ad ornamento della Scuola del SS. Sacramento del Duomo, questa decide di far celebrare per 5 anni consecutivi un ufficio nell'anniversario della morte del maestro pittore Alessandro. Abbastanza solida la fortuna del Moretto. Essa comunque ebbe una pietra miliare nel 1898 in occasione del presunto quarto centenario della nascita e della prima mostra dedicata al pittore quando il Da Ponte e il Papa furono in grado di offrire il catalogo di 128 opere superstiti con il catalogo del Gombosi. Sue opere sono sparse in Musei e gallerie del mondo: a Londra, Parigi, Leningrado, Vienna, Berlino, New York, Basilea, Milano, Venezia, Napoli, Bergamo e soprattutto nella pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia, in chiese a Bergamo, Belluno, Milano, Verona, Venezia, Trento. In provincia di Brescia sue opere si trovano nelle chiese di Comero di Casto, Sarezzo, Marmentino, Maguzzano, Mezzano, Rodengo, Castenedolo, Porzano, Orzinuovi, Manerbio, Pralboino, Calvisano, Gardone V.T., Paitone. Lodevole la fortuna storiografica e critica. A partire dalla fine del secolo XIX gli hanno dedicato particolare attenzione molti studiosi bresciani quali P. Da Ponte, U. Papa, P. Morelli, P. Guerrini, C. Boselli, G. Panazza, G. Pezzoli, V. Guazzoni, P.V. Begni Redona, ecc. Fuori Brescia gli hanno dedicato attenzione storici dell'arte come Bernard Berenson, Giuseppe Fiocco, Ugo Flores, Ivan Lermolieff, Roberto Longhi, Pompeo Molmenti, Adolfo Venturi, Gregory Gombosi, Rodolfo Pallucchini, Giovanni Testori, con Antonio Morassi e Nicodemi, Bruno Passamani. Un risveglio di interesse venne dalla grande mostra dedicata al pittore in S. Giulia a Brescia nell'estate 1988.