MONTE ISOLA

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MONTE ISOLA (in dial. Montisola)

Monte isolato in mezzo al lago d'Iseo. Ha una superficie comunale di 12,79 kmq, un perimetro di 9 km, il culmine raggiunge 599 m s.l.m. e 414 sul livello del lago. L'isola è la più grande per estensione e raggiunge la maggiore altezza fra le isole dei laghi europei. Il comune, che ha la sua sede a NO dell'isola, è a 275 m s.l.m.. E' stata paragonata da Bazzetta de Veemeria ad una gigantesca testuggine nuotante lungo la scia dell'Oglio. Frazioni (loro distanza da Siviano, centro del Comune): Carzano km 1,500, Cure km 2,200, Masse km 1,560, Senzano km 1,850, Peschiera Maraglio 3,2. Distanze da Brescia: Carzano km 32,13, Masse km 30,86, Cure km 30,21, Senzano km 29,56. Alle frazioni maggiori se ne aggiungono altre, quali Novale (sopra Carzano), Olzano, Menzino, Sensole, Porto, ecc. Abitanti (Montisolani): 1500 nel 1600 circa (800 a Siviano, 300 a Peschiera); 1814 nel 1931, 1582 nel 1937, 1846 nel 1951, 1968 nel 1961 (pop. attiva: 758, agr. 143, ind. 532), 881 nel 1988. Prima che esistesse il lago, Montisola era parte di terraferma rocciosa all'altezza dell'attuale cima, sulla quale il santuario, che nell'età miocenica faceva parte dell'alveo di un fiume. Sommovimenti terrestri avvenuti in età pliocenica crearono fratture nel suolo in direzione N-NO che isolarono il massiccio di Montisola e crearono due valli corrispondenti ai due attuali bracci del lago tra i quali rimase il monte che divenne isola. Successivi scorrimenti di ghiacciai nell'epoca quaternaria modellarono l'isola ritagliando una cima di Conchodon (piano superiore del Retico) e la sovrastante massa del monte costituita principalmente di medolo. Quando i ghiacciai lasciarono spazio al lago, l'isola apparve come è oggi, ripida sul versante orientale, e digradante in terrazzi di medolo coperti di abbondante materiale morenico che dà fecondità al suolo. Questa la ricostruzione geologica avanzata da Arturo Cozzaglio, G.B. Cacciamali, dal Salmoiraghi e da altri studiosi. Da essa si discosta Giuseppe Nangeroni, secondo il quale l'isola sarebbe invece un pezzo di montagna staccatosi, nel corso di lunghissimi movimenti della crosta terrestre, dalla catena del monte Guglielmo - Punta Almana. Ancor oggi l'altura maggiore è contornata da una zona superiore con una distesa vegetazione boschiva originaria a ceduo cespuglioso, di roverella, carpino, frassino, con alcuni dirupi e strati orizzontali; una zona intermedia di gelsi e vigne; una più bassa con ulivi e gruppi di case, ecc. Una selva di larici e pini era segnalata sopra Carzano nel 1399. Di essa venivano segnalate tracce alla fine del sec. XIX, dopo che un uragano del 24 giugno 1859 ebbe a distruggerla quasi completamente. Ora oltre la metà dell'intera superficie è occupata da castagni, frassini e carpini. Quanto alla fauna, anticamente vi si trovavano lupi, tassi, lepri, ecc.; ora vi esistono buoi, muli, capre e pecore. Lupi vennero segnalati fino alla metà del sec. XVIII. Caratteristici i gabbiani che frequentano le acque del lago. Il suffisso in "-ano" di Siviano, Carzano, Olzano, Senzano, attesterebbe diffusi insediamenti romani. Romano è il nome di Peschiera, da "piscaria". Siviano viene fatto addirittura derivare da Seianus, della nobile famiglie romana che diede un celebre prefetto dell'imperatore Tiberio. L'esistenza della punta di Her fra Menzino e Sensole, ha fatto a qualcuno pensare (escludendo una derivazione dal dialettale "ere", per aie) al sassone antico, deducendone una occupazione di Cimbri sconfitti da Caio Mario ai Campi Raudi nel 105 a.C. Tombe romane vennero trovate a Siviano, altri frammenti di epigrafi romane nei pressi del santuario della Madonna della Ceriola. Nel 1924 venne trovata una moneta d'oro bizantina di Giustiniano (526 d.C.) con la sigla CONOB. Resti di culti pagani sono stati ravvisati sulla sommità dell'isola e a Carzano, dove nella selva ora scomparsa, si crede sia esistito un tempio a Diana. Il primo evangelizzatore dell'isola viene individuato in S. Vigilio. Resti di paganesimo rimasero tuttavia a lungo. Presso Olzano la leggenda indica un grande masso erratico di arenaria rossa dove si radunavano le streghe per i loro sabba. Altra leggenda vuole che verso il 1200 quattro sorelle che vivevano sul lago, decidessero di farsi eremite su quattro alture fra cui la sommità di Montisola, il monte di Conche di Sale M., S. Maria del Giogo e la cima di Parzanica, ripromettendosi ogni anno, in giorno e ora prestabilita, di segnalare la loro esistenza attraverso dei falò. Falò che vengono ancora accesi oggi. Nel 905 la "corte di Monte Isola" apparteneva al monastero di Santa Giulia. Aveva 4 case, 2 caminate, terra arabile da seminarvi per un prodotto di 100 moggi di granaglie, vigne che davano 40 anfore di vino, prati da cui si ricavavano 42 carri di fieno, un bosco che ingrassava 70 porci. Vi erano 20 prebendari, tra maggiorenni e minorenni, 7 buoi, 1 vitello, 53 maiali, 6 oche, 53 polli, 3 anatre; rendevano 28 moggi di frumento, 26 di segale, 2 di legumi, tra orzo e avena 16 moggi e mezzo. Aveva un porto che rendeva annualmente 10 soldi ed una riserva di pesca che ne rendeva 5. Dalle barche militari pervenivano al monastero ogni anno 48 moggi di sale, 2 soldi e 8 denari. Vi erano 6 manenti che rendevano 1/3 dei moggi di grano, la metà del vino, 6 polli, 80 uova, un soldo, e in una settimana prestavano 8 giornate di lavoro. Vi erano poi 6 poderi disabitati da cui si traevano 13 moggi di grano. Fu poi dei conti Longhi. Gli Umiliati possedettero dalla fine del sec. XI l'Isola di S. Paolo, dove posero un loro priorato dipendente da S. Paolo in Argon e dove, nel 1001, Auprando e Albero di Muzzo vi edificarono un "chiostro". Il "Liber Poteris Brixiae" cita un Malcoatus filius Mazzucchelli, Suardus Bertanus e il "presbiter de Loreto" presenti nel 1156 alla firma della conferma della pace di Volpino, Analino e Ceratello. Nel 1198 ad un atto di concordia fra bresciani e bergamaschi sono presenti un Gulielmus de Lacu e un Lauterius de Carzà (cioè di Carzano). Nel 1219 tra coloro che vengono deputati a determinare i confini del comune di Volpino vi è un Calepinus Carzie (cioè di Carzano). Il 16 dicembre 1280 fra i rappresentanti dei comuni che si impegnarono alla manutenzione del ponte Crotte sul Mella a ovest di Brescia si trovano tra gli altri Cristianus de Piscariis "pro dicto comuni", Petercinus de Carzano "pro comuni de Isola et ipsum comuni" e gli "homines de Sixano (Siviano)". Il documento segnala nell'Isola tre comunità distinte: Siviano, Carzano e Peschiera. Nel frattempo Montisola diventava parrocchia e vi veniva eretto, dagli Oldofredi, il castello. L'isola fu coinvolta anche nelle lotte fra guelfi e ghibellini, durante le quali, nel 1231, il guelfo Alberto di Montisola fu bandito per iniziativa di Matteo Visconti, dei Celeri e dei Federici. Nel 1291 Siccardo q. Alberto di Monte Isola partecipava ad una pacificazione fra Federici, Celeri, Matteo Visconti e Brescia. Dominata dagli Oldofredi, da sempre ghibellini, Monte Isola ospitò probabilmente esuli da Brescia guelfa. Nel 1350 Matteo Visconti, oltre che di Iseo, era ospite di Peschiera per la caccia alle anitre e per la pesca. Tra le famiglie originarie di Siviano erano nel sec. XIV i Maturis. Vengono rilevate nella storia di Montisola le terribili stragi compiute dalla peste nel XIV secolo, tanto da far scrivere al Trotti che vi sono in Montisola "terreni che raccolgono le ceneri di molti periti nel doloroso flagello". Gravami daziari imponeva Pandolfo Malatesta nel 1411 su famiglie e su comuni.


Nel 1426 con il dominio di Venezia, Montisola entrava a far parte della quadra di Iseo. Schieratisi più tardi dalla parte degli Sforza, e oberati da difficoltà economiche e disagi dovuti alle frequenti guerre e ai passaggi di eserciti, i comuni dell'Isola ottenevano nel 1448 da Marco Sina, capitano di Francesco Sforza, la esenzione per dieci anni dai dazi, salvo la corresponsione di 40 lire planet; l'esenzione sugli acquisti di lana, lino, canapa e stoppa; l'indipendenza da Iseo salvo il pagamento di una tangente al Vicario di Iseo; l'esenzione per dieci anni dal mercato di Iseo e di Pisogne; la dispensa di concorrere ai restauri del castello di Iseo e dal pagamento della bolletta sulle merci di transito. Probabilmente, per avere favorito la vittoria di Francesco Sforza sull'armata" del lago d'Iseo, il duca di Castelcovati l'11 novembre 1453 dichiarava esenti da dazi, tasse, assieme agli abitanti di Iseo Marco e Giovanni Giacomo q. Arrighino pure di Iseo ma abitanti a Monte Isola, assieme al diritto di asilo di qualsiasi persona nelle proprie selve ("in propris gazis") tranne che per i contumaci sfuggiti al duca di Milano. Il 17 novembre 1453 i comuni dell'isola ottenevano dal duca Francesco Sforza privilegi e nuove esenzioni, libertà di commercio anche con la riviera bergamasca per il lino, la lana e la canapa, giurando fedeltà a Orzinuovi. Nel 1484 Marin Sanudo registrava sull'isola "otto ville e una rocha piccola" che Gabriele Rosa individua in parte nella torre rotonda che sorge in mezzo al castello edificato un secolo dopo dai Martinengo. Nel 1497 raggiunse l'isola la regina di Cipro, Caterina Cornaro, ospite del palazzo di Peschiera degli Oldofredi che tennero sull'isola in posizione preminente, mentre acquistavano sempre più peso economico i Martinengo, i Gambara, i Lollio e i Maraglio. Tra le famiglie più in vista: i Mazzucchelli di Siviano, già citati in documenti del 1156, i Fenni che diedero personalità illustri, e i Ribola. Nel 1528 Venezia, nel timore che le barche della riviera sebina potessero servire all'esercito imperiale per azioni di guerra, dispose che venissero concentrate nell'isola. Figure di buli si distinsero nei sec. XVII-XVIII, fra i quali un Gallello di Predore. Un altro bulo, Pietro Schiepatti, iniziò la sua carriera uccidendo, a 17 anni, il Tecchi, uno dei più temuti banditi della zona. Partecipò poi alla rivoluzione giacobina di Brescia, militò sotto Napoleone e chiuse la sua vita come guardiacaccia del gen. Bernadotte.


Sotto la Repubblica Cisalpina vi esistette un solo comune, quello di Siviano, nel Cantone di Iseo, distretto di Chiari. Alle campagne del 1848 e del 1849 partecipò l'avv. G.B. Maraglio di Peschiera. Durante i moti del 1848 e il colera del 1855 l'isola ospitò numerosi sfollati di Brescia. La sera del 24 giugno 1859, proprio mentre infuriava la battaglia di Solferino e S. Martino, un violento uragano distrusse, sopra Menzino, in località Selva, e sopra Carzano, una grande quantità di abeti e di piante in genere. Nell'impresa dei Mille si distinsero Bortolo (1830-1902) e Angelo Tommasi (1839-1878) di Siviano, fabbricanti di reti, che combatterono poi con Garibaldi nel 1866, e Costanzo Maraglio di Peschiera, che partecipò alle stesse imprese. Non mancarono contrasti fra le frazioni, alcuni dei quali segnalati da una lettera anonima del 9 luglio 1855 al Commissario austriaco di Iseo. Tra le opere compiute nei primi anni dell'Unità d'Italia si possono segnalare la selciatura di tutte le strade col centro del comune, la sistemazione dei pontili per l'approdo dei piroscafi, la creazione dell'acquedotto. Politicamente solida la presenza zanardelliana come indica la denominazione di Albergo della Democrazia dato all'Albergo Milano di Peschiera Maraglio. Nel 1910, su disegno di don Giuseppe Sbardolini e per iniziativa del clero locale, veniva inaugurato a Siviano un asilo, diretto dalle Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto Veronese. Nel 1911 parecchi montisolani (di cui dieci appartenenti alla Marina) parteciparono alla guerra di Libia. Ventitrè (18 di Siviano, 2 di Peschiera, 3 di Carzano) furono i caduti nella 1ª guerra mondiale. Nel 1922, grazie al lascito di una casa e di beni della signora Giannina Zirotti-Richieri di Sale Marasino, l'isola potè ospitare un medico. Per impulso del parroco di Siviano, don Giuseppe Trotti, e di un comitato formatosi il 5 settembre 1920, attraverso la Società Elettrica Bresciana, nell'agosto del 1922 venne iniziato l'impianto della luce elettrica, inaugurato con grande solennità il 18 marzo 1923. I danni di una alluvione che colpì l'isola e soprattutto Siviano il 17 giugno 1925 vennero presto superati. Un decreto dell'8 gennaio 1928 n. 58 univa i due comuni di Siviano e di Peschiera Maraglio nell'unico comune di Monte Isola. Il 28 ottobre 1933 veniva inaugurato l'acquedotto comunale, mediante prelievo dell'acqua del lago, sopraelevazione a piombo di m 120 e distribuzione con tubature d'acciaio. Seguiva, il 28 ottobre del 1934 l'inaugurazione del nuovo fabbricato scolastico (di quattro aule e palestra) di Siviano, costruito su progetto dell'ing. Ferruccio Bettoni. Nel 1937 l'Isola veniva raggiunta dalla rete telefonica. Il fascismo raggiungeva nel 1940 1218 tesserati su 1589 abitanti. Nel 1938-1940 venne costruito un tronco di strada congiungente Sensole con Peschiera. Gli anni Trenta registrarono anche un crescente sviluppo turistico estivo e domenicale, con due alberghi: quello di Sensole e il "Milano" di Peschiera. Il turismo pose l'esigenza anche di una strada che prolungasse quella da Peschiera a Sensole fino a Siviano, cosa che cominciò ad essere realizzata su progetto dell'ing. Giacomo Archetti dal febbraio 1939 e terminata nell'autunno.


La seconda guerra mondiale interruppe ogni sviluppo e l'isola fu presa d'assalto da profughi e sfollati. Vi furono sfollati anche i famigliari del principe Borghese ed altre personalità fasciste, che richiamarono la visita della signora Mussolini. Nel dopoguerra vennero avviate nuove opere, come il cimitero di Carzano (1948), l'acquedotto per le frazioni Cure, Masse e Olzano con l'elevazione dell'acqua dal livello del lago a 400 m di altezza, acquedotto che si estese poi ad altre frazioni, l'edificio scolastico di Carzano, le fognature di Siviano e Carzano. Lo sviluppo edilizio trovò il suo primo caposaldo nel Villaggio Milano costruito dal 1958 per iniziativa del cav. Leonardo Motta in località "el sèrf" sul lato settentrionale. Nascevano nel frattempo a Menzino i primi alloggi INA-CASA, venivano completati il nuovo edificio scolastico di Carzano e la strada Carzano-Peschiera. Nel 1968 si impose come urgente l'adozione di un Piano regolatore generale, affidato agli architetti Giorgio Borsani, Ghelfino Bargnani, Franco Zaniboni e all'ing. Sergio Tonti. Il 3 marzo 1968 veniva inaugurata la nuova Scuola Media del Comune. Seguiva l'inaugurazione, pochi giorni dopo, di un nuovo acquedotto. Intanto si faceva sempre più urgente il problema ecologico e di salvaguardia dell'ambiente naturale, dato l'assalto all'isola di società immobiliari e di privati. L'idea della creazione di un parco naturale, avanzata nel 1971, trovò sostenitori convinti e altri assolutamente contrari. Le polemiche vennero ancor più incrementate con la costruzione nel 1972-1974 di una nuova strada e di insediamenti abitativi privati e turistici. Nel 1971 venne, non senza polemiche, progettata (poi realizzata nel 1973) una strada fra Peschiera-Senzano-Cure e veniva avviata la costruzione delle prime attrezzature sportive dell'isola. Nel 1974 venne realizzata un'altra strada di congiunzione fra Senzano e Sinchignano. Via via vennero migliorate o realizzate le strade di Cure-Olzano-Masse, di Siviano-Olzano, di Carzano-Novale. Un'area di urbanizzazione venne individuata in località Menzino, mentre venne ampliata la rete fognaria in Menzino, Carzano e Peschiera, prolungato l'acquedotto, costruito un campo di calcio. Il 28 maggio 1974 Montisola fu profondamente ferita dalla strage di Piazza della Loggia, nella quale perì il prof. Luigi Pinto, insegnante a Siviano. A lui venne dedicata, nell'ottobre 1974, una lapide sull'edificio delle Scuole Medie di Siviano, con le parole: "A Luigi Pinto insegnante di questa scuola ucciso a 25 anni a Brescia in piazza della Loggia da una bomba fascista mentre testimoniava la propria fede per le libertà democratiche". Nel settembre 1976 venne inaugurato a Menzino un monumento agli alpini. Nello stesso mese si presentava per la prima volta al pubblico la corale "La Ceriola" diretta dal maestro Giancarlo Colosio. Nel frattempo, a rinfocolare ancora nuove polemiche, sorgeva nel 1977-1980 a Sinchignano, sulla strada tra Menzino e Siviano, un nuovo villaggio di 'seconde case', e, nel 1980, per conto di una società immobiliare romana, la SITI, un complesso alberghiero, residenziale e congressuale denominato Montisola Palace. Nel 1984 veniva iniziato l'uso del porto commerciale fra Carzano e Peschiera M. che avrebbe collegato quello appena terminato tra Sale Marasino e Sulzano. Nello stesso anno veniva ristrutturata la sede municipale e realizzata una palestra. Nel 1989 venivano costruite a Menzino e a Peschiera M. case economiche, ristrutturato l'acquedotto. Riconosciuta con legge regionale n. 86 del 30 gennaio 1983 area di notevole rilevanza naturale ed ambientale, nell'isola venivano valorizzati anche con l'aiuto della Comunità montana del Sebino bresciano i sentieri per escursioni e punti di sosta. Nel novembre 1989 venivano approvati un nuovo Piano regolatore generale ed un Piano commerciale. Lo sviluppo turistico tentato a partire dal 1977 con la costruzione a Sinchignano sulla strada Menzino-Siviano di un grande complesso residenziale, chiamato Montisola Palace Hotel (v.), inaugurato nel 1980, venne decisamente contestato dalla popolazione e dagli ecologisti, perchè intaccava una zona agricola molto rigogliosa con vigneti fertili. Praticamente fallita l'operazione, le strutture vennero in parte utilizzate come abitazione di gente del luogo e parte attendono una destinazione turistica più confacente alle esigenze locali. Un rilancio turistico si ebbe negli anni '80 con la valorizzazione dell'ambiente e il potenziamento di ministrutture (ristoranti, agriturismo ecc.). In campo sportivo hanno a lungo riscosso successo i "naècc" montisolani in gare di classe spesso in rivalità con quelli di Clusane. Nel 1967 venne dato il via al Trofeo Monte Isola, gara interregionale di corsa su strada, con giro podistico dell'isola.


ECCLESIASTICAMENTE l'isola appartenne alla pieve di Sale Marasino, dalla quale, probabilmente per l'ubicazione, si staccò fin dal sec. XIV, trovando il suo epicentro nella chiesa della Purificazione della B.V. o 'S. Maria de Curis', oggi santuario della Madonna della Ceriola. Dalla parrocchia unica nacquero poi tre comunità parrocchiali e civili, quali Siviano (v.), Peschiera Maraglio (v.) e Carzano (v.). Il santuario cedette il posto, come sede della parrocchia, alla chiesa dei S.S. Faustino e Giovita di Siviano. Collegate con le parrocchie di Montisola furono, fino alla loro scomparsa, le chiese dell'isola di Loreto (v.) e di S. Paolo (v.). Rimangono ora nell'ambito della parrocchia di Siviano: la parrocchiale dedicata ai S.S. Faustino e Giovita, il santuario della Madonna della Ceriola, e le chiesette di S. Barbara, S. Carlo (a Sinchignano), S.S. Pietro e Paolo (a Sensole), S. Rocco (a Masse), S. Severo (a Senzano), S. Gaetano (al Porto). Nell'ambito della parrocchia di Peschiera M.: la parrocchiale di S. Michele, e la cappella del Crocifisso al Cimitero; nell'ambito della parrocchia di Carzano: la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista e la cappella delle Anime Purganti (al Cimitero). Le feste principali dell'isola sono quelle dei S.S. Faustino e Giovita (15 febbraio) a Siviano, S. Giovanni Battista (24 giugno) a Carzano, S. Michele (II a domenica di Pasqua) a Peschiera. Di rilievo anche la seconda domenica di luglio la festa della Madonna del colera, istituita dopo il colera del 1836. Solenne a Carzano la festa della Croce in settembre, con manifestazioni varie, che assume particolarissimo rilievo ogni cinque anni con quattro giorni di festeggiamenti, con festoni e luminarie. Caratteristica un tempo la festa di "S. Gioàn de le sardéne", coincidente con i giorni di maggior pescagione.


Castello. Fra i monumenti più caratteristici dell'isola, ha un posto preminente il castello che ancora si erge sopra il golfo di Sensole, tra Peschiera e Siviano, sulle pendici meridionali. Fulgenzio Rinaldi, cronista del '600, sottolineando come questa fortezza portasse "molte honoranze" al lago d'Iseo e come fosse "degna per certo di essere vista da qualunque curioso", la diceva "fabbricata a tempi de Guelfi et Ghibellini". Altri ne sostengono l'origine, più genericamente, nel sec. XII. Come ha sottolineato G. Panazza, "per la sua pianta quadrata cinta da fossati, con tre torri semicircolari sugli angoli SO, NO e NE (l'angolo SE è senza torre), si avvicina a quello del primo tipo di castelli considerati ma qui l'edificio è tutto raccolto e quasi in funzione della torre più alta che si innalza isolata nel mezzo del castello di fronte all'ingresso e che ha la caratteristica piuttosto insolita di essere cilindrica sul tipo di quella del castello di Brescia. Cortine murarie coronate da merli e torri sono costituite da solidi muri a conci che nella parte inferiore sono a bugnato e presentano una lieve scarpata, mentre poi, nella parte più alta, sono lisci, malamente squadrati, ma disposti sempre a corsi orizzontali. La porta d'ingresso e le finestre su tutti i lati sono della seconda metà del secolo XVI. Il castello, già dei Martinengo di Padernello, passò poi ai Salvadego Molin (1833)». Esso appartenne con tutta probabilità agli Oldofredi, passando poi ai Martinengo di Padernello. Ospitò nel 1300 Matteo Visconti e nel 1497 la regina di Cipro, Caterina Cornaro. Una iscrizione trovata nel 1924 in occasione di lavori compiuti in luogo, assieme a macerie e vetri, su una lapide, suona: "Antonius Martinengus suorum patrum antiquorum diruta restauravit MDXXIIII". Di questa ricostruzione rimangono finestre modanate in pietra scura di Sarnico, ed un portale bugnato inquadrato da classiche lesene. Nel 1609 il Da Lezze, segnalandola di proprietà del conte Gerolamo Martinengo, rilevava l'esistenza di "muraglia, porta e ponte levatoio". Ma nel 1696 il Coronelli lo diceva già disabitato e distrutto. Venne poi restaurato nel sec. XVIII e ripetutamente saccheggiato dagli isolani. Rimasero fino a pochi decenni fa cortine murarie con merli, portale d'entrata con barbacane a S, una torre in corrispondenza della entrata, tre torri circolari di cinta (sui lati SO, NO e NE), il mastio a forma cilindrica, finestre (del sec. XVI circa), e in basso una leggera scarpa. I Salvadego che l'ereditarono nel 1833, avviarono opere di ricostruzione, affidate all'impresario Vincenzo Richeri di Sale M., che vennero poi abbandonate. Destinato a sicura rovina, passò in proprietà del notaio Mascheroni di Monza, che ne fece la residenza estiva e di fine settimana della sua numerosa famiglia, dopo averne affidato il restauro all'arch. Vittorio Fagli che ne ha ricavato una abitazione di grande gusto.


Un palazzo Martinengo esisteva almeno fin dal sec. XV a Carzano. È ricordato anche dal Da Lezze nel suo Catastico. Nel 1630 apparteneva al conte Ottavio Martinengo. Nel 1914 era di Bortolo Ziliani e don Trotti scriveva che "benchè ridotto ad abitazione comune, conserva le linee principali di quell'epoca. Il corpo, dirò così del palazzo, comprende ampie stanze con relativi cornicioni in legno o stucco ornamentali: nonché le cantine e scuderie, sul voltone delle quali si riscontrano confusi alcuni dipinti. Un'esile ponticello trasporta dal palazzo in un villino superiore, un salottino, che visto a distanza dà l'idea d'una torre su due piani. Tanto il palazzo che il villino sono decorati nelle pareti esterne da pitture, indicanti la secolare esistenza dell'uno e dell'altro. Lo stemma poi che sormonta il portone d'ingresso, e spicca pure dipinto sulla parete di prospettiva del villino, dicono apertamente, l'appartenenza ai Martinengo (aquila reale in campo rosso)" . Il palazzo venne poi trasformato in albergo detto prima "della Democrazia" e poi "Milano". Tra le ville e le case notevoli: villa Agnesi a Peschiera Maraglio (v.), villa Ferrata a Siviano. In via di realizzazione per iniziativa di Rosa Rita Colosio a Menzino, nella "casa del dutùr" opportunamente da restaurare il Museo della pesca e della rete.


ECONOMIA: la popolazione si è dedicata da sempre soprattutto alla pesca, alla fabbricazione di reti e di barche, in parte all'agricoltura e come minatori (cave del lago). Notevole la produzione di vino, di olio e anche di castagne. Particolarmente curata la viticoltura che venne rivivificata nel primo dopoguerra grazie anche ai fratelli Alessandro e Domenico Guizzetti che si dedicarono con successo all'innesto francese delle piccole viti. Quanto alla pesca, hanno ancora fama le sardine essiccate al sole, infilzate in sottili rametti ripiegati ad arco e collocate su muriccioli, finestre e poggioli e le "aole" (alborelle, in dialetto locale "óe") esposte su ampie "arèle" (graticci di canne palustri). Come ha rilevato Rosa Rita Colosio i pescatori dell'isola si spingevano fin dal sec. XV fino a Brescia dove severissime prescrizioni regolavano la vendita. Pescarì e pescarine giravano casa per casa anche nei paesi con ceste ricolme di pesci. I pescatori di Montisola hanno sempre preferito pescare nella zona del centro del lago dove l'acqua è più alta. Nel 1581 l'"Università dei pescatori" per lo più poveri entrò in lite con pescatori ricchi, ottenendo che venissero proibite loro reti dannose già proibite su altri laghi. Il 20 giugno 1717 i capi famiglia di Peschiera si riunirono per deliberare di insistere presso il Senato veneto affinchè facesse eseguire la proibizione, esclusi i tempi quaresimali, dell'uso di reti dannose. Sistemi di pesca dell'Isola venivano esportati nel 1850 circa sul lago di Garda e usati nella pesca del carpione. Nel 1940 vi erano a Carzano 36 pescatori con 18 barchette da pesca, 1156 reti, a Peschiera 33 pescatori e 783 reti. Nel 1989 degli 80 pescatori del lago d'Iseo, 50 erano di Montisola, 26 montisolani erano ambulanti di pesce di lago e di mare cotto e crudo, raggiungendo con attrezzatissimi automarket i mercati di tutta la provincia. Quasi tutti i pescatori professionisti erano iscritti a due cooperative, sorte negli anni 1950-55 quando l'introduzione del motore e delle reti di nylon, il sorgere di allevamenti di trote rivoluzionarono il settore della pesca. Sempre nel 1989 erano invece 300 circa le licenze di pescatori dilettanti.


Nei piccoli cantieri di livello familiare di Peschiera, da secoli, si costruiscono barche di legno fatte interamente a mano con semplici strumenti di lavoro. Si tratta dei naècc, imbarcazioni adatte sia alla pesca, perchè agilissime e veloci, sia per il trasporto, perchè molto capienti. Dal II dopoguerra, diminuita la produzione di barche da pesca, i cantieri montisolani si sono specializzati nella costruzione di barche da diporto, sempre esclusivamente di legno, esportate in tutto il mondo. Ugo Archetti a Peschiera Maraglio assieme ad un Colombo del lago di Como sono gli unici a costruire in solo legno il dinghy, piccola imbarcazione da regata e da diporto con albero smontabile che issa una vela aurica, e due remi, particolarmente leggero e maneggevole. Gare di naècc si tengono a Peschiera. Sviluppata la caccia anche acquatica da tempi antichi. Legata alla pesca e alla caccia fu per secoli la produzione di reti. Come ha rilevato Rosa Rita Colosio, già nel 1400 è documentata la fama delle reti montisolane, soprattutto per la caccia, che vengono commissionate anche da parte di corti rinascimentali. Nel '700 la stessa Colosio rileva come il reddito derivante dalla lavorazione delle reti superasse quello della pesca. Secondo l'estimo mercantile del 1750, i montisolani sono gli unici che "fanno (...) ed acconciano reti". Tra i fabbricanti di reti si segnalarono i Maraglio, i Mazzucchelli, i Ribola, gli Ziliani, tutti di Peschiera. Fin dalla fine del '700 una famiglia Tommasi aprì una fabbrica a Verona. Altri montisolani aprirono fabbriche a Vicenza, Treviso, Milano e Bergamo, sui laghi Maggiore e di Como e perfino in Italia meridionale. Nei primi decenni dell'800 vennero aperti in Brescia cinque negozi di reti di Montisola che esistettero fino a metà del sec. XX. Buoni successi i fabbricanti di reti montisolani ottenevano all'Esposizione dell'Ateneo del 1857. In tale occasione Giuseppe Zanardelli accenna anche a commesse estere "fin per le lontane Americhe". Egli non omette di rilevare quanto sia "ingrata" la fatica, "retribuita con guadagno veramente infinitesimale", consistente in "5 centesimi per 2400 macchine cioè gruppi di rete". La produzione di reti era in gran parte familiare, mentre nel 1900 sorsero vere aziende fornite di telai metallici che in breve raddoppiarono la produzione. Nel 1907 si introdussero in tre aziende, dalla Francia (donde la denominazione di "francesi"), i primi telai meccanici "Zang". Vincendo la concorrenza, soprattutto tedesca, la produzione montisolana continuò ad espandersi, creando a Peschiera i primi retifici, soprattutto grazie a Mazzucchelli, Cadei, Agnesi e Turla. La meccanizzazione ebbe uno sviluppo straordinario nel 1923 con l'elettrificazione. L'industria delle reti, fiorente fino al 1926, incontrò difficoltà dal 1927, soprattutto per il tracollo dei prezzi del pesce sui mercati d'Italia. Comunque continuò, specie con la produzione di "tramagli" (con "bilance" e "squadrati"), "gallone", "bertavelli", "sparviero", "jazzo", ecc. Attiva negli anni Trenta la produzione di reti per roccoli e in genere per la cacciagione, reti da caccia, oltre che da pesca; si valutavano in circa un migliaio le persone dedite a tale fabbricazione di reti risiedenti a Montisola. Nel 1940 vennero valutati a 180 i lavoranti a domicilio a Peschiera e 370 a Siviano e Carzano. Nel 1945 da artigianale la produzione di reti andò industrializzandosi e allargandosi a nuovi tipi di reti (come, ad es., le amache). Gli anni 1960-1970 segnarono la maggiore esportazione, manifestando i primi segni di cedimento con il censimento del 1971, anche se la produzione delle reti veniva ancora valutata circa l'80% della produzione nazionale, occupando la totalità della manodopera femminile, per circa 300 dipendenti. Poi, la concorrenza di Paesi orientali, difficoltà di ordine tecnico e logistico, fecero sì che tale produzione andasse a picco. Via via si ridimensionarono i retifici Agnesi e Badinotti che verso gli anni Ottanta subirono continue falcidie nell'occupazione. Nel 1978 funzionavano ancora, ma a ritmo sempre più ridotto, gli Agnesi, Mazzucchelli, Ziliani, Ribola. Ma nel 1981 gli Agnesi accentuavano i licenziamenti, mentre la Badinotti riduceva a metà il personale. Nel 1983 chiudeva la Agnesi G. e V. s.a.s. licenziando una quarantina circa di dipendenti. Da allora l'industria delle reti andò verso la fine. Infatti nel 1987 l'ultimo retificio, quello dei Badinotti, traslocava a Cortefranca. Rimanevano sull'isola 9 imprese artigianali a conduzione prevalentemente familiare che davano lavoro ad una settantina di addetti. Legata all'industria delle reti, quella del refe, che ha un riscontro toponomastico nella frazione Cure.


Nella seconda metà del '700 sulle pendici orientali e occidentali dell'isola, e specialmente nelle località Frappello del Cervo e di Her, vennero aperte cave di pietra che tra l'altro servì, un secolo dopo, anche ai lavori della ferrovia Iseo-Edolo. Sull'isola furono in effetti molti i minatori. Negli anni Venti, l'ultimo degli eredi di una distinta famiglia lasciava la sua dimora di Menzino e 250 mila mq, perché vi venisse ospitato un medico che dedicasse le sue cure alla popolazione dell'isola. A Menzino nella "casa del dottore" ristrutturata nel 1989, si sta allestendo il Museo permanente di Montisola.


Numerosi gli ospiti illustri a Montisola: oltre alla citata regina Cornaro, Lady Montagu e George Sand, Federico Chopin, Alfredo De Musset; Napoleone in una ricognizione compiuta sul lago, su una cannoniera, ebbe modo di ammirare l'isola dal porto di Siviano. Ospiti di Montisola furono Gabriele Rosa, Giuseppe Zanardelli. Tra i poeti che decantarono l'isola sono da ricordare Enrichetta Usuelli (le cui poesie pubblicò don Giuseppe Trotti nel 1892), Giuliano Terzi (1911), Vincenzo Lonati (1958), Angelo Fava. Ricordano l'isola pagine della Montagu, della Sand, di Tullio Dandolo, di Costanzo Ferrari (nel romanzo "Tiburga Oldofredi"), Guido Piovene, Arturo Marpicati. In Montisola dipinse per lunghi anni il pittore Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871 - Milano 1956), che ad aspetti dell'isola dedicò numerosi quadri. Il pittore Cesare Bertolotti fu ospite dell'isola nel 1914 e 1915. Altri pittori preferirono, almeno per qualche tempo, l'isola: fra essi i bresciani Francesco Salodini, Angelo Fiessi, Martino Dolci, il disegnatore inglese David Andrassy.