MARIA (2)
MARIA (Madonna) della Carità, S.
Chiesa di via Musei sorta accanto al Conservatorio poi Istituto del Buon Pastore, in luogo della più antica chiesetta di S. Maria Maddalena (innalzata nel 1534), dal 1640 al 1655. Il progetto in elegante pianta ottagonale con tre altari, venne attribuito all'Avanzo o ai fratelli Carlo e Giovanni Carra. Già nel 1655 venivano chiamati a dipingere il cornicione e il fregio della chiesa i fratelli Carra, l'Avanzo (come quadraturista) e l'Amigoni (come figurista). Nello stesso anno era già finita da Antonio Montanini e completata nella testa da Carlo Carra la statua della Madonna di Loreto, mentre il maestro Andrea terminava la nicchia della Santa Casa. Nel 1662 Giacomo e Pompeo Solari eseguivano il rivestimento in marmo della S. Casa, mentre nel 1685 Domenico Corberelli erigeva l'altare maggiore. Dai documenti a disposizione si evince che nel 1726 si incominciarono a costruire cornici in stucco sopra le porte interne per alloggiarvi i quattro Evangelisti eseguiti poi da Bucchi, Avogadro, Tortelli e Antonio Paglia; nel 1729, gli ovati grandi. Dal 1729 al 1731 Carlo Molinari provvedeva alla decorazione, poi affidata ai bolognesi Giuseppe Orsoni e Mario Aldobrandini e completata nel 1723 da un altro bolognese, Giacomo Antonio Boni. Nel 1733 l'intagliatore Domenico Minossi e il pittore Bernardino Bono abbellivano la facciata esterna della S. Casa. Dal 1744 al 1746 veniva affrontato il problema della facciata attraverso l'opera di G.B. Carboni, Alessandro Callegari (Angelo con giglio, 1746), del Ferretti (l'Angelo colla S. Casa 1746), dell'Albricci (i quattro Profeti monocromati 1744-1746). Dal 1755 vengono posti i magnifici pavimenti marmorei che il Boselli giudica "veramente unici in Brescia e tali, nella raffinatezza dei disegni, nella preziosità delle tinte accostate da non trovare facilmente nelle città vicine esempi paragonabili ai loro". Vengono realizzati (1750) da Carlo Ogna, da Agostino Maggi e Giovan Maria Palazzi (1751). Nel 1756 Diomiro Cignaroli eseguiva le statue dell'Umiltà e della Purità per l'altare maggiore, mentre Pietro Benoni scolpiva le statue in legno della Misericordia e della Modestia per la cimasa della fronte della S. Casa. Infine nel 1759 Agostino Maggi eseguiva l'acquasantiera collocata sotto l'organo.
È a pianta ottagonale coperta da una cupola elevata sui muri perimetrali, mediante pennacchi e un basso tamburo. Otto cappelle, rileva il Morassi, con arco a pieno centro si aprono nello spessore della muratura degli otto lati, ed essendo alternativamente più o meno profonde, determinano entro l'ottagono una croce greca appena accennata. La facciata è molto mossa da due colonne in marmo ai lati del portale (provenienti dalla cattedrale di S. Pietro de Dom), da quattro finte statue dei Profeti e monocromate a fresco di Enrico Albrizzi. In alto due statue d' angoli quella a sinistra di Alessandro Callegari, quella a destra di Antonio Ferretti. L'interno è ricco di affreschi che danno all'ambiente una tonalità calda e serena. La cupola è decorata con fregi ed ornati con figure di angeli e di putti di Carlo Molinari, e da rappresentazioni allegoriche delle virtù di Ferdinando del Cairo. Nella lanterna, Luigi Vernansaal ha dipinto cherubini in festa. Sulle pareti Giuseppe Orsini ha dipinto architetture e prospettive mentre Giacomo Boni ha illustrato i vani delle cappelle con figure di vescovi. In un clipeo retto da due angeli dipinti nella parete dietro l'altare maggiore la scritta «Charitas / Numquam excidit / An. Dni MDCCXXXII». Sull'altare di destra, di marmi colorati in una soasa secentesca in legno intagliato e dorato sta un dipinto ad olio (m. 2,50 x 1,80) di Antonio Gandino (firm. "Ant. Gand. F. MDCXX) raffigurante S. Maria Maddalena nel deserto. Sull'altare Maggiore viene venerata un'immagine (dipinta a fresco, m. 0,85 x 0,90) raffigurante la Madonna della Carità, un dipinto di scuola bresciana del sec. XV. La quattrocentesca immagine della Madonna dell'albera raffigura la Vergine nell'atto materno di allattare il bambin Gesù. L'immagine era venerata sotto il portico della casa di certo Giovanni Moretti di Cerete in contrada dell'albera, affrescata da un pittore non molto valente, come dimostra il non rilevante valore artistico del dipinto. Intorno ad essa nel tempo era andata crescendo la pietà popolare tanto che, specie al sabato, sotto il portico di casa Moretti conveniva una gran folla di popolo per cantare le litanie alle quali seguiva il canto della 'Salve Regina' in musica «non ordinaria» eseguita da «scuole cantorum» del tempo, pagate dai fedeli stessi fino a raggiungere addirittura la spesa di lire 1540 annue. Un sacerdote, don Agostino Pagnani teneva memoria di tutte le grazie compiute dalla Madonna dell'albera. L'iniziativa del trasporto fu presa da don Lodovico Rosa, un antenato di S. Maria Crocifissa, il quale ottenne dalle autorità cittadine di poter staccare, il 5 agosto 1655, dal muro l'affresco. I1 16 agosto, fra strade pavesate, spari di mortaretti e il suono delle campane, di tutte le torri, della città, l'immagine veniva trasportata con solennissima processione dal canton dell'albera alla nuova chiesa. Dopo un triduo sempre frequentatissimo l'immagine venne murata nel luogo ove si trova oggi, e la domenica 22 agosto fu inaugurata con nuova grande solennità. «Le continue ed insigni grazie poi che S.D.M. concede a chi con riverente e divoto affetto ricorre a questa ss.ma immagine della B.V.M. non è possibile descriverle», annota un cronista dell'epoca. La Chiesa veniva subito abbellita con affreschi di Agostino Avanzo ed Ottavio Amigoni (1655) mentre l'altar maggiore veniva fabbricato dal fiorentino Domenico Corbarelli. La devozione mariana ebbe nuovo incentivo nel 1658 quando fu trasportata nella chiesa la statua della Madonna di Loreto, eseguita da Carlo Carra. Il 15 agosto festa dell'Assunta, si rinnovò la manifestazione di entusiasmo di tre anni prima. La chiesa «fu addobbata così nobilmente che tu creduto non essersi visto pomposo e devoto apparato», mentre nella sera furono sparati molti fuochi d'artificio. Il giorno dopo, dal duomo alla chiesa si snodava una solennissima processione presieduta dal vescovo di Brescia card. Pietro Ottoboni (poi papa) che accompagnò una statua della Madonna di Loreto fra spari di mascoli e del cannone del castello. Erano presenti tutte le autorità cittadine e gran numero di sacerdoti e una folla immensa. La statua rimasta ancora per qualche tempo alla venerazione dei fedeli fu poi riposta all'interno della cappelletta della S. Casa. A distanza di qualche decina d'anni, a ricordare ai bresciani il loro santuario, interveniva un umile ma intraprendente sacrista, certo Faustino Lorenzo Busi il quale, dal 1730 al 1755 si faceva promotore di numerosi restauri ed opere di abbellimento. Per suo interessamento e con i denari da lui raccolti, infatti, nel 1730-1733, veniva completamente restaurato l'interno della Chiesa, con l'erezione di un nuovo fastoso altare maggiore e balaustre eseguite da famose botteghe di Rezzato su disegni dei fratelli Callegari. Nel 1731-33 veniva eseguita la decorazione della chiesa; mentre del Cignaroli sono le statue della Speranza e della Carità che stanno ai lati. G. Antonio Boni (1733) discepolo del Franceschini di Bologna, dipinse ad olio le mezzelune della cupola ed i Misteri principali della vita della Madonna mentre ottimi decoratori bresciani, come Luigi Molinari, Ferdinando Cairo e Luigi Vernansaal affrescavano la cupola. Nel 1744 veniva collocata una nuova facciata nella quale furono poste anche due colonne di granito provenienti dalla cattedrale di san Pietro e due belle statue, una opera di Antonio Ferretti e l'altra di Alessandro Callegari. Nel 1752 venne posto il bellissimo pavimento. Molti artisti ancora collaborarono a far bella questa Chiesa che Camillo Boselli ha definito una delle chiese che meglio ha conservato il suo carattere unitario settecentesco. Rimasero invece, due begli altari laterali di marmo provenienti dalla precedente chiesa di S. Maria Maddalena, arricchiti poi nel Seicento con belle soase in legno, delle quali quella a destra raffigurante la Maddalena è opera di Antonio Gandino. Ai lati dell'altare maggiore stanno due statue: la Fede (a sinistra) e la Carità (a destra) di Diomiro Cignaroli fratello di Giambettino Cignaroli. Sull'altare di sinistra è collocata una tela (ad olio m. 3,80 x 2) di Francesco Paglia raffigurante i S.S. Antonio di Padova, Rocco e Sebastiano.