MANZONI Alessandro

Versione del 24 apr 2018 alle 07:25 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import Volume 8)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

MANZONI Alessandro

(Milano, 1785 - 1873). Letterato, drammaturgo, romanziere, storico, linguista fra i più grandi d'Italia. Conobbe più direttamente Brescia e i Bresciani attraverso Giovanni Battista Pagani che gli fu amicissimo nel Collegio Longone di Milano. Con il Pagani ebbe corrispondenza nel 1807 definendolo "una perla" e scrivendogli: «miò, nostro sempre caro Pagani, vale e amami». Paolo Guerrini suppone che il Pagani abbia avuto influenza su di lui, contribuendo, lui poi massone, in senso illuministico e giacobino e anche irreligioso, agli orientamenti dai quali il grande Manzoni si riscattò. Compagni di scuola e nel culto delle lettere gli furono anche il conte Muzio Calini, ben presto preso da pazzia, e il conte Luigi Lechi. Manzoni conobbe poi Camillo e Filippo Ugoni che gli furono vicini anche nell'attività letteraria. Camillo Ugoni fu tra l'altro divulgatore delle poesie e tragedie del Manzoni. Auspice probabilmente il Pagani, nel 1806 il Manzoni trovò a Brescia l'editore del "Carme in morte di Carlo Imbonati". Sulla fine del 1819 o agli inizi del 1820 Manzoni veniva nominato socio onorario dell'Ateneo di Brescia e di ciò scriveva il 2 giugno 1820 allo zio Beccaria per pregarlo di anticipare i ringraziamenti al presidente Camillo Ugoni: «Non vorrei, scriveva con serena ironia, che quei signori, che hanno avuto la bontà di pensare a me, supponessero il mio silenzio volontario e quindi inurbano. Come Bresciani e gente di spirito, saranno sciolti, ma come accademici è impossibile che non abbiano una certa suscettibilità sulle etichette. Se però non ne hanno alcuna sono un portento». La corrispondenza con G.B. Pagani continuò per qualche anno e riprese nel 1859 e nel 1861 con lettere del Manzoni a lui la prima per assicurargli solo e "quando s'affacciasse una qualche impensata occasione" che avrebbe caldeggiato la sua nomina a corrispondente del R. Istituto Lombardo di cui pure Manzoni era presidente; la seconda per assicurarlo dell'amicizia che lo legava con Emilio Broglio. Dall'epistolario manzoniano emergono i rapporti dell'ambiente manzoniano con l'editore Nicolò Bettoni, con i bresciani p. Fortunato Federici, Giovita Scalvini, Filippo Ugoni, l'ab. Pietro Gaggia, esule a Bruxelles ed altri. Versi, il Manzoni inviava alla contessa Ermellina Dandolo. Nel 1863 la società degli "Amici dell'istruzione popolare di Brescia" auspice il prof. Celestino Luzzi, recatosi a Milano dal Manzoni per aver da lui il testo di una petizione popolare al Parlamento perché dichiarasse festa nazionale il giorno della nascita di Dante, si sentì negare il favore richiesto per la coloritura troppo ghibellina del sommo poeta che aveva voluto un'Italia unita, ma "anzichè retta da propria legge, soggetta all'imperatore". Il 19 gennaio 1865 il grande letterato partecipava alla "Società di amici dell'istruzione popolare" bresciana che l'aveva proclamato socio onorario. Il 21 giugno 1871, si esimeva dall'onore che gli veniva chiesto di potere intitolarsi al suo nome, su suggerimento del conte Francesco Bettoni, una società filodrammatica di dilettanti. Anni prima, in una lettera del 16 dicembre 1845, il Manzoni aveva espresso vivo apprezzamento per le qualità terapeutiche dell'acqua di Boario. E noto poi come il Bresciano sia entrato nella considerazione del Manzoni con la tragedia "Il conte di Carmagnola" (1820) che ha il suo epicentro geografico a Maclodio e ritornò con la nuova tragedia dell'Adelchi (1822) in cui ha degno posto Ermengarda. Fra i bresciani studiosi di Manzoni emergono Giovita Scalvini, Luigi Tonelli, Giovanni Marcazzani, Mario Apollonio, Ettore Caccia ecc. La venerazione per Manzoni fu vivissima nell'ambiente del movimento cattolico e specialmente in Luigi Bazoli e nella famiglia Montini.