MACELLO pubblico

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MACELLO pubblico

Il nome era attribuito in età romana ad una località del "territorium civitatis" ancora così nominata nel sec. XI. Con "Casalta" si trovava sulla via del Ninfeo che delimitava parte del Cidneo. In età romana il termine equivaleva a quello di forum, pur stando specificatamente ad indicare la piazza del mercato. Solo nel sec. XIX il nome prevalse su quello di mattatoio, ammazzatoio, scannatoio, beccheria. Nel 1100 viene segnalata, anche se non con sicurezza, l'esistenza di un "carnarium" ad est del Broletto. In effetti più tardi specie dal sec. XIII, viene segnalato un agglomerato di macellerie, tra le attuali vie Carmine e S. Faustino e lungo Rua Sovera, nella zona dove era concentrata anche la lavorazione delle pelli. Nel 1334 si cita "contrata rue sogare sive de bechariis". Più tardi le macellerie andarono spostandosi sempre più a sud e nell'ultimo decennio del sec. XV nei pressi della chiesa di S. Agata a cavallo di un corso d'acqua, venne aperto un mattatoio centrale iniziato da Pietro di Calvisano nel 1492 e finito nel 1498 da Simone da Borno. Come sostengono Franco Robecchi e Carlo Simoni quando nel 1536 Giulio Romano costruì a Mantova il macello e le pescherie, si rifece al modello bresciano. Proteste vivaci fra le quali quelle del vescovo e dello stesso Giuseppe Zanardelli, colpiti dallo spettacolo diseducativo offerto dall'esecuzione della macellazione in pieno centro abitato, proposte specifiche avanzate dall'arch. Luigi Donegani, una campagna spiegata dalla "Sentinella Bresciana" nel 1861 convinsero l'Amministrazione comunale ad avviare, fin dal 1866, a soluzione del problema, e nel 1871 a decide re la costruzione di un nuovo macello pubblico. Fu scelta l'area delle mura a sud di S. Alessandro e ad est contigua al casello daziario. Il progetto venne affidato all'ing. Antonio Taeri, tecnico comunale e l'esecuzione al capomastro Bonetti. La costruzione iniziata nel 1873 venne terminata nel 1876. In tale anno il macello iniziò la sua attività sotto la guida del veterinario dott. Vincenzo Colombo e nel giro di un anno macellò 800 manzi, 4.016 vitelli, 812 vacche e tori, 306 castrati, 1.306 suini, 9.747 capretti e agnelli, 101 equini. Accanto sorse la ghiacciaia che servì anche per la conservazione delle carni. Il Regolamento del macello venne presentato in Consiglio Comunale e discusso l'1 luglio 1876. Il macello ospitò a lungo anche il canile municipale e dipese sempre dalla direzione dei servizi veterinari. Con il 28 maggio 1888 si costituiva la Società di mutuo soccorso dei macellai e affini che il 13 settembre 1891 inaugurava la propria bandiera. Nel 1898 entravano in funzione impianti frigoriferi capaci di produrre 10 mila quintali di ghiaccio e collocati in un edificio costruito su progetto dell'ingegnere municipale Lodovico Cassa. Rivelandosi ormai insufficiente il macello, il 28 giugno 1899 il Consiglio comunale di Brescia approntava il progetto di ampliamento che venne portato anche in Consiglio Provinciale e che venne realizzato nel 1902 portando l'area a 424 mq. Nel frattempo macelli pubblici vennero aperti anche in Provincia fra i quali per citarne solo alcuni quello di Iseo (costruito nel 1904 su disegno di Pietro Cassa), di Carpenedolo (dicembre 1908), Ghedi (1930), Gardone (luglio 1936) ecc. L'apertura di macelli pubblici anziché comprimere diede sviluppo alle macellerie private, che si moltiplicarono. Nell'ottobre 1898 veniva aperto sull'angolo di Corso Magenta e via S. Afra un nuovo macello di proprietà di Giorgio Acerboni, seguito da altri. Nuovi sviluppi il macello aveva nei primi decenni del sec. XX con nuovi ampliamenti progettati nel 1918 ed eseguiti negli anni seguenti così che la zona occupata dallo stesso e dalla fabbrica di ghiaccio finì con l'impegnare un'area di 14.000 mq. compresa sull'intero fronte di via Spalto S. Marco da piazzale Cremona fino quasi a via Callegari.


Fin dal 1927, tuttavia si imponeva il problema del trasloco del macello e l'individuazione della nuova area lungo il Mella. Ma passarono decenni e solo negli Anni Sessanta le autorità comunali dovettero convincersi a costruire un nuovo macello in Via Orzinuovi nell'area di un futuro centro annonario. Il nuovo edificio venne inaugurato il 10 gennaio 1970. Il nuovo macello ritenuto fra uno dei più moderni d'Italia era costituito da due catene a trazione meccanica per la macellazione dei grossi animali, con una capacità di circa cinquanta capi all'ora; una catena, pure meccanica, per la macellazione dei piccoli ruminanti, con una capacità di circa 60 capi ora; quattro campi di morte, a posta fissa, serviti da piani di lavoro e sollevamento idropneumatico, e con una capacità di abbattimento di circa 24 capi ora; un reparto dislocato al piano sottostante la sala di macellazione per la lavatura, la cottura e la preparazione delle trippe con annessa cella frigorifera per la congelazione e la conservazione; un reparto frigorifero, collegato con la sala di macellazione e con la sala mercato delle carni, con sette celle di refrigerazione, due di congelazione, per complessivi 450 metri quadrati; una sala mercato delle carni di 530 metri quadrati, fornita di aria condizionata; una sala carni provenienti dal forese di circa 200 metri quadrati; una sala di sosta per gli animali destinati alla macellazione, raccordata con la sala di macellazione; un capannone destinato alla disinfezione degli automezzi; locali sussidiari per deposito pelli, grassi ed altri sottoprodotti. Il complesso è naturalmente completato dai locali per i servizi veterinari, amministrativi; locali per il personale, uffici ed abitazione del direttore, dell'addetto alla conduzione delle macchine e dei custodi. Una speciale citazione merita l'impianto di depurazione di tutte le acque di lavorazione attraverso il sistema di ossidazione dei fanghi e dotato di clorizzatore terminale. Il reparto contumaciale, completamente isolato, è dotato di una stalla di sosta per gli animali sospetti, una sala di macellazione, un locale per le carni sospette, un locale con inceneritore per la distruzione razionale delle carni e visceri, una cella frigorifera di osservazione e sequestro. Ma già nel 1975 il nuovo macello risultava carente e deteriorato nelle strutture e nel 1980 in grave perdita per cui doveva essere il 7 settembre 1982 integrato con la Marimex di Rovato. Le gravi perdite della gestione comunale convinsero nell'ottobre 1989 l'amministrazione comunale a concedere la gestione del macello a privati e più precisamente all'Industria Alimentare Bresciana (IAB) con capitale sociale di un miliardo di lire ripartito per il 5 per cento alla COMCAR di Gianni Parolini, il 35 per cento a Luigi Bellometti di Camignone e il rimanente alla Bresciana Carni della famiglia Fiori. Al contempo l'Amministrazione Comunale destinava l'area dismessa del macello di via Spalti S. Marco alla costruzione del nuovo centro giudiziario di Brescia.