LAMBERTI Stefano

Versione del 23 apr 2018 alle 22:50 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import Volume 07)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

LAMBERTI Stefano

(Brescia, 1482 - 23 novembre 1538). Di Pietro. Notaio, scultore di statue e anche di legno, intagliatore di cornici, intarsiatore di strumenti musicali e architetto. Imparò ed esercitò talvolta la professione del notaio, presto assorbito invece dalla passione per la scultura del legno. Abitava a S. Francesco ed ebbe due mogli, ma non figliuoli, o se ne ebbe non sopravvissero a lui o morirono in tenera età. Della prima moglie non si conosce il cognome: la seconda fu Giulia, figlia di Marco Antonio nob. Offlaga. Tenne a lungo presso di sè il fratello Salvatore, più giovine di lui di quasi dieci anni, e se ne divise verso il 1531, poichè in quell'anno egli presenta una polizza d'estimo distinta; continuarono però insieme il lavoro d'intagliatore, e l'ancona di S. Giuseppe, compiuta dopo la morte di Stefano, fu pagata nelle mani di Salvatore. Nel 1509 faceva contratto per l'ancona dell'altare del SS. Sacramento della chiesa di S. Giovanni contratto minuzioso e preciso che rimane nell'archivio della fabbriceria. Nel 1513 gli veniva ordinata un'ancona per la chiesa di S. Rocco eseguita però più tardi e posta nella chiesa di S. Giuseppe e poi perduta. La stima venne compiuta solo il 13 gennaio 1548 da Clemente Tortelli di Chiari e dall'architetto Giovanni Maria Piantavigna e valutata 1003 planet, non compresi l'oro, la doratura, i colori che costarono 1014 planet. La ornavano otto colonne isolate con relativi capitelli, due piedistalli, soprapposti con grifoni e fogliami. Vi erano raffigurati la Madonna, il Bambino, S. Giuseppe e i S.S. Francesco e Apollonio. Nel 1513 il nob. Benvenuto Brunelli commissionava al Lamberti una piccola statua per la chiesa di Bassano Bresciano di cui si conosce quietanza del 1514. Al Lamberti il Fenaroli, per primo, attribuisce l'ancona dell'altare maggiore della Chiesa di S. Francesco in Brescia che raccoglie la pala del Romanino. Subì restauri nel 1935 e nel 1970 e comparve nelle mostre del 1946 e del 1965 (dai Poisa). Ha 4 metri di base e 8,50 di altezza. E del Lamberti una Madonna di Corteno ora nella Pinacoteca Tosio-Martinengo. Nel 1516 eseguiva lavori d'intaglio per l'organo del Duomo Vecchio di Brescia, poi passato in S. Maria di Lovere. Il Boselli seguito dal Peroni assegna al Lamberti anche una Madonna con bambino della Chiesa parrocchiale di Passirano e l'ancona lignea della parrocchiale di Vezza d'Oglio. Elia Capriolo nelle sue "Storie bresciane" riferisce che il conte Francesco Martinengo, ebbe a spendere cento zecchini per una lettiga eseguita dal Lamberti. Intensa l'attività del Lamberti come intagliatore anche fuori Brescia. Nel 1510 eseguiva una statua di S. Antonio per la chiesa di Condino. Gli è attribuita anche l'ancona della chiesa di S. Giustina a Padova che raccoglie la pala del Romanino dipinta nel 1513. A. Peroni rileva come pur non facendo il contratto il nome dell'intagliatore, "è facile supporre che il Romanino stesso abbia richiesto l'opera del Lamberti" . Al Lamberti Sandro Guerrini attribuisce verso il 1520 la statua della Madonna col Bambino già nella chiesa di S. Girolamo in Gottolengo ora nella canonica del paese. Il 28 agosto 1520 il notaio scultore era procuratore dei Carmelitani di S. Girolamo in una lite coi fratelli Pontevichi. Carlo Sabatti pensa a lui per la sta tua della Madonna col Bambino della parrocchiale di Magno di Gardone V.T. Nel 1530 eseguiva l'ancona dell'altare della Scala della Chiesa di Condino con una bellissima Deposizione rubata e ritrovata recentemente. Al Lamberti sono attribuiti un altare della chiesa di Giustino molto simile a quello della chiesa di S. Giovanni in Brescia e dal Papaleon altre opere ancora "speciosae ex ligno sculptae et deauratae" che ornavano parecchie chiese delle Giudicarie. Fra cui secondo il Peroni il polittico della chiesa di Rongoli, presso Tione. Il Rasmo espunge quest'opera dal catalogo del Lamberti e l'assegna a Maffeo Olivieri. Il Peroni lo considera "una delle personalità più importanti" fra gli intagliatori, ben oltre i confini del territorio bresciano". Si dedicò anche all'architettura e nel 1521 e 1523 venne in special modo consultato per le modifiche da apportare alla fabbrica della chiesa dei Miracoli per la quale assieme a Girolamo Sampellegrino apprestò progetti e disegni. Nel gennaio 1536 veniva nominato architetto comunale in luogo del Castelli, carica che terrà fino alla morte. La città gli offre 12 lire planet al mese con la promessa di aumento quando occorresse la sua opera per il palazzo nuovo per "la fabbrica del Duomo". "Infatti, annota il Boselli, pochi anni dopo, iniziandosi i lavori della scala della Loggia, si fa la proposta di aumentare il salario del Lamberti in occasione dell'annua ballottazione, ma la proposta viene bocciata pur rimanendo rieletto il Lamberti; infatti i magnifici deputati, pur considerando il nuovo salario «excessivum», ritengono «officium suum esse necessarium». Quello che ci meraviglia di più è vedere che uno dei tre superstites supra dictas fabricas era il Castelli, ingegnere della Serenissima e già architetto della città, con tre lire di salario mensile, e che rimane in carica sino al 1538. Era insito nella imperfezione dei patti sopra pubblicati che i rapporti fra la città ed il suo architetto fossero origine di guai e discussioni. Le fabbriche della città si estendevano di giorno in giorno, lavori alla Loggia e al Duomo, ed il Lamberti appoggiato, a dir del Nassino, dal partito della maggioranza ed agitando lo spauracchio delle sue dimissioni, otteneva cinque mesi dopo che la riduzione apportata alla proposta di aumento salariale venisse ripresa in esame. Il suo salario passa così da dodici a diciotto lire planeti e tale resta sino al 1538 quando, ai 23 di novembre, egli muore. In qualità di architetto diresse lavori al forte della Garzetta o di riparazione delle mura. Gli è inoltre attribuito il palazzo Porcellaga poi Pellizzari in via Cairoli. Tra gli intagliatori bresciani del primo Cinquecento il Lamberti è senza dubbio il più dotato ed intelligente e, forse per il suo modo di lavorare coscienzioso e lento, forse per i grossi impegni assunti quando divenne architetto della Città, non ci ha lasciato opere numerose. Da quanto ci è rimasto si deduce che egli guardò in particolar modo ai maestri della Certosa di Pavia (Amadeo, Briosco) ed anche alla scultura fiorentina della seconda metà del Quattrocento (Desiderio da Settignano, Bernardo Rossellino). I contatti con Firenze devono forse derivare dal fatto che una delle prime commissioni fatte all'artista è la soasa per l'altare maggiore della chiesa di S. Francesco a Brescia (1502), voluta dal bresciano Francesco Sanson, Generale dei Francescani, che morì a Firenze e che è sepolto in S. Croce. Il Lamberti, accanto alla finezza ed alla delicatezza dell'intaglio, presenta però una severità ed una imponenza spirituale tutta bresciana, che si può facilmente ricondurre a quanto vediamo nelle opere del Moretto o del Savoldo.