GORLANI Daniele

Versione del 14 gen 2018 alle 19:44 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import volume 6)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

GORLANI Daniele

(Boldeniga, 5 luglio 1894 - Varese, 28 ottobre 1967). Di Costantino e di Maria Nocivelli. Al battesimo venne chiamato Quintilio. Avviato agli studi e poi alla carriera militare, nella guerra mondiale del 1915-1918 fu comandante di una compagnia di arditi che prese parte allo sfondamento sull'Hermada. Cessate le ostilità sul fronte metropolitano, venne trasferito in Libia, Capitano nel 14° Battaglione Eritrei. Rimpatriato nel 1919, completò i suoi studi con due anni alla Regia Accademia Scientifico-Letteraria di Brera a Milano ed altri tre all'Istituto Orientale di Napoli, dove si laureò in Scienze politiche e Lingue Orientali. Primo successo dei suoi studi fu la nomina a Segretario della Commissione Italo-Jugoslava per la delimitazione dei confini, capeggiata allora dal Generale Gariboldi. Mentre è avviato ad una brillante e promettente carriera diplomatica, nella primavera del 1928, rassegna le sue dimissioni, si presenta al convento di Rezzato e veste il saio di S. Francesco. Dopo il Noviziato, emette la Professione Semplice il 21 aprile 1929, e quella Solenne il 25 aprile 1932. Prima di ultimare il corso di Teologia parte per la Missione della Somalia come Segretario del nuovo vescovo mons. Fulgenzio Lazzati, Vicario Apostolico di Mogadiscio. Ricevuta l'Ordinazione Sacerdotale da mons. Carlo Re in una povera capanna del Kenya a Nyeri il 2 luglio 1932, si dedicò con grande slancio ad un vasto campo di apostolato: direttore didattico governativo delle Scuole, istruttore dei figli dei Sultani e dei Capi Notabili, e finalmente, nel 1935 Pro-Vicario Apostolico di mons. Venanzio Filippini. Scoppiata la seconda guerra mondiale, nel 1942 gli inglesi occupano la Somalia Italiana, e p. Daniele il 21 febbraio si presenta al Comandante e riesce a far dichiarare Mogadiscio "città aperta"; venendo nominato Membro della Commissione Annonaria e della Amministrazione Straordinaria della città stessa. Ma, d'improvviso, il 30 settembre 1942, viene arrestato e deportato nel Campo Prigionieri n. 354 di Nanyuky nel Kenya e, più tardi a Nyeri, restandovi ben quattro anni e mezzo, finché d'autorità vien rimpatriato nel dicembre 1946. Giunto in provincia, i superiori, considerata la sua capacità e la sua energia, dopo un breve periodo a Pavia e a Saiano, lo inviarono a Varese con l'incarico di costruire il maestoso Santuario progettato in onore di S. Antonio, opera che, nel breve giro di soli sei anni, egli condusse a termine. Dedicò poi la sua attività e la sua esperienza alla costruzione del Convento per i Religiosi e del Collegio per i Fratini. Svolse anche attività di scrittore, che gli permise di svolgere un efficace e vasto apostolato. Notevoli, tra le sue prime composizioni i libri d'italiano per le Scuole somale, e l'ultima sua fatica, "La scienza del bene e del male". Diresse poi "Somalia Cristiana" dal 1935 al 1942, pubblicando articoli narrativi e religiosi, riprodotti e letti anche in Italia, mentre dal 1949 fin quasi alla sua morte diresse il "Bollettino del Santuario di S. Antonio alla Brunella", che compose praticamente quasi da solo. Morì in un ospedale di Varese.