GAVIA

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GAVIA

Monte (m. 3223 s.m.) e passo (m. 2580 s.m.) a NO di Pontedilegno, da cui dista Km. 21 e 5 ore di cammino. Il nome "Gavius" si trova in una lapide rinvenuta a Malegno (C.I.L. n. 809), mentre il nome "Gavia" è nel codice necrologico-liturgico del monastero di S. Salvatore. La voce prelatina "Gab", "Gav" significa torrente, mentre la voce mediterranea "gaba" significa acqua sorgiva. Secondo altri dalla lingua reto-ligure latina = Gava = fiume incassato. Il passo è attraversato dalla fascia settentrionale di scisti cristallini. Vi persiste a lungo la neve, al cui contatto i "politriceti" riproducono aspetti di tundra artica. Dal lago Nero presso il passo, nasce il Frigidolfo che poi, unendosi all'Arcanello e al Narcanello, forma il fiume Oglio. Il passo è attraversato dalla arditissima strada oggi statale n° 300 che si sviluppa per 17 km in provincia di Brescia e collega Ponte di Legno con S. Caterina in Valfurva toccando il più alto valico carrozzabile dopo lo Stelvio. Venne costruita dal Genio Militare nel 1916 come strada di arroccamento nella prima mondiale e sistemata nel 1918. Passata al Genio civile fu migliorata nel 1921. Quasi abbandonata passò alla Provincia di Brescia nel 1924 che costituì un consorzio che provvide nel 1928 ad una nuova sistemazione. Già classificata consorziale con D.M. 12 ottobre 1960 n° 62586, inserita nella rete stradale nazionale, la strada è fra le più ardite e anche temute, come indicano alcune lapidi che ricordano avventurosi viaggi o addirittura catastrofi come quella del 20 luglio 1954 quando un camion di alpini del battaglione Bolzano si ribaltò precipitando dal costone lasciando sul terreno parecchi morti. Nel 1899 vennero inaugurati al passo due rifugi: "A. Berni" e "Bonetta". Il rifugio A. Berni venne restaurato nel 1933 e di nuovo nel 1947 (v. Rifugi). Accanto al rifugio Bonetta vi è la casa d'alta montagna "Vagilito" del patronato S. Antonio di Milano. Nel 1938 per iniziativa del parroco di S. Caterina in Valfurva don Salacrist venne eretta una chiesetta su progetto dell'ing. Vittorio Montini e costruita dalla ditta Tamborini di Bormio. È dedicata ai caduti dell'Ortles durante la I guerra mondiale ed è intitolata a S. Matteo. Contiene un bel Crocefisso e una tela di V. Trainini raffigurante S. Matteo; in località "Acque Benedette", presso il passo, un'iscrizione che segna un'abbondante polla d'acqua raccolta in una fontanina, dice che l'acqua stessa venne benedetta nel 1691 da un certo padre missionario L.P. con le reliquie di S. Ignazio da Loyola della terra di Pezzo. Il passo costituì più volte, dal 1960 in poi, il tetto del Giro d'Italia.