FERRO battuto

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FERRO battuto

Brescia e la provincia sono particolarmente ricche di lavori in ferro battuto. Di rilievo fin dal sec. XVII le inferriate "inginocchiate" ed i balconi dal profilo ricurvo con ornamenti agli spigoli e sulle singole aste, di case e palazzi dei quali si possono indicare esempi a Brescia: palazzo Martinengo Cesaresco (via Musei) balcone in ferro battuto a pancia, con foglie e pilastrini di botticino; contrada dell'Olmo; Broletto poggiolo del lato sud del cortile; via C. Cattaneo 39, semplice; via Bassiche 23, balconcino diritto con inferriate; fra il '600 e il '700: corso Martiri della Libertà 41/A (casa Celotti), con inferriata ricca di foglie e forma panciuta; contrada del Carmine 5 e 7, della stessa forma; contrada del Carmine 17: poggioli panciuti del '600 con foglie su ogni verga e riccioli in alto e in basso; via E. Capriolo 32 (casa Beluschi), balcone panciuto del '600 con foglie agli angoli; via Battaglie 16, poggiolo a 3 lati a porzione di poligono con foglie agli angoli e riccioli, con pomoli di ottone, simile ad uno in via Veronica Gambara, mentre i balconcini in alto sono del '700; piazza Tebaldo Brusato 2, buono e ricco esemplare; vicolo S. Marco 1. Ricchissima specialmente era la Valcamonica e anche alcune zone della pianura di cancellate nelle chiese, di cui fecero obbligo in continuità le visite pastorali dei sec. XVI - XVII. Ve ne erano di ogni genere a fitte aste verticali a volte interrotte da lesene con motivi decorativi e con terminazioni varie, quasi sempre orizzontali, e una salda struttura architettonica (a volte con aggiunte in bronzo) che dividono il presbiterio dalla navata o questa dalle cappelle laterali, in uso soprattutto in Valcamonica. Esempi rimasti fino a pochi anni fa si potevano vedere nella chiesa di S. Brizio a Monno (secolo XVII), nella chiesa di S. Martino a Villa d'Allegno (secolo XVII), nella chiesa di S. Nazaro ad Andrista (secolo XVII), nella parrocchiale di Berzo Inferiore (sec. XVIII) in S. Faustino e Giovita di Bienno (secolo XVII), nella parrocchiale di Cedegolo (secolo XVII), nella parrocchiale di Cimbergo (secolo XVII), nella parrocchiale di Edolo (secolo XVII), nella chiesa di Precasaglio (secolo XVII), in S. Maurizio di Breno (secolo XVIII, mentre per il Canevali del '600), nella chiesa dei SS. Martiri di Lecanù (secolo XVIII), a fianco della chiesa di Stadolina (secolo XVIII). Oltre questi esempi della Valcamonica (per i quali cfr. F. Canevali, Elenco ecc., Milano 1912, pp. 14, 45, 52, 116, 188, 230, 379, 410, 447) si ricordano i notevoli cancelli e cancelletti in ferro battuto della parrocchiale di Montichiari del '700. Altri lavori di rilievo furono le vere dei pozzi (di cui è esempio stupendo quella del chiostro minore dell'abbazia di Rodengo, posta sotto un edicola a baldacchino) oppure certi candelabri, soprattutto per le cerimonie funebri, a treppiede, a volte arricchiti da motivi decorativi in ottone, o bracieri con arpione e dei quali vi sono buoni esemplari, ad esempio, alla Congrega Apostolica ('600), in S. Giorgio di Brescia ('600), nella parrocchiale di Pezzaze (secolo XVII e XVIII); bracieri con arpioni sono in S. Giorgio e in S. Zeno a Brescia (secolo XVII e XVIII); belle basi in ferro battuto e pietra del '700 per lanterne sono in S. Lorenzo a Brescia. Come ha annotato G. Vezzoli, nel settecento il motivo decorativo si arricchisce; le inferriate seguono l'andamento mosso e ondulato dei balconcini, oppure, conservando la linea orizzontale presentano grande ricchezza e varietà di soluzioni nei motivi decorativi, assumendo la leggerezza di una trina: volute, ricci, foglie, intrecci si collegano ad elementi rettilinei verticali o obliqui, ad anelli, con una estrema facilità inventiva così dicasi per le cancellate di ingresso a palazzi o a scaloni, o che hanno per sfondo i giardini delle ville e dei palazzi in città e in provincia, o per le balaustre di scaloni". Esemplare bellissimo e raro di cancellate è quello dell'inizio del secolo XVIII di palazzo Terzi, che dà su corso Magenta 27, dove il ferro battuto a merletti e fogliami e borchie in lastre modellate e sbalzate si lega alle strutture marmoree: notevole il particolare dell'alberetto di lauro in ferro entro vasi marmorei; uguale intimo collegamento tra ferro battuto e strutture marmoree del palazzo Vescovile (secolo XVII), di S. Zeno al Foro (secolo XVIII), del palazzo Ferraroli-Fenaroli (in contrada S. Croce), della villa Lechi di Montirone (secolo XVIII), del giardino della villa Capretti a Cogozzo (secolo XVIII), di palazzo Monti della Corte, (secolo XVIII); di palazzo Soardi oggi Bruni-Conter (secolo XVIII); squisiti esemplari di tipo veneziano erano nello scalone del palazzo Salvadego, nel Monastero di Rodengo, in via Capriolo n. 37, tutti del secolo XVIII. Balconcini di particolare bellezza si trovano a palazzo Martinengo Padernello (Salvadego) e palazzo Fe', molto eleganti; casa Stoppini (angolo via Pace - via S. Francesco), molto raffinati; corsetto S. Agata 10, semplice ma sagomato ed elegante; contrada delle Bassiche 11, ringhiera dell'ultimo piano del tardo Settecento; via Fratelli Bandiera 9, semplice; via S. Croce, palazzo Martinengo Villagana (Banca S. Paolo) e palazzo Ferraroli-Fenaroli, balconcini dell'ultimo piano; corso Cavour 38, balconi; via XXV Aprile 10, balcone; corso Martiri della Libertà 43, palazzo Lechi, balcone e balconcini assai raffinati; corso Martiri della Libertà 64, balconcini eleganti sagomati; contrada Pozzo dell'Olmo, balconcino molto elegante per pianta e alzato della ringhiera; via Moretto 50, tardo '700, ad aste ritte, ma molto ricche; via Moretto 48, balcone; via Moretto 56, a forma panciuta: via Moretto 17 e 19, lineare, con decorazioni alternate a placche; Corso Matteotti, palazzo Martinengo Colleoni poi Bargnani, eleganti balconcini con ricca decorazione; corso Matteotti 4, balconcino di linea diritta; via Marsala 5 e 7, ricchi mossi balconcini con belle inferriate; via Fratelli Bandiera 9, ricca serie di balconcini diritti; casa d'angolo via Bassiche corso Garibaldi, inferriata di balcone del '700, molto ricca ed elegante, simile nel disegno a quella di via Bassiche 4; contrada del Carmine 41, con balconi diritti; corso Mameli 49A e B, del tardo '700, diritti; 49C, sagomati leggermente; angolo via Mameli contrada S. Giovanni, assai eleganti; vicolo Manzone, mosso, del '700. In provincia, ad esempio, il poggiolo e le inferriate della casa parrocchiale di Cané (1785), a Paratico, ecc. Ancora il Vezzoli annota come "con la fine del Settecento le forme riacquistano sobrietà, si semplificano fino a ritornare - con l'arte neoclassica - alla rigida, ma ancor nobile struttura architettonica con greche e rosette, con anfore e candelabre" e porta ad esempio le balaustre degli scaloni di palazzo Calini (via Battaglie), di palazzo Gambara (vicolo Fontanone), il cancello di palazzo Tosio disegnato dal Vantini, di Via Tosio n. 6, singolare esempio di passaggio fra il '700 e il neoclassicismo; via Gramsci, palazzo Di Rosa (Martinoni) balcone; via Moretto 63, di tipo neocalssico; via Moretto 24, balconi settecenteschi, con inferriate già neoclassiche; molto elegante è la cancellata di casa Rovetta (via Battaglie). Ricca la produzione di rami ad uso domestico dei quali peraltro non è stata compiuta una ricerca approfondita. Una particolare categoria di artigiani del ferro è quella dei "Bruzafer" della Franciacorta, presenti in quasi tutti i paesi ma specialmente a Rovato e autori dei più svariati prodotti in ferro.