FAGLIA Pietro Giuseppe

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FAGLIA Pietro Giuseppe

(Chiari, 1 gennaio 1691 - 14 febbraio 1768). Di Giuseppe e di Orsola Faustini. Imparò dapprima sotto la guida di p. Giovanni Faustini, carmelitano e poi a Milano. Tornato a Chiari per ragioni di salute studiò nel Collegio dei Gesuiti alle Grazie. Si esercitò nelle lettere con Pietro Bonioli e Carlo Bellavite, in una specie di Accademia Ludrina. Studiò poi filosofia con Domenico Campanello. Lasciato libero dal padre studiò teologia a Milano, a Brera, con bravi professori del tempo, dove diventò amico fraterno di Bartolomeo Rossi prefetto della Biblioteca Ambrosiana guadagnandosi la stima e la simpatia di molte persone dotte. Nel 1709 vestiva l'abito ecclesiastico e riceveva la tonsura e i quattro ordini minori dal card. Badoaro. Dopo un nuovo periodo di studi a Milano, dove si laureò in teologia a Brera nel 1713, fu richiamato a Brescia per insegnare teologia morale nel Seminario di Brescia. Il Card. Barbarigo lo ascrisse fra i primi soci dell'Accademia Ecclesiastica da lui fondata. Nel gennaio 1715 l'ab. Faglia venne nominato canonico di Chiari. Dopo che ebbe a tramontare una sua candidatura a prevosto di Chiari; si dedicò alla predicazione, alle Missioni al popolo e agli Esercizi spirituali, rivelando doti oratorie non ordinarie tanto da essere ricercato non solo in diocesi ma anche fuori specie nel Bergamasco e nel Milanese. Ebbe, tra l'altro, il privilegio di tessere in tre tornate il panegirico nel Duomo di Milano: nel 1717 su S. Carlo in Milano, nel 1725 su S. Carlo fuori Milano, mentre nel 1759 già invitato a tenere un discorso su "S. Carlo dentro S. Carlo" dovette rinunciarvi per malattia. Nel novembre 1739 fu nominato prevosto di Chiari, dimostrandosi zelantissimo in tutto, specie nell'insegnamento ed organizzazione della Dottrina Cristiana. Amante dell'arte, abbellì la parrocchiale e le chiese di Chiari e le dotò di ottimi paramenti. Caritatevole, si dedicò ai poveri e agli infermi, ai vecchi e ai fanciulli sempre e specie nella grave carestia del 1765. Piissimo, promosse pratiche di pietà popolari fra cui le novene in onore dell'Immacolata e S. Giuseppe. Curò l'istruzione del suo clero. Diede una nuova e più progredita struttura alle scuole di Chiari, alle quali lasciava i suoi immobili ed una somma di denaro perché anche i più poveri potessero frequentarle. Dopo aver rinunciato alla parrocchia, mori d'apoplessia. Pubblicò: "La vita di S. Carlo Borromeo epilogata in tre panegirici da D. Pietro Faglia prevosto di Chiari dedicati ai devoti del santo". (Brescia, Giammaria Rizzardi, 1760, in 8°, 104 p.) Lasciò manoscritti: "Opuscoli due di Esercizi spirituali", "Decisiones casuum coscientiae" ecc.