ENO

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ENO (in dial. E', in lat. Hoeni)

E' la frazione più elevata della comunità di Degagna alla destra del torrente Agna a m. 603 s.m., a 41 km. da Brescia, a 10 km. da Vobarno, a 3 km. oltre S.Martino. Da Eno con 3 ore e mezza di cammino, attraverso il passo del Santellone, si raggiunge Treviso Bresciano. Vi si accede da Vobarno e da Degagna S.Martino con la strada comunale che poi raggiunge Treviso e Capovalle. Il paesetto si trova sulla pendice di un costone, in posizione esposta a mezzogiorno. Il nome potrebbe avere la stessa etimologia di Hano, l'antico Capovalle. Il Bottazzi pensa che il toponimo, ridotto alla semplice vocale E, debba essere il residuo di un nome di persona.


Nel 1200 è ricordato come Ino, Eno; nel 1300 Eno, nel 1427 Eno, nel 1693 Heno, Eno.


Abitanti (enesi):160 nel 1578, 99 nel 1652, 100 nel 1684, 150 nel 1756, 163 nel 1807, 137 nel 1818, 200 nel 1859, 200 nel 1876, 160 nel 1885, 160 nel 1895, 180 nel 1915, 240 nel 1928, 75 nel 1964, 75 nel 1970, 120 nel 1975. E' frazione del comune di Vobarno, parrocchia autonoma nella vicaria di Vobarno nella XI zona Morenica del Garda.


Fece parte del comune di Degagna fino al 1928 e venne poi aggregato al comune di Vobarno dal quale dista 10 km. E' costituito da una sola contrada, Eno, con località e fenili come Corpaglione, Pozza, Sovrasegno, Argnone, Sechel ecc. Il culto di S.Zenone potrebbe indicare la presenza di qualche influenza monastica. Ma fu probabilmente anche proprietà del vescovo. La parrocchia ritirerà, infatti, per secoli, gli olii santi direttamente dalla cattedrale di Brescia.


La parrocchia dedicata a S. Zenone è particolarmente antica e servì fino dopo la metà del sec. XVI quasi tutta la Degagna. Da essa il 9 luglio 1569 si staccava la parrocchia di Cecino di Degagna dedicata a S.Martino. Da Eno lo stesso giorno si rendeva autonoma anche la curazia di S.Giuseppe di Carvanno che tuttavia riceveva la sanzione canonica l'8 maggio 1610.


La chiesa, che deve essere la stessa che trovò S. Carlo nella sua visita del 3 maggio 1580, venne poi consacrata nel 1522. Aveva accanto il suo piccolo cimitero che poi venne trasportato altrove. Solo nel sec. XVIII venne rifatto il coro. Nel 1566 aveva due altari e vi si seppellivano i morti. La vitalità religiosa è indicata dalla presenza di due confraternite, quelle del SS.Sacramento e del S.Rosario che, in decadenza verso la fine del sec. XVI e fuse in una, vennero poi rivitalizzate per cui nel 1652 erano ben governate e attive. Gli altari diventarono tre nel 1600. Restauri alla chiesa venivano eseguiti dal decoratore Verenini di Salò e vennero inaugurati il 19 dicembre 1909.


La chiesa ha tre altari. Quello maggiore ha un bel palliotto, un elegante tabernacolo in legno e una pala (olio 210 x 160) raffigurante la Madonna con S.Zenone. Il vescovo Nava nella sua visita la indica come opera del cav. Celesti. L'altare di destra ha una bella tela (olio 210 x 130) che rappresenta la Madonna del Rosario; quello di sinistra (olio 180 x 110) di ottima fattura raffigura Cristo tra S.Rocco e S.Sebastiano firmata "Sanctus/ Crearius /veron. /pinxit /MDCIII) e S.Sebastiano. Anche i due altari laterali hanno bei palliotti in legno dorato. Particolarmente bella e interessante una croce astile cinquecentesca che porta la scritta: "Laus Deo hoc F.F. Commune et homines Deganee /Die XX mai MDXXV. La chiesa possiede due bei calici, candelabri di ottone ecc. L'organo venne fabbricato dalla ditta bresciana Bianchetti e Facchetti nel 1900. Collocato in cantoria al centro della navata sopra l'ingresso laterale destro, ha 36 canne. Nel territorio di Eno vi è un piccolo oratorio di giuspatronato dell'antica famiglia Segala di Salò e passato poi ai Conter e infine a Michele Dolcini, a Francesco Viani ecc. Era intitolato all'Assunta, oggi al Nome di Maria e detta di S.Maria in Roane, o della Croce o del Tribulato perché ritenuto l'eremo di un Segala detto Tribolato che vi si ritirò a vita penitente. Era mantenuto dai proprietari e dalle elemosine dei devoti. Sorge tra Eno e la Fobbia a 950 m.s.m. e vi si venerano il Cristo Crocifisso e la Madonna Addolorata. E' stato costruito nel 1564 da Paolo Segala probabilmente a scioglimento di un voto e più volte ampliato e restaurato. Gli ultimi restauri vennero compiuti nel 1962. Aveva un altare in legno, forse opera dei Boscaì di Levrange, e una tela a tempera raffigurante la Madonna con santi, distrutta poi dall'umidità. Nel 1962 l'altare venne ricostruito e vi venne collocata una statua della Madonna delle Grazie, dono votivo della popolazione di Eno, durante la prima guerra mondiale. Nel 1964 per ricordare il IV centenario della chiesa, il parroco don Galli vi fece costruire un portico ad essa antistante.


Benché non abbia mai superato poche unità, Eno aveva nel 1657 un Monte di pietà ben governato e nel 1756 un maestro di scuola nel cappellano locale. La popolazione viveva specialmente sull'allevamento del bestiame. Ma vi si coltivava anche la vite. Ora la maggior parte degli abitanti gravita sulle industrie vobarnesi. Vi esistevano in località Santellone miniere di pietra nera già attive nel sec. XV. Lo Zanardelli e il Cocchetti hanno raccolto la tradizione che servisse a costruire la tomba di Carlo V. Venne certamente utilizzata alla cornice degli specchi esistenti tra le finestre della Loggia e tra quelle dei portici dell'orologio. Nelle vicinanze di Eno esisteva anche una fucina, chiamata "Agna".


Durante la I guerra mondiale trovandosi a soli 10 km. dal confine austriaco fu considerata zona militare e di prima linea. Negli anni precedenti tutto il territorio circostante (Fobie, Campei, Prato della Noce ed altre località) venne fortificato e solcato da strade militari apprestate dalla prima Armata che lasciò ad Eno un ricordo in cippo marmoreo con la scritta: "MCMXVI - R.Esercito Italiano /I.a Armata". Di notevole importanza fu la costruzione della strada Vobarno, Treviso e Capovalle. Tuttavia durante la I guerra mondiale non vi avvennero operazioni o fatti di rilievo.