DUCCO o "de Duchis"
DUCCO o "de Duchis"
Nobile e antica famiglia bresciana. Due rami di essa erano già in auge al principio del '400 e vennero inclusi nel consiglio generale della Nobiltà. Sono nominati nella matricola malatestiana del 1406-1409 e in quella veneta del 1426. Ebbero forse origine comune con i Coratelli e i Fisogni da Trenzano dove ebbero in feudo il Castello. Bartolomeo e Marco "de Duchis" furono tra i quaranta cittadini, scelti tra i più forti in armi, quali conestabili delle milizie cittadine durante l'assedio di Niccolò Piccinino. I due principali rami derivarono uno da Michele (viv. nel 1424) e si estinse con Pietro nel 1773; l'altro da Cristoforo (viv. nel 1430) ed è giunto fino agli inizi del sec. XX. I Ducco ebbero possedimenti anche a Quinzano, Porzano ecc. A Trenzano il ramo di Cristoforo costruì anche la strana sua dimora che ancora esiste e che è passata ai Catturich. Cristoforo visse con vari fratelli la dura esperienza dell'assedio a Brescia del 1438 ed ebbe il titolo di conte. Furono i suoi discendenti che alla fine del secolo XVI o sul principio del seguente edificarono la Torre di Trenzano, dopo aver rassodato alquanto le proprietà di Trenzano ed aver aperto casa a Brescia nel tresandello che affianca la Chiesa dei Miracoli. Un ramo della famiglia abitò in via S.Croce (via Moretto) e vi si estinse nel 1803, un altro nel palazzo dei Martinengo della Motella e poi Calini che fu affrescato da Luigi Basiletti e dove nel 1821 fece capo la congiura dei Federati. Nel '400 vennero coinvolti negli avvenimenti bresciani. Nel luglio 1453 Gaspare e Taddeo qd. Marco ebbero danneggiate le proprietà di Porzano. Agli inizi del Cinquecento la famiglia aveva dato molti uomini d'armi. Alcuni dei suoi membri vennero condannati a morte in contumacia nel 1513. Agli inizi del sec. XVI la famiglia si era già suddivisa in ben dodici rami e tutti avevano beni in Trenzano, anche se il patrimonio si era ormai disintegrato. I Ducco, tuttavia, continuarono ad abitare stabilmente a Trenzano e fin dal '300 a Brescia la quadra quarta (e anche la quinta) di S.Giovanni, vicino alla chiesa di S.Nazaro.
Il ramo di Cristoforo venne continuato da Giovanni Francesco, questi ebbe Ugo e via via di padre in figlio, continuò con Gennaro (viv. nel 1548), Giov. Battista (viv. nel 1588), Gennaro (viv. nel 1609), Pietro (n. nel 1647), Pietro Gennaro (n. nel 1693). Questi sposò la nob. Teresa Foresti, dalla quale ebbe due figli, Pietro (1770 - 1885) e Lodovico. A loro volta questi diedero origine a due rami. Ramo di Pietro: dalla moglie nob. Orsola Maggi ebbe Fabio (1798 - 1865), che sposò la nob. Caterina Fenaroli e non ebbe figli; Giovanni Battista (1803 - 1865) che sposò Margherita Lollio da cui ebbe Pietro (1830 - 1876), Tommaso (1833 1900), Orsola che sposò Cazzaiti. Lo stesso Giovanni Battista si risposò con Francesca Lorenzigh da cui ebbe Emma (n. nel 1842). Ramo di Lodovico: egli ebbe tre figli: Paolo, Giovanni e Luigi che non ebbero discendenza.
La famiglia nella persona di Giovanni Battista ottenne assieme ad altre famiglie il titolo di conte con ducale veneta del doge Alvise Mocenigo del 14 agosto 1770 per essersi distinto nella sciagura dello scoppio delle polveri a S.Nazzaro. I Ducco attraverso Pietro (nato nel 1640) qd. Gennaro e di Chiara Chizzola, ereditarono dai Chizzola il castello di Maclodio. Nel sec. XVIII dopo Carlo Ducco la famiglia si divideva in due altri rami con Pietro e Lodovico. I discendenti del primo conservarono la torre di Trenzano fino al 1909, che poi passò in eredità ai Catturich. I discendenti di Lodovico oltre alla avita casa vicina a S.Nazaro, ereditarono dai Foresti una villa a Camignone, spegnendosi nel 1923 con Luigi.