MUSEO Civico di Scienze Naturali
MUSEO Civico di Scienze Naturali
Il primo nucleo del museo di Brescia si costituì con varie collezioni di cui la prima donata all'Ateneo di Brescia dal conte Luigi Lechi nel 1814. Comprendeva circa 200 minerali di varia provenienza, con esemplari di piccole dimensioni, ma ben classificati dall'Università di Parigi. Ad essa ne seguirono due altre offerte da G.B. Spinelli, di cui una composta da 300 fossili e l'altra di conchiglie di molluschi terrestri. Una collezione veniva offerta nel 1864 dal conte Tommaso Caprioli, cui seguiva una copiosa raccolta di rocce offerta nel 1867 dal geologo Giuseppe Ragazzoni con varie migliaia di esemplari, di medie dimensioni ma ben classificate. Una raccolta di rocce delle Prealpi bresciane e una ricca collezione malacologica venivano consegnate poco dopo sempre all'Ateneo dal capitano degli Alpini Adami. Fu a questo punto che Gabriele Rosa volle assegnare alle raccolte nominate alcune sale dell'Ateneo. Queste si arricchivano nel 1882 del copioso e preziosissimo erbario donato dagli eredi del prof. Elia Zersi, di un grosso frammento del meteorite di Alfianello e delle impronte di Chirotherium rinvenute da don Bruni nel territorio di Collio e di altri numerosi esemplari. Di fronte al crescente patrimonio naturalistico nel 1895 il prof. Eugenio Bettoni caldeggiava l'idea di esporre al pubblico le collezioni esistenti, affidandone il compito alla Società di Storia naturale da lui fondata e alla quale l'Ateneo assegnava un sussidio annuo e gli scaffali per collocarvi i materiali «della Gea, della Flora e della Fauna» mentre il Comune concedeva i locali al piano terreno del palazzo Martinengo da Barco. Il Museo veniva così inaugurato ufficialmente il 7 luglio 1902 con l'intervento del Ministro della Pubblica Istruzione Nunzio Nasi. Per l'occasione nell'atrio venne posta la seguente iscrizione: «Sciogliendo un antico voto / di Gabriele Rosa / l'Ateneo nel secolare di sua fondazione / apre al pubblico studio / i musei dei prodotti naturali / ordinati per iniziativa / di Eugenio Bettoni / col nome di Giuseppe Ragazzoni / coadiuvando all'opera / con zelo indefesso amoroso / i più valenti consoci. 6 settembre 1902». Con lo spostamento nel 1907 dell'Ateneo da palazzo Martinengo a palazzo Tosio, per l'angustia dei nuovi locali, il materiale del museo di storia naturale fu trasportato in castello nel modesto fabbricato Pisani (poi demolito). Qui, grazie all'apporto dei professori Cacciamali e Guccini, il museo ebbe un periodo fortunato. Tra l'altro si arricchì anche di una bella collezione ornitologica. Chiusi i battenti per la prima guerra mondiale, il museo dell'Ateneo non li riaprì più, perché i locali furono nel 1927 ceduti alla milizia fascista. Il materiale fu malamente sistemato in alcuni locali a pianterreno e poco adatti dell'Istituto tecnico a palazzo Bargnani appena sufficienti ad accogliere l'esposizione di nemmeno tutto il materiale. È perciò comprensibile come, nell'agosto-ottobre 1937, giovani entusiasti e particolarmente preparati come Mario Pavan e Gian Maria Ghidini, rimarcassero con insistenza la necessità di un rinnovamento radicale del museo, proponendo sviluppi più moderni. Fu così che alla fine della seconda guerra mondiale i soci dell'Ateneo e del gruppo naturalistico «Ragazzoni» (fra cui Ottavio Trainini, Angelo Bettoni, Valerio Giacomini, Angelo Ferretti-Torricelli) si dovettero dare da fare per salvare il salvabile. Nel 1947 il prof. Ferretti-Torricelli, unitamente a Valerio Giacomini e Gualtiero Laeng, prendeva i primi contatti con la civica amministrazione, per poter realizzare quanto da tempo era auspicato sia dall'una che dall'altra parte e cioè una miglior utilizzazione del patrimonio scientifico-naturalistico fino allora collezionato. Nel 1948 una commissione mista, costituita da membri dell'Ateneo e del Comune, rappresentò il primo segno di ufficialità della trattativa che sboccò, nel 1949, nell'atto di donazione dei materiali del museo «G. Ragazzoni» da parte dell'Ateneo al Comune di Brescia. Il 21 settembre 1950 il Consiglio comunale decideva di accettare l'offerta e di rinnovare il museo. La prima sala (ricca di esemplari di mammiferi nostrani ed esotici e della collezione di 600 uccelli catturati in provincia) venne inaugurata il 17 febbraio 1951. Una seconda sala (con collezioni stratigrafiche di rocce e di fossili) ed una terza (dedicata alla preistoria ed inaugurata nel 1954). Destinato il Mastio del castello a museo delle armi, nel 1968 quello di Storia naturale venne di nuovo smontato e le collezioni inscatolate e depositate nell'ala E del terzo chiostro dell'ex monastero di S. Giulia, rimanendo utilizzabili soltanto i laboratori di ricerca e la biblioteca. La nuova situazione spinse finalmente l'Amministrazione comunale ad avviare la costruzione di un moderno e funzionale edificio a N dell'ex sanatorio S. Antonino, il cui progetto fu affidato all'ing. Panelli e all'arch. Piovanelli con la collaborazione attivissima del direttore Pierfranco Blesio. Avviato nel 1974 il primo lotto, nel settembre 1983 venivano inaugurate le prime sale del nuovo museo, cui seguirono le altre. Nella nuova sede il museo moltiplicò ammirevolmente la propria attività con mostre, conferenze stage, convegni, ecc. Nel 1986 il museo ospitava altre collezioni che furono sistemate nell'atrio e in una quarta e quinta saletta. Numerose anche le raccolte nei depositari, ben organizzati i laboratori (di scienze, di chimica e petrografia), ricca la biblioteca. Nel marzo 1987 inaugurava un mini planetario ed un laboratorio per la didattica dell'astronomia. Il museo prevede trentacinque sale, pari a circa 1550 mq, destinate all'esposizione permanente, di cui dieci sale già allestite. Le raccolte sono costituite da reperti e collezioni naturalistiche di interesse geologico (mineralogico, litologico e paleontologico), botanico e micologico, zoologico (entomologico, ittiologico, erpetologico, ornitologico e mammologico) nonché paletnologico, che fanno capo alle quattro sezioni in cui si articola il museo: mineralogica, litologica e paleontologica, botanica, zoologica e antropologica culturale. Le collezioni mineralogiche comprendono campioni e materiali sia di provenienza locale (mineralizzazioni delle valli Trompia, Sabbia e Camonica) sia provenienti dai più caratteristici giacimenti alpini e appenninici, europei e mondiali. Sono state riunite nel corso degli anni, dal tempo di Giuseppe Ragazzoni fino ai nostri giorni (ultima acquisizione - 1988 - è stata la Collezione M. Lussignoli, recentemente donata al museo cittadino). Le collezioni litologiche hanno come nucleo principale i campioni, raccolti dal Ragazzoni, per l'illustrazione del suo «profilo geognostico delle prealpi lombarde» che altro non è se non una sezione ideale delle nostre montagne, dalla Valtellina alla pianura, attraverso il territorio bresciano. A questo si sono aggiunti i campioni di studio dei vari geologi che si sono succeduti nel corso degli anni (soprattutto dal Cacciamali). Le collezioni paleontologiche sono costituite da reperti raccolti prevalentemente nel territorio bresciano, soprattutto in alcune località fossilifere caratteristiche. Le collezioni botaniche sono costituite da erbari in cui sono conservati campioni ed esemplari floristici e vegetazionali, per lo più riguardanti la flora italiana (erbario Preda) con particolare riferimento a quella bresciana (erbario Zersi); raccolte, queste, che datano dalla fine '800, inizio '900, di grande valore scientifico oltre che storico. Molto più recenti (anni '70 e '80) sono le acquisizioni dell' «erbario Arietti» della flora bresciana e l' «erbario briologico Giacomini», da ritenersi, quest'ultima, fra le più importanti raccolte italiane di muschi; ambedue donate al museo dai rispettivi eredi unitamente alle biblioteche specializzate dei due studiosi. Ad esse si aggiunge il nuovo erbario della flora bresciana che vedrà riuniti gli erbari Crescini, Fenaroli e Tagliaferri per la flora alpina, gli erbari Crescini e Zanotti per la flora della pianura e l'erbario De Carli per gli alberi e gli arbusti. Con la collaborazione di esperti micologici è, inoltre, in corso di costituzione la micoteca (collezione in exsiccata di specie fungine). La sezione «zoologia» comprende raccolte entomologiche, particolarmente di coleotteri e lepidotteri italiani, anche del territorio bresciano, comunque in corso di costituzione; le collezioni dei vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi) sono costituite dagli importanti nuclei ornitologici della fauna italiana, rappresentati dalle collezioni «Brichetti» e «Gnecchi-Ruscone» (quest'ultima donata unitamente alla biblioteca specialistica, ricca di rari volumi sugli uccelli). La sezione antropologica culturale comprende collezioni paletnologiche che vanno dai manufatti silicei del Paleolitico ai manufatti dell'età del bronzo. Il museo è affiancato da un settore espositivo che vuole dare attraverso un discorso unitario, sala dopo sala, una visione di insieme degli aspetti naturalistici del nostro pianeta con una serie di approfondimenti a livello locale, quando e dove i fenomeni generali abbiano riscontro, in toto o in parte, anche nel territorio della nostra provincia. Al museo è annessa la biblioteca di Scienze che riunisce le biblioteche del museo di Scienze Naturali e della Specola un tempo separate e distinte, nonché i laboratori di preparazione, studio e conservazione (propri di ciascuna sezione museale operativa); di Scienze della Terra; di Botanica; di Zoologia (aperti anche a studenti e studiosi, previo accordo con la direzione), oltre ai laboratori di Grafica e Tecnica di manutenzione, che operano in funzione dell'allestimento dell'esposizione permanente e delle mostre temporanee. Esistono inoltre un laboratorio di didattica (in cui funziona anche un servizio di «Teachers' Centre), collegato con le attività della Specola astronomica Cidnea del Castello e un osservatorio (didattico) Terra-Sole. Il museo ha dal 1983 un bollettino mensile «Museo Notizie» e pubblica «Natura Bresciana» annuario del museo di S.N. (pubblicazione annuale giunta al n. 23 nel 1987); «Monografie di Natura Bresciana» (pubblicazione aperiodica che raccoglie lavori monografici di una certa mole, giunta al n. 10 nel 1987). Fanno riferimento al museo le seguenti associazioni: Amici dei Parchi e delle Riserve naturali (A.A.d.P.); Amici dei Planetari; Bresciana Ricerca Scientifica (A.B.R.S.); Geologica Bresciana (A.G.B.); Insegnanti Fisica (A.I.F.); Italiana Insegnanti di Geografia - sez. di Brescia (A.I.I.G. - Bs); Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali - sez. di Brescia (Anisn - Bs); Speleologica Bresciana (A.S.B.); Centro Studi Naturalistici Bresciani (C.S.N.B.); Circolo Micologico «G. Carini»; Gruppo Grotte Brescia (G.G.B.); Gruppo Ricerche Avifauna (G.R.A.); Mathesis - sez. di Brescia; Unione Astrofili Bresciani. Sono collegati col museo: Astrofisma dell'Ateneo di Brescia; Centro Italiano Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane; Gruppo Naturalistico «G. Ragazzoni» dell'Ateneo di Brescia; Lega Italiana Protezione Uccelli - sez. di Brescia (L.I.P.U. - Bs); Sez. Scientifica «A. Trebeschi» della Fondazione «Calzari-Trebeschi». Il museo ha sede in via Ozanam, 4 a Brescia.