ZENDRINI Bernardino

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ZENDRINI Bernardino

(Valle di Saviore, 7 aprile 1679 - Venezia, 18 maggio 1747). Di Stefano e di Stefanina Picenni. Matematico, studioso di varie scienze, soprattutto di idraulica. Primogenito, fece probabilmente le prime classi sotto la guida dello zio don Bartolomeo, rettore della chiesa. Dodicenne venne dal padre condotto a Venezia e affidato al collegio al Ponte dei padri gesuiti, dove trovò buoni insegnanti, tra i quali p. Baroni, ai quali si affezionò tanto da disporre di essere sepolto nella loro chiesa di S. Maria dei Crociferi.


Frequentò poi a Padova la facoltà di filosofia e medicina presso la quale, il 6 maggio 1701, ottenne la laurea, condotto dai relatori professori Michelangelo Fardella, Alessandro Borromeo, Leale Leali, Francesco Alfonso Donoli e Albanio Albanese, illustrando gli argomenti sorteggiatigli e rimuovendo tutte le obiezioni mossegli dai docenti Giacinto Speroni e Giovan Vincenzo Albanese. Infine, indicata la cura su un caso di medicina proposto dal conte Girolamo Brazolo, venne proclamato, a pieni voti, dottore in filosofia e medicina, ricevendo all'istante le relative insegne dal vecchio insegnante conte Albanio Albanese.


Rientrato in Valsaviore esercitò per tre anni la medicina tornando nel 1704 a Venezia almeno con una convinzione: se il salasso non può essere considerato una panacea può essere utile; posizione che prese con una memoria dal titolo "Parere circa il salasso" nel quale espresse un nuovo punto di vista sulle scoperte relative alla circolazione del sangue, effettuate da tempo dall'inglese Guglielmo Harvey. Nel 1708 affronta lo studio di fenomeni astronomici e meteorologici con il "Discorso fisico matematico sopra il turbine seguito il 25 gennaio 1708 in Venezia", apparso quell'anno nella "Galleria di Minerva", che si pone come un «breve generale trattato dell'aria, dei venti e turbini», schema preparatorio ed introduttivo a saggio di ben altro respiro, un commentario ad Ippocrate, rimasto però allo stato di progetto.


Le brevi memorie gli aprono i circoli culturali e l'ambiente dei dotti fra i quali il medico Doro, di cui frequentò l'abitazione, l'abate letterato filosofo e matematico Antonio Conti, il docente di medicina Pietro Antonio Michelotti, il poeta e storico Scipione Maffei, il letterato Apostolo Zeno. «In questa società non facea il Zendrini la parte di semplice uditore», scriverà sessant'anni dopo la scomparsa, nell"Elogio", il nipote abate professor Angelo Zendrini (v.), anch'egli personaggio degli studi, docente di matematica all'Università di Padova.


Nel 1710 entra a far parte del gruppo di intellettuali raccolti attorno al Giornale de' Letterati d'Italia, promosso da Scipione Maffei, Antonio Vallisneri e Apostolo Zeno. Affronta, sotto l'influsso di Leibniz, con il quale è in corrispondenza, e degli "Acta eruditorum lipsiensum" di Newton, complicati problemi geometrici e punta la sua attenzione sul calcolo infinitesimale, giungendo a soluzioni prima difficilissime, che poi applicherà a problemi astronomico geodesici.


Nel 1711 affronta il "Modo generale di trovar la refrazione del raggio, che viene da' corpi celesti alla superficie della terra", in cui fornì soluzione ad un problema di notevole importanze in geodesia, quello «della determinazione della curva secondo la quale s'inflette un raggio di luce traversando gli strati dell'atmosfera, ed in generale, un mezzo di densità variabile». Pur non trascurando altri argomenti come il moto degli animali e le proprietà della radice della china, nel 1715, ripartendo dagli studi universitari condotti sotto la guida di Domenico Guglielmini, autore del classico "Sulla natura dei fiumi" pubblicato nel 1697, si cimenta sul "modo di ritrovare nei fiumi la linea della corrosione" e presto gli si aprono incarichi pubblici.


Città e stati fanno a gara per assicurarsi la sua consulenza. Nel 1717 la città di Ferrara gli affida lo studio del modo più idoneo per deviare e modificare il letto e la foce del Reno, fiume che con la sua proverbiale impetuosità provocava periodicamente gravissimi danni ai territori percorsi, e di opporre in proposito sode ragioni a Bologna che aveva pronto da anni un progetto per nulla favorevole ai ferraresi.


Fu nominato il 14 aprile 1717 primo ingegnere idraulico e le soluzioni proposte gli procurarono il 19 maggio l'iscrizione per sé e per i discendenti al patriziato di Ferrara. Sempre nel 1717, con patente del 7 novembre, era il duca di Modena a nominarlo come suo matematico. Quasi a gara, il 18 gennaio 1720 interveniva il doge di Venezia Giovanni II Corner a nominarlo per cinque anni matematico e soprintendente generale alle acque, fiumi, lagune e porti dello stato. Pianificato e organizzato il lavoro sotto l'aspetto tecnico per l'ufficio del Magistero delle Acque di Venezia, predisposto un particolareggiato schema del sistema idrogeografico, acquisite tutte le informazioni necessarie, visitò in lungo e in largo tutto il territorio dello stato realizzando mappe il più possibile precise. Puntò poi la sua attenzione soprattutto sulla laguna e sulla sua salvaguardia partendo dal ricambio e dall'alterazione delle acque tra la stessa e il mare aperto, assommando, come ebbe a scrivere il nipote Angelo Zendrini, «un capitale sì rimarcabile di documenti, di notizie, di osservazioni e di disegni» che, «in capo a qual che anno di laboriosa ed indefessa perquisizione», concorse a comporre le articolate "Memorie storiche dello stato antico e moderno delle lagune di Venezia, e di que' fiumi che restarono divertiti per la conservazione delle medesime". Tali memorie verranno pubblicate dal nipote stesso solo nel 1811, a Padova.


Riprendendo istanze elaborate dal cosmografo p. Vincenzo Maria Coronelli (che qualcuno ha voluto padre del progetto) elaborò un risolutivo progetto di difesa di Venezia dal mare: osservata in Toscana, nel 1735, l'efficacia di quelle difese marine costituite da grossi blocchi di pietra, cementati tra loro con pozzolana mischiata a calce e poggiati su ampio fondo di ciottoli ben compressi, attuò, per conto del Magistrato alle Acque, l'elaborazione grafica di ciclopici argini da innalzare lungo i litorali che circondano la laguna per proteggerli dalla violenza delle onde. Tali argini presero il nome di "Murazzi dei Lidi": un'impresa grandiosa che il Senato rilevò come la foggia di riparo «più consistente e non soggetta all'ingiuria de' tempi, all'impeto del mare, inimico implacabile, ed alla malizia degli uomini» e che, incominciata nel 1744 sotto la personale direzione dello Zendrini, come al solito guidato «dal zelo del pubblico venerato servizio», venne conclusa nel 1782.


Mentre, impegnato in un'opera così immane, andava allentando l'attività pubblicistica, moltiplicava l'attività di ingegnere. Nel 1728 fu a Vienna al servizio dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo, dove tornò per consulenze nel 1742, chiamato da Maria Teresa. Nel 1731 gli venne affidata, dal cardinale Bartolomeo Massei, legato di Romagna, la commissione di occuparsi, in collaborazione con Eustachio Manfredi, della deviazione dei fiumi Ronco e Montone i quali, per il loro pericoloso tragitto, costituivano una preoccupante minaccia per la città di Ravenna. Il problema fu risolto con una chiusa, un canale navigabile e un porto avallati dalla Pontificia Congregazione delle acque e da papa Clemente XII. Essendosi reso gravemente infermo il collega, toccò unicamente a Zendrini, negli anni 1731-33, seguirne i progressi e curare la stampa di tre memorie relative. Nel 1735 aderì alle pressanti preghiere della Repubblica di Lucca che desiderava varare un programma di radicale risanamento del porto di Viareggio.


Mentre affrontava problemi di tanto rilievo e importanza non trascurava i primi studi di astronomia e meteorologia. Pubblicò le "Osservazioni dell'Aurora boreale in Venezia il 16 dicembre 1737", inviando altre note alle "Osservazioni letterarie" - prosecuzione del "Giornale de' Letterati d'Italia" -, come si ricava dalla lettera del luglio 1740 del Maffei al marchese Giovanni Poleni, pubblico professore di matematica all'Università di Padova: «Anche lo Zendrini mi avea mandate molte cose, e tra l'altro "Efemeride del freddo del passato inverno"». In questo ambito scrisse varie rilevazioni fatte in Venezia: sulle emersioni e immersioni del satellite più vicino a Giove, sul passaggio di Mercurio sotto il disco del sole, sull'eclisse di sole del 15 agosto 1738.


Morì beneficando i poveri della contrada nella quale aveva l'abitazione, lasciando eredi il nipote Cristoforo Agostani di Capo di Ponte ed altri congiunti, ricordandosi pure del servitore Pasquale Fantin e del «barcarol che presentemente mi serve». Pubblicamente onorato dal Senato veneto il 20 luglio 1747, gli venne collocata sulla tomba nella chiesa di Santa Maria Assunta, ricostruita nel Settecento su quella più antica dei Crociferi nel Campo dei gesuiti di Venezia, l'epigrafe dettata dallo stesso scienziato: «Qui riposano le ossa di Bernardino Zendrini Camuno, fisico, medico, matematico e ispettore delle acque della Serenissima Repubblica Veneta, morto l'anno 1747 a 68 anni. Questo monumento [fu fatto] dagli eredi in suo nome». Un suo busto è nella Loggia interna del Palazzo Ducale di Venezia, a fianco della Porta della Carta, tra i monumenti dei sommi della Repubblica, con la scritta: «Bernardino Zendrini / matematico della Repubblica / per nascita camuno / per meriti veneto / n. 1679 m. 1747». Un cortometraggio sullo scienziato venne realizzato nel 1986 da Emilio Cuccia e Romano Mometti. PUBBLICAZIONI: "Epistola ad clarissimos auctores criteriorum in librum Monticelli" (Galleria di Minerva, Venezia, 1705); "Discorso fisico-matematico sopra il turbine accaduto in Venezia l'anno 1708" (Galleria di Minerva, e un sunto negli atti di Lipsia); "Soluzione di tre problemi geometrici ed annotazioni al Discorso di Ceva" (Gio. Lett. d'Italia, vol. 4, 1710); "Modo generale di trovare la rifrazione del raggio" (Giorn. Lett. d'Italia, vol. 7, 1711); "Memorie storiche dello stato antico e moderno delle lagune di Venezia ecc." (Padova, 1711); "Difesa dell'italiano Bonelli" (Giorn. dei Lett. d'Italia, t. 2, 1714); "Modo di ritrovare nei fiumi la linea di corrosione" (Giorn. de' Lett. d'Italia, vol. XXI, 1715); "Trattato sulla china-china" (Atti di Lipsia, 1715); "Considerazioni sopra la scienza delle acque correnti e sopra la storia naturale del Po" (Ferrara, 1717); "Alla sacra Congregazione delle acque ragioni per la città di Ferrara, per escludere il progetto di unire il Reno al Po grande o Lombardo" (Roma, 1717); "Expositio controversiae de Reno in Padum Longobardicum immettendo inter Ferrarienses et Bononienses" (mss. in Padova); "Relazione che concerne il miglioramento dell'aria di Viareggio ecc." (Lucca, 1736); "Relazione per la deviazione del Ronco e Montone" (Venezia, 1731); "Leggi e fenomeni, regolazione ed usi delle acque correnti" (Venezia, 1741); "Riflessioni e supplementi sopra il libro del moto degli animali del Bonelli" (Giorn. Lett. d'Italia, vol. 18, 1714); "Continuazione delle riflessioni apologetiche al Bonelli" (Supp. Giorn. Lett. d'Italia, vol. 2, 1722); "Osservazione sull'Aurora Boreale in Venezia il 16 dicembre 1737" (Calogera, t. XVII); "Observationes Astronomicae anno 1736-37" (Calogera, t. XXII); "Transitus Mercurj sub sole, Observatio Venetiis habita III idus nov." (1736, Calogera, t. XXIII); "Observationes meteorologicae Venetiis habitae anno 1738" (Calogera, t. XXIV); "Fasciculus primus Observationum astron. et meteor. ad annos 1738-39" (Calogera, t. XXIV); "Fasciculus secundus Observationum astron. ad annos 1740-41" (Calogera, t. XXX); "Fasciculus tertius Observationum astron. ad annos 1742-43" (Calogera, t. XXXI); "Relazione sopra la finale regolazione delle acque di Ravenna" (nella Nuova Raccolta degli Opuscoli scientifici, Venezia, 1756, t. 2).