ZANTEDESCHI Giovanni

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ZANTEDESCHI Giovanni

(Breonio, Verona, 3 maggio 1773 - Bovegno, 16 maggio 1844). Medico, botanico. Dopo aver compiuti gli studi a Verona li completò all'Università di Padova dove si laureò in medicina e chirurgia, imponendosi all'attenzione dei superiori. A Padova fu amico del Cesarotti che gli ispirò amore per le lettere latine e greche. Compì il biennio di pratica sotto la direzione dei dott. Del Bene, Bongiovanni e Targa ed entrò in stretta collaborazione di studi con il botanico Ciro Pollini. Fu per cinque anni medico condotto a Tremosine passando poi a Bovegno dove esercitò la professione per 41 anni. Dedicò attenzione alla fonte ferruginosa del monte Trovina a Bovegno, che illustrò con una memoria nel 1831 attribuendole molte guarigioni.


Si dedicò con assiduità e passione agli studi naturalistici. Amico di don Giovanni Bruni, compì numerose escursioni ed illustrò con competenza la flora alpina, descrivendo alcune famiglie nuove della flora bresciana soprattutto nel settore delle conifere e delle amentacee indicando l'utilità di taluni prodotti per usi domestici, artigianali e in campo sanitario (trementina). È considerato il primo che, nel 1813, scoprì a Cima Caldoline sul Dosso Alto e disegnò la "Saxifraga arachnoidea", preziosissimo endemismo noto solo per un ristretto numero di stazioni fra il Corno della Marogna presso il Tremalzo e la Corna Blacca, a pochi anni dalla scoperta nel 1804 da parte di Sternberg nella Valle d'Ampola, allora soggetta all'Austria, più tardi trovata altrove in provincia di Brescia, nel Bergamasco e nel Trentino.


Come ha scritto Nino Arietti: «malgrado i cospicui suoi contributi alla conoscenza della flora bresciana, delle specie nuove scoperte soltanto una ha mantenuta la denominazione ch'egli le impose, e si tratta dell'endemico "Laserpitium nitidum" rinvenuto nell'ambiente dolomitico fra il Dosso Alto e la Corna Blacca. Per la "Moehringia glaucovirens", invece, dopo varie incertezze inviò esemplari a Bologna al sommo Bertoloni, il quale la pubblicò come specie nuova soltanto nel 1844, senza che neppure potesse averne cognizione lo scopritore, deceduto in quel medesimo anno. Così col "Ranunculus bilobus", anch'esso inviato al Bertoloni, perché questi dapprima l'aveva confuso con altra specie appenninica, finché nel 1858, rivedendo le sue stesse bucce, se ne appropriò la paternità. Quando poi si arrischiò a pubblicare e illustrare come nuova, nei "Commentari" del nostro Ateneo per il 1815, una pretesa "Betonica pradica" (così nominata perché rinvenuta in località "le prade" presso Bovegno), i censori si affrettarono ad avvertire che la stessa pianta, sotto diverso nome, figurava già da un quarantennio nella monumentale "Flora pedemontana" del prestigioso Allioni».


Un disguido avvenne anche riguardo alla "Campanula perpentiae", trovata dallo Zantedeschi sulla Corna Blacca, per la quale venne anticipato dalla madamigella Lena Candida Perpenti che l'aveva scoperta quasi contemporaneamente sulla Grigna. Anche la priorità nella attribuzione di un'altra rarità che venne chiamata "Silene vallesia" e "Silene Elisabethae" cadde per un errore del botanico veronese Ciro Pollini. Così come a lui si deve la riscoperta nel "locus classicus" sulle mura del cimitero di S. Filastro in Tavernole, di quella "Pyramidalis P. Gregorii da Regio" che additata dal viaggiatore fra Gregorio da Reggio nel 1604 al celebre Clusio, risultò essere la gemma floristica forse la più strettamente lombarda tra i vari endemismi insubrici, non valicando i confini del Resegone ad occidente, della valle Sabbia ad oriente, del monte Maddalena a sud e delle falde meridionali della Concarena a nord: la "Campanula elatinoides". E ancora la "Sassifraga apposifolia" e l'"Amica glacialis". Fin dal 1813 si propose di compilare una descrizione della flora bresciana, e per anni pubblicò annualmente nei "Commentari dell'Ateneo di Brescia" un ordinato rendiconto di piante venefiche, spontanee, conifere, amentacee, vegetazione disposta a varie altitudini oltre che di alghe, epatiche, muschi, ecc.


PUBBLICAZIONI: "Relazione istorica di alcune malattie curate colla bibita dell'acqua minerale di Bovegno" (Brescia, Bettoni, 1833, 51 pp.); "Esposizione di alcune malattie curate con l'acqua marziale del monte Trovina in Bovegno nel 1834 [di Giovanni Zantedeschi, Pietro Atassi]. Con cenni della medesima del dr. Pietro Atassi" (Brescia, Bettoni, 1835, 58 pp.).


Nei Commentari dell'Ateneo di Brescia sono pubblicati: "Descrizione delle piante alpine della provincia" (1813-1815, p. 87); "Dei funghi alpini della provincia" (1813-1815, p. 91); "Muschi triumplini, illustrati" (1813-1815, p. 91); "Descrizione delle alghe bresciane" (1816-1817, p. 105); "Descrizione delle felci e delle epatiche della provincia di Brescia" (1816-1817, p. 106); "Descrizione delle piante venefiche della provincia" (1818-1819, p. 138); "Origine e progressi della botanica, specialmente in Italia" (1818-1819, p. 145); "Dissertazione sulla vita del vegetabile" (1818-1819, p. 149); "Descrizione di alcuni alberi indigeni della provincia di Brescia, cioè delle due famiglie conifera e amentacea" (1820, p. 107); "Descrizione delle piante della nostra provincia, atte a dar ottimi colori alla tintoria" (1822, p. 55); "Osservazioni alla memoria «sui funghi velenosi» del prof. Bertani" (1822, p. 56); "Viaggio botanico alle nostre Alpi" (1825, p. 86); "La temperatura della provincia bresciana, riconoscibile dalle varie stirpi che produce" (1826, p. 90); "Flora medico-economica della provincia bresciana" (1829, p. 79); "Nuove cure di malattie, operate colle acque marziali di Bovegno" (1833, p. 23; 1835, p. 45).


Lasciò manoscritto un catalogo di 67 specie di muschi della Valtrompia dal titolo "Musei triumplini iconibus illustrati" conservato nell'Archivio dell'Ateneo di Brescia. In altri manoscritti raccontò le numerose escursioni alpinistiche e naturalistiche specie sulle montagne dell'alta Valtrompia.


Tra i manoscritti sono conservati: "Un saggio di una flora bresciana", in latino; "Una dissertazione sull'origine e sui progressi dello studio dei vegetabili"; "Una descrizione delle alghe delle montagne bresciane, delle epatiche e delle felci di tutta la provincia"; "Un elenco dei muschi della Valle Trompia"; "Una memoria sulla temperatura della provincia bresciana desunta dalle varie stirpi indigene"; "Una dissertazione sui funghi di essa provincia"; "Altra sulle piante venefiche della provincia stessa, che vegetano senza coltivazione"; "Il prodromo d'una flora medico-economica"; "Una memoria sopra alcuni alberi indigeni"; "Un viaggio botanico alle alpi bresciane e bergamasche nel 1836"; "Una memoria intorno alle cure operate coll'acque marziali di Bovegno".