TAVERNOLE sul Mella
TAVERNOLE sul Mella (in dial. Taèrnole, in lat. Tabernularum)
Centro agricolo e industriale della media Valtrompia, sulle rive del fiume Mella, allo sbocco della Valle detta di S. Filastrio o di Cimmo che nelle vicinanze del paese si restringe in ripidi pendii. Sorge a 471 m. s.l.m., a 27 Km da Brescia. Ha una superficie comunale di 19,63 Kmq. I centri abitati principali sono Tavernole S.M., Cimmo e Pezzoro. Cimmo (in dial. Sim) si trova a SO di Tavernole, nella Valle di S. Filastrio, sulle pendici orientali del Monte Stalletti (m. 1686 s.l.m.) e Pezzoro (in dial. Pesór) si stende a NO, sulle pendici nord orientali del Monte Guglielmo. Altri nuclei abitativi sono Grumello (in dial. Grümel), Missone (in dial. Misù), Poia Mella, ecc. Dal capoluogo Cimmo dista Km 3,50, Grumello Km 1, Missone Km 2,5, Pezzoro Km 5. Il nome è di chiara intonazione latina. Non è infatti altro che la traduzione del termine "tabernulae" diminutivo da "tabernae", cioè piccole taverne o piccole osterie o luoghi di ristoro e di sosta, lungo la via Valeriana e alla diramazione per Cimmo e per Marmentino. Ma nel latino medievale "taberna" era anche l'officina, un'altra realtà presente in luogo da tempi molto antichi.
ABITANTI (Tavernolesi; nomignolo: braschì): con Cimmo: 950 nel 1493; 550 nel 1567; 770 nel 1573; 455 nel 1610; 800 nel 1658; 567 nel 1727; solo 285 nel 1775; 285 nel 1791; 285 nel 1805; 413 nel 1819; 212 nel 1835; 340 nel 1848; 190 nel 1858; 318 nel 1868; 411 nel 1875; 544 nel 1887; 500 nel 1898; 500 nel 1902; 500 nel 1913; 650 nel 1926; 645 nel 1939; 1000 nel 1949; 1000 nel 1963; 951 nel 1971; 1000 nel 1981; 930 nel 1991; 942 nel 1997; 942 nel 2001. Comune con Cimmo e Pezzoro : 2540 nel 1952; 1561 nel 1961 (popolazione attiva 591, agr. 138, ind. 295); 1301 nel 1997.
Agli abitanti venne affibbiato il nomignolo dialettale di "braschì" cioè carbonai, per il fatto che abitando essi sulla strada di fondo Valle, esercitavano largamente il commercio di legna e carbone. Altro titolo più banale è quello "schitaröi", di solito tradotto per "schizzatori" (nel senso di spargitori d'orina), ma il termine può essere messo in relazione con gli orologi (in dial. relòi).
Attorno a Tavernole si elevano il Monte Guglielmo (m. 1949 s.l.m.), il Castello della Pena (m. 1130 c. s.l.m.), a N il Muffetto (m. 2060 c. s.l.m.), il Monte Fra (m. 2160 c. s.l.m.). Quanto al terreno gli studiosi (G.B. Cacciamali, A. Cozzaglio, I. Zaina), sottolineano il fatto che esso sia sede del "più antico tipo geologico del territorio bresciano", cioè di quella che i Valtrumplini chiamano "Vena" e che gli studiosi indicano con vari nomi a seconda del tipo: galena (se minerale di piombo contenente argento), fluorite (fluoruro di calcio), sfalerite o blenda (solfuro di zinco), matrice quarzosa (se contiene rame, calcopirite o barite) e siderite (carbonato di ferro con oltre il 48% di metallo). Nel computo della formazione degli strati della crosta terrestre, tale tipo appartiene al tempo antichissimo dell'Era Paleozoica, che dista da noi 500 milioni di anni. Lo Zaina indica inoltre la presenza nel territorio di arenarie rosse del Permiano, nelle quali sono intercalate rocce vulcaniche; e rocce simili alle arenarie rosse, ma più fini, contenenti materiale ferrifero; e inoltre materiale vario della media e bassa valle e cioè estesi tratti dolomitici calcarei, rocce triassiche e calcari neri e venati (Predizzo) del periodo triassico medio dell'era secondaria. Per cui il territorio offre marmi scuri e screziati a vari colori suscettibili di bella pulitura.
Una particolarità geologica propria di questa valle è la così detta "spaccatura", già scoperta dal Cacciamali e dal Cozzaglio e confermata dalle recenti perforazioni dei pozzi, fatti scavare dai Servizi Municipalizzati di Brescia. Tale spaccatura segna l'attuale corso del Mella ma più anticamente, come appare dai depositi alluvionali che si trovano in fondo a questi pozzi a 200 metri di profondità, il Mella aveva altro sconosciuto percorso deviando verso occidente, dove lasciò quei conglomerati che compongono le colline della Badia e di Sale di Gussago. A fossili trovati a Grumello, accenna nelle sue note il Cominazzi, nella seconda metà dell' '800; di notevole interesse una rarità floricola è la bellissima Campanula elatinoide: scoperta nel 1607 su rocce di Tavernole del Mella da un fra' Gregorio da Reggio che la notificò al Clusius, una preziosità «endemica» della flora prealpina nostra, segnalata di nuovo dal Lanfossi nel 1846.
A parte le leggende che ancora aleggiano intorno a località come il Castello della Pena (v. Pena o Penna , castello), la storia ha lasciato chiari segni fin dall'epoca preistorica e poi romana. Nel territorio attuale di Tavernole, infatti, la Sovrintendenza ai beni archeologici ha elencato reperti preistorici databili all'età del Bronzo (prima metà del I millennio a.C.) a NO della malga Stalletti Alti, sul Monte Guglielmo; verso Marmentino Crestole, reperti preistorici databili alla seconda metà dell'età del Ferro, in fraz. Cimmo; reperti romani (ceramici, vitrei, tessere di mosaico) in loc. Predizzo; strutture romane presso Pontogna, al Colle S. Zeno e tombe tardo romane e altomedievali a Pezzoro. Questi i dati ufficiali. G. Rosa, inoltre, attestava nel 1884 che a Tavernole erano stati trovati oggetti e lapidi romani. Secondo altre testimonianze due lapidi romane, poi scomparse, esistevano fino al 1929 davanti alla chiesa di S. Filastrio. C'erano pure iscrizioni antiche, ma non interpretabili o interpretate, che vennero trovate nel 1953 in casa Fontana e poi utilizzate nelle costruzioni. Indubitabile sembra invece l'appartenenza del territorio al pago e poi alla Pieve di Bovegno, dalla quale si sarebbe staccato, con Cimmo, fin dal sec. XI. Così sembra suggerire un'iscrizione che elenca le comunità della pieve che contribuirono alla costruzione della chiesa plebana fra le quali compaiono anche Cimmo e Marmentino con Bovegno, Collio e Pezzaze. Nonostante le tracce segnalate, un primo accenno a Tavernole si legge solo nel "Liber Potheris Brixiae" in documenti del 1226 e 1232 riguardanti il Monte Palosso sul quale hanno proprietà abitanti "de Tavernolis" fra i quali un Bonzoaunus. Pochi anni dopo, dal 1264 al 1266, un bresciano di Tavernole compare come arciprete di Bovegno. Importanza a sè ebbe, assieme a Cimmo, Grumello (nome che deriverebbe da "grumo"=dosso) difeso da muro merlato, poi distrutto, caratteristico di castelli e rocche, usate dai Visconti prima e poi da Venezia a difesa di Cimmo e Tavernole, ai quali li equipara il Da Lezze nel suo Catastico del 1609-1610.
L'importanza assunta dalla località è soprattutto segnalata da uno dei più antichi singolari e importanti monumenti della Valtrompia: la chiesa di S. Filastrio, la cui esistenza (pur se qualcuno vuole assegnarla al sec. XIII, cioè ai tempi dei documenti appena citati) è fatta risalire almeno al sec. XIV ad iniziativa di un Consorzio o Carità creato per l'assistenza religiosa e caritativa ai viandanti e ai bisognosi del luogo. Si può presumere che il formarsi dell'agglomerato urbano più consistente dell'attuale Tavernole si sia verificato con bonifiche nei sec. XI XIII e con la realizzazione della strada più a valle lungo la quale sorsero taverne e officine che, come già detto, diedero il nome al paese. La zona assunse sempre più importanza trovandosi, come hanno rilevato alcuni scrittori, la via Valeriana (o Valleriana) all'incontro con altre due diramazioni stradali: la vecchia via per Cimmo, che ancora si congiunge alla principale della valle davanti alla chiesa di Tavernole, e la via per Marmentino, a pochi passi da questa chiesa verso NE, dove transita oltre il Mella passando sopra un ponte moderno e rifatto (anche se tutt'altro che funzionale), pochi anni fa. In prospetto a questo ponte, nel limite occidentale della Valeriana, è ancora l'ingresso, un po' mutato, alla vecchia e spaziosa Casa Fontana, che mantiene le caratteristiche di un albergo medievale. Tutte le colonne del porticato, alcune delle quali murate, hanno infissi ancora gli anelli che servivano a legare i cavalli per i convegni del Generale Consiglio. Che sia sorta sopra un più antico ospizio è verosimile; meno lo sono le supposizioni che avanza Emilio Spada quando scrive: «Sappiamo anche che le stazioni romane, caduto l'impero, vennero abbandonate e poi sostituite in molti luoghi dai monasteri, i quali esercitavano, secondo il comando evangelico, gratuita ospitalità. Che questa casa fosse probabilmente un monastero è più che lecito supporlo, e ancora più chiaramente appariva alcuni decenni fa, quando nelle stanze ora occupate dal bar, si vedevano tutte le pareti affrescate con varie immagini di santi».
Per questa cresciuta importanza logistica , economica e sociale assunsero rilievo anche i ponti. In un tratto di tre chilometri, tra Brozzo e Tavernole, ne esistono quattro, ad arco, secondo una tipologia antichissima. Senza pensare ad opere di epoca romana, la loro costruzione indica un'antica ingegneria e una particolare importanza economica. Non dovettero mancare nel territorio fortificazioni o presidi. Di un castello e dei suoi "vetusti avanzi", ridotti in case, scriveva in suoi appunti il Cominazzi a metà del sec. XIX. Per tutte queste ragioni si è pensato anche all'esistenza di un antichissimo mercato che è documentato, tuttavia, in tempi più recenti. La crescente importanza di Tavernole è evidente dagli "Statuta Comunis de Cimo et Tabernolis" del 1372 pubblicati da B. Nogara, R. Cessi e G. Bonelli, negli "Statuti rurali bresciani", (Milano - Roma 1927) ma già compilati in antecedenza. In essi, Tavernole compare con precise indicazioni di strade, obblighi stabiliti per la macina, località, vie, proprietà e corsi d'acqua. Dagli Statuti risulta già una particolare importanza di Tavernole. Infatti, mentre in ogni altra delle tre valli del Comune, si deve mantenere un gabelliere, a Tavernole ne sono presenti due. Con il passaggio del territorio bresciano sotto Venezia, (dal 1426), Tavernole diviene sempre più il centro amministrativo della valle dove si raduna frequentemente il Consiglio Generale o Governo della Valtrompia composto da circa quaranta uomini "fra i più prudenti e sapienti" della valle, detti "andadori" che dovevano riunirsi ogni mese e che all'inizio dell'anno eleggevano le cariche della Valle: il Sindaco, il Vicario Giusdicente, i Giudici Confidenti o Ragionati o Deputati di zona, i Nodari, i due Cavalieri alle vettovaglie e i quattro Ministrali. Tutti poi dovevano eleggere per ballottazione e giuravano di «... reggere, e governar i beni, le utilità, l'onore, la dignità di tutta Val Trompia bene, e diligentemente a tutto suo potere senza fraude, ed inganno...». Il Ministrale o cursore di Tavernole, serviva i Comuni di Cimmo, Marmentino, Pezzoro e Pezzaze fino a Bovegno, ed era obbligato ad «aver cura del palazzo e tenere appresso di sé la chiave del medesimo, scoppandolo, mantener legna e candele in occasione de' Concilii e Ragioni, aggiustar le finestre ed assistere a tutte le udienze del Vicario». Tavernole fu sede del Governo della Comunità della Valtrompia nei sec. XVI - XVIII, cedendo poi dal 1786 il posto a Gardone V.T. Tavernole inoltre fu sede del "Vicario Giusdicente Generale" nel Civile al quale gli Statuti del 1436 impongono di «sedere un giorno ogni settimana a beneplacito del Consiglio Generale di tempo in tempo stabilito nel luogo della terra di Tavernole, il quale anche abbia e debba avere dalla detta valle il salario consueto». Tra l'altro in Tavernole, per far un solo esempio, nel 1446 viene emanata un'importante sentenza fra le comunità di Bovegno e Pezzaze, circa il Monte Zerma. Sempre a Tavernole, in seguito alla formulazione nel 1488 di un codice minerario, viene istituita una particolare magistratura centrale rappresentata in Valtrompia da un vicario direttamente eletto da quei Comuni, con residenza a Tavernole e con larga giurisdizione, che si estendeva pure a tutti i minerali di qualsiasi genere estratti dalle montagne locali.
Un ruolo particolare continua ad esercitare a Tavernole il venerando "Consorzio o Carità" che oltre all'assistenza e alla vita religiosa provvedeva nel luglio 1672, ad istituire la prima scuola locale affidata a don Bartolomeo Zambelli. In un manoscritto della Biblioteca Angelica di Roma (ms. n. 1784, f. 69) segnalato da Emilio Spada, Tavernole viene indicata come la "terra principale della Valtrompia per essere comoda a tutta la Valle. Qua concorrono tutti i valleriani a fare il loro generale Consiglio. Si eleggono un Vicario, benché ogni comune ha generalmente un suo giudice che rende ragione in civile, secondo gli Statuti e Privilegi della valle. Nascendo appellazioni dalle sentenze del Vicario, si devolvono a persone confidenti eletti dal medesimo Consiglio, e poi all'istesso Consiglio, che le ballotta e definitivamente le giudica. Il Foro della città non ha parte, se non nel criminale". Dal palazzo del Governo, dal Consiglio Generale della Valle vennero presi numerosi provvedimenti a difesa della Valtrompia e di Brescia. La fedeltà a Venezia è significata dall'opposizione alle truppe francesi di Gastone de Foix nel febbraio 1512. Non mancarono atti banditeschi per cui il 14 aprile 1590, come ha documentato Carlo Sabatti, il sedicenne di Tavernole Bernardino Baratti venne con due compari di malefatte di Prabione decapitato e diviso in quattro parti sulla piazza della Loggia di Brescia.
Tra le famiglie si possono ricordare i Patuzzi (nel 1372), i Fontana e in seguito i Benaglia, i Veneziani, i Tanghetti, ecc. I Veneziani, probabilmente così chiamati per la loro residenza a Venezia, presero poi il cognome di Pelizzari (dal lat. pelliciarius) e perciò conciatori o mercanti di pelli. Fra i notai si segnalarono, nei sec. XVII - XVIII, Giovanni Tommaso e Giacomo Benaglia, Giacomo Fracassi, Agostino Veneti.
Nonostante le difficoltà dei tempi, Tavernole andò sempre più distinguendosi dalle altre frazioni. L'11 giugno 1749 venne eretta la parrocchia. Il 30-31 agosto 1757 il paese venne colpito dall'alluvione. Anche Tavernole visse decenni difficili specie nel periodo di decadenza di Venezia. Proprio da Tavernole e precisamente da un Consiglio generale riunitosi in S. Filastrio l'1 gennaio 1764, partì quella specie di rivolta che vide folle di triumplini scendere, nel marzo, a Brescia per protestare e chiedere aiuti in tanta crescente miseria, incontrando carcere e forca. Ancora nel 1797 Tavernole venne coinvolta nelle vicende della Rivoluzione bresciana, durante la quale costituì il confine con le forze controrivoluzionarie valtrumpline. A Tavernole il 21 marzo si riunì il Consiglio di valle che aderì alla rivoluzione. Tale adesione venne smentita subito dopo. È ancora con trincee e barricate erette a Tavernole e a Lavone il 30 aprile 1797 si esaurì la rivolta valtrumplina. Non seguirono anni tranquilli, e non mancarono fatti di sangue come l'uccisione, sul ponte del Mella di Tavernole da parte dei fratelli Pietro, Giacomo e Giovanni Benaglia, del Console Calocero Barrato.
Più proficui furono invece gli anni del dominio austriaco che registrarono un sicuro progresso sociale ed economico. Nel 1826 fu istituita la scuola elementare femminile e, nel 1841, furono avviate le scuole serali e corsi di agricoltura. Purchè le scuole avessero continuità furono nominati anche maestri provvisori, mentre la direzione era riservata al parroco. Nel 1859 vennero distribuiti gratuitamente libri ai bambini poveri. Anno ricordato è il 1850 per la terribile alluvione che il 14 agosto devastò la Valtrompia seminando distruzione di case e di fucine e distruggendo un notevole tratto della strada Brozzo-Tavernole. Nello stesso anno, l'incendio della casa comunale di Cimmo, costrinse il Comune a trasferire gli uffici comunali a Tavernole, nel vecchio palazzo della Valle, dove rimarrà poi per sempre. Sempre negli stessi anni si ebbe una decisa ripresa del mercato (o come veniva chiamato da qualcuno, "il santo mercato") che trovò nel 1844 l'appoggio pieno della fabbriceria locale che offrì i banchi per esporre le merci. Senza fatti degni di nota furono i primi due decenni dell'unità nazionale, tanto che quando, nel 1881, l'ing. Gerolamo Piotti presentò il progetto di una vera strada da Tavernole a Marmentino, resa la primitiva quasi inservibile "per il continuo passaggio di pedoni e bestiame", il progetto venne rifiutato, mentre vennero in compenso curate le mulattiere. Un certo risveglio si annunciò a metà degli anni '80 dell' '800. Nel 1884 Tavernole, che era già sede dell'ufficio comunale, rivendicò anche la denominazione di Comune di Tavernole. Nel 1886 venne costruita la pesa pubblica. Dal 1894 la vita sociale, religiosa ed economica ebbe un notevole impulso. A partire dal febbraio 1897 veniva aperto il secondo lunedì del mese il "nuovo mercato". Il 29 ottobre 1894 veniva costituita per impulso di D. Catania l'Associazione Zootecnica Valtrumplina, che propose subito stazioni di monta taurina con bestiame da riproduzione svizzero e una Cassa Mutua per l'assicurazione del bestiame. L'11 giugno 1896, per iniziativa del parroco don Giulio Donati, che ne fu primo segretario, e di don Antonio Cosi, parroco di Marmentino (primo presidente), veniva fondata la "Piccola Banca S. Filastrio" con sede in Tavernole, banca che ebbe presto agenzie a Sarezzo, Gardone V.T., Bovegno e si sviluppò tanto da lasciar cadere il termine "Piccola". Tale banca verrà soppressa nel 1933. Sempre nello stesso anno 1896 veniva avviata con notevole apporto del Comune la costruzione della nuova parrocchiale. Nel dicembre del 1896 venne lanciato un secondo mercato, che dal febbraio dell'anno seguente fu fissato al secondo lunedì del mese. Si aggiunse presto anche l'ultimo lunedì del mese. Il mercato assunse subito notevole importanza per la presenza di sempre più numeroso bestiame tanto da spingere le autorità ad istituire, il 28 maggio 1901, una Mostra bovina che registrò una brillante riuscita e che venne poi ripetuta nell'agosto 1905 e in seguito.
Di grande rilievo è la costruzione nel 1897 - 1898 della linea tranviaria Brescia-Gardone V.T. Continuava invece fino a Collio il servizio di diligenza a cavalli gestito per decenni dalla ditta Fracassi-Gatta-Giacomelli. Nel 1906-1908 venne risistemato con grande difficoltà il tratto di strada Brozzo-Tavernole. Di ancor più grande rilievo per il paese fu l'inaugurazione, l'1 aprile 1910, della tranvia Gardone V.T.-Tavernole. Una conferma della crescita economica verrà poi dall'installazione di un'agenzia del Credito Agrario Bresciano. Con il risveglio della vita sociale amministrativa ed economica coincise quello religioso ed ecclesiale, dovuto all'impegno di attivi parroci. Apre la serie don Giulio Donati, parroco dal 1893. Si deve a lui la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, la fondazione della Piccola Banca S. Filastrio e il continuo fiorire di associazioni religiose. A don Domenico Franchi che gli succedette, si deve, oltre l'abbellimento della chiesa parrocchiale, la costruzione dell'asilo e la costituzione della banda musicale. L'asilo e i restauri della chiesa di S. Filastrio saranno oggetto di cura da parte di don Francesco Sandrini. Anche per queste presenze attive, Tavernole politicamente e amministrativamente rimase una delle poche isole cattolico-moderate in quello che fu per decenni feudo zanardelliano, dando la vittoria ai cattolici moderati. Prevalsero, nelle elezioni, elementi alieni da estremismi quali il Sindaco, il Consigliere provinciale ing. Piotti e in Parlamento, dal 1909 l'on. ing. Giuliano Corniani, festeggiato il 17 novembre 1913 con un affollato banchetto. Il progresso del paese viene ora avvertito anche dalla stampa di Brescia: "L'Illustrazione Bresciana" del 16 agosto 1911 riferisce.. «In questi ultimi anni e specialmente in seguito all'incremento portato dalla nuova comunicazione tranviaria, Tavernole si è di molto abbellita sia con la sistemazione dei caseggiati e coll'allargamento della via principale, sia con altre opere importanti quale il nuovo impianto della luce elettrica. Favorita dalla sua posizione, Tavernole trovasi in facile comunicazione con tutti i paesi vicini e per essere luogo ordinario di sosta per chi prosegue per la Valle e per essere antica sede di mercato, ha acquistato l'importanza di un piccolo centro commerciale».
La prima guerra mondiale richiese a Tavernole e Cimmo 26 giovani vite di combattenti, al cui ricordo, nel 1919, viene posta sulla facciata del Municipio una lapide, opera della ditta Bonifacio di Brescia, inaugurata con grande solennità il 7 agosto 1921. Nel dopoguerra si moltiplicarono i segni di progresso quale, nel 1919, la fondazione (rimandata dal 1905, nonostante il finanziamento della Cassa di Risparmio), dell'asilo infantile, eretto poi in Ente Morale con R.D. dell'11 marzo 1920 n. 344. Nel 1920, su progetto del geom. Domenico Brentana, venne avviata la sistemazione della strada Tavernole-Cimmo e si eseguirono lavori di selciatura delle vie interne del paese; nell'agosto 1921 veniva inaugurata la lapide-monumento ai caduti opera della ditta Bonifacio di Brescia. Nel 1922, per iniziativa del parroco don Franchi coadiuvato da una commissione di cui facevano parte, tra gli altri, il sindaco Davide Pelizzari, il presidente dei combattenti Felice Mineni, Giuseppe Porteri, il maresciallo Mario Bonanomi, Battista Mineni e Andrea Negretti, venne costituito il corpo musicale, intitolato poi a Ottorino Respighi, che si presentò la prima volta nel settembre 1923 e che ebbe come maestri Gentile Vasini, Egidio Vincoli, Giuseppe Gatti e Francesco Consoli. Contrastato dal parroco don Franchi si affermò, per iniziativa particolare del rag. G. Ceresoli, il fascio locale che il 5 luglio 1926 con una grandiosa manifestazione, inaugurò il proprio gagliardetto e quello dei Balilla, presente l'on. Bonardi.
Con la riforma amministrativa del 1927, Tavernole prevalse decisamente sulle altre frazioni. Con R.D. del 12 maggio 1927 n. 767 venne autorizzata, in luogo di "Comune di Cimmo" la dizione "Comune di Tavernole e Cimmo"; con altro decreto del 17 novembre dello stesso anno (n. 2275) vennero aggregati a Tavernole-Cimmo, i comuni di Pezzoro e Marmentino e venne adottata la denominazione di "Tavernole sul Mella". Con la prevalenza di Tavernole sulle altre frazioni, nel 1927, si verificò anche il rilancio di nuove opere pubbliche. In tale anno venne costruito il "Foro boario" per il mercato del bestiame, completato nel 1928; su progetto dell'ing. E. Dabbeni, fu ampliato il cimitero. Nel 1928 venne realizzato il collegamento telefonico con le frazioni di Marmentino, Pezzoro e Cimmo; fu sistemata la sede municipale e fu costruito il campo sportivo del Littorio in zona Poia. Nel 1931 venne ripresa la costruzione della strada Tavernole-Marmentino. Nel 1932 il Comune incaricò l'ing. Dabbeni della stesura di un progetto di massima per il collegamento del capoluogo con le due frazioni di Cimmo e Pezzoro. Il 17 ottobre 1938 il parroco di Cimmo inviò un'istanza, sottoscritta da tutti i capifamiglia della frazione, al Capo del Governo, Mussolini, per sollecitare l'iter della pratica per la costruzione della strada, ma lo scoppio della guerra ne interruppe il corso che riprese il 20 ottobre 1946. La strada fu attuata fino a Cimmo a metà del 1952. Nel 1934 si diede inizio alla costruzione della carrozzabile per Marmentino e venne ampliato l'asilo. Nel 1936 venne ricostruito in cemento il ponte sulla strada stessa. Nel 1937 il Comune cede il terreno per la costruzione di un canale industriale della ditta Giuseppe e Fratelli Redaelli. L'anno scolastico 1940 - 1941 registra l'istituzione della quinta classe elementare e il 1941 vede nuove modifiche all'asilo infantile. La fascistizzazione portò alla scomparsa di due realtà delle quali la comunità era orgogliosa. Nel 1933, fagocitata dalle grosse banche bresciane, scomparve la Banca Triumplina S. Filastrio e la banda musicale parrocchiale veniva assorbita dal dopolavoro locale, per sciogliersi poi e ritornare in vita nel II dopoguerra. La seconda guerra mondiale segna una tappa dolorosa anche per Tavernole. Oltre a richiedere il sacrificio della vita di cinque caduti e quello di sette dispersi, il paese vive anni duri di sacrifici, pur se risparmiato dai bombardamenti (salvo il ferimento, il 9 febbraio 1945, di quattro persone a Pezzoro da parte dell'aereo solitario detto "Pippo"); Tavernole viene coinvolto nei drammatici avvenimenti succedutisi tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Già nell'ottobre 1943 dai gruppi partigiani accampati sul Guglielmo viene svaligiato il negozio di generi alimentari dell'ex podestà Davide Pelizzari, proprio mentre questi è in trattative con esponenti della Resistenza per rifornire le formazioni partigiane di derrate alimentari. Nel dicembre 1943 si forma, in loc. Breda, un Gruppo di Azione Partigiana (GAP) che nella primavera del 1944 aderiva ai gruppi di Fiamme Verdi stanziati sui monti tra Pezzaze e la Valcamonica; altri entrarono più tardi a far parte della 122ª Brigata Garibaldi.
Nei primi mesi del 1945, si formava anche a Tavernole il Comitato di Liberazione (C.L.N.) composto da Luigi Possi, Leandro Sorio, dal dott. Fabrizio Padula, Attilio Castelli, Giuliano Porteri e Pierino Piotti. Il dott. Padula si distingueva poi il 19 aprile nell'assistenza ai feriti del combattimento del Sonclino. Tavernole pagava poi con l'uccisione dei patrioti Luigi Rivera e Faustino Forlani, sorpresi dai tedeschi sulla strada Brozzo-Tavernole il 25 aprile e trucidati in località "Biògn" verso Lodrino, il suo tributo di sangue alla Liberazione Nazionale.
Le prime amministrazioni democratiche (democristiane) (1945-1953) provvedono alla costruzione dell'acquedotto in fraz. Ville di Marmentino e all'arredamento delle aule scolastiche di Tavernole, Cimmo, Pezzoro e Marmentino, alla costruzione di aule scolastiche in fraz. Dosso e alla sistemazione dell'ex sede municipale di Marmentino, al miglioramento dei pascoli comunali, alla costruzione dell'acquedotto di Tavernole, alla sistemazione dei cimiteri di Cimmo e Marmentino, alla costruzione di una cappella votiva nel cimitero di Cimmo, al ripristino degli orologi pubblici di Cimmo e Tavernole, al rifacimento della fognatura di Pezzoro, alla sistemazione delle cascine dei fondi rustici di Porazzo Inferiore e Superiore, all'acquisto e all'installazione dell'orologio pubblico di Pezzoro, al riattamento delle aule scolastiche di Ombriano, alla sistemazione delle cascine delle alpi pascolive. Nel 1947 viene ripristinato anche il campo sportivo poi abbandonato nel 1953. Nel 1950 Pietro Piotti, Giovanni Fracassi, Antonio Fontana, ecc. fondano la Sezione Alpini. Dal 1951 si intensifica sempre più l'attività edilizia con la costruzione di case per i lavoratori, cui si aggiungono, nel 1955, le costruzioni INA-Casa e quelle della Cooperativa "La Famiglia". Nel 1953 viene avviata la costruzione della strada Marmentino-Pertica Alta che verrà radicalmente sistemata nel 1966; si provvede alla sistemazione della strada per Pezzoro, al rimodernamento del mercato di Tavernole, all'allacciamento stradale con Cimmo e alla costruzione, nel 1954, dell'edificio scolastico del capoluogo.
Con Decreto del Presidente della Repubblica del 24 dicembre 1954 (n. 1388) Marmentino viene distaccato e costituito in Comune autonomo. Intanto, nel 1948, grazie all'opera del parroco don Bianchi, del presidente Angelo Mineni e del segretario Tommaso Tagliani è risorta la banda musicale che otterrà in seguito numerosi, importanti successi. Nel 1956 viene costruito il ritrovo ACLI. Nel 1961, per iniziativa di Tommaso Tagliani, di Raimondo Pelizzari e del dott. Ugo Tenchini, nasce la sezione AVIS che nel 1961 raggiungerà la bella cifra di 50 donatori. Nel 1957 Tavernole è il primo capoluogo dell'alta valle a provvedere all'illuminazione a fluorescenza; viene asfaltata la piazza del Mercato e, per aderire alle aumentate esigenze sanitarie della popolazione delle frazioni, si istituisce a Pezzoro il nuovo ambulatorio, evitando agli abitanti il trasferimento nel comune di Pezzaze, consorziato per il servizio medico. Nel 1958 sorge la stazione dei carabinieri, insediata nell'edificio di proprietà di Davide Pelizzari, acquistato dal Comune per 12 milioni di lire. Viene avviata la costruzione della strada dal ponte Frera a Pezzoro.
Non mancarono momenti di tensione. La rimozione, il 16 settembre 1958, della lapide ai caduti, per abbellire la facciata del Municipio, suscitò una vera rivolta popolare che spinse poi le associazioni combattentistiche e le autorità civili e religiose a promuovere l'erezione di un vero e proprio monumento, realizzato nel 1962 su progetto di G. Mozzoni ed inaugurato il 18 novembre. Raffigura la Madonna che stende una mano in segno di protezione e con l'altra tiene un ramoscello d'ulivo. Dato il continuo sviluppo industriale viene istituita una sezione staccata della scuola di avviamento professionale di Gardone V.T.
Anche gli anni '60 sono ricchi di iniziative pubbliche quali la costruzione dell'edificio scolastico di Cimmo (1962), degli acquedotti rurali per le cascine sparse del Comune (1962), degli acquedotti di Pezzoro (1964), di Cimmo (1964) e della fraz. Mella (1966). I danni di una frana caduta nel novembre 1966 dal Monte Cinesso vengono rimediati in poco tempo, mentre vengono asfaltate le strade, compresa quella per Pezzoro. Nel 1965 vengono riprese anche le attività sportive con il rilancio dell'attività di club e del C.S.I., con l'allestimento di un campo da tennis, approvato nel 1972 e dedicato al dott. Ernesto Della Torre. Fin dal 1947 si è sviluppata a Pezzoro (v.) un'intensa attività sciistica. Dal 1973 ha inizio quella dei fuoristrada. Gli anni '70 vedono la costruzione di nuovi appartamenti, vengono allargati i cimiteri di Cimmo e di Pezzoro, ampliato l'edificio delle scuole medie, sistemata la sede municipale e ristrutturata la scuola materna. Nel 1980 per impulso del curato don Amatore Guerini viene costituito il coro "La Pergua" sostenuto poi da don Luigi Raffelli e dalla maestra Elena Allegretti. Negli stessi anni viene migliorata la rete stradale, e in particolare la strada per Missone. Nel 1991 veniva restaurata casa Fontana, antico monumento rinascimentale. Sorgono nuovi campi da tennis e il Gruppo alpini si costruisce una nuova sede, poi ricostruita nel 1997.
Gli anni '90 vedono la sistemazione di malghe e delle strade di accesso alle stesse, la sistemazione di impianti sportivi. Soprattutto vengono ricuperate da un lungo degrado le abitazioni del centro più antico e viene continuato lo sviluppo edilizio della periferia. Si segnalano anche fatti di iniziativa privata: nel 1991 i fratelli Angelo e Maria Caterina Fontana avviano il restauro di "casa Fontana". Ma di grande significato è la decisione presa il 18 novembre 1995 dal Consiglio Comunale dell'acquisto del forno fusorio che è stato restaurato grazie ad interventi finanziari dell'Unione Europea e della Regione Lombardia. Negli ultimi anni si sviluppa anche il turismo specie domenicale grazie alla creazione di ristoranti (come il "Chaplin" di Cimmo), mentre cure particolari vengono riservate dal 1996 alla fognatura del centro; vengono invece alienate le aree sciabili e lo stesso stabile "freccia azzurra" della Pontogna. Al contempo vengono rilanciati l'Unione Sportiva, il Torneo di calcio, il Memorial Saleri. Nel 1996 viene lanciata la "Tavernole in festa" che attraverso manifestazioni culturali e ricreative, promuove restauri di opere d'arte. Nel 2000 viene avviato il risanamento della fraz. Mella e nel 2001, oltre al completamento dei restauri della chiesa parrocchiale, viene ristrutturato il campo sportivo. Nuovi alloggi vengono costruiti in via Mella e al Forno Fusorio nel 2002. Nel giugno 2002 viene aperto il consultorio pediatrico dell'Alta Valtrompia. Il 5 ottobre 2002 viene inaugurata la ristrutturazione del Forno fusorio. Nell'edificio hanno trovato posto un museo del ferro e la biblioteca. Il 27 ottobre veniva benedetta la nuova Croce sul monte Pergua eretta per iniziativa dei Gruppi Alpini di Tavernole-Cimmo-Pezzoro.
ECCLESIASTICAMENTE Tavernole probabilmente, come sembrano indicare la storia della chiesa di S. Filastrio e la dedicazione della parrocchiale ai SS. Filippo e Giacomo, fu una diaconia della pieve di Bovegno, sorta presso le taverne e officine che diedero il nome al paese. La diaconia si dovette sviluppare nel Venerando Consorzio o Carità che conglobò, per secoli, l'assistenza religiosa e caritativa e promosse, tra l'altro, la costruzione delle chiese del luogo. Il territorio fece poi parte, per secoli, della parrocchiale di Cimmo. Intorno al Consorzio o Carità si raccolse, già prima del 1572, la Società degli antichi originari del luogo, una specie di Vicinia formata dai capifamiglia. Il Consorzio, proprietario di pezzi di terra e arricchito da legati, ricavava da essi i redditi impiegati, oltre che nel mantenimento di un cappellano, nella distribuzione del sale sia a Tavernole che a Cimmo e in opere di assistenza. Il cappellano "mercenario" mantenuto con contratto annuo, godeva l'usufrutto di una casa e di brolo appartenenti allo stesso Consorzio. Doveva celebrare un determinato numero i messe legatarie e, per ogni persona associata che moriva, celebrava le messe gregoriane (trenta SS. Messe consecutive). Infine doveva cantare messa e fare la processione ogni prima domenica del mese. Al 1538 risale il nome del primo cappellano: don Antonio Raineri. Nel 1566 si provvede all'erezione di un orologio pubblico. Singolare la dichiarazione del 1604 da parte di don Francesco Parigi che segnala di essere obbligato, per legato di Tommaso Benaglia, a celebrare ogni settimana una messa da morto, a recitare il Passio tra le due Croci, a suonare la campana nei tempi cattivi ed a regolare l'orologio. Nel 1612 la chiesa veniva arricchita di legati fra i quali quelli di Antonio Veneziani, oriundo di Tavernole, ma abitante in Venezia. In virtù di tale legato venne eretto un altare alla B.V. e a S. Nicola per la celebrazione di una messa quotidiana. Il Veneziani lasciava inoltre, per uso del cappellano, la casa paterna e due prati a Resecco e a Forni, con i redditi dei quali provvedere ai paramenti dell'altare. Nel 1635 la famiglia Veneziani fondava una Mansionaria detta appunto Veneziani. Sempre nel '600 venivano istituite nuove feste: quella di S. Antonio di Padova (1660), di S. Carlo e S. Rocco (1669).
Un passo verso l'autonomia parrocchiale risulta compiuto il 28 ottobre 1637, quando i capifamiglia vengono convocati per l'elezione del cappellano. Pochi anni dopo, nel 1644, il vescovo di Brescia, Vincenzo Giustiniani erige, il 20 giugno, la Confraternita del SS. Sacramento con l'obbligo di custodire l'altare maggiore. Nel 1672 al cappellano viene affidato l'incarico di fare scuola. Di una "strepitosa solennità" e processione per accogliere le "sacre spoglie di S. Felice martire" donate al Consorzio, vi è documentazione nel 1693. Finalmente, l'11 giugno 1749, un decreto vescovile stacca dalla parrocchia di Cimmo ed erige in parrocchia, di patronato dei comizi, la curazia dei S.S. Filippo e Giacomo. La comunità parrocchiale è illuminata, nei primi decenni dell'800, sia pure per pochi anni, dalla vita santa del curato e maestro don Gherardo Amadini (Ludizzo di Bovegno, 1806 - Tavernole, 1836) che, morto di colera, venne poi venerato come santo ed elargitore di particolari grazie. Presenze così sante e lo zelo del clero locale crearono un clima religioso intensissimo specie sulla fine dell'800 e agli inizi del '900. Basta dare uno sguardo alle associazioni devote che a cavallo del secolo fiorivano a Tavernole. Su una popolazione aggirantesi sulle 500 anime esistevano la Confraternita del S. Cuore (200 iscritti), il Terz'Ordine Francescano (26 iscritti), il Rosario Vivente (43), l'Opera della S. Infanzia (30 iscritti) cui si aggiunge nel 1902 la Compagnia di S. Luigi. La pratica religiosa è tale che nel 1903 il parroco si sente obbligato a chiedere di poter binare la messa festiva "per i malghesi e gli operai delle fucine". A dare impulso a una così intensa religiosità sono soprattutto alcuni parroci la cui serie è aperta da don Giulio Donati (Ospitaletto, 1867 - Quinzano d'O., 1947) che in pochi anni di parrocchiato costruisce la nuova chiesa parrocchiale, appresta nella vecchia chiesa le aule di catechismo e il ritrovo, fonda una banca cattolica (1896) ecc. Altrettanto attivo don Domenico Franchi (Verolavecchia, 1877-Tavernole, 1934) curato di don Donati e suo successore dal 1906 al 1934. A completamento dell'opera di don Donati questi promuove la decorazione, ad opera di Vittorio Trainini, della nuova chiesa, provvede alla sistemazione dell'organo, del pavimento, dell'apparato dei Tridui. Fonda l'asilo e nel 1919 vi chiama le suore della Carità (alle quali affida l'oratorio femminile e la scuola di cucito), le quali nel luglio 2002 abbandonano la parrocchia. Costruisce il teatro, fonda la filodrammatica e la scuola di canto. È inoltre tra i fondatori della Famiglia Cooperativa e della Banda Musicale (1922). A lui si deve nel 1928 la nascita della Commissione Missionaria (prima presidente Domenica Bertuzzi) che diventa centro di zona per le parrocchie di Cimmo, Pezzoro, Ville, Marmentino, Lavone e Pezzaze. Il fervore da essa suscitato darà il frutto di vocazioni missionarie quali quelle di p. Antonio Porteri, cappuccino, suor Maria Ernesta Incerti delle Suore della Carità, di p. Emilio Micheli, piamartino, ecc. Don Franchi sostiene duri confronti e contrasti con il fascismo negando suoni di campane, organizzando l'oratorio e l'azione cattolica, contrastando l'attività del cinema "Littorio" dell'O.N.B ., difendendo la Cooperativa, sopportando soprusi e offese. Breve, di 13 anni soli, è il parrocchiato di don Francesco Sandrini (1934 - 1947), ma carico di eventi quali la guerra e la resistenza, i primi anni della ricostruzione. Nonostante ciò, riesce a costruire, sotto il presbiterio della parrocchia, le aule di catechismo, ad abbellire la chiesa parrocchiale di un degno pavimento, del presbiterio, di nuovi altari, degli arredi, di mobili per la sagrestia, ma soprattutto, dal 1942 al 1944, a curare i restauri della chiesa di S. Filastrio. Più lungo ma sempre attivo , il parrocchiato di don Angelo Bianchi (1947 - 1983) che vede opere di restauro della parrocchiale, il rifacimento della facciata (1966) alla chiesa di S. Filastrio, un nuovo concerto di campane, il cinema parrocchiale, le ACLI, ecc. Il 27 febbraio 1972 promuove il primo Consiglio parrocchiale. Nel suo parrocchiato don Benvenuto Zucchelli (1983 1992) promuove, con la ristrutturazione della vecchia canonica la nascita di un vero oratorio, di una segreteria parrocchiale, ecc. Nella sua pur breve permanenza il parroco don Rino Maffezzoni (1992 - 2000) provvedeva nel 1994 a rinnovare le strutture di parte dell'antica parrocchiale, creando una cappella iemale, al restauro degli affreschi della parrocchiale, inaugurati nel febbraio 2000, e avviava il restauro di S. Filastrio. Opere poi condotte avanti dal parroco don Francesco Monchieri, che ha potuto, il 16 dicembre 2001, vedere inaugurato il completo restauro della chiesa parrocchiale.
S. FILASTRIO. Domina il paese, sui primi contrafforti che dal fondo valle salgono verso Cimmo, prima parrocchia della zona. È considerato uno dei monumenti più suggestivi della Valtrompia. Venne costruita sulla vecchia strada della Valtrompia, sul bivio per Cimmo. Due lapidi romane trovate all'entrata del cimitero e scomparse nel 1929 testimoniavano l'antichità del luogo. Non si hanno notizie documentate sulle origini della chiesa. Fra le ipotesi, la più suggestiva certo resta quella che la vorrebbe un posto di ristoro per i viandanti sorto in un punto di incrocio di strade: a sinistra si sale a Cimmo, a destra, poco oltre, verso Marmentino. Lo confermerebbe il gigantesco S. Cristoforo, protettore dei viandanti e invocato contro la "mala morte", che domina sul lato sinistro della facciata. Il complesso di S. Filastrio comprende tre ambienti: al centro la chiesa vera e propria; a N la sagrestia o cappella di S. Domenico; a S un portico, a tre arcate, nel cui fondo sta, chiusa da una cancellata, la cappella di S. Rocco detta anche cappella Amadini, perché vi riposano le spoglie di don Gherardo Amadini, morto nel 1836 in concetto di santità e chiamato dal popolo "il povero maestro". Ciò spiega anche come le sue pareti finirono con il coprirsi di ex voto che, quando l'interno non bastò più, si allinearono sotto il portico e in una cappella vicina e perfino sulla facciata. Controversa l'epoca in cui la chiesa fu eretta. Di certo ha suscitato tanta ammirazione da farla ritenere, senza ragione, la più antica della valle. Il Guerrini la assegnò invece al sec. XV. È probabile che sia sorta per iniziativa del Venerando Consorzio o Carità. Il Panazza ha situato nel 1300 alcuni degli affreschi delle pareti, mentre altri sono stati dipinti nei sec. XV XVI. Emilio Spada, in un suo lavoro su Tavernole, ha aggiunto nuove osservazioni che confermano tale datazione, facendo fra l'altro rilevare, all'angolo SE della navata, uno spaccato d'arco che tronca l'affresco di un santo, il che gli ha fatto pensare che forse l'abside precedente era semicircolare. Sul paliotto dell'altare dell'attigua sagrestia o cappella di S. Domenica compare un affresco in cui figurano S. Domenica e, ai lati, S. Pietro Martire e un santo in cui si può individuare un P. Generale Domenicano (o forse il beato Guala) che tiene nelle mani il modello che potrebbe essere, secondo qualcuno, quello della primitiva chiesa. Se l'individuazione della figura e del modello potesse essere provata sarebbe probabilmente stabilita anche l'origine della chiesa, attribuibile con ciò al B. Guala vescovo domenicano, di un ordine presente non poco in Valtrompia. La indicazione "Consorzio" lascia poi facilmente supporre una confraternita di carità e di suffragio, e designa una di quelle numerose e benemerite associazioni religiose, che nelle frazioni o località separate dalla parrocchia, come era Tavernole rispetto a Cimmo, sopperivano a tutte le necessità culturali, assistenziali caritative. Il Consorzio di Tavernole doveva essere stato fondato o da un frate domenicano o sotto l'influenza di un convento domenicano, molto probabilmente in quel sec. XIII che, in mezzo alle torbide lotte fratricide dei Guelfi e Ghibellini, vide fiorire tante istituzioni di rinnovata carità cristiana, specialmente per iniziativa dei Domenicani e dei Francescani.
Ma l'attuale chiesa risale certo alla fine del '400, come conferma la data trovata su una trave del soffitto. Paolo Guerrini, interpretando un documento per altro mutilo dell'archivio parrocchiale di Lavane, la vuole consacrata l'8 aprile 1566 da mons. Vincenzo Duranti, vescovo di Termoli e Vicario generale della diocesi di Brescia. Di essa abbiamo alcune notizie dagli Atti della visita del vescovo Bollani del 1567. Dipendente dalla parrocchiale di Cimmo, la chiesa ebbe presto anche il battistero, trasferito poi nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, nel 1749. Nel 1572 la chiesa era già consacrata e di seguito vi furono sistemate, fino al 1770, le tombe dei sacerdoti. Negli Atti della visita del Pilati si legge che vi si amministrano anche i sacramenti eccetto il giorno di Pasqua, nel quale i fedeli sogliono comunicarsi nella chiesa parrocchiale di Cimmo; vi si celebra due volte la settimana e in particolari feste. Tuttavia gli abitanti di Tavernole e di Grumello scelsero di mantenere un sacerdote che celebrasse in S. Filastrio ogni giorno, con mercede proveniente da diversi livelli a ciò destinati. Il visitatore auspica che il vescovo ne possa controllare l'amministrazione. Amplissime notizie sono raccolte negli Atti della visita pastorale del vescovo Dolfin del 22 giugno 1582 fra le quali quella ricordante che la chiesa è consacrata e il "dies Consecrationis" è fissato alla festa di S. Luca (18 ottobre) ed ha cimitero e fonte battesimale. Ha due altari uno dedicato alla B. Vergine, l'altro ai SS. Antonio, Bartolomeo e Lorenzo. Vi esiste un campanile con una sola campana. Gli ordini e le prescrizioni spesso precisi delle visite pastorali dei sec. XVII, XVIII e XIX indicano l'attenzione rivolta a questo venerando monumento di arte e decorazione.
Così come si trova oggi, ad una sola navata con tre grandi arconi di spiccata forma quattrocentesca, con tetto a vista su pilastri ed arcate, la chiesa, che riecheggia quelle delle pievi rustiche del sec. XIV, deve essere una trasformazione di un altro precedente edificio. Anche la facciata, semplicissima, conserva tracce evidenti di una primitiva decorazione quattrocentesca, della quale rimane soltanto il colossale S. Cristoforo. Una cornice dipinta, in alto, parallela allo spiovente del tetto e più bassa di un metro all'incirca, indica ancora i segni di un innalzamento. Vi fanno comparsa cinque piccole cavità dove erano sistemate le travi della più antica gronda e che vennero riempite con malta a colore naturale. Anche osservando nella parte esterna orientale della chiesa si notano chiari segni che dimostrano l'innalzamento. Una guida agli affreschi dell'interno è possibile sulla scorta di Don Spada. L'affresco centrale del Crocifisso è tagliato dalla finestra fatta successivamente, forse nel 1666, quando anche tutto l'interno della chiesa venne imbiancato, coprendovi le pitture, e ciò per ordine del vescovo di Brescia, come attestano gli atti delle Visite Pastorali. Nella controfascia, accanto alla porta è raffigurata S. Liberata, che tiene fra le braccia due infanti, con la didascalia "S. Liberata 1523". Sulla parete sinistra a settentrione, in alto, scena della Passione. Sull'angolo dell'arco, frammento di santo, Madonna che adora il Bambino. Nella fascia superiore (da sinistra): martire che in ginocchio viene colpita da scure; personaggio a cavallo; Madonna in trono con S. Caterina di Alessandria e S. Antonio Abate, S. Girolamo, Giobbe e lo pseudo beato Simonino di Trento. Nella fascia inferiore: Ultima Cena (deperite le figure centrali di Gesù e S. Giovanni). Nel presbiterio, l'altare porta un paliotto affrescato con la Madonna e due santi ai lati. A sinistra: sopra, la Madonna che adora Gesù, sotto, le stimmate di S. Francesco e vescovo con lebbroso. A destra: in alto Crocifisso, frammenti di affreschi, Madonna in trono e santo. Nell'arco trionfale: in alto il Padre e colomba; a sinistra l'Angelo dell'Annunciazione e sotto Madonna su trono e angelo; a destra la Madonna che riceve l'annuncio e sotto vescovo con mitria e pastorale, forse S. Filastrio. Sulla parete di destra della navata si vedono, da sinistra, S. Maria Maddalena in preghiera, S. Bartolomeo; due figure allegoriche, forse la Fede e la Carità; santo vescovo con mitria e pastorale; altre due figure di cui una può personificare la Giustizia, giacché tiene la bilancia in mano, l'altra, forse, la Speranza.
Un secolo d'oro del santuario fu il XVI, come dimostrano molti affreschi. Del sec. XVI è il bellissimo tabernacolo ora conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, in legno scolpito, a forma esagonale, con colonnette decorate ed eleganti cornici. Fra le colonne sono dipinti su legno quattro santi: S. Filastrio, S. Pietro, S. Rocco e un altro vescovo. Il tabernacolo è privo della parte superiore. Sappiamo che è stato dipinto da Francesco Ricchini di Bione nel 1568, come indica la scritta che si legge nel riquadro posteriore: " Franciscus Ricchini/ de Biono pinxit et deauravit, anno,/ Pubblice salutis/MDLXVIII". Nello stesso sec. XVI vennero poste alcune tombe, di cui una sola rimane, del 1508, la cui pietra ricorda il sac. Stefano Zappa, morto in quell'anno. Il presbiterio era adorno di un bellissimo polittico, che ora si trova nella parrocchiale di Tavernole. Al posto del pannello grande centrale dello stesso, in origine sarebbe esistita una statua della B.V. del Carmelo. Probabilmente in seguito alle visite pastorali dei vescovi Morosini (1652) e Ottoboni (1656) tutta la chiesa venne restaurata e abbellita. Nell'altare laterale vi è una soasa abbastanza ricca con pala raffigurante Madonna con il Bambino con paesaggio in cui qualcuno ha voluto vedere Tavernole. A lato sono raffigurati S. Pietro Martire e S. Antonio da Padova, firmata "Abram Grisiani".
Il Guerrini attribuisce l'adiacente sagrestia al "Consorzio" la ritiene, anzi, il primitivo cimitero di tale confraternita; di forma quadrangolare con volta a vele, costoloni, è pure tutta affrescata. Probabilmente è da datare al sec. XV, come del resto confermano i caratteri gotici delle didascalie che accompagnano le immagini. Domina, sulla parete settentrionale, una grande e bella Crocifissione con i SS. Pietro martire e Domenico. Lodando il monumentale e spaziato scenario, la nobile impostazione delle figure, il Panazza ha rilevato che: «negli angeli, nel Cristo è una finezza, una scioltezza, che ci riportano alle sottili e leggere soluzioni care ai Bembo». Sulla parete orientale, ai lati della finestra, sono raffigurati in alto il Padre Eterno, l'angelo e la Madonna che riceve l'annuncio; sotto si allineano S. Alessio, S. Antonio Abate, con la data 1547, una Madonna con Bambino, S. Girolamo in veste cardinalizia, altra Madonna in trono con Bambino, S. Sebastiano legato alla colonna e coperto di frecce, ormai quasi invisibile. Le altre due pareti sono coperte di un ciclo di visioni e miracoli di S. Domenico, secondo le leggende più in voga nei sec. XV e XVI. Sulla parete occidentale, nella lunetta superiore S. Domenico che calma la tempesta e converte i corsari suoi persecutori, la visione di S. Domenico, di Cristo che vuol castigare l'umanità, ma che viene fermato dalla Madre sua che gli chiede pietà in nome dei SS. Domenico e Francesco. Nella fascia mediana: la Madonna consegna l'abito religioso a S. Domenico. Segue la visione di Papa Innocenzo III in cui S. Domenico sostiene le mura del Laterano, per cui il papa si convinse a concedere la regola. Nella fascia inferiore: S. Domenico ridona la vita ad un muratore morto sotto le macerie di un edificio. Gli scritti di S. Domenico vengono gettati nel fuoco e non bruciano, mentre bruciano, invece, quelli degli eretici. Visione di S. Domenico con le parole di spiegazione. Sulla parete meridionale: nella lunetta superiore, da sinistra, S. Domenico salva i pellegrini diretti al santuario di S. Giacomo di Compostella; gli angeli portano cibo a S. Domenico e ai suoi confratelli nel refettorio di S. Sisto in Roma. Nella fascia intermedia: S. Domenico prega e salva i suoi frati dalle insidie di un drago. Domenico e un suo compagno sorpresi da un acquazzone non si bagnano, Dio provvede S. Domenico e compagno di denaro per pagare il pedaggio su un ponte. Nella fascia inferiore ai due lati della porta d'ingresso: gli eretici si scagliano contro il santo; S. Domenico in orazione.
È di grande interesse riportare quanto scriveva Cesare Cantù in un articolo de "Il secolo" di Milano del 28 gennaio 1873. Dopo aver sfatato la strana attribuzione degli affreschi al sec. XI, facendo rilevare come essi rappresentino S. Francesco e S. Domenico, venuti un secolo dopo, il Cantù scrive: «Meritano di essere conservate le iscrizioni in lingua e calligrafia rozza, almeno quanto ancora ne possiamo leggere». Giustamente Emilio Spada sottolinea come le didascalie riecheggino la lingua dei Fioretti di S. Francesco, opera della fine del sec. XIV. Sul bordo inferiore degli affreschi sono state graffite alcune pie invocazioni o giaculatorie come le seguenti di particolare soavità: "Multum recte piam - prece venerare mariam" e "Non tibi sit grave - dicere: mater, ave" e numerosi accenni necrologici, compresi fra il 1498 e la fine del'500 come: «Mr. Bonomus Zubani obiit ultimo may. 1504. - Mr. Martinus de Zuchotis obiit 13 iulii 1504 - Mulier Xisti de Saleris obiit de mense febbruarii 1503. Ven. presb. Bartholomeus Salerius obiit die VI decembris - Ven. vir. d. presb. Lialus obiit die 18 septembris 1595. - M. r. Thurinus de Zapery obiit 9 novembris 1505. - Ven. dom. presb. Baptista de Saleris decessit 29 augusti 1507. - Delaidus de pelipariis (Pelizzari, antica famiglia di Tavernole, come i Saleri di Cimmo) vitam cum morte commutavit 27 marcii 1520. - Papa Leone X morì 1523. - Venturi depentor 1529. - Presb. Stefen obiit vigesimo augusti 1529 die sabbathi. - 1536 morì Peder Lavezer. - Die 4 marcii occisus fuit d. Lodevicus Amadinus - Dominus Vivianus decessit die XII septembris 1544. - Dom. Ioann Albertus de Mazzuchellis die XV septembris 1590 obiit».
Le quattro vele della volta a sfondo azzurro delimitate da costoloni decorati, hanno tre medaglioni ciascuna, e sono dedicate rispettivamente a un evangelista, a un dottore della Chiesa e a S. Tommaso d'Aquino (ripetuto così quattro volte). Gli evangelisti del settore N e S hanno vesti color violetto cangiante, gli altri due veste gialla; tutti recano un codice aperto che mostra la Sacra Scrittura (il loro Vangelo). I dottori della Chiesa rappresentati sono: Ambrogio, Agostino, Gregorio, Girolamo. Gli angoli e i costoloni della volta hanno ricca decorazione. Il Panazza definisce il ciclo pittorico di S. Filastrio come "uno dei più importanti del Bresciano" e aggiunge: "le esili figurazioni e il ritmo decorativo del gotico internazionale, le forme piene del rinascimento collegabili al Foppa, il più maturo vicino al Ferramola, sono presenti in questa serie di affreschi, dovuti a vari maestri fra cui eccelle quello delle Storie di S. Domenico, non insensibile allo stile bembesco, ma con una vena caricaturale forse di provenienza altoatesina e con una evidente sensibilità per le tonalità smorzate".
Piccolo santuario a sè stante è la cappella od ORATORIO DI S. ROCCO, racchiusa da un cancello di ferro, in fondo al portico sul lato meridionale della chiesa. Deve essere stato costruito (o ricostruito) per voto in seguito alla peste del 1576 - 1577. Difatti S. Carlo (o chi per lui) visitandolo nel 1580, trovandolo troppo aperto, ordina che entro un mese venga chiuso da muri da ogni parte. L'abside è coperta di affreschi cinquecenteschi. In alto sta un Crocefisso, a sinistra un santo vescovo o cardinale nell'atto di ricevere un rotolo. Sotto sono allineati: S. Rocco e altra figura parzialmente visibile; S. Rocco che salva uno che sta per annegare in un fiume; S. Rocco e S. Sebastiano: e ancora S. Rocco con scritta, in caratteri gotici; altro santo con data: 1530. È adorna di decorazioni e stemmi pure cinquecenteschi, fra i quali emerge quello raffigurante il calice eucaristico, simbolo della Scuola o confraternita del Sacramento. L'altare che qui esisteva è stato sostituito con il sarcofago del "povero maestro" don Gherardo Amadini, al quale vennero attribuite numerose grazie e il cui sepolcro è stato per la popolazione motivo di ulteriore e crescente devozione per questo santuario. Il campanile fu probabilmente costruito nei sec. XIV - XV: è in pietra e tufo, elegante, e le finestre della cella campanaria sono a sesto moderatamente acuto. Essendo eretto in corrispondenza del lato sinistro della navata, e precisamente all'incidenza del primo arcone con la parete, poggia con due lati appunto sull'arcone e sulla parete sinistra, mentre gli altri due lati (orientale e meridionale) sono sorretti, con elegantissima e originale soluzione, da una colonna d'angolo, in pietra, sul capitello della quale convergono, ad altezza diversificata, due archi a sesto acuto in pietra sui quali terminano, come sospese, le due pareti. Analoga soluzione si trova nella chiesa della Mitria a Nave. Dichiarato monumento nazionale, il complesso ritenuto uno dei più importanti della valle, ha subito nel tempo notevoli restauri fra i quali strappi di affresco (specie nel luglio 1979); ma ha anche avuto particolari ripetute cure. Nel 1942 - 1944, per iniziativa del parroco don Francesco Sandrini, vennero compiuti dai pittori Angelo Sala e Mario Pescatori radicali restauri agli affreschi che erano stati ricoperti, per tre secoli, sotto un anonimo e uniforme scialbo. Nel contempo venivano compiute altre opere. Infatti, furono riaperte le finestre ogivali del coro, sistemato il pavimento, sotto il quale venne aperta una tomba nella quale vennero trovate le spoglie e, ancora conservata, una veste. Nel 1980 per interessamento di don Giuseppe Dester e per la sollecitudine del parroco don Bianchi, il Soprintendente ai beni architettonici e ambientali per le province di Brescia, Cremona e Mantova, arch. Gaetano Zamboni, constatatone lo stato deplorevole ed il valore, attuò il primo intervento conservativo con un totale restauro esterno e il consolidamento delle strutture portanti. Nuovi restauri a queste ultime decisi nel 1995, vennero compiuti, per interessamento del parroco e del prof. Carlo Sabatti, dal gardonese Adriano Fusaldi. Nel 1998 venne restaurata dal laboratorio Guido Malzani e Nicoletta Garattini la pala del Grisiani; nel 1999 veniva approntato dallo stesso laboratorio un vasto progetto di restauro dei dipinti. Da sempre accanto alla chiesa esistette il cimitero, ampliato nel 2002 di 88 nuovi loculi.
CHIESA PARROCCHIALE VECCHIA. Come ha scritto Emilio Spada: «la vecchia chiesa eretta nel 1525 dal Venerando Consorzio, era situata nell'area ora occupata dal Monumento ai Caduti e la porta d'ingresso si trovava all'incirca in mezzo all'attuale strada provinciale, con il sagrato che andava oltre e costringeva la strada principale della valle a un complicato e stretto giro. Il campanile, ora in gran parte rifatto e molto più alto, prima risultava a N della chiesa, mentre invece è a S della parrocchiale nuova. Il piano della navata era notevolmente più basso del livello stradale odierno e aveva una scaletta d'accesso dalla strada. La sacrestia era al di là della chiesa, verso il Mella, ed esiste ancora, pressochè intatta, trasformata in studio parrocchiale. Vi era anche un ambiente chiamato: «La Disciplina». La chiesa era semplice e disadorna, con soffitto a travatura e, nella parete settentrionale, aveva due cappelle, con altari ora trasportati nella parrocchiale nuova e collocati vicino alla porta d'ingresso. La facciata venne adornata di un elegante portale sul quale si legge "Consorcium terre de Tabernolis F.F. MDXXII", ancora esistente. Nel 1539 venne dorata la porta "et li figuri", dipinta la facciata e venne aggiunta una stanza per il cappellano. Nel 1550 venne provvista di una campana, collocati un nuovo altare ed un bel tabernacolo in pietra, forse di Lorenzo de Benaie o Benaglio, opera in marmo di grande eleganza e ricca di motivi floreali, ancora esi stente. Nel 1566 venne posto sul campanile l'orologio pubblico; nel 1612 venne eretto, per legato di Antonio Veneziani, a lato del Vangelo, un altare alla B.V. e a S. Nicola. Divenuta parrocchiale nel 1749, la chiesa venne ampliata nel 1786 con un nuovo coro e arricchita di un organo. Nel 1835 veniva costruito l'apparato dei Tridui, ricostruito nel 1927 da Benedetto Rivetti. Nuovi restauri alla chiesa, alla sacrestia vengono eseguiti nel 1855. Nel 1901 la vecchia chiesa verrà in parte abbattuta per far luogo alla nuova.
NUOVA CHIESA PARROCCHIALE DEI SS. FILIPPO E GIACOMO. La necessità di riforme e di ampliamento alla vecchia chiesa vennero percepite fin dal suo ingresso in parrocchia, nel febbraio 1893, dal giovane parroco don Giulio Donati. Dopo aver pensato ad aggiunte di cappelle laterali, all'innalzamento del tetto, all'apertura di finestre, nel 1895 il problema veniva studiato dall'ing. Gerolamo Piotti. Bocciate le prime proposte, scomparso l'ing. Piotti, don Donati, ispirandosi alla chiesa di Lodrino, stese lui stesso un disegno che passò all'arch. Carlo Melchiotti, il quale, in breve tempo, preparò, per il settembre 1895, un primo progetto, del costo di 22 mila lire. Seguono le prime raccolte di fondi e di offerte, la nomina di una commissione: presidente Stefano Pittaluga, vice presidente Fiorentino Pelizzari, cassiere Gaetano Zubani, segretario don Donati. Mentre le offerte della popolazione diminuiscono, si intensifica l'azione dei giovani con moltiplicate iniziative teatrali, raccolta di uova, di pattume. Seguono ispezioni della Prefettura, contestazioni di Sovrintendenza, ma anche stanziamenti del Comune e dello stesso Ministero. Aiuta l'impresa la costruzione, nel 1897 - 1898, della linea tranviaria Gardone V.T. Tavernole che esige spazio (impedito dalla vecchia chiesa). Ciò convince i responsabili ad affrontare decisamente la nuova costruzione. L'arch. Melchiotti prepara il progetto di una chiesa nuova, ad unica navata, di stile settecentesco, preferito da don Donati. Nonostante il costo sia salito da 22 a 38 mila lire, la costruzione viene affrontata con decisione. Zanardelli stesso promette il suo appoggio e, nel novembre, vengono avviati i lavori di provvista del materiale.
Nel 1899, prima ancora che venga il nulla osta della Sovrintendenza, viene abbattuta la vecchia chiesa; il 4 novembre viene firmato il contratto con l'impresa Giuseppe Pellini e il 19 novembre viene posta e benedetta la prima pietra nella quale viene murata la pergamena che dice: «L'anno del Signore 1899 - 19 novembre/sotto il pontificato di Leone XIII/essendo Vescovo di Brescia/ mons. Giacomo Maria Corna Pellegrini/parroco di Tavernole don Giulio Donati/curato don Nino Brunelli/ alla presenza di molti sacerdoti/delle autorità civili/e della popolazione di Tavernole/e di moltissimi fedeli convenuti/da ogni parte della Val Trompia/il rev.mo Giuseppe Sinistri/canonico della cattedrale di Brescia/e delegato del Vescovo/con grande solennità benediceva/e poneva la prima pietra di questa nuova chiesa». Dopo due anni la chiesa era eretta portando sull'architrave della porta principale la seguente iscrizione: "D.O.M./et SS. app. Philippo et Jacobo/ecclesiam hanc ampliorem/et decentiorem tabernulenses veterem /demoliti erigebant A. S. MCM". Accompagna l'impresa un canto per la nuova chiesa del poeta Fortunato Pozzi e il 22 settembre 1901 la chiesa viene consacrata dal vescovo mons. Giacomo Maria Corna Pellegrini. Nello stesso 1901 viene trasferito dalla vecchia chiesa e ricostruito, l'organo poi restaurato con aggiunte nel 1909 - 1912 dalla ditta Giovanni Bianchetti. Dalla vecchia chiesa sono pure trasportati gli altari vicini alla porta principale, mentre due nuovi altari vengono costruiti nel 1903 e dedicati rispettivamente alla Madonna e a S. Giuseppe (quest'ultimo rimosso nel 1966 per collocare il polittico proveniente da S. Filastrio). La figlia dell'architetto Melchiotti, lo stesso che aveva progettato la nuova parrocchiale, dipinse una discreta pala, racchiusa in una buona soasa, che raffigura i SS. protettori Filippo e Giacomo e che viene posta sull'altare maggiore. Poi si fanno banchi nuovi per la chiesa, la bussola, il copricielo, il pulpito, le due cantorie. Nel 1937, su iniziativa di don Franchi, la chiesa è abbellita di affreschi di Giuseppe (per le decorazioni) e di Vittorio Trainini (per le figure) per contratto firmato il 19 gennaio 1923, impegnandosi questi "di eseguire il lavoro a buon fresco con piena coscienza d'arte". Vittorio Trainini dipinse: tre grandi medaglie centrali della volta, illustranti i temi della nascita di Gesù, della Risurrezione e della discesa dello Spirito Santo; sono probabilmente le cose più belle; dodici pennacchi, quattro per ognuna delle grandi medaglie della volta, raffiguranti gli evangelisti, i Dottori della Chiesa e le Virtù cardinali; due quadri nel coro, con il martirio dei SS. Filippo e Giacomo; la pala nuova - in affresco - della chiesa, con i SS. Filippo e Giacomo e, in alto, la Madonna; la lunetta in alto, sopra la pala, che rappresenta l'invio degli apostoli (interessante chiaroscuro); cinque finte statue, dipinte nei cinque spazi intercolonnari e raffiguranti S. Pietro, S. Paolo, S. Filastrio, S. Luigi e S. Rocco; dodici medagliette a chiaroscuro, assai belle, raffiguranti episodi evangelici, sparse in vari posti della chiesa; una medaglia sopra il pulpito. Gli affreschi suscitarono vivaci contrastanti polemiche, con perizie e controperizie, giurie, ecc. fino a quando Trainini ebbe piena soddisfazione. Nel 1999 il laboratorio Garattini Malzani restaurava gli affreschi del Trainini, inaugurati il 3 febbraio 2000. Nel 2001 venivano restaurate dal laboratorio di Silvia Gaffurini di Ospitaletto le 12 formelle dell'ancona della Madonna del Rosario, della prima metà del '700. Nel 1966, per iniziativa del parroco don Bianchi, era stata rinnovata la facciata della parrocchiale.
Nella chiesa si può ammirare un bellissimo polittico con ricca cornice, trasferitovi dal santuario di S. Filastrio, collocato sul primo altare laterale di sinistra. Nel pannello superiore, centinato, spicca il volto del Padre Eterno in un cielo stellato cosparso di nubi, che sovrasta il Cristo morto, sorretto dalla Madonna e da S. Giovanni, di chiara ispirazione belliniana. La tavola centrale (Madonna col Bambino in trono) è affiancata da pannelli raffiguranti S. Stefano, S. Lorenzo, S. Filastrio, S. Sebastiano, S. Rocco e S. Calogero. Il polittico, databile al 1530 che Paolo Guerrini definisce una "delle più pregevoli e degne" opere d'arte della Valtrompia, rivela, secondo Sandro Guerini un pittore formatosi in un ambiente bresciano-bergamasco; i visi notano suggerimenti foppeschi mescolati a soluzioni mutuate dalla pittura di Venezia e dell'Italia centrale, il tutto però pervaso da ingenuità e semplicità popolaresca e da un amore spiccato per il particolare esotico e prezioso e rileva l'affinità con quelle di Invico e di Lavone. Egli poi sostiene che il polittico è incompleto mancando, in alto, due riquadri con l'Annunciazione. Interessante è anche la pala del secondo altare di destra (Madonna col bambino, S. Caterina, S. Domenico e S. Felice) databile al 1705 e dovuta ad un pittore che, secondo Guzzo, guarda ad Andrea Celesti; è affiancata da due statue lignee dipinte in color avorio tradizionalmente assegnate ad Antonio Callegari. Di rilievo anche una pregevole "Madonna e i SS. Antonio Abate e Luigi Gonzaga" di Santo Cattaneo. Della vecchia chiesa rimase il campanile dotato, nel 1864 - 1867, di un concerto di campane fabbricate dalla ditta Giorgio Pruneri. Rimosse per requisizione di guerra nel 1942, vennero di nuovo fabbricate nel 1949 dalla ditta Mario Colbacchini di Trento, benedette e collocate nell'agosto 1949, rimesse a nuovo e ricollocate nell'ottobre 2002.
ALTRE CHIESE. Una chiesa Disciplina compare in documenti del 1855. Un'altra chiesa, o forse la stessa, è segnalata di fronte al forno fusorio nella mappa napoleonica, agli inizi dell'800, ma non viene segnalata in seguito. Con decreto del 10 dicembre 1949 veniva aperta la cappella dell'asilo e della piccola Comunità delle suore della Carità di S. G. A. Thouret. Nel territorio sorsero anche numerose santelle o edicole. Già nel 1574 il visitatore mons. Pilati disponeva che venisse distrutto un altare esistente in un "capitello" sopra Tavernole. Singolare l'edicola sacra scavata nella roccia, presso il paese, da Alessandro Pedersoli, un artista del luogo, ricca di legni e di marmi. Una santella più che una chiesetta già esistente in contrada Grumello nel 1580 e visitata da S. Carlo Borromeo, venne ricostruita per iniziativa delle suore e sorelle Sedaboni. In stato di degrado, venne di nuovo restaurata nel 1975 dal Gruppo Alpini Tavernole-Cimmo, affrescata da Giovanni Saleri (detto Pingulì) e dedicata ai Caduti e Dispersi di tutte le guerre.
ECONOMIA. Pastorizia, allevamento di bestiame bovino, colture di cereali, patate, coltura dei boschi sono le determinanti dell'economia locale. Come è stato accennato, l'allevamento e il mercato del bestiame divennero una delle colonne portanti fino ai primi decenni del'900. Ancora negli anni '50 si tenevano a Tavernole corsi di economia e zootecnica. L'economia agricola e zootecnica fu tuttavia sempre accompagnata da una solida attività manifatturiera nella lavorazione particolarmente del ferro. Già il termine Tabernulae è stato inteso, oltre che come osteria, anche come officina. Nel sec. XV sono attivi forni; monumento di archeologia industriale è il Forno fusorio. Di esso esistono documenti del 1426 e del 1454 negli "Annali" della Comunità di Pezzaze. La vasta costruzione è ancora visibile e in via di ricostruzione sul lato destro del Mella. In esso fin dai tempi antichi veniva fuso il materiale di ferro cavato dalle miniere di Bovegno e da altri «buchi»; le acque del Mella azionavano i soffioni del forno ed il grosso maglio. Nel 1586 sono nominati per Cimmo e Tavernole un forno fusorio inattivo da dieci anni, una fucina grossa e cinque piccole. Il Da Lezze nel 1609 documenta l'esistenza di "un forno di ferro et una commodissima fusina dove si fabbricano canne d'archibusi et moschetti d'ogni sorte, et altre tre fusine.... Vi si lavoravano panni bassi con tre folli". Il forno fusorio è sempre attivo nel 1782. Nel 1855 produceva 700 tonnellate di ghisa. Proposta nel 1865 da Giuseppe Ragazzoni e dall'ing. Gerolamo Piotti con l'appoggio di Morandi, Vivenzi, Glisenti, Sedaboni, Pirlo, ecc., si formava una Società Anonima Bresciana per la coltivazione dell'industria ferriera nelle valli bresciane. A ricuperarlo definitivamente fu tuttavia nel 1873 Francesco Glisenti che vi stanziò uno stabilimento "per la fabbricazione delle ghise al carbone di legna e per la fabbricazione di masselli di ferro e acciaio pudellato" e vi stanziò nel 1874 un altoforno e due forni di pudellatura del sistema Langlade. Il complesso poi nel 1894 e per pochi anni, passò in proprietà del Migliavacca delle ferriere di Vobarno e poi della Redaelli di Gardone V.T. Attiva a metà del sec. XIX, poco lontano da Tavernole, era la calchera dei Tre Cristi, alimentata da una frana di dolomia. La lavorazione del ferro riprese agli inizi del sec. XX con un'officina di una trentina di operai e di proprietà di Mosè Gnutti. Nel 1906 passava in affitto a Mosè Rivera e nel 1925 in proprietà al fratello di questi, Antonio. Distrutta da un incendio, in suo luogo, nel 1928, sorgeva la ditta Carlo Pelizzari. Nel 1930 ospitava una modesta segheria per venire poi completamente abbandonata. Il complesso veniva acquistato dal comune che ne ha avviato una completa ricostruzione.
Mentre declina l'altoforno, l'attività imprenditoriale riprende con altre iniziative artigianali. Nel 1915 nasce, in loc. Mella, la ditta Luigi Pelizzari poi passata al figlio Michele. Nuove iniziative si registrano negli anni '30.
Come si è accennato, fino ai primi decenni del sec. XX Tavernole visse soprattutto di agricoltura e specialmente di allevamenti di bestiame, che ebbe il suo perno nei mercati, nelle mostre bovine nel Foro Boario con spiragli di turismo. Dal secondo dopoguerra andarono imponendosi industria e artigianato.
Accelerato, specie negli anni '60, è lo sviluppo artigianale e industriale, con la nascita di officine e di costruzioni industriali tra le quali la "Peli-Fer" di Pelizzari Michele; la "Porteri Battista", che si insedia nei locali della "Pelizzari Carlo", subentrando poi alla Peli-Fer e trasferendosi nella zona industriale di Basio con la denominazione P.B.T. (Porteri Battista Tavernole); la "Fratelli Forlani"; la "Zubani e Gatta"; la "Fratelli Gagliandi"; la "Record" di Paganoni e Saleri, ora dei fratelli Roberto e Serafino Saleri, trasferita nela zona industriale, nel moderno capannone, prima Simec; la "Ravelli e Forlani"; la "Guerini Giuseppe"; la "OMP" dei fratelli Piotti. Continuano la tradizione artigianale le piccole officine di Piotti Angelo, Fada Marino, Pelizzari Faustino e Pelizzari Fiorentino, i quali però nulla lasciano di intentato per ampliare lo spazio vitale della loro attività. A metà degli anni '70 svolgono la loro attività oltre 20 officine delle quali cinque a carattere industriale, che offrono lavoro a più di 230 dipendenti, compresi i familiari, su una popolazione attiva totale di 518 lavoratori distribuiti in tutti i settori (edilizia, agricoltura, industria, commercio, ecc.). Il trend di espansione artigianale e industriale continuò negli anni seguenti. Sorgono poi nuove industrie: nel 1977 la Frola Oscar, che fabbrica stampi molto ricercati. Dell'agricoltura di un tempo resistono alcune isole di prestigio come quella creata nel 1996 in Caregno, nella cascina Pesei, alle pendici del Guglielmo, da Amedeo Materossi ed Abramo Sabatti. Vi si producono miele, frutti di bosco e marmellate richiesti anche all'estero. Notevoli l'allevamento di capre selezionate e la produzione di formaggi promossi a Predafallo da Mario Pelizzari. Ancora funzionante su richiesta il vecchio mulino Pelizzari. Restano della economia montana imperante per secoli le ricerche toponomastiche e storiche sulle antiche malghe condotte nel 1997 da alunni del III corso dell'ITIS di Brescia guidati dal prof. Sergio Danieli. Malghe come quelle di Prato Nuovo di sotto e di sopra, Gandina Bassa, Valle dei faggi furono ristrutturate ad iniziativa dell'Amministrazione Comunale.
PERSONAGGI. Si possono ricordare Bernardino de Caciis redattore nel 1372 degli Statuti di Cimmo e Tavernole; Antonio Cipriano Benaglia, professore di diritto all'Università di Padova; Bartolomeo Benaglia, autore nel 1713 di un trattato di aritmetica e nel 1726, di una storia del Santuario di Bovegno; il maestro don Gherardo Amadini e don Angelo Saleri arciprete di Palazzolo, morti in concetto di santità. Un intagliatore e tarsiatore del legno e del marmo fu nel sec. XIX Alessandro Pedersoli.
SINDACI E PODESTÀ. Saleri Battista (7 gennaio 1877); Bortolo Pelizzari (10 giugno 1878); Davide Ceresoli (2 aprile 1884); Andrea Pelizzari (29 settembre 1895); Silvestro Mineni (10 ottobre 1905); Calocero Ganzola (20 maggio 1908); Davide Pelizzari (3 agosto 1914) podestà dal 14 maggio 1926 fino al 17 novembre 1938. Seguono come Commissari prefettizi il comm. Ugo Martore dal 17 novembre 1938 al 23 febbraio 1939; il dott. Lorenzo Campana, dal 5 marzo 1939 al 30 marzo 1939; il dott. Giuseppe Malfassi dall'11 aprile 1939 al 17 luglio 1939; il dott. Giuseppe Malfassi (18 luglio 1939).
SINDACI: Luigi Possi (aprile 1945); Santo Zubani (7 aprile 1946); Angelo Mineni (7 giugno 1951); Davide Pelizzari (18 ottobre 1958); Primo Paganoni (5 dicembre 1964); Vito Piercarlo Bonanomi (13 luglio 1975-1995); Cesare Gheda (1995-1998); G. L. Di Vincenzo commissario prefettizio (1998-1999); Sandro Pittaluga (dal 1999).
PARROCI. Bartolomeo Mutti di Tavernole (1749-1750); Antonio Mutti di Tavernole (1750-1754); Giuseppe Polotti di Lumezzane Pieve (1754-1770); Pietro Zini (17701775); Graziadio Franzini di Gardone V.T. (1775-1778); Bartolomeo Contessi di Sarezzo (1778-1790); Giovanni Battista Bianchi (1790-1796); Francesco Zubani di Ville di Marmentino (1796-1808); Antonio Bottami di Bovegno (1809-1810); Giacomo Bettari di Carpenedolo (3/1/ 1811 - 16/9/1811) Economo spirituale; Domenico Tanfoglio di Gardone V.T. (19/9/1811 - 29/6/1812) Economo spirituale; Carlo Bontacchio di Pezzaze (12/7/1812 - 7/8/1825) Economo spirituale; Giulio Decò di Bione (12/8/1825 - 18/7/1826) Economo spirituale e poi parroco (1826-1832); Giacomo Bonetti (1832-1838); Maffeo Lazzari (1839-1840); Andrea Flocchini (1843-1849); Bortolo Tosini Economo spirituale (1849-1850); Mauro Paroli Economo spirituale (1857-1860), parroco (1860-1885); Battista Maffina (1886-1891); Giulio Donati di Ospitaletto (1893-1906); Domenico Franchi (1906-1934); Francesco Sandrini (1934-1947); Angelo Bianchi di Lumezzane S.S. (1947-1983); Benvenuto Zucchelli di Pompiano (1983-1992); Severino Maffezzoni di Iseo (1992-2000); Francesco Monchieri di Prestine (dal 2000).