OMBONI Tito

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OMBONI Tito

L'Enciclopedia Italiana lo dice nato a Canonica di Gera d'Adda il 19 agosto 1811. Fra i nati a Palazzolo è registrato un Omboni Giovanni Battista, alla data 10 ottobre 1811, di Francesco e di Lucia Pezzoli. Morì a Milano il 3 febbraio 1900. Fece i suoi primi studi a Brescia sotto la guida di Cesare Arici e di Alberto Gabba, frequentò poi le università di Pavia e di Padova e infine di Vienna dove, ventenne, si laureò in medicina. Segnalatosi per spirito patriottico fu presto obbligato a lasciare la capitale austriaca. Tornato in patria, ma come egli scrisse «eccitato il desiderio di vedere il mondo e di conoscere il vario costume delle genti, ripieno di giovanile ardore, dissi addio alle patrie rive dell'Ollio (sic) e peregrinando per la Svizzera, la Francia, l'Inghilterra e la penisola Ispanica, mi recai in Portogallo». Qui nel 1833 combattè in qualità di medico con G. Cialdini e Fanti, in favore dei costituzionalisti contro don Miguel, mentre in Austria veniva impiccato in effigie. L'anno appresso potè coronare il suo sogno dì viaggiare salpando il 25 settembre 1834 da Lisbona per l'Africa sulla fregata "Principe Reale" al seguito di Don Domingo de Saldanha, che la regina Maria de Gloria, inviava governatore delle sue colonie africane con l'incarico di inaugurarvi una politica di progresso. Toccando Madera, le isole di Capo Verde e S. Felice di Bengala, raggiunse il 20 febbraio 1835 Loanda capitale dell'Angola. Qui fu medico "di consiglio" ed entrò in contatto con autorità e popolazioni locali raccogliendo ampie notizie di geografia, idrografia, storia naturale, linguistica, storia etnografia e correggendo ed ampliando quanti altri avevano scritto. Sua intenzione era quella di stendere le sue osservazioni anche "alle parti orientali dell'Africa, passando per il Capo di Buona Speranza, Mozambique, l'isola di Socotoro, ultime dipendenze di quella gran parte del Globo, la cui circonferenza assieme offre una linea continua di cinquemila più leghe". Dopo alcuni mesi di permanenza a Loanda riprese il mare per raggiungere Macao, toccando il Mozambico e Goa, tornando nella capitale al principio del luglio 1836. Sulla fine dello stesso s'imbarcava sul mercantile "Felicia" per tornare in Europa toccando la foce del Congo, le isole di S. Tommaso, del Principe, di Fernando Poo. Con un viaggio costellato da nuove avventure, raccogliendo abbondanti osservazioni e notizie, nel novembre 1836 arrivò a Marsiglia. Del viaggio lesse nel 1837 una relazione all'Ateneo di Brescia sotto il titolo "Memorie di un viaggio nell'Africa occidentale" in parte pubblicato nei Commentari dell'Ateneo di Brescia (1837). Elaborò poi le memorie e le osservazioni in un volume pubblicato nel 1834 col titolo "Viaggi nell'Africa centrale di Tito Omboni già medico di consiglio nel Regno d'Angola e sue dipendenze, membro della R. Accademia Peloritana di Messina ecc.». (Milano, Stabilimento Civelli e Campi, MDCCCXLIV) dedicato al protomedico del Governo austriaco Giuseppe Luigi Giomelli. Il volume ristampato nel 1846, 1847 ecc, ricco di illustrazioni e di osservazioni, notizie geologiche, geografiche, botaniche, storiche, religiose, folcloristiche, climatologiche ecc., è scritto in stile semplice, immediato ed efficace. In appendice l'Omboni aggiunse una cinquantina di pagine di notizie storiche, geografiche e statistiche dedicate, soprattutto, all'Angola con la serie dei vescovi e dei governatori delle Isole di S. Tomé, di Capo Verde e dell'Angola stessa, i nomi delle piante, le loro virtù medicamentose ecc. Allucinante il racconto delle vicende di bordo, con delitti, disgrazie, epidemie ed episodi di commercio di schiavi. Nel frattempo dopo un non lungo soggiorno a Palazzolo, durato solo qualche mese ripartì prendendo la via dell'Asia, passando da un porto all'altro e spingendosi anche all'interno. In Cina compì studi sulla peste, sui morsi dei serpenti ecc. Tornato in Italia partecipò attivamente alla rivoluzione del 1848 diventando capo di stato maggiore della legione Manara. Nel 1849 partecipò alla guerra nominato da Carlo Alberto capitano nella Cavalleria Saluzzo. Svanito il sogno dell'unità dell'Italia si rifugiò in Piemonte lavorando come giornalista a Torino e a Genova e facendo l'insegnante a Casale Monferrato. Nel 1859 tornò a Palazzolo e poi a Brescia, riprendendo a girovagare per l'Italia, a Bergamo, Como, Pesaro, Bologna, Venezia e Treviso, chiudendo la sua vita avventurosa a Milano all'età di 89 anni. Pur continuando nelle ricerche di medicina si dedicò anche a studi geografici ed etnografici. Con Cesare Correnti fu presidente della Società Geografica Italiana. Fu amicissimo del Camperio e di altri viaggiatori. Collaborò a riviste geografiche e giornali. Pubblicò oltre i citati "Viaggi nell'Africa Occidentale" (Milano, Civelli, 1845 - 1847, 13 fasc.), "Da Lisbona a Madera e da Madera all'isola, del fuoco" (s.l. nè d.), "Don Pedro IV e la sua spedizione in Portogallo" (Torino, 1855).