FISOGNI

Versione del 31 mag 2017 alle 10:56 di Pgibe (Discussione | contributi)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

FISOGNI

Già De Cathaneis de Trenzano e poi De Fisoneis. Provenienti da Trenzano, dallo stesso ramo dei Ducci e dei Coradelli si chiamarono dapprima Cattani. Ascesero probabilmente a potenza economica dal 1266 al 1388 attraverso investimenti di beni su Ognato, Brandico ecc. dal vescovo di Brescia. Ziliolo q. Fixone (o Fisogno) q. Zilio, e Fixone q. Florino q. Fixone q. Zilio 5 dicem. 1344 veniva investito di decime al Grumeto di Cazzago, a Trenzano, Cizzago, Comezzano, Sale (di Corzano) e Erbusco. Lo stesso Ziliolo veniva il I febbraio 1350 investito di decime assieme ai Ducco Girarda q. Fiorino assieme a Fachino q. Fisognini q. Fiorino, e Jacopino q. Giovanni, q. Fiorino venivano investiti il 29 aprile 1388 dei 3/4 delle decime e di molti fondi a Ognato e ad Anvido nella pieve di Brandico. Tali fondi ampliavano investiture di altri beni già investiti fin dal 16 febbraio 1309 e rinnovati poi nel 1422 e con altre investiture. Sulla fine del sec. XIV i Fisogni entrarono nella nobiltà bresciana con Fiorino, forse figlio di Giliolo o Ziliolo morto il 30 sett. 1302 che ebbe sepolcro nel chiostro di S. Domenico e fu padre di Giovanni, Fisognino e Gerardo. Errò per vanitosa megalomania il marchese Eugenio Bisogni di Napoli facendo una medesima famiglia dei Fisogni bresciani coi Bisogni calabresi. Si distinsero come Ghibellini. Nel 1406 sono compresi nella Matricola Malatestiana. Furono tra i firmatari del patto di unione con Venezia nel 1426, e dei patrizi originari bresciani appartenenti al Nobile Consiglio, prima della «serrata» del 1488. Ebbero come stemma «D'oro alla banda doppiomerlata, d'azzurro». Un altro ramo fece capo a Fisogno anch'esso come Fiorino (abitante nell'odierna via Trieste) e Giacomino (abitante nell'odierna Pinacoteca), di Giovannino de Fisoneis dei valvassori di Brandico e Ognato. Fisogno fu padre di Agostino (n. 1470), Gerolamo (n. 1474) e dott. Vincenzo (n. 1480), Gerolamo ebbe da Monica parecchi figli che originarono vari rami oggi estinti. La famiglia allora abitava nei pressi della porta Matolfa vale a dire fra via Tosio e via A. Gallo. Nel 1532 fu tra i sostenitori dell'opera di S. Girolamo Emiliani in favore degli orfani I1 primo figlio di Gerolamo e Monica fu Fisogno (n. 1510) che fu padre di Orazio, valoroso combattente sopra una galea bresciana a Lepanto. Orazio non ebbe discendenti; li ebbe suo fratello Cesare (n. 1553) dalla sposa Giulia Roberti che generò Francesco (n. 1590) Giulia Roberti attraverso compere o altro passò ai Brognoli la casa di via A. Gallo, 23 che poi passò ai Bonera. Altro figlio di Gerolamo q. Fisogno fu Luigi (n. 1512). Nel 1588 nella casa di Brescia vi abitavano i figli di Luigi ma di essi soltanto Alfonso (n. 1551) e Marcantonio (n. 1567) ebbero discendenti e soltanto il ramo di quest'ultimo continuò con la linea maschile. La loro proprietà era situata, come quella degli altri rami, nella zona di Ognato e Castelgonelle. Figlio di Marcantonio fu Francesco (n. 1609) il quale sposò Lucrezia Tiberi ed ebbe, fra i molti figli, Gio. Battista (n. 1657) il quale non dovette essere un grande amministratore poiché la sua sostanza nel 1723 era già di parecchio ridotta, e nel sec. XVIII questo ramo dei Fisogni si estingueva. Un altro dei figli di Gerolamo e di Monica, probabilmente Agostino ebbe Gerolamo che sposò Lavinia e ne ebbe Marcantonio (n. 1561), Luca (n. 1564) e Gio. Battista (n. 1565). Questi fratelli, nella loro polizza del 1588 dichiarano di avere la casa «all'incontro» (cioè di fronte) al Monastero di S. Salvatore e altrettanto diranno i figli di Marcantonio e di Anna: Vincenzo (n.1601) e Giovanni (n. 1604). Costoro nel 1627 specificano che il «casamento ha corte, fontana e orto e ben 15 stanze a pian terreno, a mezzodì la tresanda e a monte il Garza». Nel 1641 vivono ancora in questa casa: il cav. Vincenzo con la vecchia madre e due figlie naturali in una parte e nell'altra il fratello Gerolamo senza discendenti anch'esso. Alla morte dei due fratelli senza eredi diretti, avvenuta nel decennio 1660 - 1670, la casa venne comperata dai vicini conti Martinengo da Barco che abitavano nel palazzo quasi di fronte. Fiorino q. Giovannini ebbe Giovanni Carlo (n. 1479) marito di Caterina, egli abitava nella contrada del Vescovato e precisamente nell'odierna casa di via Trieste n. 34, possedeva un terzo della vasta proprietà di Ognato, Brandico ecc. della quale erano stati investiti dal vescovo di Brescia fra il 1266 e il 1388 con diritto di riscossione delle decime. Da Giovanni Carlo nacquero Fiorino (1514), Costanzo Giorgio; il primo di essi però sposò Pellegrina Fenaroli, generò parecchi figli, dei quali soltanto Marcantonio (n. 1572) continuò la famiglia. Marcantonio sposò Teodora in prime nozze e Cassandra in seconde ed ebbe parecchi figli dei quali sopravvisse soltanto Costanzo (n. 1621) colui che comperò questa casa dagli Averoldi attorno al 1650. E qui la famiglia si è fermata e vi abita da più di trecento anni. Il figlio di Costanzo e di Laura, Gerolamo (n. 1643), sposò Giulia di Alfonso Brognoli e ne ebbe molte figlie e un figlio Carlo Antonio (n. 1687) marito di Laura Gigli e padre di ben otto figli. Dei molti figli di Carlo Antonio fu Gerolamo (n. 1713 - m. 1841) marito di Carla Provaglio. All'antica proprietà si aggiunse quella della casa di Borgosatollo già Crotta e dei terreni annessi. Il figlio di Carlo Gerolamo (1804 -1869) sposò la contessa Teresa D'Arzio, trentina e da essa ebbe due figli: Carlo (1854 m. 1936) e Chiara (n. 1856 m. 1920) che andò sposa a Giuseppe Feltrinelli di Gargnano. Carlo dalla nob. Lia De Vecchi, milanese, ebbe tre figli viventi: Fedrico (n. 1897) Costanzo (n. 1898) e Teresa sposata al nobile Gabriele Finardi. La famiglia che risiede a Brescia e Palazzolo Milanese, ebbe confermata la nobiltà il 29 agosto 1819 e da DDMM di riconoscimento del 3 luglio 1886 e 2 aprile 1889. Da Federico (v.) (Brescia 1867 - 1976) che nel 1937 aveva sposato Elisabetta Barbiano di Belgioioso sono discesi Girolamo (n. a Milano 1937 vivo) che sposatosi con Maria Lorenza Thellung de Courtelary ha avuto: Elisabetta Maria n. a Paderno Dugnano nel 1969, Federico n. a Paderno Dugnano nel 1970 e Benedetta n. a Paderno Dugnano nel 1972) e Guido (n. a Palazzolo Milanese il 26 aprile 1941 - vivo) Fratello e sorella di Federico sono Costanzo (n. a Brescia nel 1898, che sposatosi a Evelina Morini ha avuto Carlo n. a Brescia nel 1937 e che sposato con Barbara Gino ha avuto Riccardo n. a Milano nel 1969, Gregorio n. a Milano nel 1970; e Paolo n. a Torino nel 1939 e sposatosi a Torino nel 1972 con Flora Capello) e Teresa (n. a Brescia nel 1904 e sposatasi con Gabriele Finadri di Brescia). Ebbero vastissime proprietà nella zona fra Ognato, Trenzano e Anvido di Brandico (dove ebbero possessi feudali e godettero di decime vescovili) e casa signorile fortificata a Castelgonelle. Questi beni si divisero poi fra molti maschi per cui Castelgonelle (o come era chiamato Castello dei Gonelli) passò in proprietà a due rami, quello di Piero (n. nel 1457) e di Tommaso (n. 1490) qd. Giacomino. I due rami si estinsero presto e la casa passò a rami collaterali, fino a che agli inizi del sec. XX divenne di proprietà dei Ferrante. Ebbero beni anche a Bettegno di Pontevico che da circa 100 piò nel 1517 salirono poi a 155 sulla fine del sec. XVI e a 190 nel 1627. A Bettegno agli inizi del '500 comperarono Tomaso, Marco e Luca, proprietari al contempo di 600 piò a Casaglio. Nel 1641 Vincenzo Fisogni (n. nel 1600) dichiara di avere casa con sei tratti di portico confinante a mattina con la seriola Calcagna a monte con gli Oriani, a sera con la strada dove poi sorse l'attuale villa Martinoni con la morte di Vincenzo le proprietà di Bettegno passarono ai rami collaterali. Fino al sec. XIX vennero considerati i padroni di "Casaglia". Il castello di Ognato invece passò con lo stabile (detto dell'"Eredità" e poi il Palazzo) il 22 agosto 1810 dal nob. Carlo Fisogni a Galeazzo Villa. I Fisogni furono per qualche tempo proprietari anche di proprietà a Quinzanello. A Brandico e sulle altre proprietà i Fisogni realizzarono fin dal sec. XIII opere di irrigazione e nel 1800 fondavano una scuola primaria. La nob. Carolina Fisogni qd. Carlo ereditò per amicizia da Angelo Crotta con testamento di questi dell'8 ottobre 1845, la casa di via G. Rosa, 47 che fu poi venduta e che passò all'Istituto Cesare Arici. Da parte sua, allo stesso titolo e alla stessa data il nob. Gerolamo Fisogni qd. Carlo ereditava i Fondi e la casa domenicali di Angelo Crotta a Borgosatollo. I Fisogni espressero le più contrastanti personalità. Durante la lotta tra Guelfi e Ghibellini, eccelse il valore di Fisogno di Ziliolo, valoroso capitano che venne condannato a morte dai Guelfi nel 1319. Nel 1571 alla battaglia di Lepanto la Galea «S. Eufemia» che portava tutti bresciani, era comandata dal sopracomito Orazio Fisogni e fra i combattenti figuravano un Daniele e Silvestro pure Fisogni. Molti componenti questa gloriosa famiglia dal secolo XV al XVIII, coprirono cariche importanti sotto il governo di Venezia: ambasciatori, giudici, oratori e cavalieri. Altri, invece, ebbero fama non buona Giovanni (sec. XVI) podestà di Orzinuovi destituito nel 1552 per essere stato trovato colpevole di gravi colpe. Lucia rapita nel 1584 per cui contro il rapitore vennero pronunciate severi bandi; Lattanzio che il 9 aprile 1610 venne ucciso a colpi d'archibugio presso la chiesa di S. Francesco. Giovan Battista designato nel 1615 a provvedere alle nomine di maestro delle scuole cittadine. Vincenzo, morto nel Levante Silvestro e Daniele, banditi da Brescia nel 1575. Tommaso, (sec.XVI) che si battè con Giovanni Antonio Pochipani in un duello che ebbe vasta eco. Fisogni, Palazzo - Il palazzo di piazzetta S. Maria Calchera, 1 che porta il nome dei Fisogni, venne eretto intorno alla metà del '500 da Giovita Coccaglio qd. Giovanni Gaspare, e finito dal figlio suo Gasparo. Nel sec. XVII il palazzo venne acquistato da Costanzo Fisogni. Il palazzo ha subito molte trasformazioni ed ha aspetto alquanto rustico ma le lesene i frontoni delle finestre e la baltresca che corona la costruzione conservano una pura linea rinascimentale. Dell'epoca è anche la sala che si apre sul lato a sera. Scomparsa, perché ripartita suddivisa in parecchi ambienti, ma la prima sala, prospiciente sulla piazza conserva le linee del 500 e doveva essere la sala da ballo. Ha soffitto ligneo con travoni e tavolette e stemmi, mentre le pareti vennero ridipinte nel 1813 da un imitatore del Teosa con scene di melodrammi. La seconda sala a mattina è invece dipinta con divinità pagane.