VOLTA Bresciana

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VOLTA Bresciana (in dial. La Ólta, in lat. Voltae)

Frazione e parrocchia a S di Brescia (149 m. s.l.m.). La chiesa è a 3,5 km. dal centro di Brescia. Il territorio della Volta era costituito dalla vasta zona, fuori le mura della città, delimitata a E dalla via per Mantova e a 5 dai confini parrocchiali di S. Zeno (comprese le cascine Pontevica, Caselle, S. Bartolomeo). La parrocchia dedicata ai SS. Pietro e Paolo è nella XXXI zona urbana - Brescia Sud.




ABITANTI (voltensi): 725 nel 1796; 980 nel 1805; 1072 nel 1819; 1072 nel 1835; 1022 nel 1848; 1200 nel 1858; 1270 nel 1868; 1400 nel 1875; 1400 nel 1887; 1630 nel 1898; 2800 nel 1908; 4860 nel 1913; 4000 c. nel 1918; 4732 nel 1926; 4732 nel 1939; 5500 nel 1949; 7500 nel 1963; 10.100 nel 1971; 12.000 nel 1981; 6845 nel 1991; 6798 nel 1997.




Fuori delle mura della città, in una zona fitta di selve, boschi per la caccia e poi di viti, dove non ci sono segni di centuriazione, solcata soltanto dalla via per Cremona con una delle sue svolte dalla quale è venuto il toponimo, presenta, per secoli, rari segni di presenza umana. Sul fondo Palazzo, a sud della linea ferroviaria Brescia-Verona nel 1887, è venuta alla luce una tomba a incinerazione assegnata all'ultimo quarto del I sec. d.C. in un'urna di pietra con un'olla cineraria in vetro, contenente un sesterzio di Vespasiano, contenitori in ceramica, alcuni vetri, un olpe in bronzo, un anello digitale in oro con piccolo smeraldo. All'esterno dell'urna in pietra sono stati rinvenuti un vaso in bronzo e un cippo in pietra di Botticino con il nome della defunta Favilla e le misure dell'area sepolcrale. Nel 1891, nel corso di lavori edili, è stato rinvenuto un frammento di fregio in bronzo con motivo floreale a rilievo.


La consuetudine dei Longobardi di accamparsi nei momenti della conquista fuori delle città sembra essere confermata dalla scoperta, avvenuta il 28 agosto 1938 nell'orto di una casa della zona, di una tomba nella quale sono stati trovati un umbone in ferro battuto con cinque borchie in bronzo dorato che suggeriscono l'idea, come per le analoghe tombe di S. Bartolomeo e di S. Eustacchio, che si tratti di uno o più personaggi importanti. I Longobardi vi avrebbero fondato nel 569 d.C. una fara, cioè un insediamento di guerrieri e delle loro famiglie.


Di beni alla Grassa e allo Spinedolo della Volta viene investito il capitolo di S. Daniele, una delle tre basiliche del monastero di S. Giulia assieme a S. Salvatore e S. Maria in Solario. La Volta è soprattutto zona di caccia. Il 25 agosto 1150 la badessa del monastero di S. Giulia investe Martino di Ottone detto "osa pagana" del censo di 12 denari, un pollo e di una "fugacia" per un fondo nel luogo detto "ad voltam de vulpera", cioè luogo abbondante di volpi. Dal 1199 sono a lungo documentati affittanze, livelli, pezze di terra del monastero di S. Giulia e della chiesa di S. Daniele, legata al monastero, nel territorio della Volta nelle più diverse contrade o località quali Volta d'Agrino, via de Medio, Rudello, Canevelle, Arca Pelosa, "campo salario", Pratalata, Spenedulli, Pratalezi, Gremone «in contrata Volta S. Zenonis», ecc. Altre terre possiede la canonica di S. Maria de Dom (1338). Ma già dal sec. XIII è avviata un'attività di disboscamento e di sfruttamento del terreno che si accentuerà via via con la coltivazione della vite e di ortaggi.


Con il sec. XII-XIII si forma il comune detto di S. Alessandro che con l'andar del tempo pone la sua sede alla Volta e durerà fino al 1888. A partire dal sec. XIV, ma ancor più nel sec. XV, la zona si va popolando, ospitando case di campagna signorili, cascine e registrando uno sviluppo economico notevole. Nascono caseggiati di proprietà dei Martinengo, dei Maggi, dei Pontevico, dei Rosa, dei Bettoni, dei Pirlo, dei Baldo, dei Botti, dei Finadri ecc. Tra i grandi complessi è da annoverare la Maggia, mentre nel sec. XVI viene fabbricato il grande stabile detto il Palazzo che si vede di fronte alla chiesa parrocchiale. Costruito forse dai Negroboni, nel 1808 viene acquistato dai Passerini di Casto che vi aprono una filanda considerata fra le più importanti del Bresciano. Dal 1517 le abitazioni vengono sfoltite quando, per ragioni di sicurezza, vengono fatti spianare tutti gli edifici nel raggio di due miglia. Il territorio rimane agricolo fino alla prima guerra mondiale, intorno a vasti cascinali, stabili e case di campagna.


Tra i primi segni di espansione è l'inaugurazione avvenuta a NE, nel 1894, dell'imponente Ospedale psichiatrico al quale fa da contrapposto, a est della chiesa, un gruppo di case detto il Borghetto. Dalla fondazione della chiesa avvenuta nel 1766 e poi della Parrocchia, nel 1803, e dopo la soppressione del Comune nel 1888, la parrocchia va riassumendo il carattere di centro di una comunità anche nelle espressioni non specificatamente religiose, ma civili e sociali interpretate da figure singolari quali Angelo Passerini e dal commerciante Enrico Maggini. Nel 1882 esistono, in pessimi locali, due classi elementari, una serale e una festiva. Il tentativo di incuneare nella vita della frazione una istituzione laica e intenzionalmente anticlericale, come l'asilo Garibaldi, aperto il 24 agosto 1882, viene ostacolato dalla maggioranza della popolazione locale e da una sottoscrizione di 79 capifamiglia. La parrocchia diviene, in effetti, per decenni un caposaldo dell'organizzazione cattolico-sociale. Lo sviluppo urbanistico e il conseguente inserimento nel territorio cittadino impone, sulla fine del sec. XIX e gli inizi del XX, la soluzione di crescenti problemi, quali il collegamento tranviario (limitato) e il passaggio della linea ferroviaria Brescia-Parma, un nuovo fabbricato delle scuole, la condotta medica, l'ufficio postale e telegrafico, il servizio telefonico e quello, particolarmente sentito, dell'acqua potabile che verrà assicurata con nuovi impianti nel 1923. Della soluzione di questi problemi si fa portavoce, in particolare, Angelo Passerini (1853-1940), consigliere comunale e provinciale dal 1885 al 1923, deputato provinciale dal 1895 al 1923, poi senatore del Regno, che pone in evidenza con costanza i problemi della Volta. Attiva è la Cooperativa di famiglie. Si forma inoltre la Società di militari in congedo che organizza il 10 maggio 1913 una grande manifestazione per i reduci dalla campagna di Libia. Il risveglio del mondo contadino è accompagnato dal 1 luglio 1903 dalla Società Cattolica di mutuo soccorso che ha il suo principale promotore e presidente in Enrico Maggini e, in Angelo Passerini, il presidente onorario.


La società si radica presto nella vita sociale della Volta e il 2 maggio 1909, con solennità e un discorso dell'avv. Reggio, inaugura la bandiera sociale. Nel frattempo, nel 1904 è nata la sezione agricola delle Unioni Cattoliche del lavoro. In quei tempi nascono anche le prime fabbriche. Nei primi anni del '900 sorge nel territori l'Unione cooperativa Fabbrica d'armi, a cui si affiancano lo Stabilimento metallurgico Tettoni e l'Unione Elettrotecnica. Lo sviluppo urbanistico ha già promosso 8 classi elementari, una serale, una festiva e un giardino d'infanzia. Durante la I guerra mondiale nella parrocchia si concentra l'assistenza ai militari e alle loro famiglie. La Volta è fra le prime a organizzare, per iniziativa di Bortolo Novaglia, Enrico Consoli, Fausto Spagnoli ed Enrico Maggini, il Comitato di soccorso. E ancora è, forse, una delle prime comunità a dedicare fin dal giugno 1917 un monumento ai caduti costituito da una colonna sulla quale domina una statua dell'Immacolata con le parole «A ricordo della guerra. 1917. Regina pacis ora pro nobis» fra due grandi statue dei santi Pietro e Paolo alte tre metri tolte dalla facciata, sopra una gradinata. Un monumento ai caduti, ufficiale, viene poi eretto nell'agosto 1920 con una scultura, opera dell'Avogadro.


Tra le opere della ripresa è da ricordare che il 27 settembre 1919 il Consiglio Comunale di Brescia mette in programma la costruzione di un nuovo edificio scolastico affidando il progetto all'ing. G. Alberti, decisione riconfermata il 14 gennaio 1922.


Il dopoguerra registra anche alla Volta un forte risveglio sociale e politico. Si rafforza il Circolo socialista e di contrasto quello cattolico, ai quali si contrappone presto la presenza combattiva del Partito fascista che raccoglie adesioni particolarmente fra gli agricoltori. Già il 29 giugno 1922 alcuni fascisti della città di ritorno in camion da una manifestazione a Leno, contestati al passaggio da un gruppo di persone ferme davanti al circolo socialista, invadono il locale, prendono a randellate i presenti, asportano il ritratto di Lenin e ripartono. Il 20 ottobre 1922 si costituisce il fascio locale del quale sono principali esponenti gli agricoltori Belfanti, Metelli, Belluati, Caraffini, ecc. La sera del 31 dicembre una decina di fascisti irrompe nel circolo socialista bastonando i presenti e distruggendo mobili e damigiane di vino. Il 17 agosto 1924 viene bastonato a sangue Pietro Negretti; nello stesso tempo i fascisti prendono di mira l'arciprete don Bianchi, il curato don Luigi Fossati e il Circolo Cattolico, i cui soci fin dal 1921 hanno firmato una dichiarazione sull'«assoluta» incompatibilità tra fascismo e Azione Cattolica. A guidarli sono due giovani del circolo che sono passati al fascio. Sul circolo si scatena ancora una volta l'ira fascista nella notte del l novembre 1926. Una squadra di fascisti di Castegnato, chiamati da commilitoni della Volta, invade e danneggia il circolo, profanando un'immagine del S. Cuore. Nel luglio 1927 i fascisti incendiano il palco del teatro all'aperto, convocano i dirigenti del circolo e li diffidano con minacce a continuare l'attività.


Intanto sono nati nuovi stabilimenti quali la Ferrol (1921), i Molini Sordelli (1921), la Palazzoli, ai quali si accompagna il grande Calzificio Ferrari. Oltre alle manifestazioni del regime fascista che diventano sempre più di routine, poche ma più sentite le altre manifestazioni, fra le quali primeggiano quelle dei combattenti. Fondata la sezione nel 1930, il primo anniversario e i seguenti videro sentite partecipazioni. Tra le iniziative fasciste quella di un centro di lavoro inaugurato nell'aprile 1942. Dal settembre 1943 all'aprile 1945 non mancò la presenza di un'attività clandestina, per la presenza di don Pietro Faustini che conservò in una cappella per più mesi armi e generi alimentari per i partigiani della montagna.


L'urbanizzazione sempre più intensa nella zona Nord vede sorgere i quartieri Littorio (ora Leonessa, v.), Bonoris, il Villaggio Ferrari (v.), fino alle grandi trasformazioni degli ultimi decenni che si connotano con grandi complessi industriali (come ad es. la Eredi Gnutti), commerciali e abitativi. Nel 1954 la trivellazione di un pozzo porta alla luce 120 litri di acqua al secondo. Anche il cimitero, ampliato nel 1992, acquista ambito cittadino, mentre avanzano sempre più vasti progetti. La denominazione Volta bresciana diventa un toponimo e si identifica soltanto nella comunità parrocchiale. La zona si va poi infoltendo di edifici, case, popolazione. Agli inizi degli anni '60 viene costruito il nuovo edificio delle scuole elementari.




ECCLESIASTICAMENTE, il territorio della Volta appartiene dapprima alla pieve della Cattedrale e, con il formarsi delle parrocchie, alla chiesa di S. Afra. Nella zona ha rilievo la località Forca del Cane dove la leggenda vuole siano stati martirizzati i SS. Faustino e Giovita. In seguito allo sviluppo al quale si è accennato, il 15 aprile 1580, visitando il convento e la parrocchia di S. Afra, S. Carlo Borromeo decreta «che venga costruita una nuova chiesa, nella zona fuori delle mura della città, secondo le norme di fabbricazione degli edifici ecclesiastici, con il battistero e due cappelle laterali, di ampiezza adeguata al numero degli abitanti... Oppure si amplifichi la chiesa denominata S. Bernardo al Biocco, in larghezza verso sud, per quanto lo spazio lo consente; la lunghezza verso est sia il doppio della larghezza...». Questo ampliamento deve avvenire secondo precise norme e ci devono essere il campanile, la casa per il cappellano e il cimitero. L'edificio sacro deve rimanere indipendente dal resto della cascina che è una proprietà di S. Afra.


Disattesa per lunghi decenni la costituzione di una parrocchia, nel 1761 gli abitanti di Volta ritornano a chiedere all'abate parroco di S. Afra una chiesa e un sacerdote e si obbligano a mantenerlo con 30 scudi di 7 lire ciascuno. La contessa Maggi, proprietaria del principale stabile (la Maggia), vi fa costruire un piccolo oratorio (B. Vergine e S. Francesco di Paola) e l'abate di S. Afra vi manda un sacerdote, suo coadiutore, nella persona del viennese barone don Antonio Loibeneim (v. Loibeneim) (Vienna, 1696 - Volta, 1772), che vede subito la necessità di costruire una chiesa ampia che possa essere eretta in parrocchia. Il 13 aprile 1766 convoca alla Maggia la Vicinia composta di 46 capi famiglia e perora la causa dell'erezione di una chiesa; subito viene redatto un atto notarile con il quale si dà mandato al nobile conte Vallotti ed a Filippo Rosa di iniziare le pratiche occorrenti presso l'abate di S. Afra don Francesco essi perché non ostacoli il progettato disegno. 15 aprile seguente l'abate concede che venga eretta una chiesa dalla vicinia di Volta, alle dipendenze di S. Afra. Grazie all'intervento del vescovo card. Molino, ottenuto il 28 maggio il benestare del Senato Veneto, l'impresa va in porto. Il progetto viene affidato all'arch. Antonio Marchetti del quale, come scrive R. Lonati, resta una pianta autografa dell'edificio: acquerellata in color grigio su foglio di cm. 38,5 x 55 e datata 17 giugno 1766, attesta una buona aderenza delle strutture all'idea del progettista, unica la navata, tre per lato le cappelle, e il presbiterio terminante in abside semicircolare. Il 24 giugno 1766 viene posta, con solennità straordinaria, la prima pietra su terreno donato dai fratelli Salvi. Grazie al contributo di 1000 scudi di don Loibeneim, di altri oblatori e le offerte della vicinia, i lavori continuano con tale alacrità che solo dopo tre anni, il 29 giugno 1769, festa dei SS. Pietro e Paolo, eletti a Patroni della nuova chiesa, il tempio è benedetto ed aperto ai fedeli per il culto religioso, e nel 1778 viene ultimato, come si leggeva in una iscrizione nell'interno della facciata poi demolita. «Templum hoc ab anno 1580 Divi Caroli Decreto aedificandum / divina ope inceptum anno 1766 viciniae suffragis / sub invocatione SS. Apostolorum Petri et Pauli / perfectum anno 1778». Alla morte del titolare la preoccupazione di dare un'assistenza religiosa spinge ad unire il beneficio di S. Giovanni Battista del Duomo alla prepositura di S. Afra, per il mantenimento del curato della Volta aggiungendo nel 1796 il beneficio di S. Gervasio.


Molte le restrizioni imposte dal prevosto abate di S. Afra. Secondo il Capitolato, nella nuova chiesa si può erigere un solo altare (art. 1). Il diritto di eleggere il cappellano e di revocarlo spetta al parroco di S. Afra, non alla Vicinia, la quale deve provvedergli alloggio e assicurargli 30 scudi annui per il mantenimento (art. 3). I compiti del cappellano sono limitati: deve celebrare solo una messa letta e alla domenica spiegare la dottrina cristiana. Ha facoltà di confessare, portare il viatico agli infermi e l'olio santo che deve andare a prendere ogni anno a S. Afra (art. 3-4). Non si possono celebrare messe cantate, vesperi, né ufficiature di alcun genere (esposizione del SS., processioni, benedizioni di ceneri, ulivi, candele...). Non è consentito neppure di solennizzare la festa dei SS. patroni Pietro e Paolo (art. 7). È inoltre proibita qualsiasi associazione, adunanza, confraternita, scuola... (art. 6). Ma le disposizioni più onerose proibiscono celebrazioni di funerali, matrimoni, battesimi e la comunione pasquale, riservati alla parrocchia di S. Afra.


«Con il tempo, come ha rilevato da documenti d'archivio Pier Arcangelo Di Vora, tante restrizioni venivano sistematicamente superate». Infatti, contrariamente alle disposizioni che stabilivano un solo altare, ne vengono costruiti altri quattro nelle cappelle laterali; viene istituita la celebrazione dei Triduo; nel 1788 si costruisce l'organo destinato a rendere più solenni le festività. Inoltre, sempre in disaccordo con le disposizioni dei Capitoli, nella chiesa si è anche iniziato a seppellire. Non solo, ma la vita religiosa vigoreggia, come dimostrano grandi manifestazioni quali: il trasporto alla chiesa della Volta, con straordinaria solennità, dal monastero di S. Caterina in Brescia, del quadro della Madonna della Salute, tenuta poi in grande venerazione; la celebrazione, per la prima volta il 3 gennaio 1781, della funzione dei SS. Tridui durante i quali si celebrano 36 messe; ancora, nel 1782, della festa dei SS. patroni Pietro e Paolo con 38 Messe; la fondazione lo stesso anno, della Confraternita del SS. Sacramento. Tuttavia rimangono le restrizioni più pesanti per cui, probabilmente approfittando dell'instaurazione della Repubblica bresciana (17 marzo 1797) e dello spirar del vento giacobino sempre meno favorevole per gli ordini e le congregazioni religiose, la Vicinia torna a chiedere l'istituzione della parrocchia. 18 agosto 1797, con atto notarile, Giovanni Salvi, Antonio Girelli, Angelo Vergine, Lucrezia Brugnoli costituiscono il beneficio parrocchiale ed inoltrano istanza al Governo Provvisorio di Brescia perché venga dichiarata parrocchia. L'istanza è esaudita dal Governo Provvisorio con decreto 11 ottobre 1797 ed è concessa la facoltà di amministrare il battesimo, di assistere i matrimoni, di celebrare i funerali ecc. Inoltre viene allestito un cimitero. Sennonché, sopravvenuto nella primavera del 1799 l'esercito austro-russo, il 14 gennaio 1800 un decreto governativo abolisce l'istituzione della parrocchia e ristabilisce tutti gli antecedenti diritti della parrocchia di S. Afra. Come dimostrano i registri della parrocchia, tuttavia, in pratica la chiesa della Volta continua a celebrare battesimi, matrimoni e funerali mentre la Vicinia il 7 novembre 1800 avanza ricorso contro l'abolizione. La soppressione dell'ordine dei Canonici regolari spiana la strada al nulla osta del parroco di S. Afra per cui, il 29 agosto 1803, il vescovo mons. Nani emana il decreto di erezione in parrocchia e il 24 dicembre viene pubblicato il primo concorso alla parrocchia vinto da don Giovanni Forzati. Contemporaneamente giunge l'autorizzazione dell'Imperiale Regia Intendenza di Venezia ed il 10 giugno 1804 la vicinia di Volta nomina la cosiddetta Reggenza della chiesa o "fabbrica", composta da due sindaci alla Scuola del SS. Sacramento, tre deputati per il triduo e tre persone per la Confraternita del Rosario, tre persone per la fabbrica della chiesa o fabbriceria, un tesoriere, un cassiere generale. A don Forzati succede, dopo soli sei mesi, don Giuseppe Chiaramonti, il quale nel 1808 provvede la chiesa dell'altare maggiore. Il sacerdote, dopo dieci anni, viene promosso alla prepositura di S. Alessandro.


Di grande importanza è il parrocchiato di don Giovanni Mazzelli (1815-1834), il quale termina la fabbrica della chiesa, costruisce la sagrestia, il coro con scanni, i banchi della chiesa, la macchina delle Quarantore e del triduo, il campanile con tre campane, due altari in chiesa, la casa del curato. Inoltre lega alla chiesa i suoi beni per concorrere al mantenimento di un curato e nel locale cimitero erige la cappella per la sepoltura ai sacerdoti. Frutto particolare del suo zelo l'erezione, nel 1822, fra i primi in diocesi, degli oratori maschile e femminile.


La vitalità della parrocchia fin dai suoi primi decenni è dimostrata dalla nascita di confraternite ed associazioni: nel 1804 la Confraternita della Beata Vergine della Purità, e quella dei Tridui in suffragio dei defunti, nel 1808 del SS. Sacramento, nel 1809 di S. Firmo per gli agricoltori, nel 1823 di S. Luigi Gonzaga, nel 1832 del SS. Rosario, nel 1836 del Terz'ordine di S. Francesco d'Assisi.


Ricordato a lungo per il suo zelo, l'austerità, l'attività di predicatore don Marco Bruni (1837-1851), il quale, grazie al lascito di Antonio Vita, istituisce la Cappellania del Biocco, provvedendo la parrocchia di un curato. Don Bruni è il primo a tenere nel 1841 le Missioni al popolo. Don Pietro Zanca che gli succede (1851-1864) introduce con grande solennità il culto dell'Immacolata Concezione.


Amatissimo dalla popolazione è l'arciprete don Francesco Scandella (1873-1907). Si deve a lui l'innalzamento del campanile e la dotazione di cinque campane. Rimangono memorabili i festeggiamenti tributati per il 50° di sacerdozio e il 25° di parrocchiato, coronati da un decreto vescovile del 15 aprile 1899 che attribuisce al parroco della Volta il titolo di arciprete. Nel 1906 la chiesa viene dotata di un nuovo organo, in sostituzione del preesistente collocato nel 1788.


Con lo sviluppo urbanistico ed edilizio viene riproposto nei primi decenni del '900 il problema dei confini della parrocchia. Con un decreto vescovile del 22 febbraio 1907 vengono smembrate dalla parrocchia ed unite a S. Zeno le cascine Caselle, S. Bartolomeo e Pontevica, ponendo in tal modo fine ad ogni vertenza. Con altro decreto del 22 ottobre 1915 il vescovo mons. Gaggia risolve il problema dei confini parrocchiali dibattuto a lungo fra i parroci di S. Alessandro, Volta, S. Afra, S. Zeno e S. Francesco di Paola ordinando: «Tutto il territorio a nord della linea ferroviaria Brescia-Verona esclusive, deve essere smembrato dalla Parrocchia di Volta ed annesso a quella di S. Afra nella parte ad est della via Carlo Zima, ed a quella di S. Alessandro nella parte ad ovest della stessa via. Inoltre tutto il territorio a sud della via Sostegno compreso tra la via provinciale per Cremona ad est e l'antica sede della linea ferroviaria per Cremona ad ovest inclusive, deve essere smembrato dalla parrocchia di S. Alessandro ed annesso alla parrocchia di Volta».


Lo sviluppo urbanistico e l'aumento della popolazione (da 725 anime nel 1796 si è passati a 4000 nei primi anni del '900) impone anche l'ampliamento della chiesa parrocchiale che viene affrontato il 17 febbraio 1910 dall'arciprete don Enrico Gatta in una riunione alla quale partecipano 278 su 327 capifamiglia i quali a grande maggioranza approvano la proposta di ampliamento. Affidata all'arch. Angelo Albertini, autorizzata il 27 settembre 1911 dall'autorità civile, approvata il 17 settembre 1912 dal vescovo, l'operazione viene commissionata alla sezione muratori dell'Istituto Artigianelli. Iniziati i lavori il 10 febbraio 1913, vengono conclusi il 26 ottobre.


Nel frattempo si impongono problemi pastorali sempre più pesanti per l'aumento della popolazione, la nascita di industrie e i movimenti sociali nelle campagne. La parrocchia è attiva anche in questo contesto. Nel 1903 nasce, come già si è detto, una Società di Mutuo soccorso, nel 1906 si organizza la sezione agricola delle Unioni Cattoliche del lavoro. La parrocchia si attrezza di nuove opere. Il 14 aprile 1912, presente il vescovo, viene inaugurata la nuova sede dei due oratori, maschile e femminile (questo ospitato a palazzo Passerini e affidato alla suore Ancelle). Negli anni Venti la parrocchia vive momenti di grande rilancio grazie al nuovo parroco don Pietro Bianchi. Il circolo Giovanile cattolico "Giuseppe Tovini", in crisi nel 1924, viene rianimato dallo zelo del giovane sacerdote don Luigi Fossati, cappellano al Biocco. Da 16 soci, in un anno ne conta 60. Si moltiplicano conferenze e lezioni, vengono organizzate una scuola per commessi da Vittorino Chizzolini, una biblioteca circolante dedicata a Silvio Pellico, una filodrammatica, una squadra di calcio, ecc. Tale fiorire di attività attira l'ira fascista che come si è visto si scatena con atti ripetuti di violenza. Nel 1926-1928 sono completati l'ingrandimento della chiesa, la decorazione voluta dall'arciprete don Pietro Bianchi da parte del pittore Vittorio Trainini e la messa in opera di una vetrata della ditta Bontempi Novaglia. Corona tali opere la consacrazione della chiesa da parte del vescovo mons. Gaggia nel 1928. Nel settembre 1932 fa clamore la voce di una guarigione miracolosa di una diciassettenne, Cesira Gallia, attribuita a S. Teresa del Bambin Gesù.


Per assicurare l'assistenza alla popolazione che aumenta sempre più, in adempimento ad un voto diocesano del 1917 che si propone di erigere templi votivi nelle periferie della città, dal 1926 a nord della Volta sorge nel territorio parrocchiale la chiesa di S. Maria della Vittoria che, affidata alla Congregazione degli Artigianelli, esplica una sempre più autonoma attività pastorale. La chiesa verrà consacrata nel 1950 con l'erezione di una parrocchia autonoma. Nel contempo, nel 1937, quando sorge il Villaggio Ferrari, la chiesa di S. Antonio assume sempre più un servizio religioso di supporto, con una certa autonomia. La ripresa dopo la guerra vede attivo don Pietro Rocca (1945-1955) il quale, grazie alla generosità del cav. Tommaso Maggini e di altri e la collaborazione del curato don Giovanni Riviera (morto giovanissimo nel 1952), costruisce nel 1947 l'edificio "Pro aris et focis" con cinema-teatro, salone di gioco e salone TV.


L'attività oratoriana si sviluppa grazie a don Firmo Gandossi e altri curati. Nel 1953 don Rocca ottiene per sé e i suoi successori il titolo di prevosto. Nel suo pur breve parrocchiato (1955-1964) don Carlo Zini continua a sviluppare l'attività pastorale; si acquista il terreno per il campo sportivo. Particolarmente intenso il parrocchiato di don Giovanni Collenghi (1964-1990), come indica un serrato susseguirsi di date, quali: 1965: rifacimento della casa canonica; 1967: rinnovamento dell'organo da parte della ditta A. Pedrini di Cremona; 1971: trasformazione del presbiterio per adeguarlo alla nuova liturgia postconciliare; apertura di due nuove porte laterali della chiesa; 1972: costruzione della nuova Scuola Materna; 1974: visita pastorale di mons. L. Morstabilini; 1976: fondazione della Polisportiva; nasce la prima Comunità Neocatecumenale; 1983: rifacimento del campanile ed elettrificazione delle campane; 1988: sistemazione della chiesa; rinnovamento degli intonaci, ultimazione della facciata; inaugurazione del nuovo portale in bronzo su disegno di Virginio Faggian; nuova sistemazione del fonte battesimale presso l'altare di S. Carlo. Nel dicembre 1985 ricompare, sotto il titolo "Vita di Volta Bresciana", il bollettino che contiene anche la prima delle 17 puntate sulla storia della parrocchia, a cura di Pier Arcangelo Di Vora.


Raccoglie nel 1990 l'eredità spirituale e di opere di don Collenghi don Angelo Gazzina il quale porta a termine nel 1993 il Centro Giovanile parrocchiale arricchito nell'ottobre 2005 di un nuovo campo di calcio, dedicato al piccolo Alessandro Bani. Nel 2005 viene fondato da scout venuti da fuori un nuovo Reparto n. 13. Tra le attività più tipiche dell'oratorio è il corteo di cammelli e cavalli nella festa dell'Epifania, il palio delle contrade, ecc.




CHIESA PARROCCHIALE DEI SS. PIETRO E PAOLO. La facciata è contenuta in due grandi lesene per parte, poggiate su un basamento di marmo e terminano sotto la linea di gronda nel tetto a capanna nella parte emergente con due corpi laterali più bassi. Il portale è ornato, al centro e alle estremità, da tre teste di angeli. Al centro della facciata un lunettone. I battenti del portale portano formelle di bronzo con storie della Redenzione o del Cammino della speranza di Virginio Faggian (1988). Il campanile, eretto agli inizi dell'800, è dotato di tre campane. Nel 1896 viene innalzato di 6 metri e portato così a 31 metri e vi vengono installate cinque campane "in Do" fuse dalla ditta Pruneri di Grosio in Valtellina. L'interno è ad un'unica navata con volta a botte, affiancata da tre cappelle per lato, sovrastate da arconi delineanti cinque comparti del soffitto. Il presbiterio è sovrastato da un'abside semicircolare con catino a coste. La bussola d'ingresso è adorna di sette formelle trasparenti con simboli sacri. Sopra la bussola un lunettone vetrato nel quale Vittorio Trainini ha raffigurato S. Pietro e S. Paolo con ai lati due angeli oranti.


Come ha indicato Riccardo Lonati ("Chiese bresciane", p. 781), «le pareti, la volta della navata sono interamente coperte di colori dovuti a Vittorio Trainini. Le ornamentazioni si sviluppano in tre ordini sovrapposti: a livello degli architravi delle porte si susseguono le stazioni della Via Crucis; appena sopra, nel fianco destro dell'aula risaltano, finte in nicchia, le figure di S. Chiara, S. Angela, S. Lorenzo e S. Giovita; sopra la trabeazione le ulteriori figure dei SS. Girolamo, Agostino, Luca e Matteo. Nel fianco opposto i SS. Faustino, Filippo, Monica, Teresa con quelle sormontanti di S. Giovanni, S. Marco, S. Ambrogio e S. Gregorio Magno. In controfacciata una animata scena evangelica; nei comparti estremi della volta soltanto motivi floreali mentre nei tre maggiori si susseguono un "Martirio di un santo", forse "La disputa nel tempio" e "Crocifissione di S. Pietro". Due grandi scene bibliche ornano le pareti laterali dell'abside. Nei tre spicchi delle calotte sono raffigurate le tre virtù teologali: Carità, Fede e Speranza. Angeli, putti, festoni tornano negli archi tra catino e presbiterio, e presbiterio e navata».


Salendo lungo il lato di destra della navata si incontra, per primo, l'altare dedicato a S. Luigi Gonzaga, offerto nel 1922 da Emilia e Luigi Bozzetti. La nicchia nella quale è la statua del santo è raccolta in una soasa ricca di volute in rilievo tra lesene laterali ornate da festoni e che reggono un'arcata. Il paliotto di marmi grigi dalla linea neoclassica è ricco di screziature.


Il secondo altare è dedicato a S. Giuseppe col Bambino Gesù, raffigurati con S. Fermo e S. Lucia in una pala che reca la firma del pittore Luigi Sampietri di Pontevico e la data 1827. La terza cappella di destra, privata della mensa dell'altare, è stata trasformata in cappella battesimale, con acquasantiera con calotta in rame sbalzato di V. Faggian sorretta da una esile colonna. Della cappella precedente è rimasta la pala raffigurante l'Eucaristia con i SS. Carlo Borromeo e Antonio in adorazione. La cappella è stata arricchita di un pannello, in bassorilievo, opera di Faggian.


Introdotto sulla soglia da un grande crocifisso del sec. XVIII di artista locale, il presbiterio è dominato da una grande pala ad arco con la Madonna in trono col Bambino e i SS. Pietro e Paolo, che reca la firma «Jo.s.Zadei» e la data 1768. È raccolta in una soasa semplice, ma elegante. Ricco è l'altare con paliotto intarsiato di marmi a diversi colori (avorio, rosa, giallo), volute di foglie di quercia e frutti, affiancato da due pilastrini con putti a tutto tondo in funzione di cariatidi. Il tabernacolo, staccato dalla mensa, è posto su alto basamento, ha porticina sbalzata e porta un Cristo "patiens".


Affiancano il presbiterio le cantorie ornate di motivi floreali e piccoli angeli. Quella di sinistra contiene un organo costruito dalla ditta Bianchetti e collaudato il 21 settembre 1906 dal maestro Luigi Baronchelli.


Scendendo sul lato di sinistra della navata, si incontra l'altare dell'Immacolata la cui statua è raccolta in una soasa con semicolonne che terminano in arcata sulla quale seggono due piccoli angeli che porgono una corona. Sotto la nicchia è stato posto un piccolo pannello a fondo oro raffigurante una Madonna col Bambino di stile bizantino.


Il secondo altare, simile a quello che gli sta di fronte, è dominato da una pala ottocentesca raffigurante la Pietà. Al terzo altare troviamo un Crocifisso stilizzato raccolto in una ancona neoclassica. Il paliotto è ricco di motivi geometrici in marmo chiaro.


Segnalata da A. Peroni ("Storia di Brescia", III, p. 761) «la serie dei candelieri di lamina d'argento che, con la data del 1600, ci possono dare un'idea del gusto corrente tra i due secoli. La loro linea, che parte da tre piedi e si svolge in tre nodi ad anfore sovrapposte con medaglioni e rivestimento di fogliami, non si allontana da quella veduta nei lavori in bronzo di Camillo del Capo a Bergamo, se non per una maggior scioltezza e libertà decorativa».


La cappella dell'oratorio maschile ha una statua in bronzo di Virginio Faggian raffigurante la Maternità di Maria affiancata da bassorilievi ispirati alle attività dell'oratorio.




ORATORI E CAPPELLE. Il territorio era ricco di cappelle e oratori privati. Con la guida di P.A. Di Vora si possono elencare i seguenti: DELLA CASCINA MORANA (in via Romiglia). Fino agli anni '60 vi si celebrava la Messa l'11 febbraio, festa della Madonna; ora è utilizzato come ripostiglio. Dalla facciata che guarda la strada è stato asportato il portale di pietra. Sopra vi è una lapide nella quale si legge: «Giacomo Morano, nell'anno 1722, dedicò al nome dell'Immacolata Madre di Dio. A comodo suo e dei suoi». Fu poi dei Pirlo e, in seguito, di Gussago. Abbandonata, venne assorbita nella costruzione della nuova Poliambulanza. L'oratorio è stato restaurato e restituito al culto nel 2001;




S. MARIA ASSUNTA DETTA "LA PONTEVICA". Si affaccia sulla strada per Cremona, due chilometri più a Sud della Volta. Sull'architrave del portale di ingresso c'è un iscrizione latina che tradotta dice: «Lelio Pontevico (la costruì) nel 1588 con il suo denaro. Dedicata a S. M. Assunta». Dalla parte opposta della strada statale una via campestre conduce alla grande cascina Pontevica, cui la chiesina appartiene. Nel 1907 passò dalla parrocchia della Volta a quella di S. Zeno;




PRESSO LA CASCINA RISCATTO. Nei pochi documenti consultati non si è trovato né il nome del santo a cui era dedicato né l'anno di costruzione. Nel 1683 è citato negli Atti della visita pastorale del Card. Gradenigo in questi termini: «In oratorio dominorum de Rescattis omnia bene inventa fuere...» (era stato trovato, cioè, tutto in ordine). Nel 1701 compare come «l'oratorio dei signori Rescatti». Già all'inizio del nostro secolo era adibito a ripostiglio. Attualmente la cascina è proprietà del Comune;




S. MARIA, POI S. ANTONIO in via Ziziola, accanto all'omonima cascina. Pur essendo molto antico, si sono trovate scarse notizie. Nel 1869 era indicato come "S. Maria alle Zeziole". Nel 1912 "S. Antonio alle Zeziole". Nel 1914 "S. G. Battista alla Zeziola". Ha cessato di funzionare nel 1920. Dopo un lungo utilizzo come deposito di attrezzi agricoli, è stato restaurato e restituito al culto nel 2006.




S. ANTONIO DA PADOVA, presso il Villaggio Ferrari. È l'unico che non ha mai cessato le sue funzioni. Compare nei documenti come l'«Oratorio nel luogo detto Forca de Cani, di S. Antonio da Padova, dei signori Bonomi». Nel 1874 è indicato come "S. Antonio del patronato Mola". Nel 1937 è stato venduto con l'annesso stabile da Giulia Mola all'industriale Roberto Ferrari, che l'ha messo a disposizione degli abitanti del villaggio Ferrari. Negli anni '50 è stato donato alla parrocchia della Volta;




S. MARIA DELLA VOLTA di proprietà Salice;




Suore Missionarie Mariste: BEATA MARIA VERGINE; SUORE ANCELLE (1938);




S. BERNARDO E S. ANTONIO DI PADOVA al Biocco. Era con l'annessa cascina una delle più antiche proprietà di S. Afra. In una polizza d'Estimo «de' beni stabili del Monasterio di S. Afra» del 1642 vengono descritti i possedimenti «in contrada del Bioco». La cascina era costituita dalla casa padronale di 10 stanze, dalla casa del massaro di 4 stanze, da quella del malghese di 5 stanze. Vi erano inoltre la chiesa, in cui i Canonici Lateranensi celebravano una messa settimanale, ricevendo in compenso la rendita ricavata da un piò (plodium) di terra. Non mancavano le stalle, i fienili, l'aia e l'orto. Tutto il complesso occupava un'area di due piò. L'annesso terreno, di 160 piò, era suddiviso in 18 appezzamenti, nove dei quali coltivati a cereali e a vigneto (vidati) e nove a prato. Con la soppressione dei conventi nel 1798 le proprietà terriere di S. Afra furono vendute e il Biocco passò in mani private, mentre l'oratorio di S. Bernardo rimase una cappellania fino agli inizi degli anni '60. Oggi la cascina del Biocco, soffocata fra l'autostrada Milano-Venezia e una fonderia, è in degrado.




CASCINA MAGGIA. BEATA VERGINE E S. FRANCESCO DI PAOLA. È isolato dalla cascina, ora del Comune, di cui fa parte e si affaccia sulla via omonima. Sull'elegante portale si legge: «Eleonora Martinengo e il figlio di nove anni, conte di Gambara, dedicarono alla Vergine Madre e a S. Francesco di Paola, nell'anno 1622». Verso la metà del sec. XVIII era una cappellania dipendente da S. Afra. Quivi, nel 1766, il coadiutore don Antonio Loibeneim convocò la Vicinia e diede avvio alla costruzione della chiesa. All'inizio del secolo era in stato di degrado. La chiesina è stata restaurata e nel 1981 funzionò come chiesa della nuova parrocchia di S. Polo 2;




CAPPELLA DEL S. CUORE, nel Manicomio provinciale (1938);




SACRA FAMIGLIA, cappella della scuola materna;




S. FRANCESCO D'ASSISI (via S. Polo, 2). Costruita negli anni Settanta nella villa Elisa. È adorna di alcune opere di artisti contemporanei, e delle stazioni della Via Crucis di Olves Di Prata;




PATROCINIO DI MARIA, in via Ziziola (v. Ziziola, via).




Caratteristica ed interessante alla Volta casa Passerini che Fausto Lechi ("Dimore bresciane", IV, p. 215) ritiene probabilmente un tempo dei Negroboni. «Costruzione del sec. XVI. A pianta quadrata con ampio cortile centrale, è rimasta incompiuta; esternamente presenta muro a vista su tutti e quattro i lati: la cosa più interessante è la facciata verso mezzodì dove si scorge la struttura in marmo di un'architettura appena delineata con accenni a pilastri, finestroni ecc. Nel cortile, tutto lastricato, vi è sul lato nord un portico ampio e solenne di sette campate ad architrave con colonne tuscaniche di buon disegno e una fascia marcapiano, pure in pietra, a forte aggetto, sulla quale appoggiano le finestre dell'unico piano superiore».




PARROCI - PREVOSTI. Giacomo Forzati di Fiero (1803-1806); Giuseppe Chiaramonti di Brescia (1806-1815, passa prevosto di S. Alessandro in Brescia); Giuseppe Zanola di Nigoline parroco di Pontoglio (n. 31 marzo 1815, rinuncia subito); Giovanni Mazzelli di Bovegno (1815, m. nel 1834); Marco Bruni di Collio (1837, m. nel 1851); Pietro Zanca di Salò (1851, m. nel 1864); Antonio Mosconi di Goglione sopra (1865-1873, promosso arciprete di Oriano); Francesco Scandella di S. Gervasio (1873-1907); Enrico Gatta di Verolanuova (1907-1919); Pietro Bianchi di Provaglio d'Iseo (1919-1931, promosso arciprete di Manerbio); Giuseppe Miglioli di Castelletto di Leno (1932-1945); Pietro Rocca di Barbariga (1945-1955); Carlo Zini di Brescia (1955-1964); Giovanni Collenghi di Castelletto di Leno (1964-1990); Angelo Gazzina di Montichiari (dal 1990).