TRIVELLINI

Versione del 7 apr 2021 alle 13:16 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import volume XIX)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

TRIVELLINI

Il primo nome che compare nella documentazione finora conosciuta sembra sia quello di Faustino Trivellino di Savallo, in Valsabbia, che con Guglielmo Foccoli di Lodrino il 5 dicembre 1461, con sentenza dei rettori di Brescia, viene liberato dal pagamento del dazio del ferro condotto a Calcinato. In città sono registrati negli estimi del 1568. Sul lato E della chiesa d S. Maria del Carmine, assieme ad altri stemmi, ve ne è uno che rappresenta una trivella. Il cognome o più probabilmente il soprannome ricorre, specie dal '500, fra armaioli della città parenti tra loro. Ma compare anche in Valtrompia dalla quale forse erano originari e dove furono imprenditori e commercianti di ferrarezze fra i primi della valle. A Brozzo eressero nel sec. XV, nel periodo di maggior sviluppo, una grande casa chiamata la "cà del fer"; leggenda locale vuole che fosse nelle loro intenzioni costruirsi una casa tutta in ferro, ma che ne furono impediti. Su un portale di essa si legge la data 1483, con croce e due trivelle che affiancano il monogramma di S. Bernardo. Sotto il portico, in una grande lunetta, si scorge ancora un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, fra due santi e due offerenti: Faustino Trivellini e la moglie Bona e la data del 1503. Il Cocchetti fa di questo edificio la sede di "convenzioni armigere". La tradizione vuole che abbia ospitato i cospiratori che nel 1512 organizzarono la congiura antifrancese. Nell'ottobre 1735, durante la guerra di successione polacca, i Trivellini avrebbero ospitato gli ufficiali delle truppe savoiarde all'inseguimento, con quelle francesi, dell'armata austriaca del Knigseck.


Da un estimo del 1609 i Trivellini di Brozzo hanno "un forno, una fucina grossa e molte piccole che fanno chioderie e broccami". I Trivellini erano diventati fra i primi e più ricchi imprenditori del ferro in Valtrompia, fabbricavano ferri di cavallo, chioderie, broccami che vendevano a Salò e che esportavano a Venezia e anche in Oriente.


Alla fine del '700 i Trivellini cedettero le loro fucine e il commercio ai Fausti e ad altre famiglie emergenti. Dalla famiglia di Brozzo e Lavone uscirono distinti sacerdoti quali don Bartolomeo, parroco di Lavone dal 1771 al 1773. Famiglie con questo nome sono ad Alone (sec. XVII), a Lumezzane (sec. XVII). Un ramo della famiglia rimase in città dove diventò proprietario del palazzo di via Bassiche, ereditato poi dai nobili Pavoni e passato in proprietà nel 1903 del nob. Antonio Cavalli. Un Michele Trivellini sposò la nob. Paola Pavoni, sorella del beato Lodovico Pavoni. Morendo nel 1866, lasciò all'Istituto dei Figli di Maria Immacolata fondato dal Pavoni, la tenuta di Ca' de Villa con l'obbligo di una cappellania per la messa feriale e festiva dei contadini. Una famiglia Trivellini si distinse a Gottolengo. Don Lazzaro di Gottolengo è un prete liberale che nel 1876 ritratta la sottoscrizione all'indirizzo Passaglia per la cessione di Roma all'Italia. Dalla famiglia gottolenghese uscirono noti uomini dello sport come il podista Fausto (v.) e il calciatore Giuseppe (v.). Famiglie Trivellini hanno dato il nome a una frazione di Montichiari (v. Trivellini, in dial. Triilì).