OSPEDALE S. Orsola dei Fatebenefratelli

Versione del 17 feb 2019 alle 20:42 di Pgibe (Discussione | contributi) (una versione importata: Import Volume XI)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

OSPEDALE S. Orsola dei Fatebenefratelli

Fondato per iniziativa soprattutto di fra' Pietro Ghidini e grazie all'opera di Pietro Riva, non senza lunghe trattative, sostituì l'Istituto degli infermieri e ospizio sacerdoti ammalati. Dopo vari tentativi esperiti nel 1848, 1851, 1858 e 1864 ebbe il sostegno del Comune di Brescia e si concretò nel gennaio 1871 con il passaggio della casa di S. Orsola all'Ordine dei Fatebenefratelli. P. Ghidini diresse l'ospedale fino alla morte. Con testamento del 25 febbraio 1880 Pietro Riva assegnava all'Ospedale le sue sostanze. Una trentina di ammalati, in locali angusti e arredati modestamente, trovarono subito accoglienza, mentre un ambulatorio, piuttosto primitivo, veniva aperto su detta via, per i pronti soccorsi in casi di disgrazia. Modestissimo, ma frequentatissimo da povera gente il gabinetto dentistico illuminato dalla santità di fra' Riccardo Pampuri. Dal 1900 al 1903 venne avviata la Casa di cura ampiamente ristrutturata e attrezzata. Provveduta di acqua potabile, caloriferi, illuminazione elettrica, ecc., ebbe due sale per le operazioni chirurgiche ed una per le medicazioni con armamentario, sterilizzatrici, letti articolati, ecc. Potè accogliere dozzinanti di prima classe in un riparto speciale e riservato, e dozzinanti di seconda classe in sale comuni, oltre ad un certo numero di ammalati gratuiti a norma dei mezzi di cui l'istituto potè disporre. Avendo di mira il solo concetto della beneficenza si praticarono diarie molto modeste allo scopo di coprire una parte delle spese di esercizio, che furono ingenti per la copiosità e regolarità di tutti i servizi. L'accesso venne predisposto da via Giordano Bruno. Nel 1906 in via Mazze in locali dell'Ospedale vennero trasferite le Cucine economiche installate nel 1884. Altri miglioramenti vennero avviati nel 1914 sotto la guida del priore p. Fortunato Maffeis.


Durante la I Guerra mondiale l'ospedale accolse i militari ammalati e feriti. Nel 1914 assieme ad opere di ordinaria manutenzione vennero progettati consistenti interventi di ristrutturazione che furono però impediti dallo scoppio della guerra. La casa fu requisita dall'autorità militare che usufruì dell'ospedale per soldati di truppa. Riaperto nel 1919 l'ospedale rivelò ancor più la sua inadeguatezza strutturale per l'assistenza sanitaria e nel 1925-1926 verrà affrontato il problema di una sua radicale riedificazione. Nel novembre 1922 venne aperto un gabinetto radioscopico con apparecchiatura della ditta Gorla di Milano su brevetto Scotti-Brioschi affidato al dott. Tullio Meucci, allievo del prof. Perussia. Inoltre sempre nello stesso tempo l'ospedale potè usufruire dell'apporto del dott. Gaetano Ferroni per la chirurgia, assistito dal dott. Pietro Bordoni; il dott. Guido Ranzoli; il dott. Cesare Rusconi per le malattie della gola, naso e orecchie; il dott. Eugenio De Ferraris per le malattie degli occhi; il dott. Eugenio Curti per le malattie respiratorie; il dott. Giorgio De Lucchi per le malattie polmonari.


Un nuovo moderno fabbricato venne costruito negli anni 1928-29 in via Re Galantuomo su progetto dell'ing. Mario Piotti ed inaugurato nell'ottobre 1929. Alle ristrettezze di spazio, per essere l'immobile racchiuso fra strade importanti si supplì spingendosi in altezza, costruendo e sopraelevando i piani con stanze a uno, due o più letti installando un comodo ascensore e aprendo vaste terrazze. Il reparto chirurgico fu arricchito di due sale operatorie; le sale di medicazione, di disinfezione e di sterilizzazione furono attrezzate con gli strumenti più moderni. Sull'esempio delle case di Milano e di Gorizia, fu aperto nel 1930 un reparto femminile, adattato nella parte vecchia, e corredato di reparti di medicina, chirurgia, ostetricia e ginecologia. Sul finire dello stesso anno 1930 fu aperto un reparto di Maternità nettamente autonomo, e completo di ogni attrezzatura, incubatrice, termo-culle, nido per neonati: ad esso accudirono tre ostetriche, presenti, a turno, anche di notte, infermiere diplomate ed un medico specializzato in ostetricia. Furono impiantati anche i gabinetti di radiologia e di analisi. Gravi difficoltà l'ospedale affrontò durante la II Guerra mondiale fino a quando, il ripetersi di incursioni aeree costrinsero a sfollare la maggior parte dei malati a Castegnato in un'ampia villa. La sede di città venne adattata a rifugio per compromessi politici e partigiani, attività questa che costò al priore p. Cesare Gnocchi la prigionia nelle carceri di Brescia.


Nel 1965 l'edificio venne ristrutturato quasi interamente, salvo l'edificio fronteggiante via Re Galantuomo con un ampliamento dello stesso di 30 metri. Con il D.L. del 12-2-1968 n. 132 e gli atti giuridici del 1971 la Casa di cura Fatebenefratelli dell'Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Dio diviene Ospedale generale di zona S. Orsola. Come tale inizia alla fine del 1973, ma l'inaugurazione ha luogo l'1-1-1974 con l'apertura della nuova divisione pediatrica. L'ospedale venne poi arricchito di un reparto per lungodegenza e di un reparto di cardiologia. Nel 1988 un nuovo padiglione in via Cavalletto fu realizzato su progetto dell'ing. Ferdinando Paterlini ed inaugurato il 27 maggio. Il 21 ottobre 1991 venne inaugurato il rinnovato Centro di gastroenterologia e endoscopia digestiva. In via di realizzazione il Day Hospital geriatrico istituito nel maggio 1990 dalla USSL 41. Nel complesso dell'Ospedale del S. Cuore ai Pilastroni nell'ottobre 1938 veniva inaugurato, su progetto della Federazione del Clero italiano, un nuovo reparto per sacerdoti infermi di mente. Nella succursale dei Pilastroni (v. Sacro Cuore di Gesù, istituto) il 15 aprile 1991 si inaugurò un reparto pilota con 40 letti per colpiti dal morbo di Alzheimer e nell'ottobre dello stesso anno fu inaugurata la nuova sede del servizio di gastroenterologia già avviata fin dal 1977.