LUCHI, Luchi di Windegg o Lucchi

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LUCHI, Luchi di Windegg o Lucchi

La tradizione familiare li faceva derivare dal Tirolo e precisamente da certi Lucas o de Luchis dinasti di Windegg, nel territorio di Rienz presso Bolzano. Michele Luchi, fratello di un parroco di Spanz, di Giovanni parroco di Sarnonico, di Giov. Ferdinando curato di Sarnonico, di Gaspare e di Bartolomeo, ebbe dall'imperatore Ferdinando II (Vienna, 7 settem. 1633) la piccola nobiltà rurale sul feudo di Windegg per sè e successori. Suo figlio Giovanni Luchi di Windegg, Cancelliere della Signoria di Oberstorff nel 1633, ottenne nel 1644 dall'imperatore Ferdinando III (Vienna, 14 novem. 1644) la conferma della detta nobiltà per sè e discendenti e la sua estensione agli zii paterni predetti, ecclesiastici e laici. Egli avrebbe dovuto poi emigrare dal Tirolo a Salò, e quivi sarebbero nati i suoi due figli Carlo e Simeone, dal quale discenderebbero i Luchi di Brescia. Ma come sostiene P. Guerrini la cronologia dei documenti presentati per l'allacciamento genealogico non resiste all'esame critico, sebbene siano stati ammessi nel 1816 dalla I. R. Consulta Araldica di Venezia per estendere ai due rami della famiglia Luchi il titolo nobiliare col predicato di Windegg, poichè uno di tali rami aveva già il titolo comitale veneto per l'acquisto del feudo di Cà di Novaggie. Lo stesso P. Guerrini fa derivare i Luchi da Faustino qd. Simone Luchi proveniente da Salò, creato cittadino di Brescia il 21 maggio 1712 e confermato dal Consiglio generale il 31 dicembre 1715 che non è che il discendente di un Giov. Battista qd. Simone Lucchi di Cesovo in Valtrompia, il quale nel 1627 abitante con la famiglia in Brescia, nel Vicolo degli Armaiuoli presso il Carmine, esercitava il mestiere di fabbro ferraio e possedeva una casa «in contrada del Pozzolo, in IV Faustini», parte per suo uso e in parte affittata, per l'acquisto della quale aveva dovuto fare dei mutui di denaro, onde ne pagava ancora gli interessi relativi a varie persone. Povera rimase la sua famiglia anche dopo la sua morte, mentre un suo fratello Antonio emigrò probabilmente a Salò iniziandovi una certa fortuna. Agli inizi del sec. XVIII sia i Luchi di Cesovo che quelli provenienti da Salò e abitanti in contrada del Cavalletto, incominciarono ad accumulare notevoli fortune acquistando case a Brescia, a Costalunga (dove Faustino Luchi ha acquistato il Ronco di proprietà dei nob. Scovolo), alla Volta, alle Chiusure di Brescia e altrove accumulando un notevole patrimonio rafforzato con fruttuose alleanze matrimoniali ed attraverso la mercatura e il commercio. I Luchi sono per molti decenni dei semplici cittadini bresciani. Faustino qd. Simone abita dapprima in casa Lechi al Mangano (dove aveva anche un negozio di stoffe), cambia abitazione fino a quando nel 1758 acquistò il palazzo del Conte Bartolomeo qd. Roberto Martinengo, in via S. Francesco, poi abbellita nel 1822 con una nuova facciata su disegno dell'arch. Antonio Vigliani, palazzo che nel 1935 passò alla parrocchia di S. Agata. Faustino ebbe nove figli (di cui due morti in tenera età) e una figlia. Tra questi si distinse Simeone o Simone (1700-1781) (v. Luchi Bonaventura), Giacinto (1702-1788) (v. Luchi Giovanni Lodovico), Giuseppe Angelo (1704-1764), Ferdinando (1710-1784), Francesco Giuseppe (1712-1792), Filippino della Congregazione della Pace, Anna Maria (1713-1768), sposa al notaio Pietro Aderenti (che con testamento del 1763 lasciò eredi i Luchi), alla morte di questi risposata a Ottavio Maioli che pure nel 1768 lasciò tutto il patrimonio ai Luchi, Giulio Filippo (1715-1766) Canonico a S. Nazaro). Di questi Giuseppe Angelo e Ferdinando si sposarono ed ebbero discendenza mentre la loro fortuna si consolidava in una forte società commerciale. La discendenza della linea primogenita di Giuseppe Angelo salì in maggiore fortuna con larghi acquisti fondiari a Leno, e nel 1786, per l'acquisto del feudo veronese di Cà di Novaggie ottenne il titolo di Conte trasmissibile ai soli maschi discendenti da Faustino. La rinnovazione di questo titolo veneto, richiesta al governo austriaco nel 1816, portò alla conferma e alla estensione della nobiltà anche all'altro ramo secondogenito della famiglia, che prima non aveva goduto tali titoli ma nel frattempo era stato illustrato dalla porpora e dalla fama del Cardinale Michelangelo Luchi. Il governo austriaco nel 1818 confermò ed estese a tutti i Luchi i titoli nobiliari, che davano ad essi l'adito alle cariche di corte nei ranghi militari e civili. Seguendo la discendenza, con limitazione ai soli maschi da Giuseppe Angelo rimasto vedovo e senza figli vivi e risposato a Lucia Vergine nasce Faustino Giuseppe (n. 20 ottobre 1749) che sviluppò notevolmente l'industria e il commercio della seta con una filanda che, distrutta dallo scoppio delle polveri, riedificò immediatamente. Lo stesso Faustino edificava nel 1773 una chiesetta alla B.V. in via delle Rose. Nel 1786 Faustino di Giuseppe comperò sul veronese il vacante feudo comitale di Cà delle Novaggie e ne fu investito col titolo ereditario di Conte per il decreto del doge Paolo Renier 29 marzo 1786, comunicato con lettera 7 aprile 1786 del Magistrato Veneto sui Feudi. Faustino ebbe da Marianna Fada, parecchi figli e precisamente: 1) Giuseppe Faustino (1768-1790) morto celibe, 2) Andrea Giuseppe (1769-1827) celibe, 3) Candida Lucia (1770) sposa ad un nob. Brunelli, 4) Lucia Giuseppina (1771-1773), 5) Maria (1773-1798) nubile, 6) Bernardino (1774) che da una contessa Franca di Padova ebbe un figlio morto giovanissimo, 7) Lorenzo Giuseppe, gemello di Bernardino, 8) Lorenzo (1778), 9) Ferdinando (1780-1782), 10) Ferdinando Bonaventura (1781), 11) Francesco detto Faustino (1782) sposo a Lelia Palazzani da cui ebbe nove femmine, di cui l'ultima, Faustina Maria (1815-1892) sposò il conte Marcantonio della Meduna e con la quale si spense il ramo primogenito e comitale dei Luchi di Windegg. A sua volta Ferdinando Giuseppe qd. Faustino Luchi che nel 1737 aveva sposato Giulia Banchetti (nome divenuto poi Bianchetti) figlia di un ricco mercante romagnolo, e sua erede universale ebbe, a sua volta, dieci figli tra maschi e femmine, fra cui: Faustino (1737-1816), prete secolare e appassionato bibliofilo; Michelangelo Giuseppe, il futuro cardinale (v.), Giovanni (v.), Giulio (v.). Favorito dalla sua condizione sociale egli ottenne l'8 ottobre 1826 dalla Consulta Araldica austriaca la concessione del titolo nobiliare col predicato di Windegg che i Luchi incominciarono a usare nel 1822. Questi da Lucrezia Dupont ebbe 14 figli di cui alcuni morti in tenera età. I maschi superstiti furono: 1) Michelangelo, avvocato, 2) Francesco (1792), celibe, 3) Ferdinando (v.), 4) Giovanni Battista (1798-1865), impiegato nella I.R. Delegazione di Brescia, che sposa nel 1824 Santa Giacopini o Giacomini ed ebbe due figlie: Lucrezia 1831-1832) e Giulietta (1825-1912) nubile, 5) Faustino (1806-1823) celibe. Dall'avv. Michelangelo e da Elisa Mocini nacquero: 1) Giulio Girolamo (1825-1872) guardia nobile imperiale alla corte di Vienna, 2) Maria (1827-1848) nubile, 3) Lucrezia Eugenia (1828-1830), Ferdinando Bartolomeo (1835) che entrò nella carriera militare e mori celibe. Giulio sposò nel 1854 la sig. Onesta di Francesco Orazio Morari e ne ebbe i figli Elisa (1855-1934) che morendo nubile beneficò la sua chiesa di S. Agata; Adelaide (1857) che sposò il conte Cesare e poi il cognato conte Luigi Pelizzari della Meduna; Michele (che nascendo il 10 agosto 1859, in pieno idillio franco-italiano, al Battesimo ebbe i nomi di Michele-Francesco-Vittorio-Emanuele-Luigi-Napoleone-Michelangelo-Luchino-Lorenzo-Ferdinando-Giovanni-Giuseppe-Camillo) e Giulia (1870-1940) sp. in Maestrini, tragicamente scomparsa dalla sua solitaria villa di Costalunga il 24 giugno 1940. L'avv. Michele (1859) entrò nella carriera giudiziaria, fu R. Pretore a Bagnolo Mella e morì celibe il 5 agosto 1916. Giudice del Tribunale di Brescia, ultimo della sua stirpe.