GALEAZZO degli Orzivecchi

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GALEAZZO degli Orzivecchi

Sec. XV-XVI. Autore della "Massera da bé". Nato nel 1492, secondo quanto indica una sua polizza d'estimo del 1534. In tale anno risulta sposato ad Augustina Castellino (di anni 29), padre di Ottavia (anni 8), Adriana (anni 7), Marco Antonio (anni 5), Fulvia (anni 3). Ha presso di sè come "massara" Maria de Tarboli. Abita nella quadra terza di S. Giovanni ed è proprietario di una pezza di terra di cinque piò e di livelli e una rendita di affitto. Ha una casa in Brescia in Tresanda dei Lini. É "cancelliero", cioè segretario e sopraintendente alla servitù, del conte Mariotto Martinengo. Fu il Biondelli a sospettare che fosse autore de "La massera da bè" quel "Galiazzo dal qual s'è avuto il libro stesso e che si è forse l'autore". E sempre per via di sospetti, seguirono il Biondelli P. Guerrini e C. Pasero. Si deve alla perspicacia di Renzo Bresciani e allo studio del prof. Giuseppe Tonna, la attribuzione definitiva a Galeazzo dagli Orzi, che emerge come uno dei pochi veri protagonisti della letteratura dialettale bresciana. Segretario di un nobile e vanaglorioso signore, letterato egli stesso forse per ammazzare il tempo, il Galeazzo cercò di nascondere la sua fatica dietro il riparo dell'anonimo interposto. "Questo libretto inscritto "La Massera da bé" s'è avuto da Messer Galeazzo dagli Orzi. Disse averlo trovato a "Cobiato" (Collebeato) in un camerino del palazzo del Chiarissimo signor cavalier Mariotto Martinengo di buona memoria. L'anno è quello del sacco di Brescia, il 1512». Il Mariotto, pomposo cavaliere, ebbe per lungo tempo attribuita la frottola di Galeazzo, senza che il confronto con l'opera sicuramente sua "il pianto del dio Pan per la rovina del Collebeato" mostrasse l'impossibilità dell'impresa. Galeazzo dagli Orzi ha affidato a questo testo un panorama , ricchissimo di particolari , della vita bresciana contemporanea, vista dalla parte degli emarginati, di coloro che non contavano, la cui esistenza però (agli occhi dell'autore-poeta) ha un valore unico pur nella sua povertà, nel suo squallore quotidiano, nella sua pazienza, venata di umorismo nella sua disperazione. Come Balzac, nella Francia del suo tempo, ci offrirà una galleria inesauribile di tipi umani, così la Massera da bé è una documentazione incredibilmente lucida sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista lessicale; fa conoscere la Brescia contemporanea con quella icasticità che trova una analogia, pur con profonde differenziazioni, soltanto nelle opere di Teofilo Folengo, anch'esso intriso di una brescianità la quale è categoria spirituale, prima di essere determinazione folcloristica e geografica e con la pittura contemporanea del Romanino, contesto di realismo e di pungente tormentata poesia.