CROCI, tesoro delle SS.

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CROCI, tesoro delle SS.

La Chiesa bresciana era ricca di preziosi lavori di oreficeria quali: 1) Croce di Galla Placidia oggi nel Museo Cristiano, una grande croce astile e processionale, impropriamente chiamata dal nome di Galla Placidia, già appartenente al tesoro del monastero longobardo di S.Giulia. Non tutti gli storici che ne hanno scritto, sono concordi nell'assegnare l'epoca di questo cimelio, e si va dal secolo V al secolo IX, con una varietà e larghezza di giudizi veramente strane. La croce è costituita da un'anima di legno rivestita di lamine liscie d'argento dorato e da un clipeo centrale con una figura di Cristo ottenuta a sbalzo, il cui rilievo si fa più sporgente nel luogo della testa. Nel dritto e nel rovescio della croce si trovano ben 212 fra pietre preziose e cammei e paste vitree e smalti, fra i quali il celebre medaglione di vetro a fondo aureo che reca le tre figure impropriamente dette di Galla Placidia e dei suoi due figli, studiato e riprodotto non sappiamo quante volte in tutti i trattati e manuali d'arte primitiva. La croce misura m. 1,26 di lunghezza e m. 0,99 di larghezza e secondo il Toesca può risalire nella sua forma generale alla fine del secolo VIII, mentre il Cecchelli la assegnerebbe alla metà incirca del secolo IX e la metterebbe in relazione alla croce processionale del monastero friulano di S.Maria in Valle nel Museo di Cividale. Quindi, secondo il Toesca, si potrebbe ritenere questa grande croce, decorata secondo l'uso barbaro longobardo, un dono di Desiderio e Ansa al monastero da loro fondato in Brescia, e quindi opera di valente artista locale; mentre secondo il Cecchelli si dovrebbe negare ogni rapporto di questo insigne cimelio col periodo longobardo e ricercarne invece l'autore in un artista - forse anche bresciano - educato esclusivamente su modelli carolingi. 2) Stauroteca (v.). 3) Croce del campo o dell'Orifiamma. E' una grande croce astile alta 44 cm. e larga 30, a lamine e borchie d'argento sbalzato con gemme e figure. La parte anteriore, che rappresenta la scena della Crocifissione, ha una rassomiglianza perfetta nella disposizione e nel tipo delle figure con la Crocifissione della Stauroteca. Il Brunati, il Valentini e altri lo giudicarono un lavoro di fattura bresciana del secolo XII, o al più del principio del secolo XIII. Se l'artista è un bresciano, egli deve aver avuto dinanzi, come tipo da ricopiare più in grande, la Crocifissione della Stauroteca. Questa croce porta in fondo dei piccoli fori per farvi passare un cordoncino, e veniva infissa sopra un'asta. Il cordoncino serviva per sostenere l'Orifiamma o bandiera o labaro, quando la croce, tolta dall'altare, veniva issata sull'antenna del Carroccio comunale o come vessillo di battaglia dinanzi alle schiere bresciane uscite in campo a difesa della piccola patria bagnata dall'Oglio e dal Mincio, contro i nemici bergamaschi e cremonesi nelle frequenti micidiali scorrerie delle lotte comunali del secolo XII e del XIII. La croce vide anche la partenza dei Crociati bresciani. Queste croci venivano esposte al pubblico anche nelle calamità pubbliche e nelle solenni processioni votive contro la guerra, la peste, la siccità ecc. Il primo accenno alla custodia della Croce dell'Orifiamma e della Croce del Vescovo Alberto si ha negli statuti del Comune del 1251. Da allora il sacro tesoro si custodisce nella Cattedrale con grande venerazione e fu collocato poi nella apposita Cappella delle Croci in Duomo vecchio, in un grande cassone ferrato chiuso con sette chiavi, tenute dal Vescovo, dal Comune, dal Capitolo, dalla Fabbriceria e dalla Compagnia delle Sante Croci. Le sollecitudini del Comune intorno al tesoro delle Sante Croci si moltiplicarono durante il secolo XV, secolo di grande fede popolare e di squisite manifestazioni artistiche. Nelle frequenti e gravissime calamità pubbliche, che percossero Brescia e il territorio bresciano in tutto quel secolo turbinoso. Il Comune faceva ricorso alle Sante Croci, che venivano portate in solennissime processioni votive contro la guerra, la peste, la siccità, contro i nemici di Venezia, a cui Brescia era fedelissima, per celebrare avvenimenti civici, vittorie o paci poco durature o liberazione da morbi pestilenziali e da intemperie dannose, per onorare illustri personaggi ospiti nostri o di passaggio per la nostra città. Nel 1474 il Comune deliberava la spesa di cento ducati d'oro per un nuovo reliquiario, che fu commesso a un artista bresciano quasi sconosciuto ma di grande valore, Bernardino dalle Croci, il quale lo presentava compiuto solo nel 1487, tredici anni dopo la commissione avuta. E' un mirabilissimo lavoro di oreficeria: bisogna vederlo per ammirarlo. E' un merletto in argento, è una morbida trina che si svolge intorno ad un piedistallo a forma di tempietto del rinascimento, con nicchie e busti in alto rilievo, con lesene e fregi e smalti e delfini, un'opera meravigliosa che basterebbe da sola a rendere celebrato nella storia dell'arte dell'oreficeria bresciana il nome di questa famiglia modesta di artefici nostri, che dimenticando il cognome primitivo assunse per antonomasia quello "Dalle Croci". Il Reliquiario delle Sante Croci fu modificato ed ampliato in varie riprese. Nel 1516 Bernardino dalle Croci vi metteva nel basamento un rubino, che costava allora 30 soldi e aggiungeva altro oro e argento lavorato (forse i deliziosi delfini della base? ) per la somma complessiva di 12 lire! Alle S.S.Croci venne dedicata in Duomo nuovo una cappella opera di Bernardino da Martinengo e portata a termine nel 1495. Croci belle e preziose si trovano anche in altre chiese della città e della provincia. Ricorderemo la bellissima croce astile della chiesa di S.Francesco in Brescia, ordinata a Gian Francesco delle Croci dal Generale dei Minori P.Francesco Sanson e compiuta nel 1501. Difatti a tergo del Crocefisso si legge la scritta: "Joannis Francisci a Crucibus industria 1501" e sul rovescio della medesima laminetta si trova il conto del metallo adoperato nella croce: "Quest el conto dell'argento neto. De copela oncie 364 De lega venetiana 104 De lega bresana 240". Altre croci preziose si trovano a Cividate Camuno. E' opera di Girolamo, figlio di Gianfrancesco dalle Croci, e venne ordinate dall'arciprete Giacomo Faustinoni e compiuta nel 1518, quando l'artista aveva soltanto 26 anni. Sopra una targhetta ai piedi del Crocefisso si legge difatti questa memoria: "Jacobo Faustinono archipresbytero procurante Hieronimus a Crucibus fecit MD - 18", con altre parole latine che riportano una invocazione alla croce. La croce di Maguzzano, lavoro del 1400, importante per gli smalti, le applicazioni di lapislazzoli, i fregi a fiori ed a simboli. Gli emblemi degli Evangelisti, e lo stesso Redentore, malgrado la rozzezza del dettaglio, presentano un insieme efficacissimo. Bella la base a grossa palla, coperta di piccoli cerchi o dischi sovrapposti, ricordanti i rulli delle vetrate medioevali. La croce d'altare di Cividate Camuno, illustrata dal nome dell'artefice, dal rinomato Girolamo delle Croci, del 1518, ha dei nielli, rappresentazione splendida delle scene della Passione, delle borchie a ghiande, dei frutti di pino, lavorate con squisitezza meravigliosa: squisitezza che si estende alle figure, ma diventa insuperata nei due Pellicani, così svariati nell'espressione e plasticità dell'attitudine. Nella base, la durezza metallica si piega alla leggerezza dei vimini intrecciati. Manerba ha due croci notevoli; una con reliquia, di lamina d'argento, ossidata a piccoli fori vetrati; l'altra di metallo brunito. Ricorda quella di Maguzzano la croce di Sabbio Chiese, niellata e pregevole, benchè un po' sciupata. Barocca, ma bella tuttavia quella del 1595 di Preseglie, dalla base a mo' di calice, a base di candelabro, sostenenti la Madonna e S.Giovanni. Elegante croce è quella di Milzanello, ma vieppiù elegante quella di Sant'Afra, del Rinascimento, benché arieggi mirabilmente nell'alto a quella di S.Faustino. Montichiari ha una mirabile croce primitiva (secolo XIII-XIV) di metallo dorato e argentato, in stile bizantino; peccato che lo stato in cui si trova non lasci apprezzare l'originalità del fregio simbolico, tutto a foglie. Antichissima pure la croce di Casa Marchetti, mentre fulgente, troppo fulgente, invece è l'altra di Cellatica. Irma di Valtrompia ha una bella croce d'argento del 600. Erbanno una di bronzo e Carpenedolo un'altra mirabile pel reticolato a crocette greche ma deturpata da inutili ornamenti sovrapposti. Del 1400, ma più tardi restaurata, è la pregevolissima croce di S.Nazzaro, e della stessa epoca una di rame dorato a sbalzi di Pavone Mella. Fra le altre croci bresciane, ricordiamo ancora quella di Sirmione, adorna e slanciata nella forma, quelle d'argento di Lodrino e Sale Marasino: una a sbalzo del '700 di Odolo, un'altra di Lonato, a smalti lapislazzoli, e figure a rilievo, quella Rinascimento di Collebeato, e le croci quattrocentesche di Bagnolo Mella, Corticelle, Marmentino. Una croce astile trecentesca della pieve di Montichiari è stata restaurata nel 1958 per munificenza del conte Giovanni Treccani degli Alfieri, ecc. Fra i reliquiari delle S.S.Croci è da ricordare quello in ebano e argento, dono del cardinale Uberto Gambara alla Chiesa delle Grazie, opera interessantissima della seconda metà del cinquecento, restaurata l'anno 1800 a spese della famiglia dei Conti Gambara. Due statue d'argento, squisitamente modellate e che rappresentano la Giustizia e la Temperanza, fiancheggiano e sostengono l'urna della Reliquia, appoggiata sul dorso di un leone d'argento elevato su di un piedistallo di ebano con finissime decorazioni pure d'argento. L'urna è sormontata dal cappello cardinalizio e da due angioletti che ne sostengono i fiocchi, tutto in argento massiccio. Sul piedistallo vi è lo stemma dei Gambara e una iscrizione, che ricorda il donatore munifico. Questa insigne opera d'arte deve essere stata fatta Brescia dopo la morte del Cardinale (1594) per incarico dei suoi eredi, ai quali egli aveva lasciato l'obbligo di questo dono. Molte di queste preziose croci e reliquiari vennero esposti nel 1904 in una Mostra d'arte sacra nel Duomo Vecchio di Brescia in occasione della Esposizione bresciana di quell'anno. Ab immemorabili è invalso l'uso anche nel Bresciano di porre Croci di legno e più tardi di ferro ai crocicchi delle strade o sulle alture. Ve ne sono un po' dovunque. Alcune (come quella di S. Eusebio) sono circondate da leggende; altre segnalano fatti tragici; altre ancora sono segno di pura devozione. Molte croci furono poste nel 1900, in occasione del centenario dell'anno Redenzione. L'uso allora invalso si diffuse sempre più in seguito. Fra le ultime ad essere poste sono da ricordare la Croce al passo del Maniva posta, per ricordare i morti in guerra senza croce, per iniziativa del cappellano militare mons. Giuseppe Bonomini, la croce della Corna Blacca posta il 2 giugno 1964 per iniziativa del prof. Luigi Zampedri a ricordo di mons.Bonomini stesso; la croce dei Vignali in pietra riedificata nel 1973 nei pressi di Drugolo sulla provinciale Due Porte - Padenghe, ecc.