CATARI
CATARI
L'eresia catara è stata, secondo qualcuno, un fenomeno religioso, secondo altri rivolta di classi popolari contro la feudalità ecclesiastica e laica. Assunse, come scrive il Manselli, nel Garda "eccezionale rilievo" organizzando a Sirmione e Desenzano due centri di diffusione delle idee anche in tutta la Lombardia. Nel movimento cataro ebbe particolare rilievo la comunità di Desenzano, considerata il centro del catarismo più radicale e rigoroso. L'eresia vi penetrò, a quanto sembra, nel 1170, predicatavi da Niceta e vi si attaccò tenacemente durandovi più a lungo che altrove. La comunità di Desenzano ebbe un suo vescovo in un tale di nome Giovanni Bello ordinato a Drugonzia nella Tracia, sebbene fosse nota l'avversione dei catari alla gerarchia e, forse, espresse anche "il solo vero pensatore in seno al catarismo italiano, ed inoltre europeo" i Giovanni di Luigi, scrive il Manselli, fu "l'unico tra i catari che abbia cercato di districarsi dalle sabbie insidiose dei miti per una pensosa meditazione del problema del male e di quel dualismo che ne sembra la più facile e persino più ragionevole soluzione". La "Ecclesia de Desenzano", più volte ricordata nei documenti, riunì i seguaci del dualismo più radicale, in contrasto con l'altra "Ecclesia de Concorezzo" (Milano), fautrice di un dualismo più moderato. Intorno al 1170, dopo la venuta dalla penisola balcanica di Niceta, che in Italia e in Francia predicò il dualismo assoluto, gli eretici di Desenzano si elessero un vescovo nella persona di certo Giovanni Bello; e a questa "chiesa" appartenne anche quel Giovanni di Lugio, probabile autore di un vero e proprio trattato di teologia catara scoperto a Firenze una trentina d'anni fa e pubblicato dal Dondaine, con il significativo titolo "Libro dei due principi" che costituisce come una specie di somma teologica dell'eresia. Circa l'espressione "Chiesa di Desenzano avverte Raoul Manselli (che ne riferì al congresso dell'ateneo di Salò nel 1968) come essa non vada intesa in termini geografici ma nell'accezione più originaria di riunione di fedeli; i quali vedevano in Desenzano il loro centro spirituale, ma erano diffusi in gran parte dell'Italia settentrionale e centrale. Certo è che la zona meridionale del Garda non solo fu tollerante, ma quasi favorevole all'eresia; e questo spiega perchè intorno al 1250-60 gli eretici mantovani, che avevano la loro sede a Bagnolo, si siano trasferiti per maggiore sicurezza a Sirmione, che divenne un centro preferito di rifugio non solo per i catari italiani, ma anche per quelli della Francia meridionale, gli Albigesi. Tra questi ultimi venne anche lo stesso vescovo di Tolosa, Bernardo Oliva, che visse circondato da molti suoi fedeli; e venne pure il vescovo degli eretici di Lombardia, probabilmente quell'Enrico di Arusio che fu l'ultimo vescovo cataro della "chiesa" di Desenzano. La sua presenza permette di supporre che, ad un certo punto, anche la "chiesa" di Desenzano abbia cercato rifugio in Sirmione, sebbene la penisoletta fosse da tempo ben nota agli inquisitori, i quali nulla fecero contro questa rocca forte degli infedeli fino a quando, caduto Ezzelino e terminata la lotta contro Federico II, le città più direttamente interessate, Verona e Mantova, decisero di intervenire insieme per estirpare definitivamente la piaga. L'estensione e la penetrazione dell'eresia si dovette certo anche alla tolleranza innata delle popolazioni rivierasche per cui a Lazise nel 1273 un eretico verrà aiutato addirittura a sfuggire all'Inquisizione. Alla presenza dell'eresia catara a Desenzano e Sirmione, corrispose nel territorio gardesano settentrionale l'attività di fra Dolcino (V. Dolcino). L'eresia a Sirmione terminò quando il 12 novembre 1276, il vescovo di Verona, l'inquisitore frate Filippo, Pinamonte Bonaccolsi e Alberto della Scala, arrestarono a Sirmione centosessantasei tra uomini e donne e li condussero a Verona. Molti dei quali (chi dice duecento chi cento) furono bruciati nell'Arena il 13 febbraio 1278 per ordine di Alberto della Scala.