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CARCINA (in dial. Carshina, in lat. Carcinae)

Paese alla sinistra del fiume Mella ai piedi del monte Palosso nella Bassa Valtrompia. Si trova a. m. 240 s.m. a 10 Km. da Brescia. Il nome ricorre nel Liber Potheris Brixiae nel 1226 come " Carshina ". Carcina deriverebbe perciò il suo nome da Carectina o caricectina ed indica una palude di giunchi, pianta palustre che i bresciani chiamano "caresa", donde il nome di caresina contratto in carsina. Dove oggi sorge il paese vi era infatti una depressione provocata dal fiume Mella, aumentata dal displuvio della valle e formante una lama o palude di giunchi. Probabilmente di proprietà del demanio pubblico e poi del vescovo, il territorio passò in gran parte al monastero benedettino di S.Eufemia che vi operò una profonda bonifica. Nel maggio 1038 il nome di Carcina ricorre in una permuta di beni fra l'ab. Giselberto del monastero di S.Eufemia e il vescovo di Brescia Olderico. Il monastero sostenne poi contese col comune di Brescia per proprietà esistenti nel territorio di Carcina. Questo passò poi in feudo degli Avogadro. Vi sorgeva un ospizio per pellegrini eretto dai Monaci di S.Eufemia in luogo e come trasformazione di un'antica stazione della strada romana detta della Pendesa, che metteva a Zanano e a Lumezzane. Dell'ospizio era titolare S.Giacomo, protettore dei pellegrini, che rimarrà patrono della parrocchia, eretta poi nel sec. XVII. Nel 1797 venne devastato e saccheggiato nello scontro fra i valtrumplini e le truppe del governo provvisorio. Fino alla metà del sec. XIX rimase un piccolo villaggio popolato da pastori o contadini. Vi esistette dal cinquecento in poi anche una piccola cartiera di proprietà Rivetta scomparsa poi nella seconda metà del sec. XIX. Il paese rinacque a nuova vita dal settembre 1859 quando Francesco Glisenti vi aprì il grande stabilimento metallurgico che assunse sempre più vasta importanza. Cogli inizi del secolo presente il paese andò sviluppandosi anche sotto l'aspetto edilizio. Nuove iniziative industriali andarono sviluppandosi dopo la II guerra mondiale. La primitiva chiesa sebbene consacrata era povera come gli abitanti. Non aveva nemmeno il volto. Nè esisteva il cimitero. La chiesa conserva buone tele. Sull'altare maggiore campeggia una pala (olio su tela 360x220) raffigurante la Madonna col Bambino e i S.S.Apostoli Giacomo e Giovanni, firmata "Stephanus Vivianus 1621". Sul primo altare di destra una Madonna col Bambino con i S.S.Domenico e Caterina (olio su tela 320x180) firmata Palea Vito 1730, attorniata dai 15 misteri del Rosario (ovali, olio su tela 0,58x0,45) di ignoto del 1700; sull'altare di sinistra una pala (olio su tela 280x165) raffigurante la Deposizione di Ottavio Ronchi (1646 (? ). Altre tele adornano la chiesa e più precisamente: sopra la porta laterale destra una "Ultima Cena" (olio su tela 280x170) di ottima fattura di Scuola bresciana del 1600; sulla porta destra della sagrestia una "Madonna con il Bambino e S.Gaetano" (olio su tela 230x170) di discreta fattura e di ignoto autore del 1700. A sinistra sopra la porta della cappella laterale una Deposizione (olio su tela 4x1,65) firmata "Petrus Scalvini civis brix. 1752"). Sopra la porta laterale una Madonna col Bambino e i S.S.Giacomo e Rocco (olio su tela 1.40x1) di buon autore del '700. Nella cappella laterale esiste una tela con S.Luigi Gonzaga e sante firmata "L.Campini Brescia 1853". Un "Battesimo di Cristo" di L.Campini (1842) è pure nella parete sinistra. Parecchi i quadri della sagrestia fra cui notevoli una "Adorazione dei Magi" (olio su tela 1,35x1) di ignoto autore del 1600; una Madonna col Bambino e S.Gaetano (olio su tela 1,90x1,30) firmato "Petrus Scalvini F.A. 1756"e altri quadri sacri e ritratti degli arcipreti G.Pelizzari, Enrico Gatta, ecc. Sono di marmo intarsiato gli altari tutti del 1600. Recenti invece le statue del S.Cuore, di S.Luigi, di S.Giuseppe ecc. Pregevoli alcune opere in legno (fra cui scranni e banchi) della fine 1600 o del 1700. Notevoli alcune suppellettili specie candelabri e calici, della stessa epoca. Fu una curazia mercenaria di proprietà dei comizi. Il curato era un tempo accordato dalla vicinia di Carcina per due, tre o quattro anni e poi licenziato o riconfermato.


Parroci: Giov.Maria Gottardi (1640-1650), Carlo Vesconi (1650 - 1659), Stefano Salvoni (1659 - 1660), Giovanni Sbettega (1660 - 1670), Francesco Coppini (1670 - 1672), Giovanni Battista Avogadro (1672 - 1680), Giocanni Maria Berteli (1680 - 1689), Stefano Bonetti (1689 - 1692), Giovanni Battista Giacomelli (1692 - 1700), Bartolomeo Benaglia (1700 - 1709), Sebastiano Bianchi (1709 - 1719), Domenico Ricci (1719 - 1720), Goovanni Bertuzzi (1720 - 1763), Domenico Perotti di Sarezzo (1764 - 1770), Francesco Mascardi di Castrezzone (1770 - 20 agosto 1782 , Carlo Barcella di Caino (1782 - 17 agosto 1804 , Giuseppe Pelizzari (1804 ? - 23 ottobre 1859 , Angolo Zucchetti di Orzinuovi (1860), Pietro Comini di Cimmo (14 settembre 1860 - 1893), Eugenio Lodrini di Calcinato (13 settembre 1893 - 1901), Enrico Gatta (2 settembre 1901 - 1908), Pietro Cerutti (11 maggio 1908 - 1960), Emilio Zanardelli (1960-1966), Emilio Magrinello (1966 - 1975), Giuseppe Cavesti (1975).