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BULLONI Pietro

(Brescia, 20 luglio 1895 - 25 agosto 1950). Era di famiglia proveniente dalla Svizzera molto modesta. Il padre aveva trapiantato a Brescia un ristrettissimo commercio di legna e di frutta stagionale nei pressi della Palla. Di ingegno sveglio e di ferma volontà fu avviato agli studi e fu allievo del collegio C.Arici. Frequentò l'oratorio della Pace e specialmente il Patronato studentesco e il Circolo "Alessandro Manzoni" nei quali fu particolarmente attivo. Al preannunciarsi della I guerra 313 fu attivamente interventista e benchè potesse avanzare la sua cittadinanza svizzera, volle arruolarsi, divenendo sottotenente e comportandosi valorosamente. Congedatosi, nel febbraio 1920 si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Parma ed entrò nello studio dell'avv. Luigi Bazoli. Ma, anzichè dedicarsi alla sola professione, per obbedienza si impegnò nel movimento sindacale bianco, nelle Unioni Cattoliche del Lavoro, dedicandosi soprattutto ai problemi e alle rivendicazioni dei salariati agricoli. Partecipò alle trattative delle rinnovazioni dei patti colonici correndo per le campagne per la difficile azione della loro integrale applicazione. Fu in questo tempo che Pietro Bulloni dimostrò tutta la sua abilità, il suo equilibrio e il suo attaccamento alla causa degli umili e quando l'on. Longinotti, assorbito dagli incarichi di governo, dovette lasciare il campo, rimase a Pietro Bulloni tutto il grave peso della direzione delle Unioni Cattoliche del Lavoro e della Federazione dei lavoratori agricoli. Nel 1924 fu nominato consigliere comunale e poi consigliere provinciale. Antifascista fu fatto segno anche a violenza e aggredito da due energumeni assieme a Francesco Castagna in pieno corso Magenta ferito e costretto a ricorrere all'ospedale. Nel 1926 fu sottoposto ad ammonizione per due anni. Nello stesso anno il 9 febbraio sposava Rosa Baldi. Durante il fascismo visse appartato dedicandosi alla famiglia e alla professione. Cattolico militante ebbe salda fede nei principi morali e religiosi e li mantenne sempre intatti. Fu intimo di Leonzio Foresti e dell'avv. Bonomelli e fu amico di molti avvocati di ogni sponda fra i quali gli avvocati Giacinto Comini, Vitale Bonettini, Mario Cantù, coi quali si trovava spesso in una specie di cenacolo intellettuale che si riuniva in una baita di via Cavour gestita dalla "signora Teresa". Sotto il dominio nazifascista della Repubblica di Salò mise tutta la sua valentia e il suo coraggio al servizio dei resistenti imprigionati e processati. Difese Lunardi Margherita e gli altri con loro arrestati e più tardi il prof. Boni, il giornalista Coeli, l'avv. Reggio,il prof. Petaccia ed altri, meritandosi l'appellativo di "avvocato della Resistenza" e imponendosi al rispetto degli stessi avversari. Fu poi rappresentante per la D.C. nel C.L.N. e si impose per tale autorevolezza da essere designato Prefetto della liberazione carica che ricoprì dal 27 aprile 1945 al 1° marzo 1946 quando lasciò il posto ad un prefetto di carriera. Fu avvocato stimato e agguerrito dalla oratoria forte e nutrita. Tenne studio in via Gabriele Rosa. In essa dimostrò grande equanimità, capacità e intelligente solerzia, evitando violenze e avviando un dialogo fra le forze politiche e lo stato così da essere apprezzato anche dagli avversari politici. Il 2 giugno 1946 venne eletto deputato alla Costituente il VI Collegio. Venne rieletto deputato il 18 aprile 1948 e poi venne chiamato a ricoprire la carica di sottosegretario al Commercio Estero. Fu tale il prestigio goduto che venne poi nominato presidente del Consiglio Superiore, del Commercio interno. Fu inoltre Consigliere del Comune di Brescia e membro del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati. Morì quasi improvvisamente colpito da infarto, durante il ritorno dalla cerimonia inaugurale della Fiera di Orzinuovi. Alla sua memoria venne dedicato nel 1951 un Premio della Bontà che viene assegnato ogni anno a Natale.