MARCITA: differenze tra le versioni
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MARCITA
Tipo di coltura prativa invernale che caratterizza la bassa pianura lombarda. È ideata in modo che vi scorra lentamente, dal tardo autunno alla primavera, un sottile velo di acqua direttamente derivata dai vicini fontanili. L'acqua sorgiva, per la provenienza da falde sotterranee, mantiene anche in inverno una temperatura quasi costante e di molto superiore a quella ambientale. In tal modo è reso possibile lo sviluppo della vegetazione anche nella stagione invernale su un terreno che sia in continuazione intriso da quest'acqua. Si fa risalire al sec. XII dato che, già nel 1198, attorno all'Abbazia di Chiaravalle si stendevano marcite e prati marcitoi; nella bassa Lombardia questo metodo di coltivazione fu perfezionato dai cistercensi di quel centro monastico per assicurare anche in inverno foraggio fresco ai bovini. Nel Bresciano, nonostante la diminuita disponibilità di acqua, si è andata in cento anni raddoppiando la superficie a marcita. I 1308 ettari del 1866 sono diventati 1610 nel 1908, 1710 nel 1931, 2170 nel 1952. La marcita ebbe maggior estensione ad Acqualunga, Brandico, Corticelle, Corzano, Ghedi, Lograto, Orzivecchi, Padernello, Porzano, Quinzanello, San Zeno, Scarpizzolo, Pavone Mella e Pralboino.