MADONNA del Patrocinio: differenze tra le versioni
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MADONNA del Patrocinio
Chiesetta sorta in Val Tavareda sui Ronchi meridionali sopra S. Francesco di Paola, eretta nel 1720 (in seguito a decreto del vescovo Barbarigo del 9 novembre 1719) da don Cristoforo Tolasi, maestro delle S. Cerimonie del vescovo di Brescia e benedetta il 9 novembre dello stesso anno. Venne disegnata dall'arch. Gaspare Turbini e affrescata nella cupola e nella volta da Francesco Savanni, Saverio Gandino e nelle pareti con motivi floreali dall'Orsoni. Sull'altare venne posta una bella immagine ritenuta miracolosa che il vescovo Badoaro aveva trovata in una chiesetta cadente durante la visita pastorale in Valcamonica nel 1710 e che aveva portato con sè a Brescia tenendola in Episcopio ed affidandola poi a p. Paris Francesco Alghisi che la ripose nella chiesa di S. Ambrogio. Intorno all'immagine che un vecchio documento attribuisce a Francesco Giugno, Sante Cattaneo dipinse una sua pala. Completano l'ambiente le statue lignee delle bussole e del confessionale, opera probabilmente del Carboni e la custodia del Santissimo a forte sbalzo, opera di Roberto Ventura, l'orafo di fiducia del cardinal Querini. Ma l'opera d'arte più completa e sorprendente è la galleria spontanea rappresentata dagli ex voto. Sono presenti quasi tutti i migliori pennelli bresciani del Settecento quali il Savanni, il Cattaneo, il Dusi, Antonio Paglia, il Bertelli, il Botti, il Bracchi, ma non mancano nemmeno le migliori firme della pittura veneziana, veronese, mantovana, emiliana quali quelle del Fontebasso, del Giugno, di F. Magiotto, fra i veneziani, del Buratto, del Lorenzi, del Dardani, del Varotti fra i bolognesi, del Bazzani fra i mantovani. Vi collaborarono il paesaggista Mazza, il Battaglioli, Eleonora Monti, ecc. I quadri dovrebbero rappresentare grazie elargite dalla Madonna del Patrocinio in occasione di naufragi, disgrazie, imprese bandistiche, ecc. Di altre vi sono ampie testimonianze in documenti. Don Tolani arricchì sempre più la chiesetta con un altare di marmo e vi aggiunse la sagrestia. Purtroppo i nipoti di don Tolani dilapidarono gran parte degli arredi sacri e delle dotazioni della chiesa. A salvare il santuario da un completo sfacelo intervennero prima Giambattista Mazza, poi il figlio suo Domenico Mazza e il prevosto Giovanni Pietro Dolfini, prete zelantissimo e dotto che fecero porre la chiesa sotto il giuspatronato del Doge. Il Mazza e il Dolfini riscattavano la chiesetta e continuavano ad abbellirla completandone gli ex voto e ampliandola e restaurandola dal 1726 al 1755. Vicino ad essa il Dolfini aprì una casa di esercizi per sacerdoti. Accanto alla chiesetta passò alcuni anni di intensa preghiera e di apostolato don Giovan Battista Bossini, «èl beat curadì» e oggi ancora il bel santuario di Val Tavareda non manca di devoti.