MADONI Enrico: differenze tra le versioni
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MADONI Enrico
(Brescia, 27 aprile 1862 - 24 settembre 1928). Di Luigi e di Rosa Gualeni. Valente disegnatore, insegnante di disegno già nell'aprile 1884 era tra i promotori del Circolo Artistico Bresciano. Abilitato all'insegnamento presso l'Accademia delle Belle Arti di Milano nel 1885, fu per lunghi anni professore di disegno. Giudicato secondo a parità col primo vincitore del Concorso ministeriale del 1888, ebbe la cattedra a Sassari in quell'Istituto tecnico, quindi insegnò a Trapani, e nel 1893 potè essere trasferito a Brescia, ove insegnò nell'Istituto Tecnico "N. Tartaglia" fino al 1928, anno in cui chiese il collocamento a riposo, e pochi mesi dopo morì. Fu pure insegnante alla scuola di Gavardo, alla Moretto e alla scuola della Società Operante di M.S. di Brescia. Fu nominato membro di commissioni esaminatrici per insegnanti anche a Verona. Orientandosi nel 1920 verso il fascismo ricoprì la carica di vice presidente della Pia Casa d'Industria. Come pittore decorativo si segnalò nell'agosto 1887 partecipando alla mostra della società "Arte in famiglia"; nel settembre 1887 all'Esposizione organizzata dalla stessa Società esponeva quattro quadri di fiori di cui il critico della "Sentinella Bresciana" (8 settembre 1888) , scriveva avere "il difetto di essere troppo dettagliati, troppo scritti, mancando così la macchia e l'effetto". Nel 1888 era presidente della Società Pittori e affini. Nell'ottobre 1894 partecipava con "Cesto d'arancio" alla Mostra Triennale di Belle Arti di Milano. Nel settembre 1898 veniva premiato con la medaglia di bronzo all'Esposizione di Torino nella sezione didattica per un corso di disegno metrico e tre lavori artistici in acquarello. All'esposizione di Arte Moderna promossa da "Arte in Famiglia" nell'agosto 1902 concorreva con quadri di fiori (specie crisantemi, gigli, dalie e garofani) e con una Madonna che il critico del "Cittadino di Brescia" (28 agosto 1902) giudicava "pregevole per fattura, non troppo ideale per forme". Fiori definiti "splendidi" dal critico della "Provincia di Brescia" esponeva sempre alla Mostra di Arte Moderna promossa da "Arte in famiglia" nel giugno 1904. Nello stesso anno partecipava con una figura di giureconsulto al Concorso per il Palazzo di Giustizia a Roma. E ancora nell'agosto 1904 partecipava con "Gruppi" all'Esposizione di Palazzo Bargnani e con "Dittici su pergamena" all'Esposizione Bresciana. Nel gennaio 1909 esponeva un altro "Dittico" alla Mostra "Arte in famiglia". Nel maggio 1916 esponeva alla Mostra degli artisti bresciani e nelle sale della Pinacoteca Tosio Martinengo "graziosi fregi con putti e vivaci cesti di frutta". Nel maggio 1923 esponeva nel Ridotto del Teatro Grande. Ottenne diplomi di prima classe e menzioni onorevoli alle esposizioni di Sassari (1892), di Torino con medaglia di bronzo (1898), di Brescia con medaglia d'argento (1904). Fu tra i cooperatori della Esposizione Bresciana, premiato di medaglia d'oro. È autore di manuali scolastici sul disegno geometrico, e sulla prospettiva lineare, editi a Brescia dalla Tipografia Vannini (1916), inoltre dell'opera "Il pavimento del Battistero di Firenze" (1914), che trovò l'incoraggiamento di Camillo Boito e l'approvazione di Guido Carocci. Di alcuni suoi disegni si servirono alcuni autori, fra i quali Mons. Fè d'Ostiani per illustrare il libro sul Comune e l'Abbazia di Rodengo. La consumata abilità di disegnatore gli meritò la reputazione di diligente e severo studioso e di artista dalla geniale intuizione. Numerose le sue riproduzioni e i suoi studi. Particolarmente ammirate le miniature, le preghiere e i diversi caratteri disegnati su pergamene incorniciate di fiori e arabeschi policromi. Illustrò anche libri fra i quali quello di Luigi Francesco Fé d'Ostiani "Il comune e l'abazia di Rodengo", (Brescia 1886).