GUALA, beato: differenze tra le versioni

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GUALA, beato

(Bergamo, 1180 - Pisogne o Astino, 3 settembre 1244). Appartenente ad una nobile famiglia feudale emigrata a Bergamo da Rogno, (pieve di Brescia), e forse derivante dallo stesso ceppo dei Mozzi, dei Martinengo, dei Brusati. Spostandosi a Bergamo, la famiglia si chiamò de Ronio, de Roniis, de Rogno,"De Roda". Il nome Guala Wala invece, di origine longobarda, fu molto diffuso in Lombardia e Piemonte e s'incontra nella genealogia dei primi Martinengo. I biografi lo ritengono nato nel 1180. Sembra che prima di entrare nell'Ordine domenicano, assieme al fratello Ruggero, abbia occupato posizione non secondaria nel clero bergamasco. Non fece probabilmente studi universitari, dato che non viene mai nominato come dottor et magister, ma solo come frater. Comunque dovette acquisire una conoscenza particolare oltre che della teologia anche in diritto, come confermano le delicate missioni a lui affidate dalla S. Sede. Sembra che sia entrato nell'Ordine nel 1218 ed una tradizione vuole che vi fosse ammesso dallo stesso S. Domenico, dal quale ebbe in seguito molti incarichi di fiducia. È probabile che per suo intervento, in Bergamo sia nata la prima fondazione domenicana. Fu, comunque, uno dei primi frati domenicani che si stabilirono a Bergamo presso una cappella dedicata a S. Maria Maddalena sul colle di S. Vigilio, e perciò chiamati cappelliti. Nel marzo 1219 vi ricopriva l'incarico di sagrestano ma le posizioni di responsabilità e di comando si moltiplicarono rapidamente tanto che nel 1220 era già priore del convento. Il 24 maggio 1221 veniva dal card. Legato Ugolino, vescovo di Ostia, investito della carica di priore del convento domenicano di Brescia, sorto accanto alla chiesa di S. Faustino ad sanguinem. Il Guala fece del piccolo convento un centro di lotta contro gli eretici catari in una città che era considerata "quasi domicilium hereticorum" . Divenuto nel 1227 Papa col nome di Gregorio IX lo stesso Ugolino gli affidò l'incarico di inquisitore della fede assieme a delicati affari di politica ecclesiastica. Nella storia d'Italia di quei torbidi tempi Frate Guala «optimus predicator» appare come una figura di primo piano, specialmente per i rapporti personali ch'egli ebbe col papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II, in aperto conflitto fra loro. Su ispirazione del vescovo Alberto e sua, il comune di Brescia fu tra i più solleciti a inserire fra i suoi statuti comunali le costituzioni di Federico II contro gli eretici.


Il Guala compì numerose missioni diplomatiche per conto di Onorio III e Gregorio IX; spinse alla crociata Federico II e le città della Lega lombarda, compose le discordie fra Bolognesi e Modenesi. Probabilmente era già vescovo quando mediò la pace fra Treviso e Padova. Il 2 dicembre 1229 fu presente come legato pontificio al convegno della Lega lombarda indetta nell'arcivescovado di Milano. Presso di lui a Brescia, il 5 nov. 1235 i rettori della Lega stessa si riuniranno per ricevere l'adesione di Ferrara. Verso la fine del 1229 venne creato da Gregorio IX vescovo di Brescia in sostituzione di Alberto, trasferito al patriarcato di Antiochia. All'elezione furono probabilmente contrari il capitolo e il clero, poichè le ostilità che accompagnarono sempre il breve e agitato governo del vescovo domenicano a Brescia furono determinate anche dal fatto che egli era un religioso forestiero e che la sua nomina venne imposta alla diocesi, privando del diritto di elezione il clero bresciano. Il vescovo Guala rispose alle ostilità con fermezza e prudenza e dolcezza assieme. Insorse contro i privilegi del Capitolo, contro le pretese giurisdizionali dell'Arcidiacono, iniziò la serie dei Vicari generali nominando suo primo Vicario Ordicione (Martinengo) di Scarpizzolo, arciprete di Palazzolo, volle organizzare con nuovi Statuti il Capitolo e la Diocesi. Con la collaborazione del fratello Ruggero, che divenne poi suo segretario vescovile, ottenne di varare molte riforme nel clero, nei monasteri, nella vita religiosa del popolo, che egli fece aderire alla seconda Lega Lombarda contro il prepotente e spregiudicato imperatore Federico II, ottenendo una vittoria nazionale quasi insperata e una vastissima notorietà. Perseguì un attento ed energico riordinamento amministrativo delle vaste proprietà della mensa vescovile, specie circa le investiture episcopali in Valcamonica, di cui ci sono rimasti atti nell'Archivio vescovile per gli anni 1233-1234 riguardanti investiture nella Curia di Cemmo (Sellero), in quella di Edolo (Mù, Sonico, Cortenendolo , Corteno ecc.) e in quella ancora di Cividate. Nel 1137 prese importanti provvedimenti per la pieve di Bilio. È ritenuto anche il fondatore della chiesa di S. Filastrio di Tavernole. Fu inoltre promotore di consorzi caritativi presso alcune pievi e parrocchie e per la sua grande carità si meritò l'appellativo di "Padre dei poveri". Sotto il suo episcopato, il comune acquistò terreni e aiutò i Domenicani per la costruzione di un nuovo convento nel vicino suburbio di S. Lorenzo, presso il fiume Garza, che sarà ultimato nel 1255. Da vescovo andò intensificando anche la sua attività di diplomatico religioso, impegnandosi in numerose missioni di pace e in lunghe trattative con Federico II, per le quali affrontò anche lunghi e faticosi viaggi. Non è invece provato che sia stato ispiratore del decreto di Federico II del 1224 che comminava la pena di morte agli ebrei. Si interessò a fondo anche di questioni politiche lombarde specie nei riguardi degli interventi del marchese di Monferrato e di Ezzelino da Romano. In tali interventi ebbe la collaborazione di fra' Giovanni da Vicenza, celebre predicatore di pace e trascinatore di folle anche a Brescia. «Nessun uomo - ha scritto il suo biografo Joseph Kuezgnscki - ha collaborato più a lungo e più costantemente alla politica di Gregorio IX. Nessun altro dei suoi contemporanei ha preso parte più attiva e più intensa all'agitata vita politica dei Comuni lombardi nella difesa dei loro interessi contro Federico II, e di tutti gli uomini che la Curia romana ha mandato a trattare con l'ambizioso re di Sicilia, nessun altro gli ha inspirato, se non simpatia, almeno più rispetto». E in effetti il Guala era mite e conciliatore, di temperamento calmo e riflessivo, cercava di portare dovunque la pace, la concordia, di togliere le angolosità e di smorzare le tinte troppo accese della polemica e della lotta fra Chiesa e Impero, fra Guelfi e Ghibellini, fra cattolici ed eretici, con rettitudine di intenzioni e prudenza tattica. Non riuscì sempre nell'intento, ma molto ottenne in varie città da lui rappacificate, come qui a Brescia, dove egli teneva la sua ordinaria residenza, e dove era circondato da venerazione. Negli anni 1232-1235 molto s'occupò di Bergamo, che per il prevalere della fazione ghibellina, s'era messa in aperto conflitto con il legato pontificio, card. Goffredo Castiglioni, meritandosi da lui l'interdetto (a. 1234 o 1235). Guala convinse il comune a sopprimere gli ordinamenti e statuti contrari alle immunità ecclesiastiche, ricevendo da Gregorio IX l'incarico di togliere l'interdetto. A Bergamo il 21 agosto 1244, per incarico del vescovo Alberto de Terzo, benedì la prima pietra della nuova chiesa di S. Stefano eretta presso il convento domenicano bergamasco. Agli inizi del 1238, avvicinandosi il pericolo di un assedio alla città da parte di Federico II, trasportò a Bergamo, nel tesoro del capitolo della cattedrale, tutti i suoi beni personali, i paramenti e le carte che contenevano i titoli della proprietà vescovile e che verranno restituiti dal suo successore nel 1245. Ciò servì da pretesto a nuove persecuzioni da parte del Comune di Brescia avido di impossessarsi di proprietà vescovili e del clero, che voleva legittimati i suoi abusi. Ad esse si aggiunsero quelle dell'indegno legato pontificio Gregorio da Montelungo, per cui nel 1239 dovette prendere la via dell'esilio rifugiandosi nel monastero vallombrosano di Astino (Bergamo). Ma non cessò mai di chiedere riparazione per le calunnie ed il ritorno in diocesi. Del resto nemmeno il pontefice Gregorio IX (morto nel 1241) e il suo successore Innocenzo IV, riuscirono, con i loro interventi in suo favore, che gli fosse restituita l'obbedienza. Il Guala continuò comunque a prodigarsi per il papa, l'impero, la lega lombarda e la sua diocesi. Nel 1240, per incarico di Gregorio IX, fu presso Federico II. Nel 1242 condusse una missione diplomatica nel regno di Napoli. Nel 1244 tornò in diocesi di Brescia, non però in città, probabilmente nella curia di Pisogne, essendo stato eletto podestà della Vallecamonica, dove sembra sia morto. Il suo corpo risultava nel 1245 sepolto nella chiesa monastica di Astino presso l'altare di S. Martino. Dopo il riconoscimento del culto, le sue reliquie vennero traslate per iniziativa del vescovo Speranza nella chiesa delle Domenicane della Mater Domini di Bergamo.


Il vescovo Guala venne raffigurato nel sec. XIV da Francesco Troini nelle scene della vita di S. Domenico del convento di S. Matteo di Siena, nel 1532 da Alfonso Lombardi sull'arca di S. Domenico di Bologna, e forse anche in S. Filastrio di Tavernole (secondo qualcuno sarebbe stato scambiato in luogo di S. Tommaso). Il Romanino l'aveva dipinto con l'aureola sul muro dell'antica chiesa di S. Domenico a Brescia, in atto di contemplare S. Domenico ascendente al cielo. Con l'aureola venne rappresentato nel 1610 tra i vescovi di Brescia nella sala dell'Episcopio bresciano. Il suo culto pubblico veniva riconosciuto nel 1868 dalla S. Congregazione dei Riti per la chiesa monastica di Astino per l'Ordine Domenicano, esteso alle diocesi di Brescia e di Bergamo e la sua festa fissata al 4 settembre. Stemma: «D'oro all'aquila di rosso, all'antica, afferrante una ruota dello stesso».