ARDICCIO degli Aimoni: differenze tra le versioni

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ARDICCIO degli Aimoni

Protagonista della "Breve recordationis de Ardiccio de Aimonibus et de Alghisio de Gambara excelsis viris Brissie", che abbraccia il breve periodo 1102-1110. Questa cronaca, accolta come autentica da storici bresciani anche di vaglia, fu invece completamente inventata dall'ab. Giammaria Biemmi di Goglione per vendicarsi delle critiche insorte attorno al suo primo volume della "Istoria di Brescia". Fu solo lo studioso tedesco T. Wustenfeld a dimostrarne, nei 1859, la falsità. Ma la "Breve recordationis" aveva già fornito materia a Lorenzo Ercoliani di Carpenedolo (1806-1866), che vi ricamò due romanzi: "I Valvassori bresciani" (1842), e "Leutelmonte" (1844), i quali furono creduti per decenni e decenni storia al cento per cento. Intelligente, generoso, Ardiccio è presentato dal Biemmi come vindice della libertà comunale contro lo strapotere del vescovo-principe, e come propugnatore di profonde riforme dell'ordinamento cittadino. Egli lotta soprattutto contro il vescovo Arimanno, la cui austera figura di riformatore religioso viene completamente stravolta in quella di uno scellerato ambizioso. Facendo leva sul consiglio della Credenza, Ardiccio tiene a bada le mira di questo presunto tiranno, diventando il vessillifero dell'emancipazione municipale. Combatte contro un prete nefando, ma viene ad un certo momento egli stesso sopraffatto e accusato come traditore della patria. In suo aiuto interviene Oprando Brusati. Rifugiatosi presso la contessa Matilde di Canossa, Ardiccio viene nominato capitano dell'alleanza costituita da Alghisio Gambara, fra gli abati di Leno, Acquanegra e gli Armanni (cioè i servi della gleba), ridiventando priore della città. Di nuovo contro di lui si forma una lega, con a capo Gerardo Mazzucco di Ome, che sobillati dalle loro donne, assoldano Leutelmonte, un brigante che devasta il Bresciano. Ma Ardiccio e Alghisio Gambara, appoggiati dal popolo e dai valvassori, hanno di nuovo la meglio e Leutelmonte viene ucciso.