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Versione attuale delle 07:40, 29 mar 2026
MEIO (Girolamo) Giuseppe detto "il Voltolina"
(Salò, 11 gennaio 1536 - morto poco più che cinquantenne). Di Lazzaro chiamato "il Voltolina" secondo alcuni per l'origine della sua famiglia dalla Valtellina, secondo Guido Lonati dal nome di una contrada omonima di Gardone Riviera usato per indicare altre famiglie di Maderno e di Salò. Poeta didascalico e agronomo. Studiò lettere greche a Verona con Matteo Del Bue. Tornato a Salò, con altri diciotto giovani il 26 maggio 1564 fondava l'Accademia Unanime o Concorde, di cui fu prima rettore o preside, nel quale ebbe il titolo accademico di "odioso". All'Accademia lesse i suoi versi "De hortorum coltura" dedicati a Gioachino Scaino, stampati poi a Brescia dal Sabbio nel 1574 con altri componimenti come il "Miseto" e l'"Iside", cui aggiunse l' "Ercole Benacense". Il 29 agosto 1580 per domanda e munificenza del Visitatore apostolico S. Carlo Borromeo, erigeva un Collegio del Monte di Pietà Spirituale per l'istruzione dei fanciulli e giovanetti. C'è chi lo dice già impazzito nel 1587, secondo il Gargnani, a causa della passione amorosa per Isabella Socia il cui nome ricorre continuamente nel "De hortorum coltura" nell'"Iside" e in altri versi italiani. In effetti di lui non si hanno più notizie dopo i cinquanta anni e neppure circa il luogo e la data della sua morte. Ebbero lodi per le sue opere Eufastro, Quadrio, Tiraboschi, Gargnani e Marcelli. Il Brunati lo dichiara migliore del francese P. Rapin che poetò sullo stesso argomento e soggiunse: "La semplicità delle immagini e de' concetti, le grazie dello stile, la purissima loro latinità innamora il lettore, sebbene il verso vi riesca talvolta languido e dilavato". Il Meio tradusse il primo libro della "Coltura degli Orti", traduzione poi ripresa e conclusa dall'ab. Antonio Sambuca e rifatta malamente dall'abate Gargnani che la stampò nel 1813. Quattro ottave, una canzone di sei strofe, un capitoletto di tredici terzine ed una canzoncina di due stanze tutte di intonazione petrarchesca e che il Brunati dice "slombate e senza vita" sono in un codice della Biblioteca del Seminario di Padova.