VIVENZI Arturo: differenze tra le versioni

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Con il loro gruppo sono particolarmente attivi con audaci azioni nel giugno 1944 e il 29 dello stesso mese attaccano il distaccamento locale della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato Arturo il 10 giugno a Tavernole in uno scontro con autoblindo tedesca, viene rinchiuso a Canton Mombello. Nella notte del 13-14 luglio riesce a evadere con altri. Ricostituito il gruppo, ritorna sulle montagne di Bovegno. Nell'eccidio di Bovegno del 15 agosto perdono il padre (v. Vivenzi Luigi) e a niente pensano d'altro che a vendicarne la morte per cui rifiutano di entrare in altre formazioni pur collaborando con loro. Contribuisce all'isolamento l'esecuzione efferata che viene loro attribuita di un giovane milite fascista, un Rivadossi di Agnosine. Ridotti i loro uomini di numero, passati ad altre formazioni, sempre più isolati, i Vivenzi vengono accusati di disturbo delle popolazioni civili e di illegalità nella requisizione di beni. Avvicinati dagli esponenti della 122ª Brigata Garibaldi, il 15 ottobre 1944 vengono abbattuti a colpi di mitra nella schiena durante un trasferimento. A quanto scrive il Tedoldi, vengono poi prodotti documenti apocrifi per giustificare l'uccisione.
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Con il loro gruppo sono particolarmente attivi con audaci azioni nel giugno 1944 e il 29 dello stesso mese attaccano il distaccamento locale della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato Arturo il 10 giugno a Tavernole in uno scontro con autoblindo tedesca, viene rinchiuso a Canton Mombello. Nella notte del 13-14 luglio riesce a evadere con altri. Ricostituito il gruppo, ritorna sulle montagne di Bovegno. Nell'eccidio di Bovegno del 15 agosto perdono il padre (v. Vivenzi Luigi) e a niente pensano d'altro che a vendicarne la morte per cui rifiutano di entrare in altre formazioni pur collaborando con loro. Contribuisce all'isolamento l'esecuzione efferata che viene loro attribuita di un giovane milite fascista, Rivadossi Silvio (1920-1944) originario di Lumezzane, ma residente ad Agnosine. Ridotti i loro uomini di numero, passati ad altre formazioni, sempre più isolati, i Vivenzi vengono accusati di disturbo delle popolazioni civili e di illegalità nella requisizione di beni. Avvicinati dagli esponenti della 122ª Brigata Garibaldi, il 15 ottobre 1944 vengono abbattuti a colpi di mitra nella schiena durante un trasferimento. A quanto scrive il Tedoldi, vengono poi prodotti documenti apocrifi per giustificare l'uccisione.
 
   
 
   
 
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Versione delle 21:34, 28 ago 2024

VIVENZI Arturo

(Bovegno, 2 giugno 1924) e FRANCESCO (Bovegno, 5 marzo 1921) - Deceduti a Bovegno in località Vezzale il 15 ottobre 1944. Fratelli, figli di Luigi e di Rosalia Tanghetti. Detti "i francesini" per aver soggiornato in Francia.


Già dall'ottobre 1943 Arturo viene a contatto in Valtrompia con la prima resistenza, costituendo una base di appoggio per l'espatrio di prigionieri inglesi. Nel febbraio 1944 accentua la sua attività nel territorio di Bovegno e con il fratello Francesco (Cecco), che diventa il suo braccio destro, è al comando di una formazione autonoma dell'Alta Valtrompia. Scrive Leonida Tedoldi ("Uomini di Brescia partigiana", p. 110): «La virulenza di questi due elementi e la loro innegabile audacia disturba non poco il quieto vivere dei fascisti locali e, in breve, i loro nomi saranno nelle liste locali».


Con il loro gruppo sono particolarmente attivi con audaci azioni nel giugno 1944 e il 29 dello stesso mese attaccano il distaccamento locale della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato Arturo il 10 giugno a Tavernole in uno scontro con autoblindo tedesca, viene rinchiuso a Canton Mombello. Nella notte del 13-14 luglio riesce a evadere con altri. Ricostituito il gruppo, ritorna sulle montagne di Bovegno. Nell'eccidio di Bovegno del 15 agosto perdono il padre (v. Vivenzi Luigi) e a niente pensano d'altro che a vendicarne la morte per cui rifiutano di entrare in altre formazioni pur collaborando con loro. Contribuisce all'isolamento l'esecuzione efferata che viene loro attribuita di un giovane milite fascista, Rivadossi Silvio (1920-1944) originario di Lumezzane, ma residente ad Agnosine. Ridotti i loro uomini di numero, passati ad altre formazioni, sempre più isolati, i Vivenzi vengono accusati di disturbo delle popolazioni civili e di illegalità nella requisizione di beni. Avvicinati dagli esponenti della 122ª Brigata Garibaldi, il 15 ottobre 1944 vengono abbattuti a colpi di mitra nella schiena durante un trasferimento. A quanto scrive il Tedoldi, vengono poi prodotti documenti apocrifi per giustificare l'uccisione.