SCHILINI Teodoro: differenze tra le versioni
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| − | Sec. XVII. Di Calvisano. Abate in S. Giorgio Maggiore a Venezia, continuò a provvedere alle librerie dell'abbazia ideate da Baldassare Longhena, e provvide all'arredamento della chiesa di messali, calici gemmati, candelieri. Come informa il Damerini «Ebbe in dono dal Monaco Vettore Zignoni la grande lampada e altri ornamenti per l'Altar Maggiore, con proibizione di prestarli, sotto pena di doverli passare ala Fraterna di Venezia. La lampada valeva duemila ducati». Fu inoltre abate di S. Nazzaro di Verona nel biennio 1644-45 | + | Sec. XVII. Di Calvisano. Abate in S. Giorgio Maggiore a Venezia, continuò a provvedere alle librerie dell'abbazia ideate da Baldassare Longhena, e provvide all'arredamento della chiesa di messali, calici gemmati, candelieri. Come informa il Damerini «Ebbe in dono dal Monaco Vettore Zignoni la grande lampada e altri ornamenti per l'Altar Maggiore, con proibizione di prestarli, sotto pena di doverli passare ala Fraterna di Venezia. La lampada valeva duemila ducati». Fu inoltre abate di S. Nazzaro di Verona nel biennio 1644-45. Secondo Giovanni Spinelli fu abate di S. Eufemia dal 1646 al 1651. Secondo Paolo Guerrini ritornò a S. Faustino nel 1648. Nel 1652 fu di nuovo a Verona, nel 1655 fu Presidente della Congregazione, dal 1656 al 1660 nuovamente a S. Eufemia, nel 1660 di nuovo abate di S. Faustino. A Calvisano sua patria, dove teneva per suo diporto la bella possessione di S. Salvatore, fece dono nel 1644 di alcune reliquie di Martiri tolte dalle catacombe di S. Callisto a Roma. |
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Versione delle 10:04, 13 dic 2023
SCHILINI Teodoro
Sec. XVII. Di Calvisano. Abate in S. Giorgio Maggiore a Venezia, continuò a provvedere alle librerie dell'abbazia ideate da Baldassare Longhena, e provvide all'arredamento della chiesa di messali, calici gemmati, candelieri. Come informa il Damerini «Ebbe in dono dal Monaco Vettore Zignoni la grande lampada e altri ornamenti per l'Altar Maggiore, con proibizione di prestarli, sotto pena di doverli passare ala Fraterna di Venezia. La lampada valeva duemila ducati». Fu inoltre abate di S. Nazzaro di Verona nel biennio 1644-45. Secondo Giovanni Spinelli fu abate di S. Eufemia dal 1646 al 1651. Secondo Paolo Guerrini ritornò a S. Faustino nel 1648. Nel 1652 fu di nuovo a Verona, nel 1655 fu Presidente della Congregazione, dal 1656 al 1660 nuovamente a S. Eufemia, nel 1660 di nuovo abate di S. Faustino. A Calvisano sua patria, dove teneva per suo diporto la bella possessione di S. Salvatore, fece dono nel 1644 di alcune reliquie di Martiri tolte dalle catacombe di S. Callisto a Roma.