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'''OGLIO (antic. 0llius, in dialetto Òi)'''
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'''OGLIO (antic. Ollius, in dialetto Òi)'''
  
 
Nasce a 1384 m s.l.m. sotto la frazione di Pezzo di Villa d'Alegno, dal laghetto di Silissi dove confluiscono l'Oglio Frigidolfo (che a m 2590 esce dal laghetto Nero, sotto il passo del Gavia), l'Oglio Arcanello (che esce dal laghetto di Ercavallo, sotto il Corno dei Tre Signori a m 2621) e l'Oglio Narcanello (che nasce dal Pisgana). Ha un corso lungo 280 Km. Dopo un percorso di 85 Km forma il lago d'Iseo. Nei primi 7 Km si abbassa di 1237 m, nei successivi 25 di altri 763 m, nei restanti 53 Km di ancora 436 m. Il Sebino è lungo Km 25. Dal lago allo sbocco nel Po l'Oglio è ancora lungo Km 171 con un dislivello di m 165. Percorso totale Km 280 di cui 230 in provincia di Brescia. La portata massima di un ventennio (1888-1907) fu di mc 22 al minimo e di mc 263 al massimo all'uscita del lago. L'Oglio viene alimentato anche dall'acqua di numerosi laghetti sparsi nel suo bacino. Fra essi hanno una estensione di un qualche rilievo il lago Negro (m 2386) situato nei pressi del Passo di Gavia e che dà origine al T. Frigidolfo; il lago d'Aviolo (m 1980) sulle pendici del M. Avio ed in testa alla val Paghera; i laghi Serottini (m 2700) situati sul M. Tremoncelli, in una valle laterale alla val Grande; il lago di Mortirolo (m 1779) nella valle dei torrente omonimo, presso il Passo della Foppa; il lago di Piccolo (m 2500) nell'alta val Brandet; il lago Moro (m 380) nei pressi di Darfo. I laghi regolati per produzione di energia si trovano in massima parte sul massiccio dell'Adamello o sulle sue propaggini; citiamo in particolare: il complesso dei laghi Venerocolo (m 2538), Pantano d'Avio (m 2378) e d'Avio (m 1910) nell'alta val d'Avio; e Benedetto (1930); il lago Baitone (m 2281) nella Valle del T. Remulo; i tre laghi di Salarno (m 2058) e il lago d'Arno (m 1820), nelle valli del Poia. Fin nei pressi di Vezza d'Oglio il fiume scorre entro una vallata discretamente aperta, nella quale confluiscono successivamente i torrenti val d'Avio e val Paghera da sinistra, rio Fiumeclo e val Grande da destra. Fattasi più ripida e stretta, la valle descrive un arco fino in prossimità di Edolo (m 660), ricevendo, con altri minori, i torrenti Ogliolo di Còrteno ed Ogliolo di Monno, entrambi da destra. In questo primo tratto, lungo 21 km, il fiume discende circa m 715 con la pendenza media del 35 per mille. Tra Edolo e Cividate Camuno l'andamento fondamentale dell'Oglio è verso S, malgrado numerose irregolarità che ne deviano localmente il corso; la valle presenta un'alternanza di slarghi, che consentono alle acque di formare vaste distese alluvionali, e di strozzature, che rinserrano i flutti in angusti passaggi rocciosi; lungo circa 41 km l'alveo scende di altri m 390, con pendenza media inferiore al 10 per mille. Confluiscono nell'asta principale, tra gli altri, i torrenti Remulo, Poia, Tredenus e Palobbia da sinistra, Allione, Clegna e Lànico (o Rio di Lozio) da destra. Dalla stretta di Cividate allo sbocco nel lago d'Iseo (m 185) l'Oglio percorre gli ultimi 25 Km con caratteri decisamente vallivi; alveo di piena molto largo con rive piatte e sovente mal definite, filone di magra pluricursale con molti rami debolmente incisi e vaganti nell'ampio ghiaieto, pendenza media inferiore al 3,5 per mille. I principali affluenti che convergono in questo tratto sono: a sinistra, i torrenti Grigna, Rovinazza, Re di Giànico e Re d'Artogne; a destra i torrenti Dezzo, Ogna (o della Vallorsa) e Supine. L'Oglio prelacuale, dalle origini alla foce, ha uno sviluppo di circa 80 Km, di cui 72 Km circa in provincia di Brescia ed i residui 8 nella provincia di Bergamo; la superficie del bacino è di Kmq 1434, di cui Kmq 1218 appartengono alla parte bresciana e Kmq 217 a quella bergamasca. Nel bacino ricadono Kmq 19,6 di superficie glaciale, la massima parte (Kmq 19,0) nel gruppo dell'Adamello e per il resto costituita da piccole lingue glaciali sul m. Gavia, sulla Punta di Pietra Rossa e sul m. Re di Castello. Quanto agli affluenti e sub-affluenti dell'Oglio, l'elemento generale che ne accomuna la fisionomia idrografica è l'accentuata ripidezza degli alvei. Trattasi sempre di corsi d'acqua a carattere montano e torrentizio che, dai 1500-3000 m, dove hanno origine, precipitano nell'asta principale vincendo dislivelli da 1300-1800 m fino a 2500 su percorsi variabili dai 10 ai 30 Km. In prossimità della confluenza essi formano in genere grandi conoidi di deiezione sulle cui pendici gli alvei tendono a divagare alla ricerca di un sempre nuovo equilibrio. Non meno di una trentina sono i tributari dell'Oglio prelacuale meritevoli di segnalazione, sia per l'interesse idrografico, sia per l'importanza dei problemi idrogeologici che essi presentano.
 
Nasce a 1384 m s.l.m. sotto la frazione di Pezzo di Villa d'Alegno, dal laghetto di Silissi dove confluiscono l'Oglio Frigidolfo (che a m 2590 esce dal laghetto Nero, sotto il passo del Gavia), l'Oglio Arcanello (che esce dal laghetto di Ercavallo, sotto il Corno dei Tre Signori a m 2621) e l'Oglio Narcanello (che nasce dal Pisgana). Ha un corso lungo 280 Km. Dopo un percorso di 85 Km forma il lago d'Iseo. Nei primi 7 Km si abbassa di 1237 m, nei successivi 25 di altri 763 m, nei restanti 53 Km di ancora 436 m. Il Sebino è lungo Km 25. Dal lago allo sbocco nel Po l'Oglio è ancora lungo Km 171 con un dislivello di m 165. Percorso totale Km 280 di cui 230 in provincia di Brescia. La portata massima di un ventennio (1888-1907) fu di mc 22 al minimo e di mc 263 al massimo all'uscita del lago. L'Oglio viene alimentato anche dall'acqua di numerosi laghetti sparsi nel suo bacino. Fra essi hanno una estensione di un qualche rilievo il lago Negro (m 2386) situato nei pressi del Passo di Gavia e che dà origine al T. Frigidolfo; il lago d'Aviolo (m 1980) sulle pendici del M. Avio ed in testa alla val Paghera; i laghi Serottini (m 2700) situati sul M. Tremoncelli, in una valle laterale alla val Grande; il lago di Mortirolo (m 1779) nella valle dei torrente omonimo, presso il Passo della Foppa; il lago di Piccolo (m 2500) nell'alta val Brandet; il lago Moro (m 380) nei pressi di Darfo. I laghi regolati per produzione di energia si trovano in massima parte sul massiccio dell'Adamello o sulle sue propaggini; citiamo in particolare: il complesso dei laghi Venerocolo (m 2538), Pantano d'Avio (m 2378) e d'Avio (m 1910) nell'alta val d'Avio; e Benedetto (1930); il lago Baitone (m 2281) nella Valle del T. Remulo; i tre laghi di Salarno (m 2058) e il lago d'Arno (m 1820), nelle valli del Poia. Fin nei pressi di Vezza d'Oglio il fiume scorre entro una vallata discretamente aperta, nella quale confluiscono successivamente i torrenti val d'Avio e val Paghera da sinistra, rio Fiumeclo e val Grande da destra. Fattasi più ripida e stretta, la valle descrive un arco fino in prossimità di Edolo (m 660), ricevendo, con altri minori, i torrenti Ogliolo di Còrteno ed Ogliolo di Monno, entrambi da destra. In questo primo tratto, lungo 21 km, il fiume discende circa m 715 con la pendenza media del 35 per mille. Tra Edolo e Cividate Camuno l'andamento fondamentale dell'Oglio è verso S, malgrado numerose irregolarità che ne deviano localmente il corso; la valle presenta un'alternanza di slarghi, che consentono alle acque di formare vaste distese alluvionali, e di strozzature, che rinserrano i flutti in angusti passaggi rocciosi; lungo circa 41 km l'alveo scende di altri m 390, con pendenza media inferiore al 10 per mille. Confluiscono nell'asta principale, tra gli altri, i torrenti Remulo, Poia, Tredenus e Palobbia da sinistra, Allione, Clegna e Lànico (o Rio di Lozio) da destra. Dalla stretta di Cividate allo sbocco nel lago d'Iseo (m 185) l'Oglio percorre gli ultimi 25 Km con caratteri decisamente vallivi; alveo di piena molto largo con rive piatte e sovente mal definite, filone di magra pluricursale con molti rami debolmente incisi e vaganti nell'ampio ghiaieto, pendenza media inferiore al 3,5 per mille. I principali affluenti che convergono in questo tratto sono: a sinistra, i torrenti Grigna, Rovinazza, Re di Giànico e Re d'Artogne; a destra i torrenti Dezzo, Ogna (o della Vallorsa) e Supine. L'Oglio prelacuale, dalle origini alla foce, ha uno sviluppo di circa 80 Km, di cui 72 Km circa in provincia di Brescia ed i residui 8 nella provincia di Bergamo; la superficie del bacino è di Kmq 1434, di cui Kmq 1218 appartengono alla parte bresciana e Kmq 217 a quella bergamasca. Nel bacino ricadono Kmq 19,6 di superficie glaciale, la massima parte (Kmq 19,0) nel gruppo dell'Adamello e per il resto costituita da piccole lingue glaciali sul m. Gavia, sulla Punta di Pietra Rossa e sul m. Re di Castello. Quanto agli affluenti e sub-affluenti dell'Oglio, l'elemento generale che ne accomuna la fisionomia idrografica è l'accentuata ripidezza degli alvei. Trattasi sempre di corsi d'acqua a carattere montano e torrentizio che, dai 1500-3000 m, dove hanno origine, precipitano nell'asta principale vincendo dislivelli da 1300-1800 m fino a 2500 su percorsi variabili dai 10 ai 30 Km. In prossimità della confluenza essi formano in genere grandi conoidi di deiezione sulle cui pendici gli alvei tendono a divagare alla ricerca di un sempre nuovo equilibrio. Non meno di una trentina sono i tributari dell'Oglio prelacuale meritevoli di segnalazione, sia per l'interesse idrografico, sia per l'importanza dei problemi idrogeologici che essi presentano.
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L'Oglio entra nel lago a Pisogne e ne esce a Sarnico con la denominzione di Oglio Inferiore e, nel territorio di Orzinuovi, di Oglio Orceano. Ha dal lago di Iseo alla foce nel Po una lunghezza di 140 km. Il primo tratto fino a Pontoglio scorre in direzione di S-SO in una incisione stretta e profonda a 40 metri sotto alla pianura, dopo di che, riceve a destra il Cherio ed uscendo dalle masse compatte dei conglomerati per entrare in quelle ghiaiose, assai più sciolte, scende in direzione pressoché meridiana fin oltre Soncino, il cui porto, o ponte, fino dalla pace di Lodi (1454), appartenne a Brescia. Larghe golene tortuose lo accompagnano fino alla foce e la sua pendenza, che nel primo tratto è del 3 per mille, passa al 2, per mille nei terreni ghiaiosi che hanno il loro termine a Villagana. A questo punto il fiume abbandona la direzione meridiana per assumere quella di SE che nel suo andamento generale mantiene sino alla foce; lungo questo tratto di oltre 80 Km entra nella pianura costituita da sabbie finissime, diminuisce rapidamente la sua pendenza fino al 0,50 ed al 0,25 per mille verso la foce in Po. Le campagne bresciane che fiancheggiano il corso del fiume costituiscono l'alta pianura a sottosuolo quasi dovunque ghiaioso, coperto da uno strato agrario di ferretto rosso di spessore variabile e, talora, limitatissimo; regolarmente disposte a terrazzi esse hanno inizio a monte, verso la quota 225, nei pressi di Capriolo, per scendere con pendenza media dal 6 al 4 per mille verso la bassa pianura. Il fiume divide nella parte superiore la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, e nella parte inferiore fino a Torre Pallavicina presso Soncino divide la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, da Torre Pallavicina fino allo sbocco nelle sue acque del fiume Mella dalla Provincia di Cremona. In seguito dallo sbocco del Mella fino allo sbocco del Colatore Dalmona, divide la Provincia di Cremona da quella di Mantova, per poi attraversare la Provincia di Mantova fino alla confluenza del Po. È opinione di alcuni geologi che analogamente ad altri fiumi, anche l'Oglio scorresse, in epoche remotissime, in direzione E-O lungo la Valcamonica superiore, la Valle dell'Ogliolo e la Valtellina meridionale (regioni quasi livellate o con lievi pendenze perché non ancora riescavate dai ghiacciai), terminando, insieme all'Adda, nel bacino del lago di Como non ancora occupato dal lago. Tale evasione dell'Oglio dalla terra bresciana ha trovato sostegno, secondo tali studiosi, nel fatto che nel bacino del lago di Como furono trovati ciottoli di tipo tonalitico che, a detta loro, non potevano provenire se non dal gruppo Adamello-Presanella, unico in Italia che sia formato dalla caratteristica tonalite che viene chiamata in commercio «granito dell'Adamello». La ripidezza dei versanti avrebbe poi determinato alluvioni disastrose documentate secondo Italo Zaina, dai molti conoidi di deiezione che coi loro ventagli rivolti al piano si spingono talvolta anche a movimentare la linea della strada nazionale; provengono di solito da tratti montuosi a scisti cristallini poco solidi oppure ad arenarie permiane non bene cementate. Conoidi che sono particolarmente fitti ed estesi in superficie specialmente sulla sponda sinistra della Valcamonica a Erbanno, Boario Terme e Darfo. Essi, come ha rilevato Italo Zaina, hanno a tergo il segno dei torrenti che li edificarono, e si può in tal modo così risalire fino al punto d'inizio dell'alluvione, individuando così il settore elevato da cui la massa d'acqua discese entro i terreni erodibili. Il fiume nel suo dilagare oltre il lago ha lasciato materiali litici nel dosso di Cremignane, nelle case Castignine nei pressi di Timoline e altrove. A Cremignane il De Mortillet, che vi fu nel 1859, comprese dopo attenta osservazione che il conglomerato di quel Dosso sulla sponda del Sebino doveva aver occupato anche tutto il lago a N, prima che le masse glaciali scendessero dalla Valcamonica, lo erodessero e ne svuotassero il lago con la forza del loro peso (nella zona Pisogne-Lovere aveva uno spessore di circa 1000 metri e una larghezza di alcuni chilometri) e con l'ausilio delle correnti d'acqua sottoglaciali, cariche di ghiaie e ciottoli, costrette a muoversi verso lo sbocco del lago come in condotta forzata. Da quella prima intuizione del De Mortillet nasceva la nuova teoria, poi scientificamente confermata, che le grandi fosse dei laghi subalpini, in Italia e fuori, erano dovute ad escavazione glaciale, e non, come si diceva prima a erosioni fluviali oppure alla presenza di fiordi simili a quelli supposti come norvegesi, esistenti, per quanto riguarda l'Italia, nel periodo Pliocenico quando l'Adriatico occupò tutta la pianura settentrionale del nostro Paese. Come ha sottolineato Italo Zaina, a S del Sebino, insieme al ghiaccio che si spostava in avanti spandendosi largamente nel piano, usciva l'acqua sottoposta, ma non tutta come ora dal lato di Sarnico. Usciva invece, da sotto la copertura glaciale, a mezzo di due sfioratori: uno di essi partiva da una appendice del lago (che si sarebbe poi trasformata nella torbiera d'Iseo-Provaglio) e percorreva in mezzo al terreno dell'anfiteatro morenico il solco, ancora ben conservato, del fosso Longherone (lungo il quale passa un tratto della ferrovia Brescia-Iseo) che termina fra Bornato e Calino. Quel solco portava verso il piano una massa d'acqua rilevante che poteva portare il nome di Oglio orientale, cessato di scorrere alla fine della glaciazione würmiana. L'altra parte dell'acqua sebina fuoriusciva come ora fra Sarnico e Paratico; l'alveo dei due sfioratori non partiva dal lago allo stesso livello. Nel primo tratto da Sarnico a Palazzolo l'Oglio incide terrazzi fluviali della conoide pedemontana, in un affossamento che a Palazzolo tocca i 40 metri di profondità, mentre questa si riduce in media a 10 metri sul resto del suo percorso fino alla confluenza col Po presso Gazzuolo nel Mantovano dove si registra la sua rilevante portata media di 137 metri cubi al secondo, avendo raccolto, per via, acque scaturite da fontanili, dal piccolo fiume Cherio scendente dalla Val Cavallina (Bergamo) e assai più dai bresciani fiumi Chiese e Mella. Dopo aver percorso in piano una cinquantina di chilometri da N a S lungo il confine bergamasco e cremonese, presso Soncino il fiume piegava nel primo suo corso fino a Soresina sboccando nell'Adda. Nell'Era Quaternaria invece cambiò corso piegando a SE. Il corso del fiume è stato irregolare fino a non molti secoli fa, suscitando contrasti specie tra bresciani e cremonesi, e polemiche fra gli studiosi ultime delle quali quelle di Antonio Parazzi contenute in una Memoria all'Accademia Virgiliana, pubblicata a Mantova nel 1894. Alla sinistra l'Oglio inferiore riceve i fiumi Mella e Chiese, il primo dei quali procede dalla Valle Trompia, ed il secondo dalla Valle Sabbia, costituendo propriamente l'emissario del lago d'Idro.
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L'Oglio entra nel lago a Pisogne e ne esce a Sarnico con la denominzione di Oglio Inferiore e, nel territorio di Orzinuovi, di Oglio Orceano. Ha dal lago di Iseo alla foce nel Po una lunghezza di 140 km. Il primo tratto fino a Pontoglio scorre in direzione di S-SO in una incisione stretta e profonda a 40 metri sotto alla pianura, dopo di che, riceve a destra il Cherio ed uscendo dalle masse compatte dei conglomerati per entrare in quelle ghiaiose, assai più sciolte, scende in direzione pressoché meridiana fin oltre Soncino, il cui porto, o ponte, fino dalla pace di Lodi (1454), appartenne a Brescia. Larghe golene tortuose lo accompagnano fino alla foce e la sua pendenza, che nel primo tratto è del 3 per mille, passa al 2, per mille nei terreni ghiaiosi che hanno il loro termine a Villagana. A questo punto il fiume abbandona la direzione meridiana per assumere quella di SE che nel suo andamento generale mantiene sino alla foce; lungo questo tratto di oltre 80 Km entra nella pianura costituita da sabbie finissime, diminuisce rapidamente la sua pendenza fino al 0,50 ed al 0,25 per mille verso la foce in Po. Le campagne bresciane che fiancheggiano il corso del fiume costituiscono l'alta pianura a sottosuolo quasi dovunque ghiaioso, coperto da uno strato agrario di ferretto rosso di spessore variabile e, talora, limitatissimo; regolarmente disposte a terrazzi esse hanno inizio a monte, verso la quota 225, nei pressi di Capriolo, per scendere con pendenza media dal 6 al 4 per mille verso la bassa pianura. Il fiume divide nella parte superiore la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, e nella parte inferiore fino a Torre Pallavicina presso Soncino divide la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, da Torre Pallavicina fino allo sbocco nelle sue acque del fiume Mella dalla Provincia di Cremona. In seguito dallo sbocco del Mella fino allo sbocco del Colatore Dalmona, divide la Provincia di Cremona da quella di Mantova, per poi attraversare la Provincia di Mantova fino alla confluenza del Po. È opinione di alcuni geologi che analogamente ad altri fiumi, anche l'Oglio scorresse, in epoche remotissime, in direzione E-O lungo la Valcamonica superiore, la Valle dell'Ogliolo e la Valtellina meridionale (regioni quasi livellate o con lievi pendenze perché non ancora riescavate dai ghiacciai), terminando, insieme all'Adda, nel bacino del lago di Como non ancora occupato dal lago. Tale evasione dell'Oglio dalla terra bresciana ha trovato sostegno, secondo tali studiosi, nel fatto che nel bacino del lago di Como furono trovati ciottoli di tipo tonalitico che, a detta loro, non potevano provenire se non dal gruppo Adamello-Presanella, unico in Italia che sia formato dalla caratteristica tonalite che viene chiamata in commercio «granito dell'Adamello». La ripidezza dei versanti avrebbe poi determinato alluvioni disastrose documentate secondo Italo Zaina, dai molti conoidi di deiezione che coi loro ventagli rivolti al piano si spingono talvolta anche a movimentare la linea della strada nazionale; provengono di solito da tratti montuosi a scisti cristallini poco solidi oppure ad arenarie permiane non bene cementate. Conoidi che sono particolarmente fitti ed estesi in superficie specialmente sulla sponda sinistra della Valcamonica a Erbanno, Boario Terme e Darfo. Essi, come ha rilevato Italo Zaina, hanno a tergo il segno dei torrenti che li edificarono, e si può in tal modo così risalire fino al punto d'inizio dell'alluvione, individuando così il settore elevato da cui la massa d'acqua discese entro i terreni erodibili. Il fiume nel suo dilagare oltre il lago ha lasciato materiali litici nel dosso di Cremignane, nelle case Castignine nei pressi di Timoline e altrove. A Cremignane il De Mortillet, che vi fu nel 1859, comprese dopo attenta osservazione che il conglomerato di quel Dosso sulla sponda del Sebino doveva aver occupato anche tutto il lago a N, prima che le masse glaciali scendessero dalla Valcamonica, lo erodessero e ne svuotassero il lago con la forza del loro peso (nella zona Pisogne-Lovere aveva uno spessore di circa 1000 metri e una larghezza di alcuni chilometri) e con l'ausilio delle correnti d'acqua sottoglaciali, cariche di ghiaie e ciottoli, costrette a muoversi verso lo sbocco del lago come in condotta forzata. Da quella prima intuizione del De Mortillet nasceva la nuova teoria, poi scientificamente confermata, che le grandi fosse dei laghi subalpini, in Italia e fuori, erano dovute ad escavazione glaciale, e non, come si diceva prima a erosioni fluviali oppure alla presenza di fiordi simili a quelli supposti come norvegesi, esistenti, per quanto riguarda l'Italia, nel periodo Pliocenico quando l'Adriatico occupò tutta la pianura settentrionale del nostro Paese. Come ha sottolineato Italo Zaina, a S del Sebino, insieme al ghiaccio che si spostava in avanti spandendosi largamente nel piano, usciva l'acqua sottoposta, ma non tutta come ora dal lato di Sarnico. Usciva invece, da sotto la copertura glaciale, a mezzo di due sfioratori: uno di essi partiva da una appendice del lago (che si sarebbe poi trasformata nella torbiera d'Iseo-Provaglio) e percorreva in mezzo al terreno dell'anfiteatro morenico il solco, ancora ben conservato, del fosso Longherone (lungo il quale passa un tratto della ferrovia Brescia-Iseo) che termina fra Bornato e Calino. Quel solco portava verso il piano una massa d'acqua rilevante che poteva portare il nome di Oglio orientale, cessato di scorrere alla fine della glaciazione würmiana. L'altra parte dell'acqua sebina fuoriusciva come ora fra Sarnico e Paratico; l'alveo dei due sfioratori non partiva dal lago allo stesso livello. Nel primo tratto da Sarnico a Palazzolo l'Oglio incide terrazzi fluviali della conoide pedemontana, in un affossamento che a Palazzolo tocca i 40 metri di profondità, mentre questa si riduce in media a 10 metri sul resto del suo percorso fino alla confluenza col Po presso Gazzuolo nel Mantovano dove si registra la sua rilevante portata media di 137 metri cubi al secondo, avendo raccolto, per via, acque scaturite da fontanili, dal piccolo fiume Cherio scendente dalla Val Cavallina (Bergamo) e assai più dai bresciani fiumi Chiese e Mella. Dopo aver percorso in piano una cinquantina di chilometri da N a S lungo il confine bergamasco e cremonese, presso Soncino il fiume piegava nel primo suo corso fino a Soresina sboccando nell'Adda. Nell'Era Quaternaria invece cambiò corso piegando a SE. Il corso del fiume è stato irregolare fino a non molti secoli fa, suscitando contrasti specie tra bresciani e cremonesi, e polemiche fra gli studiosi ultime delle quali quelle di Antonio Parazzi contenute in una Memoria all'Accademia Virgiliana, pubblicata a Mantova nel 1894. Alla sinistra l'Oglio inferiore riceve i fiumi Mella e Chiese, il primo dei quali procede dalla Valle Trompia, ed il secondo dalla Valle Sabbia, costituendo propriamente l'emissario del lago d'Idro.
  
  

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OGLIO (antic. Ollius, in dialetto Òi)

Nasce a 1384 m s.l.m. sotto la frazione di Pezzo di Villa d'Alegno, dal laghetto di Silissi dove confluiscono l'Oglio Frigidolfo (che a m 2590 esce dal laghetto Nero, sotto il passo del Gavia), l'Oglio Arcanello (che esce dal laghetto di Ercavallo, sotto il Corno dei Tre Signori a m 2621) e l'Oglio Narcanello (che nasce dal Pisgana). Ha un corso lungo 280 Km. Dopo un percorso di 85 Km forma il lago d'Iseo. Nei primi 7 Km si abbassa di 1237 m, nei successivi 25 di altri 763 m, nei restanti 53 Km di ancora 436 m. Il Sebino è lungo Km 25. Dal lago allo sbocco nel Po l'Oglio è ancora lungo Km 171 con un dislivello di m 165. Percorso totale Km 280 di cui 230 in provincia di Brescia. La portata massima di un ventennio (1888-1907) fu di mc 22 al minimo e di mc 263 al massimo all'uscita del lago. L'Oglio viene alimentato anche dall'acqua di numerosi laghetti sparsi nel suo bacino. Fra essi hanno una estensione di un qualche rilievo il lago Negro (m 2386) situato nei pressi del Passo di Gavia e che dà origine al T. Frigidolfo; il lago d'Aviolo (m 1980) sulle pendici del M. Avio ed in testa alla val Paghera; i laghi Serottini (m 2700) situati sul M. Tremoncelli, in una valle laterale alla val Grande; il lago di Mortirolo (m 1779) nella valle dei torrente omonimo, presso il Passo della Foppa; il lago di Piccolo (m 2500) nell'alta val Brandet; il lago Moro (m 380) nei pressi di Darfo. I laghi regolati per produzione di energia si trovano in massima parte sul massiccio dell'Adamello o sulle sue propaggini; citiamo in particolare: il complesso dei laghi Venerocolo (m 2538), Pantano d'Avio (m 2378) e d'Avio (m 1910) nell'alta val d'Avio; e Benedetto (1930); il lago Baitone (m 2281) nella Valle del T. Remulo; i tre laghi di Salarno (m 2058) e il lago d'Arno (m 1820), nelle valli del Poia. Fin nei pressi di Vezza d'Oglio il fiume scorre entro una vallata discretamente aperta, nella quale confluiscono successivamente i torrenti val d'Avio e val Paghera da sinistra, rio Fiumeclo e val Grande da destra. Fattasi più ripida e stretta, la valle descrive un arco fino in prossimità di Edolo (m 660), ricevendo, con altri minori, i torrenti Ogliolo di Còrteno ed Ogliolo di Monno, entrambi da destra. In questo primo tratto, lungo 21 km, il fiume discende circa m 715 con la pendenza media del 35 per mille. Tra Edolo e Cividate Camuno l'andamento fondamentale dell'Oglio è verso S, malgrado numerose irregolarità che ne deviano localmente il corso; la valle presenta un'alternanza di slarghi, che consentono alle acque di formare vaste distese alluvionali, e di strozzature, che rinserrano i flutti in angusti passaggi rocciosi; lungo circa 41 km l'alveo scende di altri m 390, con pendenza media inferiore al 10 per mille. Confluiscono nell'asta principale, tra gli altri, i torrenti Remulo, Poia, Tredenus e Palobbia da sinistra, Allione, Clegna e Lànico (o Rio di Lozio) da destra. Dalla stretta di Cividate allo sbocco nel lago d'Iseo (m 185) l'Oglio percorre gli ultimi 25 Km con caratteri decisamente vallivi; alveo di piena molto largo con rive piatte e sovente mal definite, filone di magra pluricursale con molti rami debolmente incisi e vaganti nell'ampio ghiaieto, pendenza media inferiore al 3,5 per mille. I principali affluenti che convergono in questo tratto sono: a sinistra, i torrenti Grigna, Rovinazza, Re di Giànico e Re d'Artogne; a destra i torrenti Dezzo, Ogna (o della Vallorsa) e Supine. L'Oglio prelacuale, dalle origini alla foce, ha uno sviluppo di circa 80 Km, di cui 72 Km circa in provincia di Brescia ed i residui 8 nella provincia di Bergamo; la superficie del bacino è di Kmq 1434, di cui Kmq 1218 appartengono alla parte bresciana e Kmq 217 a quella bergamasca. Nel bacino ricadono Kmq 19,6 di superficie glaciale, la massima parte (Kmq 19,0) nel gruppo dell'Adamello e per il resto costituita da piccole lingue glaciali sul m. Gavia, sulla Punta di Pietra Rossa e sul m. Re di Castello. Quanto agli affluenti e sub-affluenti dell'Oglio, l'elemento generale che ne accomuna la fisionomia idrografica è l'accentuata ripidezza degli alvei. Trattasi sempre di corsi d'acqua a carattere montano e torrentizio che, dai 1500-3000 m, dove hanno origine, precipitano nell'asta principale vincendo dislivelli da 1300-1800 m fino a 2500 su percorsi variabili dai 10 ai 30 Km. In prossimità della confluenza essi formano in genere grandi conoidi di deiezione sulle cui pendici gli alvei tendono a divagare alla ricerca di un sempre nuovo equilibrio. Non meno di una trentina sono i tributari dell'Oglio prelacuale meritevoli di segnalazione, sia per l'interesse idrografico, sia per l'importanza dei problemi idrogeologici che essi presentano.


L'Oglio entra nel lago a Pisogne e ne esce a Sarnico con la denominzione di Oglio Inferiore e, nel territorio di Orzinuovi, di Oglio Orceano. Ha dal lago di Iseo alla foce nel Po una lunghezza di 140 km. Il primo tratto fino a Pontoglio scorre in direzione di S-SO in una incisione stretta e profonda a 40 metri sotto alla pianura, dopo di che, riceve a destra il Cherio ed uscendo dalle masse compatte dei conglomerati per entrare in quelle ghiaiose, assai più sciolte, scende in direzione pressoché meridiana fin oltre Soncino, il cui porto, o ponte, fino dalla pace di Lodi (1454), appartenne a Brescia. Larghe golene tortuose lo accompagnano fino alla foce e la sua pendenza, che nel primo tratto è del 3 per mille, passa al 2, per mille nei terreni ghiaiosi che hanno il loro termine a Villagana. A questo punto il fiume abbandona la direzione meridiana per assumere quella di SE che nel suo andamento generale mantiene sino alla foce; lungo questo tratto di oltre 80 Km entra nella pianura costituita da sabbie finissime, diminuisce rapidamente la sua pendenza fino al 0,50 ed al 0,25 per mille verso la foce in Po. Le campagne bresciane che fiancheggiano il corso del fiume costituiscono l'alta pianura a sottosuolo quasi dovunque ghiaioso, coperto da uno strato agrario di ferretto rosso di spessore variabile e, talora, limitatissimo; regolarmente disposte a terrazzi esse hanno inizio a monte, verso la quota 225, nei pressi di Capriolo, per scendere con pendenza media dal 6 al 4 per mille verso la bassa pianura. Il fiume divide nella parte superiore la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, e nella parte inferiore fino a Torre Pallavicina presso Soncino divide la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, da Torre Pallavicina fino allo sbocco nelle sue acque del fiume Mella dalla Provincia di Cremona. In seguito dallo sbocco del Mella fino allo sbocco del Colatore Dalmona, divide la Provincia di Cremona da quella di Mantova, per poi attraversare la Provincia di Mantova fino alla confluenza del Po. È opinione di alcuni geologi che analogamente ad altri fiumi, anche l'Oglio scorresse, in epoche remotissime, in direzione E-O lungo la Valcamonica superiore, la Valle dell'Ogliolo e la Valtellina meridionale (regioni quasi livellate o con lievi pendenze perché non ancora riescavate dai ghiacciai), terminando, insieme all'Adda, nel bacino del lago di Como non ancora occupato dal lago. Tale evasione dell'Oglio dalla terra bresciana ha trovato sostegno, secondo tali studiosi, nel fatto che nel bacino del lago di Como furono trovati ciottoli di tipo tonalitico che, a detta loro, non potevano provenire se non dal gruppo Adamello-Presanella, unico in Italia che sia formato dalla caratteristica tonalite che viene chiamata in commercio «granito dell'Adamello». La ripidezza dei versanti avrebbe poi determinato alluvioni disastrose documentate secondo Italo Zaina, dai molti conoidi di deiezione che coi loro ventagli rivolti al piano si spingono talvolta anche a movimentare la linea della strada nazionale; provengono di solito da tratti montuosi a scisti cristallini poco solidi oppure ad arenarie permiane non bene cementate. Conoidi che sono particolarmente fitti ed estesi in superficie specialmente sulla sponda sinistra della Valcamonica a Erbanno, Boario Terme e Darfo. Essi, come ha rilevato Italo Zaina, hanno a tergo il segno dei torrenti che li edificarono, e si può in tal modo così risalire fino al punto d'inizio dell'alluvione, individuando così il settore elevato da cui la massa d'acqua discese entro i terreni erodibili. Il fiume nel suo dilagare oltre il lago ha lasciato materiali litici nel dosso di Cremignane, nelle case Castignine nei pressi di Timoline e altrove. A Cremignane il De Mortillet, che vi fu nel 1859, comprese dopo attenta osservazione che il conglomerato di quel Dosso sulla sponda del Sebino doveva aver occupato anche tutto il lago a N, prima che le masse glaciali scendessero dalla Valcamonica, lo erodessero e ne svuotassero il lago con la forza del loro peso (nella zona Pisogne-Lovere aveva uno spessore di circa 1000 metri e una larghezza di alcuni chilometri) e con l'ausilio delle correnti d'acqua sottoglaciali, cariche di ghiaie e ciottoli, costrette a muoversi verso lo sbocco del lago come in condotta forzata. Da quella prima intuizione del De Mortillet nasceva la nuova teoria, poi scientificamente confermata, che le grandi fosse dei laghi subalpini, in Italia e fuori, erano dovute ad escavazione glaciale, e non, come si diceva prima a erosioni fluviali oppure alla presenza di fiordi simili a quelli supposti come norvegesi, esistenti, per quanto riguarda l'Italia, nel periodo Pliocenico quando l'Adriatico occupò tutta la pianura settentrionale del nostro Paese. Come ha sottolineato Italo Zaina, a S del Sebino, insieme al ghiaccio che si spostava in avanti spandendosi largamente nel piano, usciva l'acqua sottoposta, ma non tutta come ora dal lato di Sarnico. Usciva invece, da sotto la copertura glaciale, a mezzo di due sfioratori: uno di essi partiva da una appendice del lago (che si sarebbe poi trasformata nella torbiera d'Iseo-Provaglio) e percorreva in mezzo al terreno dell'anfiteatro morenico il solco, ancora ben conservato, del fosso Longherone (lungo il quale passa un tratto della ferrovia Brescia-Iseo) che termina fra Bornato e Calino. Quel solco portava verso il piano una massa d'acqua rilevante che poteva portare il nome di Oglio orientale, cessato di scorrere alla fine della glaciazione würmiana. L'altra parte dell'acqua sebina fuoriusciva come ora fra Sarnico e Paratico; l'alveo dei due sfioratori non partiva dal lago allo stesso livello. Nel primo tratto da Sarnico a Palazzolo l'Oglio incide terrazzi fluviali della conoide pedemontana, in un affossamento che a Palazzolo tocca i 40 metri di profondità, mentre questa si riduce in media a 10 metri sul resto del suo percorso fino alla confluenza col Po presso Gazzuolo nel Mantovano dove si registra la sua rilevante portata media di 137 metri cubi al secondo, avendo raccolto, per via, acque scaturite da fontanili, dal piccolo fiume Cherio scendente dalla Val Cavallina (Bergamo) e assai più dai bresciani fiumi Chiese e Mella. Dopo aver percorso in piano una cinquantina di chilometri da N a S lungo il confine bergamasco e cremonese, presso Soncino il fiume piegava nel primo suo corso fino a Soresina sboccando nell'Adda. Nell'Era Quaternaria invece cambiò corso piegando a SE. Il corso del fiume è stato irregolare fino a non molti secoli fa, suscitando contrasti specie tra bresciani e cremonesi, e polemiche fra gli studiosi ultime delle quali quelle di Antonio Parazzi contenute in una Memoria all'Accademia Virgiliana, pubblicata a Mantova nel 1894. Alla sinistra l'Oglio inferiore riceve i fiumi Mella e Chiese, il primo dei quali procede dalla Valle Trompia, ed il secondo dalla Valle Sabbia, costituendo propriamente l'emissario del lago d'Idro.


Grande importanza ha l'Oglio nell'irrigazione specie nel corso inferiore e specificatamente negli ambiti comunali di: Berlingo, Castegnato, Cizzago, Comezzano, Cossirano, Ospitaletto, Roncadelle, Travagliato, Trenzano, Chiari, Castelcovati, Castrezzato, Palazzolo sull'Oglio, Pontoglio, Roccafranca, Rovato, Rudiano e Urago d'Oglio nella pianura occidentale; Brandico, Lograto, Maclodio e Torbole Casaglia nella pianura centrale; Capriolo, Cazzago S. Martino, Coccaglio e Cologne nell'anfiteatro del Sebino (Franciacorta) e Gussago nelle colline rocciose. Per l'irrigazione dalla sinistra del fiume seguendo il corso d'acqua si estraggono: 1) la roggia Fusia, la quale dal suo incile, sino a Rovato, per metri 19.000, serviva anche alla navigazione mediante piccole barche della portata massima di chilogrammi 1.000; 2) la seriola Vecchia; 3) il canale detto seriola Castrina; 4) il canale o seriola Trenzana; 5) il canale o seriola Bajona; 6) il canale detto seriola Rudiana; 7) il canale detto seriola Castellana; 8) il canale detto seriola Vescovada; 9) il canale o seriola Rovato; 10) la seriola Comune di Orzinuovi. Dalla destra si estraggono: 1) la roggia Sale; 2) la roggia di Calcio; 3) il Naviglio di Cremona; 4) il Naviglio Pallavicino. Tale rete di rogge ebbe il suo sviluppo prevalentemente dal sec. XIII al sec. XVII. Nell'Oglio si gettano i colatori Savarona (a Quinzano), Strone (a Pontevico) e Gambara (a Volongo). Le acque dell'Oglio e delle seriole e rogge, scorrendo sul letto ghiaioso, essendo due gradi in meno di quelle del Milanese, e perciò utilizzabili d'estate, si prestano per lo più all'irrigazione dei prati stabili e dei cereali più che per le marcite.


Nonostante le previsioni lanciate fin dal sec. XVIII di una sistematica scomparsa di ogni flora e fauna «selvaggia» lungo le lanche e le golene del fiume, rimangono ancora «isole relitte» non toccate dall'uomo, dove si trovano specie sopravvissute all'espansione della coltivazione delle moderne agrotecniche e degli erbicidi. Di particolare rilievo sotto questo aspetto sono le riserve naturali dei boschi dell'Isola (tra Orzinuovi e Novelle) di Barco, Marisca (nel territorio di Villachiara) e dell'Uccellanda (nel territorio di Acqualunga). Nel Cinquecento, di questi boschi lungo il fiume, scrisse Agostino Gallo, specie da Urago a Villachiara. Quanto alla flora, lungo le rive crescono sanguinello, ligustro, fusaggine, prugnolo, spino cervino, rovo, crespino e più raramente anche la rosa selvatica. Nelle zone veramente silvestri compaiono il luppolo, la vitalba, il caprifoglio e, talora, la vite selvatica, l'indaco il magno-cariceto. Di grande interesse sono le anche o morte o stagni formati dal fiume, veri paradisi naturalistici, studiati da Paolo Mazzoldi. Nelle zone umide fanno capolino la gallinella d'acqua, il porciglione, il tuffetto, il canarecione e la cannaiola e talvolta, anche se raramente, il pendolino e l'usignolo. Nei boschi, sopra i ghiaieti e i sabbioni e lungo le morte, l'avifauna registra come specie tipiche del fiume il colombaccio, la tortora, il picchio rosso maggiore, il cuculo, il torcicollo, il nibbio bruno e l'allocco. L'esistenza di mammut e di animali preistorici è documentata.


IL NOME: i glottologi hanno differenti opinioni sull'origine del nome: l'Holder lo ritiene gallico, il Tranzi ligure, il Trombetti genericamente indoeuropeo. Deriverebbe da «ol» «oll» nel senso di «tutto» che si trova spesso nell'area ligure-gallica. Il suffisso idronimico "olo" è comune non solo nel bresciano ma in tutta l'Italia sett.; ma "olo" è, e resta, un suffisso idronimico generico senza attributi. Il Terracini crede l'importante suffisso «-ellus» come un incremento di un fatto di sostrato preistorico che ci porta da: Ell a Ill e Inn ed a 0ll Ill e Inn (Illasi, Iller, Inn, tutti fiumi) 0ll (Olona, Oliero, 0llen, tutti fiumi). In conclusione Oglio ha le stesse origini di Ella con significato di acqua divinizzata sia pure pensando all'abbondanza. Altri hanno individuato il nome nel generico «Oj» per «grossa corrente» con il quale vennero chiamati altri torrenti. Secondo altri deriva dal termine gallico «Oj» per acqua abbondante, latinizzato in Oleum, e poi in Oglio. A questa etimologia si avvicina Marin Sanudo per il quale «è dicto Ojo perché è fiumara grossa, et dove va, tutto ingrossa» avvicinandolo così al prodotto vegetale. Viene anche identificato nel nome «Adda» (diverso da quello ancora oggi esistente) il fiume, poi scomparso, che univa l'Oglio con il Po, ricordato da Tacito nel 69 d.C., che nella confluenza con il grande fiume a Casalmaggiore si chiamava anche Fossa.


LA STORIA: antichissima la civiltà fiorita lungo l'Oglio di cui rimangono segni in numerosi ritrovamenti e nelle molte piroghe preistoriche scoperte dal 1957 soprattutto nel medio corso dell'Oglio, così da essere definite una flotta, e nel molto materiale pure preistorico trovato ad Acqualunga, Quinzano. Mentre per il tratto superiore, cioè in Valcamonica, il fiume non segnò confini di sorta, data l'unità del popolo camuno sparso fin dalla preistoria sulle sue due sponde assieme al lago d'Iseo, nel tratto di pianura esso divenne sempre più termine di divisioni e di confine di popolazioni diverse e particolarmente di territori amministrativamente distinti. In pratica l'Oglio delimitò fino al 223 a.C. il territorio dominato dai Cenomani, tanto che alcuni studiosi hanno individuato in esso il Clusio cui accenna Polibio. A Bedriaco, sull'Oglio (secondo la maggioranza degli studiosi, nelle vicinanze di Calvatone, secondo alcuni nei pressi di Pontevico o di Bordolano o altrove), ebbe luogo una determinante battaglia fra le legioni romane e gli Insubri, che permisero un allargamento considerevole della dominazione romana nella Valle Padana. Con tale vittoria il fiume costituì con sempre maggiore precisione i confini fra il Municipium di Brescia e quello di Bergamo. Un po' più elastici i confini specie nel tratto meridionale (Cremona si spinge a N oltre l'Oglio, fino presso Pedergnaga), che finirono poi per combaciare in epoca imperiale salvo rettifiche dovute ad alluvioni (come il caso di Alfianello) con il corso del fiume. Con la romanizzazione dei Cenomani o Galli, il fiume divenne sempre più il tramite di scambi fra popolazioni di area politica diversa. Grande importanza assunsero i passaggi del fiume a Palazzolo con l'attraversamento della via Brixia - Mediolanum. Importante era la strada che da Bergamo raggiungeva Lovere e Rogno e che in località «Naf» (Nave) superava l'Oglio per congiungersi alla Beata con quella proveniente da Brescia. Il fiume come confermano testi di Tacito e Cassiodoro era, in parte almeno, navigabile sia nel I che nel V secolo. In particolare Cassiodoro (sec. V) lo include nell'elenco dei «flumina navigera», dove era proibita la pesca che ostacolava il passaggio dei natanti. Tali proibizioni emanava il re goto Teodorico. Fonti sincrone dell'età longobarda menzionano forti approdi lungo il fiume appartenenti a Brescia, alla quale era annessa anche molta parte del territorio cremonese come Casalmaggiore, Cicognara, Viadana fino a poche miglia da Cremona. Un ruolo di favore ebbero, oltre che sul Po, i Comacchiesi grazie ad un capitolare di Liutprando del 730, il quale assegnò a loro il «Portus Brixianus» collocato sulla riva sinistra del fiume, forse dirimpetto ad Alfiano e, secondo alcuni, a Pontevico e a Robecco. Un altro porto dell'Oglio è indicato da un toponimo fra Alfiano e Alfianello dove probabilmente scorreva il fiume. È del 740 il capitolare di Liutprando riguardante il sale, le merci e il numero di gabellieri destinati ai porti bresciani per riscuotere dai natanti il dazio del ripatico. Essendo questo maggiore di quello di altri delle altre province ha fatto supporre all'Odorici che il traffico sull'Oglio fosse più intenso che altrove. Un inventario del monastero bresciano di S. Giulia ricorda anche il porto d'Isola, all'uscita del fiume dal lago d'Iseo; un altro allo sbocco del fiume nel lago, uscendo dalla val Camonica; e poi quello di Rivalta o Ripalta e infine uno detto «Bissarissu», di non facile ubicazione ma situato probabilmente, sulla destra a valle di Canneto, tra Calvatone e S. Paolo Ripa d'Oglio. Sull'Oglio i bresciani trasportavano normalmente il legname che dalla Valcamonica giungeva sulle bine o zattere sino a Pisogne. Vasti interessi sull'Oglio, come del resto sul Po, ebbe il monastero di S. Giulia, grazie ai privilegi concessi da re longobardi fra cui quella del porto presso Alfiano da parte di Desiderio e Ansa nel 759, e altre nel 760. Con un suo diploma dell'862, l'imperatore Lodovico II riconosceva praticamente ai bresciani il dominio sulle due sponde del fiume e il diritto di pesca nel «piscarium de Sarnega» (cioè di Sarnico). Questi diritti o regalie imperiali vennero poi più volte rinnovati. Regalie sull'Oglio e sul Mella, dalle sorgenti alle foci, vennero concesse al vescovo di Brescia Olderico da Corrado II il 15 luglio 1037, con divieto ad altri di stabilire ex-novo, senza autorizzazione del vescovo stesso, un porto per il commercio del grano, del vino e del sale. A tale diploma si richiameranno poi più volte e il vescovo e il comune di Brescia, per far valere le loro ragioni anche riguardo al ponte, al pedaggio e al pontatico di Pontevico. Le concessioni del 1037 vennero poi riconfermate nel 1123 (da Enrico V), nel 1192 e ancora nel 1311 da Enrico VII, e nel 1427 da papa Martino V. Col risorgere dei mercati nei centri plebani dopo il Mille anche nelle valli Camonica e Sabbia presero sempre maggiore incremento i traffici, e vennero acquistando importanza i paesi di Iseo, Sale Marasino, Pisogne, Cividate, Cemmo, Edolo in territorio bresciano, e Rogno in territori bergamasco. Fiorì il commercio del legname e del ferro, specialmente a Pisogne e ad Iseo, come appare da gli Statuti bresciani del secolo XIII. Con il formarsi dei Comuni il fiume acquistò rilevanza particolare per delimitare gli ambiti della loro espansione territoriale e soprattutto le acque del fiume Oglio e le terre del suo comprensorio furono al centro di vivaci contese tra bresciani e bergamaschi, culminate nella battaglia di Palosco (1154). Più aperte contese si verificarono dopo che nel 1183 con la pace di Costanza, Federico Barbarossa cedette il diritto imperiale sulle acque dei fiumi alle città lombarde, che l'avevano in precedenza, rafforzando con ciò la supremazia di Brescia sull'Oglio. Contestazioni in particolare si verificarono tra bresciani e cremonesi fra i quali intervenne il 25 giugno 1184 un trattato circa la navigazione sul fiume. Ma prima ancora che tali accordi scadessero, sorsero nuovi contrasti anche con i bergamaschi sia per il possesso delle due rive che per la navigazione dell'Oglio. I bresciani riportarono vittoria combattendo presso Rudiano (7 luglio 1191) contro i cremonesi alleati dei bergamaschi cosicché, per intervento di Enrico VI, del 1192, i diritti di Brescia furono riconosciuti. Liti e accordi sono registrati nel «Registrum Olei». Liti tra Rudiano e Pumenengo, Orzinuovi e Soncino, Pontevico e Robecco riempiono voluminosi dossier. Nel 1281 gli Statuti di Brescia in base al «Privilegium» della pace di Costanza (del 1183) ribadivano il diritto imperiale di regalia di Brescia sul fiume. Come ha rilevato Giulio C. Zimolo, l'esercizio della navigazione bresciana è attestato anche dall'ordinanza doganale del 1228, nella quale tra le città, le cui navi erano assoggettate ad una tassa passando per Ferrara, Brescia appare compresa. Anche con Venezia regolò spesso Brescia le relazioni commerciali, con trattati nei quali appaiono sempre tenuti in considerazione la navigazione e i traffici fluviali; e similmente furono regolate le relazioni tra Venezia e Bergamo. Del 1277 è un trattato di commercio (26 ott.), i cui preliminari erano stati stesi poco prima a Brescello, tra Cremona, Brescia, Reggio e Modena, secondo il quale le navi provenienti da Venezia dovevano seguire la via di Ferrara, per il Naviglio modenese passare a Modena e quindi a Reggio, donde, per acqua o per terra, le merci sarebbero giunte a Reggiolo e di nuovo sulle navi, per la Tagliata, al Po, e il medesimo itinerario doveva essere seguito in senso inverso alla volta di Venezia. Il 21 giugno 1329 l'imperatore Lodovico il Bavaro confermava a Cremona i diritti concessi dai suoi predecessori, compresa la giurisdizione su ambe le rive dell'Oglio per tutta l'estensione del territorio cremonese: ma tale conferma suscitò nuovi e lunghi contrasti coi bresciani, sino a quando la questione fu portata dinanzi al signore di Milano, l'arcivescovo Giovanni Visconti, il quale emanò una sentenza in favore di questi ultimi. E una nuova riconferma essi ottennero da Carlo IV dei loro diritti così sulle acque dell'Oglio come su quelle del Mella e del Chiese (8 genn. 1355). Con l'epoca comunale e la contrapposizione tra Brescia, Bergamo, Milano, Cremona ecc. la storia dell'Oglio fu legata sempre di più non solo all'importanza economica, ma anche a quella strategica. Come scrive Pio Bosi in un suo dizionario storico militare: «l'Oglio, sebbene abbondante di acque, non ha, come linea di difesa, che una mediocre importanza, sia che se ne difenda la destra, sia la sinistra sponda, a cagione della sua lunghezza e della direzione del suo corso nel piano, quasi parallela a quella del Po. Difatti nel primo caso i difensori di questo tratto di fiume restano tagliati da Milano non appena il nemico abbia sforzata la parte superiore; nel secondo, sforzata che sia per Cremona e Robecco la parte inferiore, in poche ore di marcia si può prevenire il difensore sulle sue comunicazioni e rigettarlo sui monti fra Brescia e il lago di Garda; però è necessario, in questo caso, di restringere la linea di difesa fra il Chiese e la parte bassa dell'Oglio dal confluente dei due fiumi in giù; non pertanto è sempre più agevole la difesa della riva sinistra che non quella della destra a cagione della sua convessità verso l'Adda ed il Po, la quale facilita ai difensori di trasportarsi per breve cammino dalla parte alta alla bassa; la cosa sta altrimenti, sempre che i difensori della riva destra eseguano la loro ritirata dietro il Po, fra Cremona e Brescello, ché allora il basso Oglio avrà la sua importanza strategica». Per la difesa dei confini lungo il fiume vennero eretti castelli e borghi fortificati su diverse linee di difesa; tra i borghi e castelli della sponda bresciana si possono segnalare Paratico, Palazzolo, Pontoglio, Urago, Rudiano, Orzinuovi, Quinzano, Pontevico; su quella bergamasca a Palosco, Cividate al Piano, Calcio ecc. Lo scacchiere operativo sul piano militare si articolò soprattutto nei castelli di Pontoglio e Coccaglio e la Spina di Erbusco e su due direttrici principali: la strada da Pontoglio a Coccaglio e quella della Spina al Cividino, ed altre trasversali di cui la prima lungo gli argini del fiume, la seconda da S. Pancrazio a sud della Mirandola, la terza da Adro a Cologne. Il passaggio verso l'epoca delle Signorie, mentre registrò il ripetersi di contrapposizioni di strutture difensive, conobbe anche casi di possedimenti e di feudi che abbracciarono tutte e due le sponde dell'Oglio. Esempio di questa situazione quella della Calciana, cioè del territorio con epicentro a Calcio che fino al sec. XIII era stato di pertinenza prima del vescovo di Cremona e poi del monastero benedettino cremonese di S. Lorenzo e i cui possedimenti si estendevano oltre l'Oglio sulla sponda bresciana, a Urago e verso Orzinuovi. Tali possedimenti passarono poi nel 1364 a Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, duca di Milano, che ne aggiunse altri verso Rudiano. Costretta a vendere tutte le proprietà, la duchessa nel 1380 cedette le terre della sponda bresciana a Prevosto Martinengo, che con molti altri beni costituì un vero e proprio feudo, mantenendo tuttavia buoni rapporti con i feudatari della sponda bergamasca succeduti a Regina della Scala. Solo dopo l'avvento napoleonico i territori dell'ex-Calciana entreranno a far parte della provincia di Bergamo, e quelli di Urago della provincia di Brescia. In seguito alla dedizione di Brescia a Venezia, il 30 dicembre 1427 il cardinale di S. Croce, legato apostolico di papa Martino V, per dirimere le vertenze tra Venezia e il duca di Milano circa i confini cremonesi, confermava a Brescia i diritti sull'Oglio, su entrambe le rive e con tutte le fortezze in esse esistenti sino a 100 trabucchi sulla riva opposta (circa 260 metri). Solo dopo la «Pace di Lodi» (9 aprile 1454) il confine sull'Oglio tra Brescia, Cremona e Bergamo fu portato a mezzo del fiume. I diritti dei bresciani sul fiume vennero poi riconfermati nel 1517 dopo l'occupazione francese e spagnola.


Intorno al '500 Leonardo da Vinci tracciava il corso dell'Oglio, chi dice al fine di progettare un canale navigabile da Bergamo a Brescia, secondo altri per rafforzare il progetto di una riconquista dei Visconti della Valcamonica. Tuttavia l'Oglio ebbe rilievo durante gli avvenimenti che contrapposero Brescia a Milano, specie dal 1428 in poi, quando il fiume venne più volte passato e ripassato da eserciti, mentre venivano costruite difese. In tali vicende ebbero particolarmente ruolo i passaggi del fiume tra Soncino e Orzinuovi e a Pontevico. Finiti verso la metà del sec. XV i movimenti di eserciti, si riaccesero i contrasti per l'utilizzazione delle acque. Venezia predispose una particolare magistratura, formata da sette «deputati» per la tutela dei diritti di Brescia sul fiume e l'erogazione delle acque. Al Consiglio Generale cittadino venne riservato di concedere di volta in volta attraverso propri controllori il trasporto del legname e delle varie merci lungo l'Oglio, mentre numerosi furono i contrasti con i rivieraschi e specialmente con Pontevico, circa i ponti e i pedaggi sugli stessi. Numerose le proteste dei bergamaschi (1484, 1488), circa il trasporto di materiali ed in genere nell'utilizzazione delle acque controllate sempre dai bresciani. Nuovi passaggi di eserciti il fiume registrò fino negli ultimi decenni del sec. XV e nei primi del sec. XVI a causa di nuove guerre che comportarono la costruzione di molti traghetti per il trasporto di truppe e quella di un nuovo ponte (1499) a Pontevico. Nel frattempo non si quetavano i contrasti tra Brescia e Cremona per l'utilizzazione delle acque. Ma tali questioni e controversie dureranno per secoli, così a impegnare, per esempio nel 1563, tutta l'abilità diplomatica del vescovo Bollani che, per comporre i dissidi, interruppe anche la partecipazione al Concilio di Trento.


Durante i sec. XVI-XVII-XVIII, il fiume fu al centro di intenso contrabbando e anche via di fuga per banditi e ricercati dalle autorità venete. Nel 1621 si arrivò al punto di stendere presso Seniga attraverso il fiume una catena per impedire il contrabbando del grano del territorio della Serenissima. Frequenti erano sempre le rivendicazioni dei cremonesi sui terreni alluvionali creati dagli spostamenti del letto del fiume, come avvenne nel gennaio 1668, quando i cremonesi si impadronirono di una «gerola di piò 150 in circa» formatasi in seguito ad una deviazione del corso del fiume. Si provvide subito a far rientrare le acque nel loro letto primitivo, mentre il Senato veneto con ducale del 13 ottobre 1668 impose una ispezione annuale alle rive da parte di almeno due dei sette «Deputati» di Brescia. La Repubblica veneta d'altra parte fu sempre determinata a «conservare delle raggioni pubbliche» sull'Oglio per cui con ducale del 27 giugno 1671 si disponeva che almeno una volta ogni sei mesi i «provveditori» a ciò deputati effettuassero sopralluoghi sulle risultanze dei quali i rettori mandavano a Venezia una loro relazione.


Durante il sec. XVIII si andarono moltiplicando i progetti di navigazione interna attraverso canali artificiali. Fra essi fu preso in seria considerazione quello di Giacomo Renati (1656) per il collegamento del Naviglio con l'Oglio a Canneto. Contrasti insorsero sempre nel sec. XVIII per le pretese dei cremonesi di immettere le acque del fiume nel loro Naviglio. Il 16 gennaio 1699 veniva confermato il dazio su tutte le merci transitanti sul fiume, risalendone il corso da Orzinuovi fino al lago, mentre si continuavano a riscuotere dazi al porto di Iseo. L'importanza dell'Oglio emerge dalla relazione del sec. XVII delle autorità venete di Brescia e di Bergamo. Nel 1674 veniva decretata la costruzione, su progetto di Tommaso Contini, di un canale navigabile fra Brescia e l'Oglio. Nel 1754 l'ing. Merlo, per il governo austriaco di Maria Teresa, e il capitano del Genio, Cristiani, per quello della Repubblica Veneta, si incontrarono a Soncino per tracciare la linea di confine sulle ghiaie dell'Oglio, sancita dal trattato di Vaprio del 17 agosto dello stesso anno. Con i preliminari del trattato di Leoben (1797), all'Oglio venne fissata la frontiera fra l'Austria e la Repubbblica Cisalpina, ma con il trattato di Campoformido, forse anche grazie alle pressioni dei bresciani fra i quali Giuseppe Lechi e Giuseppe Fenaroli, i confini vennero fissati al Mincio, e dall'Oglio come dall'Adda prese il nome il nuovo Dipartimento amministrativo. In epoca napoleonica tornarono alla ribalta i progetti di navigazione interna, fra i quali di maggiore peso fu quello decretato nel 1805 da Napoleone I progettato dall'ispettore generale Coccoli. Dal nome dell'Oglio presero nel 1974 il nome prima della costituzione delle USSL tre consorzi sanitari di zona: Oglio 1 (Palazzolo), Oglio 2 (Chiari), Oglio 3 (Orzinuovi). Nel 1976 venne avanzata la proposta del Parco dell'Oglio.


NAVIGABILITA'. Il fiume fu navigabile nel corso inferiore fin dai tempi preistorici come dimostrano le numerose piroghe recentemente ritrovate e alle quali si è già accennato. Segnalati nel sec. XI trafficanti di grano e sale. Nel medioevo il basso corso dell'Oglio era risalito da chiatte la cui portata anche se modesta era sempre superiore a quelle dei carri. In più lo spostamento via acqua richiedeva per la trazione oneri assai minori che un normale carro, percorrendo strade spesso in disordine. In effetti il fiume costituì per secoli una delle principali vie di comunicazione tra l'area gravante sul lago d'Iseo e la pianura padana, addirittura risalito da navi ormeggiate al porto di Palazzolo nel 1228 e nel 1447. Altrettanto importante la sua funzione economica come via normale di fluitazione del legname dalla Valle Camonica: riunito in «binadur» (zattere) guidate dall'uomo, passava attraverso i varchi centrali delle numerose roste o palate (detti appunto «bine») che servivano a deviare l'acqua nei canali. Trasporti di legnami e di merci significavano vantaggiosa disponibilità di beni, possibilità di scambi commerciali e lucrose entrate dai dazi con diretto beneficio di Brescia. Nonostante contestazioni specialmente dei cremonesi che accusarono le utenze bresciane di impedire la navigabilità del fiume da Pontevico a Sarnico, tale tratto venne utilizzato soltanto per la fluitazione del legname o di zattere e solo in epoca di «morbida» quando si riusciva a passare sopra le chiuse e travate esistenti sul fiume per mezzo di aperture artificiali denominate binatori. Nel gennaio 1796 la commissione che andò ad incontrare l'urna di S. Agape alle foci del Po, pregò i barcaioli pontevichesi di risalire lungo l'Oglio fino al porto più vicino a Chiari; i barcaioli ricusarono recisamente dicendo che sarebbero andati incontro ad un'impresa troppo rischiosa e che nessuno mai si era azzardato di andare oltre Soncino. Col trattato di Vaprio (17 agosto 1754) tra l'Austria e la Repubblica di Venezia vennero stabiliti patti intorno alla divisione territoriale del fiume Oglio tra le provincie di Cremona e di Brescia, intorno alla navigazione, ai dazi, mulini natanti e ponti volanti, ecc., e furono compilate tre mappe dimostranti il corso delle acque. Per sorvegliare la navigazione del fiume Oglio vi erano tre custodi nella provincia di Brescia, uno per il tronco dal lago d'Iseo a Pontoglio, il quale era contemporaneamente incaricato di sorvegliare la navigazione della roggia Fusia; uno per il tronco da Pontoglio al ponte di Soncino, ed un terzo per il tronco dal ponte di Soncino alla confluenza del Mella presso Seniga; per l'ultimo tronco da Seniga allo sbocco in Po pensavano a sorvegliare la navigazione i custodi applicati alla provincia di Mantova. La navigazione del fiume Oglio faceva parte del sistema del fiume Po. Essendo però limitata dal Po stesso a Pontoglio e non servendo la rimanente maggiore parte del fiume sino al lago d'Iseo che alla flottazione dei legnami, la direzione delle acque e strade rivolse gli studi all'intento di procurare una comunicazione per acqua tra il lago e Brescia, e tra questa città e il Po e ciò in conseguenza del Decreto 18 giugno 1805. Già nel 1830 la navigazione dell'Oglio tra il Po e Pontevico era meno attiva di quello che lo fosse in passato, sia per effetto dei maggiori vincoli daziari e finanziari esistenti lungo il Po, sia per il miglioramento delle strade postali e comunali, e per il più vantaggioso sistema dei carri da trasporto, o perché le più estese relazioni col Trentino, inducevano un maggiore concorso di generi al Porto Catena in Mantova. Comunque la navigazione dell'Oglio venne esercitata unicamente da Pontevico al Po, con barche della portata di chilogrammi 100.000 ed anche chilogrammi 130.000. Nel 1833 per la navigazione del fiume Oglio non si pagava alcuna tassa particolare, né vi era alcun diritto od «octroi» a favore dei privati. Erano però soggetti al pagamento del pedaggio che si riscuoteva dall'I.R. Camera col mezzo di regolari appalti combinati con diversi, e sulla base di particolari tariffe superiormente approvate, i seguenti ponti o porti volanti o battelli stabiliti su esso fiume in tutto nel numero di 21, cioè 9 ponti regolari, 10 porti volanti e 2 battelli. I primi, cioè i ponti, s'incontravano a Sarnico, Caleppio, Palazzolo, Urago d'Oglio, Soncino, Quinzano, Pontevico, Marcaria, Gazzuolo. I porti esistevano nelle seguenti località, cioè a Villagana, Acqualunga, Monticelli d'Oglio, Seniga, Ostiano, Isola Dovarese, Canneto, Acquanegra, Mosio e Torre d'Oglio. I battelli si trovavano a Rudiano e S. Michele in Bosco. Negli stessi anni Carlo Cattaneo rilevava come la navigazione fosse impedita al disopra di Calvatone da quindici chiuse (bine) che servivano ad alimentare 46 molini, ma che ritardavano la navigazione di una mezz'ora ciascuna. L'ascesa del fiume richiedeva 55 ore, la discesa 28. Però nella parte più vicina al lago, vi suppliva sulla sinistra il canal Fusia, che era navigabile con piccole barche da Sarnico a Palazzolo. Ancora verso la metà del sec. XIX l'Oglio era considerato navigabile da Sarnico con zattere e da Pontevico con barche di 43000 Kg. Ripetuti i progetti per la costruzione di canali navigabili (v. Canali Navigabili, Navigazione interna).


VIABILITA'. Oltre al ponte di Palazzolo altri ponti romani, specie in Valcamonica (Montecchio, Cividate, Breno, Demo, Sonico ecc.) accompagnarono il corso del fiume. P. Gregorio, nei suoi «Curiosj Trattenimenti», contava sull'Oglio undici ponti in legno (Pontedilegno, Poia, Pontagna, Temù, Vione, Fucine di Stadolina, Vezza, Incudine e S. Rocco di Capodiponte, e un altro sempre nello stesso territorio e Losine), e nove «di viva pietra» (Edolo, «Salso» di Sonico, Malonno, Paisco, Cedegolo). Ad essi si devono aggiungere quelli nel corso inferiore del fiume a Palazzolo, Pontoglio, Pontevico. Numerosi i traghetti. Tra essi uno molto noto si svolgeva dal 1563 a Rogno a S del cui territorio venne eretto più tardi il cosiddetto «ponte barcotto». Traghetti continuarono a funzionare a Monticelli e tra Acqualunga e Castelvisconti. Qui venne rimesso in funzione nel 1928 in sostituzione del ponte in legno distrutto dalla piena dell'Oglio del novembre 1926. Nel 1723 i porti erano a Sarnico, Calcio e Urago, Mezzo, Rudiano, Barco, Villachiara, Castel Visconti, Bordolano, Quinzano, Monticelli. Ponti erano di Mosio e Canneto, Bina (Seniga), ponti esistevano a Caleppio, Soncino, Villagana-Bonpensiero, Pontevico ecc. Con lo sviluppo della viabilità e del commercio verificatosi dopo l'unità d'Italia specie negli ultimi decenni del sec. XIX, vennero costruiti altri ponti; fra i quali il 15 giugno del 1857 veniva solennemente posto presso Palazzolo l'ultimo ponte del viadotto della ferrovia Venezia-Milano lungo m 269,50 e largo 9 e alto 40. Nel 1874 quello fra Capriolo e Caleppio, nel 1879 su disegno di Tito Brusa quello di Pontevico, nel 1880 veniva avviata la costruzione di quello di Seniga, nel 1884 il ponte tra Paratico e Sarnico, nel 1885 quello di Cerveno. Nel 1886 veniva ricostruito in ferro il ponte di Capodiponte, nel 1887 sempre in ferro, quello di Darfo-Corna, nel 1896 quello di Cerveno, nel 1899 quello in ferro di Quinzano d'Oglio. Di rilievo il ponte sull'autostrada a Palazzolo nel 1930. Nel 1944 il ponte di Acqualunga fu distrutto dai tedeschi. Nel secondo dopoguerra vennero ricostruiti i ponti distrutti da bombardamenti quali quello di Palazzolo (inaugurato il 27 maggio 1946). Ultimo costruito nel 1976 il ponte di Acqualunga. Nel 1982 è stato rifatto il ponte di Paratico.


IRRIGAZIONE. Grande importanza ebbe l'Oglio per l'irrigazione specialmente della pianura attraverso le numerose rogge e canali già elencati. Ancora nel 1875 uscivano mediamente dal lago mc 67 d'acqua al minuto, mentre dall'Oglio se ne cavavano 76. L'irrigazione incomincia a dieci chilometri circa a valle, e precisamente là, dove i canali uscendo dalla profonda incisione accennata possono girare a sinistra portandosi sulla pianura. Costruiti nei secoli scorsi (XIV e forse anche prima) secondo le esigenze locali, i canali formano un sistema plasmato sulle condizioni topografiche: per cui abbiamo un vero fascio che percorre la incisione profonda lungo la quale, a quote diverse, i detti canali sono costruiti a mezza costa, uscendo successivamente nella pianura appena il terreno lo permette e svolgendosi poi su essa lungo quasi le regolari linee di livello che girano l'ampia conoide volgendo verso E e verso NE. L'alveo dell'Oglio, come quello di tutti gli altri fiumi in queste condizioni, ha il suo primo tratto a fondo probabilmente assorbente, ma verso la quota 120, che raggiunge nelle vicinanze del ponte della ferrovia Rovato-Treviglio, esso entra nella zona delle sorgenti, in modo che tutto il suo tratto a valle, facendo da colatore al sistema freatico generale, viene da questo impinguato con sorgenti che, più o meno abbondanti, si manifestano su tutto il percorso. Si può ritenere che il fiume Oglio si conservi nello stato ordinario di magra nove-dieci mesi circa ogni anno. La trasformazione del lago in serbatoio venne poi caldeggiata dal Gonzales nel 1817, dal cremonese ing. Alessandro Romani nel 1834, dal cremonese ing. Luigi Pezzini nel 1857, e ancora dall'ing. Romani nel 1875. Il continuo utilizzo delle acque specie per l'irrigazione e per altri usi sollecitava nel 192 l'Ufficio idrografico del Po a studiare il comportamento dell'Oglio. Con R.D. del 4 febbraio 1929 n. 456 convertito nella legge 27 giugno 1929 n. 1189 venne costituito il Consorzio dell'Oglio con sede in Brescia, al quale venne demandato anche l'esercizio della grande diga di Sarnico, realizzata nel 1933 su progetto di Gaetano Ganassini del Politecnico di Milano. Per ovviare alle continue contestazioni sull'uso delle acque dell'Oglio il 22 maggio 1937 a Sarnico veniva finalmente firmata da rappresentanti delle province di Brescia e Cremona e Bergamo, quella che venne chiamata la «Pace dell'Oglio» e che doveva porre fine ad ogni divergenza e contrasto nell'utilizzo delle acque del fiume. (v. Pace dell'Oglio). La Pace tuttavia non eliminò tutti i contrasti che anzi si acuirono nel dopoguerra specie da parte dei cremonesi che attribuirono la stipulazione di essa a «illecite» inframmettenze politiche, a danno loro. Le proteste richiamarono l'attenzione di tecnici e studiosi, fra i quali l'ing. Angelo Buizza, che promossero nuovi confronti. A critiche e rimostranze ovviarono in seguito decreti ministeriali. Nel 1976 poi i consorzi bresciani dell'Oglio si univano nella federazione delle acque.


PESCA. Notevole importanza nella storia del fiume ha avuto la pesca. Le specie più pescate nell'Oglio sono sempre state le trote (distinte in qualità rosate, quelle delle acque più fredde, nere e bianche) le «bòse» (cioè il gabius fluvialis, o battola o botticina o ghiozzo). Scene di pesca sull'Oglio sono state individuate nelle incisioni preistoriche. La pesca ebbe sviluppo in epoca romana e in seguito; sebbene già i romani avessero trovato il modo di allevare pesci artificialmente, la diminuzione di pesce e l'espandersi della pesca avevano suggerito di porre sull'Oglio e sugli altri fiumi, delle chiuse, «nasse gueie», che finirono con l'ostacolare la navigazione e la sistemazione delle acque tanto che nell'anno 500 l'imperatore Teodorico si vide costretto a proibire tali "impedimenta" in parecchi fiumi tra cui l'Oglio. Ma la pesca fu presto in balìa di particolari concessioni feudali comprendenti anche i diritti di caccia. Nell'862 era concessa al monastero di S. Giulia di Brescia la «piscaria de Sarnega» (di Sarnico), consistente in una serie di infissi artificiali posti all'uscita dell'Oglio dal lago. Analoghi privilegi ottennero come da documenti del 1192-1298 ecc. i Lantieri da Paratico, i Gosi da Capriolo, i Conti di Caleppio. Sempre a Sarnico vengono segnalati fino al sec. XV «rivedi» per la pesca dell'anguilla, mentre ancora nel 1550 Leandro Alberti descrive cassette di vimini dette "decipule" che a Palazzolo s/O servivano a catturare gran quantità di anguille poi conservate nel sale. Provvedimenti vennero presi in seguito specie da Venezia. Una Ducale veneta del 1581 proibisce di gettare esca avvelenata e calce al pesce dell'Oglio; provvedimenti del Consiglio dei Quaranta del 25 ottobre 1601 delimitano specie e tempi di pesca. Puntuali anche gli interventi del Consiglio Generale della Valcamonica che con lo Statuto Criminale del 1652 vieta di porre nasse nelle acque con la bocca in giù, di deviare corsi d'acqua, di usare reti a maglie dense. Ordinanze vennero emesse in seguito fino alla legge sulla pesca del 4 marzo 1877. Allarmi sulla necessità di salvare il patrimonio ittico del fiume vennero lanciati nel 1940 e si ripeterono in seguito all'ingigantirsi del fenomeno dell'inquinamento.


CACCIA. Importante fu sempre la caccia praticata con riserve a Soncino, Boffalora, Vallechiara e Cortilazzo a Genivolta; Villagana e Bramano ad Azzanello; Regona d'Oglio a Corte de' Frati; a Ostiano; Isola Dovarese; Piadena e Calvatone. In voga a volte la ricerca dell'oro scambiato con la mica, oggetto nel 1985 di classici pesci d'aprile.


FORZA MOTRICE. Sul piano economico le acque del fiume hanno assunto importanza grande anche come forza motrice alimentando mulini, fucine e infine diventando una componente di primo piano dell'industria idroelettrica. Caratteristica del fiume furono i mulini d'acqua, sia sulle rive che da fiume. Agli inizi del sec. XIX le acque dell'Oglio animavano quarantasei mulini natanti, servivano ad estese irrigazioni nelle province di Bergamo, Brescia e Cremona e ricevevano nel Mantovano a destra e sinistra diversi canali destinati allo scolo delle acque di pioggia. Le acque che si gettano nell'Oglio sono state sempre più utilizzate per la produzione di energia elettrica in piccole centrali elettriche fra le quali la prima installata a Capriolo nel 1899 per alimentare officine di Palazzolo e in seguito altrove (Palazzolo, Pontoglio ecc.). Dall'inizio del nostro secolo in poi, le acque del fiume sono state utilizzate per sempre più grandiosi bacini montani e di derivazione d'acqua per la produzione dell'energia elettrica. Dal 1907-1908, quando furono costruiti i primi impianti di Isola e Cedegolo, al 1949 gli impianti idroelettrici, da Temù a Sonico, erano 19, saliti nel 1960 a 22 e seguiti poi da altri ancora più potenti. In pochi decenni il bacino dell'Oglio produceva l'80 per cento dell'energia elettrica bresciana.


COLONIE FLUVIALI. Sul piano igienico le acque del fiume furono ritenute pericolose per la salute, perché inquinate da una composizione chimica dannosa oltre che insidiose per gore e vortici. L'opinione venne cambiandosi negli anni Venti, fino a quando nel 1930 il prof. Rizzardi dell'Università di Parma dichiarò che "l'igiene moderna ha scoperto che nulla hanno di men che giovevole, come composizione chimica, le acque dei fiumi, e che anzi dissolvono le concrezioni cutanee attentatrici perpetue della salute umana assai meglio delle acque del mare". Tali giudizi servirono a sviluppare sempre più le colonie fluviali lungo tutto il Basso Oglio. Oltre che di bambini le spiagge si popolarono anche di adulti specie il sabato e la domenica con relativi tributi di vittime per annegamento. Scomparse le colonie fluviali, stanno nascendo lungo il fiume, come ad Orzinuovi, le "oasi del pensionato".


PIENE, ALLUVIONI. La storia dell'Oglio è segnata da numerose piene ed alluvioni delle quali vi sono accenni in cronache già nel 1222. Disastrosa e con vittime fu l'alluvione del luglio 1664 specie nella Media Valcamonica, alla quale altre seguirono sempre in Valle nel 1637 e nel 1735. Lungo tutto il corso e specialmente nella pianura il fiume straripò nel luglio 1735, nel 1746, nel giugno 1756 ecc. La massima piena conosciuta del fiume Oglio è quella manifestatasi nell'ottobre 1823, la quale si elevò sulla massima magra al ponte di Palazzolo di metri 2,30, al ponte di Soncino metri 3, al ponte di Pontevico metri 3,60, ad Ostiano metri 4,55, ad Isola Dovarese metri 5,24, a Canneto metri 5,19, a Marcaria metri 5,38 ed a Gazzuolo metri 6,40. Seguirono inondazioni nel 1829, 1839, 1868, 1882. Inondazioni il fiume provocò nel settembre 1888 e nel 1889 a Quinzano e Pontevico. Oltre a quella del crollo della diga del Gleno del 1923, gravissima fu l'alluvione provocata in Vacamonica e nella Bassa Bresciana nel maggio 1926. Di minor gravità ma rilevanti per danni furono anche le piene del 10 novembre 1927 e del novembre 1928 specie nella bassa valle dove a Darfo, Casino Boario, Montecchio, erano due o tre i disalveamenti che avvenivano durante l'anno anche per il concorso delle acque dell'Ogliolo di Piandiborno. Del resto a Casino Boario la zona degli alberghi e del cotonificio Olcese veniva allagata dalle acque dell'Oglio e da quelle dell'Ogliolo anche una e anche due volte l'anno. Per ovviare all'inconveniente dal novembre 1932 venne costruito, oltre ad argini più sicuri, un impianto idrovoro. Piene e inondazioni si susseguirono nel settembre 1931, nel novembre 1935, nel settembre 1938 ecc. Devastante l'alluvione del 16 settembre 1960 che compì immensi danni oltre a 12 vittime a Paisco Loveno e ad altre 5 nel resto della valle. Ad essa seguì quella dell'ottobre 1976 quando il fiume ruppe gli argini a Pontevico, Seniga ecc., e nuovamente nel medio corso. Alle piene fecero da contrappasso le secche del fiume. Nel 1540 una siccità asciugò addirittura il fiume. Le piene imposero sempre più problemi di arginature, fra le quali importanti quelle iniziate dal Genio Civile nel novembre 1932 a Casino Boario e a Darfo. Analoga nel 1931-1932 la costruzione del lungo Oglio di Palazzolo. Nel frattempo anche a causa di nuove piene ed alluvioni, nel 1956, su proposta dell'ispettore Finadri del Distretto forestale di Breno, d'accordo con gli ispettori di Bergamo e Brescia, il Consiglio superiore dell'agricoltura classificava un comprensorio di bonifica montana comprendendo il bacino dell'Oglio tra le sorgenti del fiume ed il lago d'Iseo incluso, per una superfice totale di kmq 1811,15 dei quali i tre quarti circa (precisamente kmq. 1363,27) ricadono in provincia di Brescia ed un quarto (kmq. 447,88) in provincia di Bergamo. Nel 1978 per far fronte alle continue alluvioni la gestione delle opere di arginatura venne affidata all'ufficio operativo di Mantova del Magistrato del Po, che compì numerose opere a Pontedilegno, Temù, Vione, Edolo, Capodiponte, Braone, Losine. Un altro consorzio idraulico ambientale veniva costituito l'1 maggio 1979 tra i comuni di Pontoglio, Urago d'Oglio, Rudiano, Roccafranca, Orzinuovi, Villachiara, Palosco, Cividate al Piano, Calcio, Pumenengo, Torre Pallavicina, Soncino, Genivolta, Azzanello. Nell'ambito della bonifica integrale della Provincia di Brescia avviata nel 1929 vennero contemplate opere di sistemazione idraulico-forestale di diversi torrenti tributari dell'Oglio e altre opere. Con R.D.L. del 4 febbraio 1929 veniva creato un Consorzio dell'Oglio per la regolazione delle acque. Nel giugno 1932 veniva avviata una nuova regolazione delle utenze dell'Oglio.


SALVAGUARDIA ECOLOGICA DEL FIUME. Allarmi sempre più insistenti sulle condizioni di degrado del fiume incominciarono a circolare negli anni Sessanta, riassunte nel 1974 in un volume fotografico «C'era una volta... il fiume Oglio» di G.S. Pedersoli e di G.M. Bonomelli e in ripetuti convegni promossi da amministrazioni comunali, e da associazioni quali il Rotary (maggio 1987). Fin dal 1973 dodici comuni bresciani e cremonesi avanzavano la proposta della creazione di un parco naturale del Basso-Oglio attraverso un consorzio al quale, nell'ottobre 1973, si proponevano di aderire Alfianello, Bordolano, Corte dei Cortesi, Corte dei Frati, Gabbioneta-Binanuova, Ostiano, Pontevico, Quinzano d'Oglio, Robecco d'Oglio, Scandolara Ripa O., Seniga e Volongo. Nel 1975 si muovevano i comuni di Capriolo, Palazzolo e Pontoglio intenzionati ad accertare le fonti di inquinamento nei loro territori. Nel 1976 i comuni aderenti al consorzio salivano a 19 (sette bresciani e dodici cremonesi), mentre veniva avanzata per il parco una proposta di legge regionale. Sul degrado del fiume venivano anche organizzate mostre a Soncino nel giugno 1979 e convegni a Orzinuovi nel gennaio 1980, a Soncino nel marzo 1987 e si moltiplicarono gli studi e gli appelli. Orzinuovi da parte sua commissionava al dott. Mario Pesce una Carta di utilizzazione del suolo, realizzata nel 1979. Negli anni '80 si muoveva il Consorzio per la tutela ambientale della Valle Camonica che nel 1986 avviava la creazione di un depuratore del fiume. Un vasto piano per regolare l'Oglio veniva approntato nel 1987 dal magistrato del Po con muri di difesa, rinforzo delle sponde, briglie ecc. Per la difesa del fiume sono poi nate associazioni ultima delle quali quella degli «Amici dell'Oglio» nata nel luglio 1991 a Orzinuovi. Per la conoscenza e la difesa del fiume si sono mosse altre associazioni. La Pescasportivi di Darfo-Boario Terme ha organizzato per il 23-27 settembre 1992 la Coppa del mondo di Pesca alla trota in torrente.