VIRGILIO, propriamente Publio Virgilio Marone: differenze tra le versioni

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VIRGILIO, propriamente Publio Virgilio Marone

(70-19 a.C.). Poeta latino; nato ad Andes-Pietole (Mantova), serbò sempre in sé la nostalgia della campagna che abbandonò, in un primo tempo, per seguire gli studi di retorica e filosofia a Cremona, Milano, Roma e Napoli, e definitivamente in occasione delle confische di terre. A Roma, dove fece parte dell'ambiente letterario, visse in dimestichezza con Augusto, Mecenate e Orazio. Morì a Brindisi, mentre era in viaggio per l'oriente, e fu sepolto a Napoli.


Scrisse le "Bucoliche" (10 egloghe), le "Georgiche", poema didascalico dell'agricoltura, in 4 libri, l'"Eneide" in 12 libri, considerato il poema epico nazionale dei romani. Incerta l'autenticità di un gruppo di poemetti giunti a noi nella cosiddetta "Appendice Virgiliana".


I suoi rapporti con ambienti rurali molto vicini alla terra bresciana vengono messi in rilievo con brani delle sue opere nelle quali rievoca paesaggi comuni al territorio bresciano orientale e all'alto Mantovano quali il molle digradare delle colline; il ronzio di api sulle siepi, il garzone che strappa le foglie dagli alberi per il pasto degli animali, il tubare delle colombe e i gemiti di tortore (Buc. I, 53 ss.); le ombre che cadono sempre più vaste dai monti, mentre lontano fumano i comignoli delle case di campagna (Buc. I, 82 - II, 67); le paludi coi giunchi e le rive del Mincio rivestite di tenere canne (Buc. I, 48 7, 12). E forse il Mincio lo vede come parte del Benaco: «dove immenso con le sue lente pieghe / erra il Mincio» (Geor. III, 14-15); è dunque immenso l'amato fiume perché figlio del Benaco «che solleva / l'acque con onde e fremito di mare» (Geor. II, 159-160).


Studente a Cremona, probabilmente Virgilio conobbe i "bresciani" Cinna e Vario Rufo Lucio (v.).


Virgilio fu forse il poeta più caro agli umanisti bresciani e il più studiato nelle scuole medievali. Ciò è provato dal fatto che, almeno a quanto si conosce finora, è stato il primo ad essere stampato. L'"Opera" di Virgilio costituisce infatti il primo incunabolo edito a Brescia il 21 marzo 1473 da Pietro Villa, attraverso lo stampatore Georg Butzbach. Di essa si conserva in Italia un solo frammento di quattro pagine rinvenuto da Ugo Baroncelli entro un'edizione di Lattanzio, mentre due esemplari si conservano in Inghilterra ed uno in U.S.A. Seguì poi, nel 1484, l'Opera intiera per i tipi di Bonino Bonini, mentre lo stesso Bonini pubblicava nel 1487 l'"Interpretatio in Vergilii Aeneide" di Giulio Pomponio Lieto. Nel 1485 Giacomo Britannico pubblicava l'Opera con il commento di Servio e nel 1494 c. Tommaso Ferrando pubblicava la "Bucolica".


Dal 1922 l'ambiente bresciano entrò in una vivace polemica circa le origini del poeta. Ritenuto pacificamente nativo di Pietole nel Mantovano (come lo stesso Dante ebbe ad affermare nel cantico del Purgatorio), dal 1732 con Scipione Maffei venne decantato quasi come veronese, perché ritenuto dallo studioso originario di Bande e non di Andes (Pietole). Dopo che l'origine di Pietole venne difesa da uno studioso mantovano, Federico Amadei nel 1754, vennero avanzate altre candidature di località alternative a Andes-Pietole quali quella di Predelle (G.B. Visi nel 1781) di Rivalta Mantovana negate da studiosi quali lord Tennyson e Carducci (1884). A rimettere in dubbio la tesi "pietolana" nel 1896 interveniva sir William Ramsay che puntò su Valeggio. Ma l'ipotesi che fece maggior rumore fu quella di R.S. Conway esposta l'8 novembre 1922 in una conversazione alla John Rylands Library di Manchester sul tema "Where was Vergil's farm ?". Basandosi su un'antica biografia di Probo, il quale asserisce che la casa di Virgilio era a trenta miglia romane (e non a tre, come alcuni dedussero per errata interpretazione di scritti) da Mantova: il che corrisponde esattamente agli odierni quarantacinque chilometri che separano Calvisano dalla suddetta città, e su considerazioni topografico-paesaggistiche, ma soprattutto sulle ricerche epigrafiche del collega dott. Braunholtz, egli affermò, per la prima volta, che Andes andava cercata a Calvisano, nella "Bassa Bresciana" e la fattoria di Virgilio era sulla riva sinistra del fiume Chiese, in un territorio «delimitato dal giogo di Carpendolo». Comunque, le pezze d'appoggio fornite dal Braunholtz alla tesi "Calvisanese" sono soprattutto due iscrizioni del V volume del C. I. L. (4137 e 4046), rinvenute l'una proprio a Calvisano, l'altra a pochi chilometri, a Casalpoglio (frazione di Castelgoffredo), e contenenti nomi di personaggi delle "Gentes" Virgilia e Magia, le famiglie, dunque, del padre e della madre del poeta. Conway poi aggiunge di suo l'interpretazione di vari passi delle egloghe, le ricognizioni "in loco" e le fotografie che dimostrano tutto, compreso il «maioresque cadunt altis de montibus umbrae». Pubblicata la prima volta sull'autorevole "Manchester Guardian" del 9 novembre 1922, la tesi venne combattuta fin dal 24 novembre dal "Giornale di Mantova" e da altri e venne fatta conoscere a Brescia nel dicembre 1922 nella rivista "Brixia Sacra" diretta da Paolo Guerrini. Il 22 febbraio 1923 era a Brescia il Conway in persona per rileggere in italiano la sua conferenza. La polemica che ne seguì fu estremamente vivace ed in essa, assieme a più o meno autorevoli studiosi, intervenne anche E.K. Rand il quale nel 1930 pubblicò a Cambridge uno studio intitolato "In quest of Vergil's birthplace" nel quale diede ulteriore autorevolezza alla tesi "pietolana". Ma anche la tesi del Conway in favore di Calvisano non venne scartata, tanto che Karl Büchner, nell'autorevole enciclopedia "Paul-Wissowa", alla voce su Virgilio non ristà dall'accennare circa le origini virgiliane a tutte e due e sole le versioni: quella del Rand per Pietole e quella del Conway per Calvisano. Alle varie ipotesi se ne aggiunse nel 1930 una nuova di Paolo Guerrini che, ricollegando il nome di Verziano, frazione di Brescia, ad un antico "fundus Vergiliani" al quale si riferisce una "Charta Vergiliani" del 1087, dice: «ci troviamo dunque di fronte alla rustica fattoria paterna, dove il piccolo Virgilio ha passato meditando i primi anni tristi della sua giovinezza ? ... Mi sembra d'aver trovato un elemento sicuro indiscutibile chiarissimo per dire a tutti questi signori critici seri ed orecchianti: la gens virgilia... ha lasciato un'orma incancellabile in questo fondo suburbano di Brescia...». Nella controversia entrarono altri studiosi locali e di gran lustro quali A. Rostagni ed E. Paratore che, schierandosi per la lezione Tria Milia, sostennero la tesi pietolana.


Dopo anni di silenzio, nel 1960 scendeva in campo Leon Herrmann, il quale, credendo di aver trovato una soluzione alla diatriba, con vari argomenti conclude che i versi 7/10 dell'Egloga IX alludono a Borgosopra di Montichiari che si trova appunto a XXX miglia dalla città di Mantova.


Altri studiosi bresciani di chiara fama si pronunciarono in seguito sulla spinosa questione: Pierluigi Tozzi (in "Storia Padana antica") nel 1972 ebbe ad escludere ambedue le ipotesi: «quella di Bande, poiché la località, forse veronese, era in ogni caso fuori del terreno limitato e confiscato nel 40, quella dell'area tra Carpenedolo e Calvisano, perché essa era divisa tra Bresciano e Veronese. Infine, in età romana, nessun punto del territorio mantovano distava dal centro XXX miglia: inaccettabile è quindi la lezione "XXX milia passuum" a indicare la distanza di Andes da Mantova fornita dalla tradizione della vita probiana».


Originale e nuova la tesi proposta da Alberto Albertini nel 1974 secondo il quale «tanto Conway, Besutti, Herrmann... quanto i difensori di Pietole, congiungevano due questioni che sono nettamente da separare: essi cercavano nello stesso luogo, o strettamente vicini, il podere di Virgilio, e Andes, il paese natio; ma le ricerche devono essere due: anche dato e non concesso che si possa riconoscere il podere di Virgilio in base alle Egloghe IX e I, non ne viene che nello stesso luogo fosse Andes». E inoltre ricorda che, anzi, secondo la Vita di Donato, Virgilio nacque a metà fra Andes ed il podere di famiglia; ecco dunque una testimonianza antica che autorizzerebbe a distinguere nettamente le due località. Con ciò cadrebbero anche gli argomenti che escludono le località al di fuori della centuriazione mantovana.


Originale, ai margini della questione, è l'apporto di Leonardo Urbinati nel suo studio "Il Catalepton X e l'epigrafia bresciana". Egli rileva come, nel componimento pseudo-virgiliano (o secondo autorevoli studiosi di possibile autenticità virgiliana), si accenni ad un mulattiere, velocissimo «a mettersi in viaggio sia per Mantova che per Brescia» e ad una località a mezza strada tra Mantova e Brescia dove ha casa lo pseudo-Virgilio nella quale egli accoglie gli ospiti ai quali egli si rivolge. Sono elementi che fanno pensare all'Urbinati che tale località possa essere Calvisano. Supposizione che viene dall'Urbinati avvalorata dall'esistenza in luogo di un'iscrizione nella quale si legge del mulattiere che si chiama Quinctio cioè Quinzione, nome assunto al posto di Sabinus. Sembra non un caso che proprio a Calvisano sia esistito un certo Quinctio nominato in un'iscrizione bresciana e che sia congiunto di un Calvisio. Comunque le ipotesi si sono moltiplicate. Altri, come Pierino Lucini, sostennero ("Gottolengo dalla preistoria alla romanità") che il grande poeta sia nato a Gottolengo. Nel 1986, il prof. Davide Nardoni, dell'Università di Cassino, ha avanzato l'ipotesi che Virgilio sia nato a Castelgoffredo, poco lontano dai confini bresciani. Sempre nello stesso anno F.B. Visi si è rifatto, come culla del poeta, a Rivalta sul Mincio. Ancora nel 1999 venne avanzata l'ipotesi che Virgilio sia nato a Casalpoglio presso Castelgoffredo.