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SINAGOGA

Dal greco Synagogè: assemblea, riunione. È termine preso soprattutto per indicare l'edificio destinato a riunioni religiose di ebrei. Una iscrizione del sec. II (secondo altri del sec. IV) rinvenuta alle pendici dei Ronchi, presso la chiesa di S. Salvatore, poi individuata presso S. Apollonio e, infine, reimpiegata nel 1519 nel muro esterno della chiesa di S.Afra ricorda una Coelia Paterna, "madre" fondatrice o patrona della sinagoga dei bresciani.


Franco Bontempi propende per collocarla nei pressi dell'attuale piazza Vittoria data nella zona (di fronte ai portici di via X Giornate, angolo corso Zanardelli) la presenza, all'inizio del '500, dell'albergo o Casa del Gambero dove vivevano alcune famiglie ebraiche. Qui ogni segno della storia degli ebrei è però stato cancellato con la costruzione di piazza Vittoria, per realizzare la quale sono stati demoliti gli edifici già esistenti. Alla "Curt dei pulì", rimangono, su alcuni portali, numeri civici del periodo veneziano, e un "Ihs", simbolo introdotto dal francescano S. Bernardino da Siena che, nelle sue predicazioni, aveva di mira soprattutto gli usurai e che potrebbe quindi (lui o qualche altro francescano) aver fatto visita ad una comunità di ebrei. Secondo don Bontempi, la struttura chiusa della Curt sarebbe inoltre sovrapponibile a quella di un ghetto: qui poteva essere localizzato, accanto alle abitazioni, un luogo di culto. Ad una sinagoga accenna Heinrich Heine, nei Reisebilder (1827). Altri studiosi del 1800 la collocano nella zona di S. Agata, dove peraltro sono state trovate lapidi. Un'altra iscrizione ricorda un "Archiynagorgos".