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BUTTURINI Mattia
(Salò, 26 giugno 1752 - Pavia, 27 (o 15) agosto 1817). Di Giovanni Francesco e di Teresa Ferranti. Studiò in Salò sotto la guida di don Angelo Pomella, latinista, di don Girolamo Amadei, professore di rettorica, di don Angelo Stefani, professore di Filosofia. Giovanissimo dimostrò subito un'abilità singolare di verseggiatore italiano e latino. Studiò poi all'Università di Padova, dove si laureò in diritto civile e canonico il 22 maggio 1773. A Padova entrò in stretto contatto "umanistico" con il Sibiliato e il Cesarotti. Tornato a Salò dopo poco tempo fu ascritto all'Accademia degli Unanimi alla quale rimase legato anche da lontano. A Salò iniziò anche l'attività di editore pubblicando nel 1774 versi e prose di Diamante Medaglia Faini. Fu inoltre eletto giudice per le cause di consiglio di savio e nel consiglio generale della Magnifica Patria ed inviato nel 1775 inizio della stessa presso la Repubblica veneta fino al 1788. A Venezia dove svolse l'attività di avvocatomagistrato e di poeta teatrante, strinse amicizia con esponenti delle lettere e della cultura come Alessandro Pepoli, Vincenzo Dandolo, Ippolito Pindemonte, Francesco Apostoli, il Momagnolo Giuseppe Compagnoni e l'Arteaga, ed intraprese lo studio della lingua greca in cui si distinse. Strinse probabilmente amicizia anche con il Foscolo che più tardi, il 19 marzo 1802 lo citava come testimonio eventuale degli studi da lui fatti. Stretti legami ebbe col Monti,dopo essere stato con lui in lite ed avergli minacciato tra il 1797 e il 1798 con altri; i "fulmini della legge" e poi perdonato a causa di una poesia, o della Bassvilliana. Svolse anche in collaborazione con lo Stella e il Pepoli attività editoriale e con alcuni studiosi intraprese la compilazione di una "Enciclopedia universale" a imitazione dell'Encyclopedie francese che già in stato di avanzata elaborazione fu interrotta con la morte del Pepoli, proprietario della stamperia. Fu inoltre estensore o revisore letterario dei discorsi e scritti polemici di Vincenzo Dandolo che lo aiutò finanziariamente. Fu ricercato come arbitro di molte questioni letterarie in fatto di lingua, di estetica greca o latina. Nel 1785 raccolse in tre libri e stampò presso l'editore Gatti di Venezia i suoi "Carmina", nel 1789 venne pubblicamente elogiato dal Cesarotti per un suo epigramma greco in lode di madama Venier. Ma soprattutto intensa fu la sua attività teatrale come poeta, librettista e drammaturgo e traduttore. Divenuto sovraintendente al teatro di S.Benedetto, fornì ad esso i libretti per le stagioni teatrali dal 1789 in poi (come "Zenobia di Palmira" 1789, "Apoteosi di Ercole" 1791, "Seleuco di Siria" 1792, "I sacrifici di Creta" 1792, "I fratelli rivali" 1792 ecc.). Ancora nel 1789 pubblicava la cantata "Il vaticinio di Proteo" a imitazione dell'ode di Orazio, musicata dal giovane Ferdinando Bertoni, e l'altra cantata "Unione del senno con la fortuna". Caduta la Repubblica veneta, benchè riluttante nei fatti di Salò del giugno 1796 aveva subito perdite domestiche e ruberie, accettò di far parte del Comitato di salute pubblica. Risparmiato dagli austro-russi, che pure deportarono molti altri benacensi ritornò nel 1799 a Salò, accoltovi con grandi onori e vi insegnò lettere e diritto esercitandovi anche l'avvocatura. Il suo prestigio rimase immutato, anzi aumentò nella rinata Repubblica Cisalpina nella quale su invito del Fontana fece parte del Consiglio degli juniori. Il 13 febbraio 1801 venne nominato professore di lingua e letteratura greca all'Università di Pavia aprendo il corso con la celebre prolusione "Omero, pittore delle passioni umane". Rappresentò l'Università ai comizi di Lione nei quali ebbe parte notevole nell'appoggiare il programma di Bonaparte nelle adunanze generali e nelle commissioni, sostenendo la sua elezione a presidente della Cisalpina. Su invito del Fontana fece parte del Collegio degli Juniori. Il 26 gennaio 1802 veniva nominato membro consulente del Collegio elettorale dei dotti della Repubblica italiana promulgata da Comizi di Lione. Maggiore di quella politica fu la fama letteraria alla quale rese pubbliche ed ampie lodi il Monti, che nel 1805 ebbe, tra l'altro, il Butturini collaboratore nella polemica del cosiddetto "cavallo alato di Arsinoe". Abolita la cattedra pavese, il Butturini venne trasferito con decreto di Napoleone del 18 gennaio 1809 all'Università di Bologna dove risiedette fino al 1814, godendovi l'amicizia di Clotilde Tambroni e di Teresa Carniani Malvezzi. Ma la Reggenza provvisoria del Governo successa nel 1814 al Regno d'Italia lo rivolle con decreto dell'11 novembre a Pavia come ordinario di procedura civile e successivamente anche di procedura giudiziale. Ma continuò, di preferenza, ad occuparsi degli studi greci (sui quali scherzava post mortem l'esule Foscolo), restando in stretto contatto con Monti, del quale ebbe modo di ammirare la traduzione dell'Odissea". Ne gli mancarono amarezze familiari. Dopo il fallimento del matrimonio con Annetta Vadori, letterata e amica, a quanto sembra fin troppo, di letterati e che contratto nel maggio 1785 era stato annullato dopo poco dalla compiacente magistratura veneta, si era rifatta una famiglia con Anna Tomich. Ma tra il 1815 e il 17 perdette l'unica figlia anch'essa lettrice entusiasta della "Iliade" tradotta dal Monti. Alla sua morte il Butturini lasciava oltre che una discreta sostanza una ricca biblioteca che la vedova vendette poi al conte Vincenzo Dandolo. Il Brunati scrive che "i componimenti del Butturini latini e greci, riconducevano fra noi l'oro de' più belli scrittori de' secoli di Augusto e di Pericle. Così egli ci avesse tramandato un'antologia degli uni e degli altri! Quella ch'egli ci diede in luce nel 1785 de' suoi Carmi latini sin allora editi ed inediti è degna certamente di essere unita alle auree poesie latine de'Cunich, de' Zamagna, de' Morcelli e di altri simili eleganti scrittori che illustrarono la sua età o a quelle de' Bonfandi, de' Voltolina, de' Fracastoro e direi quasi de' Catulli, che onorarono queste rive benacensi de' loro versi...". Circa le composizioni in lingua greca sappiamo che il Monti lo definì "principe de' grecisti' . Sulla sua casa a Salò venne posta una lapide con l'iscrizione: "IN QUESTA GIA' SUA CASA AVITA /NASCEVA IL 26 GIUGNO 1752 /MATTIA BUTTURINI /ELLENISTA, LATINISTA E POETA INSIGNE /NUNZIO BENEMERITISSIMO /DELLA RIVIERA BEN ACENSE PRESSO VENEZIA DOMINANTE /GIURECONSULTO DI PROFONDA DOTTRINA /INSEGNO' LEGGI ALL'UNIVERSITA' DI BOLOGNA /PROFESSORE DI LINGUA E LETTERATURA GRECA /NELL'ATENEO TICINESE /ELEVO' A SOMMA CELEBRITA' LA SUA CATTEDRA /MORI' A PAVIA IL 27 AGOSTO 1817. Un'altra lapide gli fu dedicata nella sede dell'Università di Pavia. Opere: "Mathiae Butturini Salodiens Carmina" (Venetiis, ex typ. Ioan. Gatti, 1785 in 8° pp. 122); "Epigramma greco, con la versione italiana, in lode di Teresa Venier, che canta nell'Accademia de' Rinnovati" (Foglio volante, senza data); "I voti del secolo XVIII. Cantata da eseguirsi nell'Accademia dei Filarmonici" (Venezia, Zatta, 1791, in 8°); "I Veneziani e le nozze. Inno greco volgarizzato da Giuseppe Compagnani" (Venezia, 1792); "La Sofonisba del Mairet, tradotta in versi italiani" (Venezia, Stella, 1793, in 12°); "Omero pittore delle passioni umane. Discorso". Un sonetto ed un carme latino in "Componimenti Poetici per la partenza di S.E. Domenico Condulmere dal Reggimento di Salò" in "Componimenti Poetici per la partenza di S.E. Domenico Condulmere dal Reggimento di Salò" virum Ant. Fed. Federici in Raccolta per la laurea dottorale dei Fratelli Olivieri" (Brescia, Ragnoli, 1770 in 4° p. 20 ep. 26); Sonetto, Epigramma ed Elegia in "Versi e Prose di Diamante Faini" (Salò, Richetti, 1774 in 8°); "Venetae Classis. contra Turretanes" Ode (in "Giornale Letterati dei Confini d'Italia" Venezia 1784 in 4°). Tra le cantate e i libretti teatrali: "Il Vaticinio di Proteo. L'unione del Senno e della Fortuna". Cantate ambedue per l'assunzione al trono Ducale di Lodovico Manin nell'anno 1789; "La Psiche Mangilliana" (in 8°); "Zenobia di Palmira in tre atti musicata da Pasquale Anfossi" (Venezia, Modesto Feuzo 1789). Segue ""Mastino della Scala" musica di V.Trento; "L'apoteosi di Ercole, in tre atti musicata da Angelo Tarchi" (Venezia M.Feuzo 1790 in 16°); segue "Tito o la partenza di Berenice, ballo eroico pantomino"; "L'apoteosi di Ercole" fu poi musicata da Ferdinando Bertoni; "Il ratto di Proserpina" in due atti con musica di G.B. Cimador (Citato dal Wiel p. 428); "Seleuco re di Siria" dramma in tre atti. (Venezia, Modesto Feuzo 1791 in 16°. Musica di Francesco Bianchi); "Merope" dramma in tre atti. Musica di Sebastiano Nasolini 1796; "Gli Indiani" dramma in due atti, musica di Sebastiano Nasolini, 1797; "Banca de' Rossi" in tre atti, musica di Vittorio Trento; "Zaira" dramma in due atti musicato nel 1797 da Sebastiano Nasolini; "I sacrifici di Creta" con musiche di Pietro Winter in due atti 1792; "I fratelli rivali" in due atti 1793, musica di Pietro Winter e forse "Orfeo". Fra i manoscritti lasciò: "Sopra Pindaro e la sua morale. Ragionamento"; "Sopra Apollonio di Rodi. Ragionamento"; "Sopra i sette savi della Grecia. Ragionamento"; "Sopra Eschilo e dell'Istoria dell'Asia. Ragionamento"; "Sopra Sofocle e altri tragici greci. Ragionamento"; "Orazione e molte poesie latine".