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CADIGNANO
Piccolo centro abitato della pianura centrale bresciana a 23 Km. da Brescia, sulla riva sinistra e destra del fiume Strone. Ha circa 760 ab. Civilmente dipende dal comune di Verolanuova, mentre è parrocchia autonoma compresa nella vicaria di Pontevico Verolanuova nella VIII Zona (Bassa Centrale - Ovest). Il nome è, con tutta probabilità, un'aggettivazione del romano "Catinius" padrone di un grande fondo facente parte del pagus Farraticanus. In un documento del 1045 è citato ancora col nome "Catiniano", trasformatosi poi in Cadignano. In altri documenti è chiamato Cadagnarum, Cadegnanum, Cathegnanum ecc. Naturalmente immaginosa ma assurda è l'interpretazione che del nome ha dato il popolino facendolo derivare da un certo Gnano che avrebbe abitato una delle più vecchie case del paese che perciò si chiamò "Ca' (casa) del Gnano". Certamente il piccolo paese andò formandosi nel primo medioevo e non è errato pensare che ebbe anche un suo castello o rocca di difesa su una altura che ancora esiste e che è circondata appunto dall'attuale via Castello. Come quasi tutte le costruzioni del genere sorsero nei secoli X-XI a scopo di difesa contro gli Ungari, gli ultimi barbari che vessarono le contrade italiane, andando poi distrutte quasi completamente nei secoli che seguirono. In questo torno di tempo, ed entro il quattrocento, il paese acquistò l'attuale fisionomia. quasi nessuna notizia abbiamo del paese nel Medioevo. Sappiamo comunque dell'esistenza ai suoi confini con Verolavecchia presso il Ponte dello Strone di un Ospizio per i pellegrini e viandanti, dedicato all'Apostolo S.Giacomo. La forte dotazione dell'ospizio passò dagli Uggeri ai Testa, da questi agli Ugoni ed infine ai Domenicani di Brescia che cambiarono il titolo della Chiesa in quello del loro Santo Vincenzo Ferreri. Colla soppressione degli Ordini religiosi nell'epoca napoleonica tali beni passarono alla fine all'Ospedale di Brescia che ancora in gran parte li detiene. Il vecchio fondo romano coll'andare del tempo andò sempre più frazionandosi, finendo nelle mani di nobili rurali. Le fosse vennero spianate e Cadignano finì col diventare un borgo agricolo. Nei secoli XVI e XVII vi ebbero proprietà i Bargnani, i Maggi (del ramo poi estinto del Beato Sebastiano) e con minore estensione di terra i Muzio, i Buccelleni e i Castelli. Nei sec. XIX e XX succedettero i Valotti e poi i Lechi. Nel sec. XV il castello subì le vicende di occupazioni dei piccoli eserciti in movimento in territorio bresciano. Dopo l'avvento della Repubblica Veneta nel 1426 anche Cadignano giurò ad essa fedeltà nel giugno 1427 e nell'estate-autunno dello stesso anno, poco prima della battaglia di Maclodio, venne occupato dal Carmagnola. Tornò poi alla ribalta nella guerra fra Francesco Sforza e Venezia. Poi perdette anche la poca importanza militare che aveva avuto. Agli inizi del sec. XV e precisamente in un registro d'entrate e di spese di Pandolfo Malatesta, signore di Brescia, i nobili di Cadignano risultano essere gli Averoldi (del fù Faustino), Folco Maggi, Lancellotto Polverini del fù Comino, Tonino Gallo, Cesare Manaresi. Possessioni vi ebbero anche i Bargnani, gli Avogadro, i Buccelleni e i Bulla che furono a più riprese (1701-1730; 1791-1794) in lotta fra di loro per l'uso di acque della roggia Avogadra o Conta, che assieme alla Cadignana rendono fertile tutto il territorio. Ancora più tardi, sotto la Repubblica Veneta, fra i nobili "estimatì" nel territorio troviamo fra gli altri il nome di Pietro Paolo Gandaglia, Francesco Patricelli, Bartolomeo e Agostino Crivelli ed altri ancora. La popolazione nel 1564 era già di 700 abitanti. Le pestilenze che vennero poi e specialmente la tremenda peste del 1630 abbassarono il numero degli abitanti a 450. In tempi più quieti nonostante l'altissimo indice di mortalità infantile, che è riscontrabile fino a qualche decennio fa nei registri parrocchiali, tale numero andò risalendo a valori più alti fino ai 702 abitanti nel 1846 e superando il migliaio nel 1945. Religiosamente Cadignano fece fin dai tempi più antichi parte della Pieve di Oriano. Anche quando si fu costituito in parrocchia, il parroco fu obbligato a partecipare, fin dal 1489, alle funzioni del Sabato Santo in quella Chiesa Madre. Nel 1489 con Bolla del 10 novembre di Papa Innocenzo VIII, il Capitolo della Cattedrale ottenne l'unione del ricco beneficio della parrocchia di Cadignano con quello della Mensa del Capitolo stesso, destinandolo a dotazione del Maestro di canto, del Maestro di Grammatica e del Maestro organista della scuola dei cantori e chierici addetti alla cattedrale. Da parte sua il Capitolo si impegnava a mantenere nella parrocchia un vicario proprio che fungesse da parroco, "ad nutum", cioè secondo il proprio volere. Tuttavia il suo territorio parrocchiale doveva essere più ampio di quello che è attualmente, comprendendo anche l'attuale parrocchia di Scarpizzolo. E' da ritenersi verso il 1530 la data in cui Scarpizzolo si costituisce in parrocchia autonoma. Non sappiamo quando e dove sorse la prima chiesa dedicata come oggi ai SS.Nazaro e Celso. Essa subì nei secoli XV-XVI continui ampliamenti. Durante la visita pastorale del 1565-67 il vescovo di Brescia Domenico Bollani la trovò già dotata di 4 altari dedicati, oltre l'altar maggiore, al SS.Sacramento, alla Madonna del Rosario ed a S.Orsola. Ma era ancora in via di sistemazione, mancando di pavimento, di campanile e di confessionale, e avendo gli altari quasi tutti spogli. Un nuovo ampliamento con l'aggiunta delle navate laterali e restauro fu compiuto nel 1899 mentre nuovi restauri vennero compiuti nel 1937 per iniziativa di don Battista Buroni. La decorazione della Chiesa in verità non è molto riuscita. Di essa segnaliamo soltanto il grande affresco raffigurante il Martirio dei SS.Nazaro e Celso del pittore Piero Milzani di Pralboino che porta la data del 1954. Eseguito a cura dell'attuale parroco don Giuseppe Ruggenenti, che ha profuso, con quello zelo e passione che lo contraddistinguono, nuove attenzioni per la chiesa parrocchiale. Ultimo in ordine di tempo è l'acquisto di un altare dalla vecchia chiesa di S.Polo e la sua collocazione sulla parete di destra di chi entra in chiesa .Oggi veramente, e tanto più quando si avvererà il sogno dell'attuale parroco di una completa e nuova decorazione, la chiesa parrocchiale così ariosa, così elegante, e così ben ordinata, può competere con molte altre Chiese della Bassa; per cui con orgoglio parroco e fedeli cadignanesi possono vantarsi di non aver per nulla smentito le antiche e belle tradizioni religiose. Cadignano oltre alla chiesa parrocchiale può vantare un altro bel monumento d'arte: il palazzo Maggi-Scanzi. Le sue linee architettoniche rimaste nitide come quelle del torrione della stessa epoca da poco ristabilito nella sua singolare eleganza. Bisognose di restauri ma ancora parlanti nella loro affascinante e fantastica realtà pittorica sono le sale grande e piccola del palazzo affrescato dal bizzarro ma vivo genio pittorico di Lattanzio Gambara, cariatidi maestose e personaggi mitologici si alternano a ritratti e scene agresti con un ritmo d'arte affascinante e vivissimo. Non meno interessante è la cappella del palazzo, dedicata al B.Sebastiano Maggi, di cui si hanno sicure notizie. La cappella venne costruita nel 1790-1791 dal can. Agostino Maggi e dal fratello e dedicata al B.Sebastiano Maggi. Ha una bellissima pala del pittore Santo Cattaneo da Salò. I Parroci: fra Arrighino da Niardo 1374; Giovanni De Strincafollis di Pontevico - nominato il 4 aprile 1388; Antonio De Capriano di Pompiano - nominato il 5 maggio 1374 (Registro di Jacopino da Ostiano p. 105); Per due secoli mancarono nominativi, salvo che per don Anselmo Pederzoli da Salò, che era parroco nel 1565; Poi nell'ultimo ventennio circa del sec. XVII, la storia riprende con: Co' Giov. Battista di Verolavecchia (1778-1783); Tenchini Faustino di Manerbio (1783-1790): Bignotti Giuseppe di Acuafredda (1790 - 1795); Comandelli Franesco di Bagnolo (1795 - 1800 ); Bravo Bonifacio di Leno 1800 - 1815); Zaina Giuseppe di Brescia 181 5-1 831); Della Torre Luigi di Pralboino 1831-1836), promosso Ar. di Bagnolo; Damiani Andrea di Milzano (1837-1881); Bertazzoli Francesco di Pontevico (1881-1896), passò poi a Castelmella; Colombini Stefano di Mairano (1896-1933); Buroni Battista di Dello (1934-1949); Ruggenenti Giuseppe di Remedello Sopra (1949).