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GRATICELLE (in dial. Gradesèle; in lat. Graticellarum)
Frazione di Bovegno, posta a N alla confluenza delle valli di Masne e di Costaricca a m. 740 a 36 km. da Brescia. Sull'opposto versante camuno dello spartiacque si trova Gratacasolo. Il nome forse dervia da crates (cratis) = graticcio di cui sarebbe diminutivo o da gradus, ad gradus, per indicare piccoli appezzamenti disposti a gradini. Vi passa una fascia di porfirite del Trias che attraversa le arenarie rosse sconvolgendo il Servino che in parte la copre e che risulta travolto e impigliato nel magma. Il tutto di origine vulcanica. Vi si cercavano e si trovavano piombo e argento associati a galene, con gallerie scavate nell'antichità. Numerose le miniere di ferro. Nel 1893 ne veniva aperta dall'inglese ing. Scott una lunga 4 km. che perpendicolarmente doveva tagliare vari filoni, intitolata al prof. Zppetti, ispettore del corpo degli ingegneri delle miniere. Il paese è formato da un gruppo di antiche solide case disposte ad anfiteatro attorno alla chiesetta. Iscrizioni di case sono del 1510, 1547, 1557 ecc. La chiesetta di intonazione quattrocentesca, con campanile impostato sul fianco sinistro della facciata è dedicata a S. Antonio abate (festa 17 gennaio) patrono del bestiame e invocato contro gli incendi. La chiesa venne ampliata sulla fine del sec. XVII con la costruzione del coro, della sacrestia e delle due cappelle laterali. Il 25 agosto 1695 il Vicario generale Ludovico Bigoni concedeva la facoltà di costruire il coro attuale, e fu allora che vennero creati i due altari, mentre prima doveva esserci un altare solo. Sull'altar maggiore una soasa secentesca di legno intagliato chiude la pala che rappresenta in alto la Madonna e in basso S. Antonio Abate fiancheggiato dai Santi Faustino e Giovita in abito militare; questa tela è opera di un artista anonimo di ispirazione Morettiana, o Gandino, o Marone o Cossali. Sull'altare laterale di destra vi era un S. Antonio di Padova venerato da un devoto, povera tela di poco pregio ora confinata in sacrestia e sostituita da un moderno e sobrio S. Cuore di Gesù di Gabriel Gatti. Sull'altare di sinistra è venerata una bella Madonna secentesca dipinta su tela e collocata in una cornice pure secentesca ma presa poi in un'altra più grande soasa barocca. Contiene infatti alcuni affreschi votivi molto interessanti e ben conservati, resti forse di una completa decorazione a fresco. Sulla parete di sinistra vi è una bella Madonna ed una S. Lucia patrona dei Minatori con la data del 1484. Di fronte sulla parete destra, vi è un grande affresco che rappresenta la Pietà, ed è segnato con la data 14 sett. 1511; sotto si legge, in caratteri gotici e con molte abbreviazioni, una preghiera al Cristo morto deposto dalla croce, invocazione all'Uomo-Dio che soffrì per noi ogni più acerbo dolore; la data segnala un anno terribile di fame e di peste, mentre il territorio bresciano era occupato dalle truppe di Luigi XII. Un decreto vescovile del 12 marzo 1961 erigeva la parrocchia sotto il titolo di S. Antonio ab. riconosciuta agli effetti civili il 10 agosto 1968. Parroci: Pietro Costa (15 ott. 1961 - rin. 31 luglio 1966). Pietro Dusi (15 sett. 1966 - 29 febbr. 1968); Giuseppe Landra (1 marzo 1968 - trasf. 19 Gennaio 1977); Franco Bertanza (1 giugno 1977 - 1979).