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FIESSE (in dial. Fièsh, in lat. Flexus)

Paese all'estremo confine orientale della provincia sulla sinistra del fiume Rodone che vi forma una curva, a 38 m. s.l.m. È a 5 Km. al di sopra della foce di questo nel fiume Oglio. Viene considerato come il punto meridionale della provincia a 123 Km. da quello settentrionale. È formato da un nucleo centrale di case raccolte intorno alla parrocchiale e da cascinali sparsi nella campagna. È a 34 Km. da Brescia. La sup. complessiva è di 9,70 Kmq. Il nome deriva dal latino Flexus, per curva del fiume. Nel sec. X è Flexum, nel sec. XI Fiesso, nel sec. XIII Flesso, nel sec. XVI Flexij. Il centro si sviluppò su un'antica strada sia pure secondaria per Asola, che seguiva anche il confino del territorio bresciano con quello cremonese in epoca romana. Abitanti (Fiessesi) della parrocchia: 1200 nel 1565, 921 nel 1598, 500 nel 1634, 716 nel 1647, 616 nel 1653, 616 nel 1656, 700 nel 1668, 720 nel 1677, 700 nel 1683, 927 nel 1711, 1459 nel 1895, 1440 nel 1871, 1440 nel 1895, 1500 nel 1857, 2016 nel 1901, 2100 nel 1915, 2150 nel 1927, 2555 nel 1951, 2177 nel 1965, 1871 nel 1970, 1790 nel 1973, 1500 nel 1978. Abitanti del comune: 1412 nel 1861, 1606 nel 1871, 1722 nel 1881, 2016 nel 1901, 2074 nel 1901, 2100 nel 1915, 2249 nel 1921, 2241 nel 1931, 2238 nel 1936, 2555 nel 1951, 2117 nel 1961, 1854 nel 1971:537 famiglie; m. 931, f. 923; add. all'agr. 229, altre attiv. 429, 658 in totale, pop. non attiva 1196, pop. pres. 1804. La zona era abitata in tempi preistorici. A S. Cristina e a Cadimarco vennero trovate intorno al 1898 tombe ascrivibili alla cultura di Remedello. Passato il territorio nell'ambito economico e religioso della Badia di Leno, l'agricoltura ricevette un primo forte sviluppo, specie attraverso opere di bonifiche che resero più fertile il terreno e più abitabile la zona. Proprio "ad Flexum" cioé alla svolta del fiume Rodone, sorse una diaconia, cioè una casa adibita all'assistenza dei pellegrini e dei malati della plaga, accanto alla quale venne edificata una chiesa a S. Lorenzo, diacono e martire. Questa divenne una delle undici basiliche soggette alla Pieve di Corvione, la quale si chiamava appunto "pieve delle undici basiliche". Intorno alla casa e alla chiesa, si raccolsero poi le prime casupole dei contadini e così si sviluppò il paese, il cui nome compare per la prima volta in un documento del sec. IX. Probabilmente anche la chiesa di S. Giacomo fu in antico un ospizio, dislocato ai confini della parrocchia sulla strada per Volongo, di cui fa cenno la visita pastorale di Mons. Bollani e della quale però non è rimasta traccia. Falsa è la notizia che nel 1106 sarebbe stato valvassore di Fiesse un Chizzolo che avrebbe combattuto assieme ad Ardiccio degli Aimoni. Con la decadenza del monastero di Leno, le terre passarono in gran parte ai Gambara. Più tardi vi ebbero rilievo i Luzzago che vi ebbero casa e anche tomba gentilizia. Nei sec. XVII - XVIII si aggiunsero i Bona, i Barbera, i Lodi, i Faita, gli Uggeri e le famiglie Bontardelli, Montini (provenienti da Asola), Brunelli, Moro, Storlini, Sandrini, Bonelli, Cavallari, Compagnoni, Bugatti, Tortelli, Rosa, Cassandrelli, Ugeri, Armanti, Zecchina, Storti, Danieli, Bianchi, Somenzi, Bendoni, Rosa, Merlo, Marcolini, Magri, Segala, Pegori, Raimondi, Bazzana, Marchioni. Rilievo presero poi nel '700 le famiglie Nazzari, Prignacchi. Nei secoli che seguirono, la storia non registra fatti di rilievo. La quiete del paese fu nel febbraio 1691 disturbata da un fatto che destò anche a Venezia "vivo sentimento". Sedici dragoni spagnoli con un trombettiere sconfinarono dal Cremonese nel territorio di Fiesse, per portar via dal fienile di un suddito veneto gli animali di alcuni mantovani che lì si erano rifugiati. Il nome di Fiesse comparve, in quell'occasione, addirittura su documenti internazionali, giacché il senato veneto presentava immediatamente una vibrata protesta all'ambasciata di Spagna. Nel 1701 provocò disastri lo stanziamento delle truppe del gen. Vauban. Bisognerà aspettare il 1848, 1849, 1859 per incontrare soldati a Fiesse. Nel 1859, anzi, giunse anche a questo paese sperduto nella pianura l'eco degli orrori della battaglia di Solferino e S. Martino. Vi si organizzò, come in altri paesi vicini, un ospedaletto militare, che ospitò 19 feriti. Una epigrafe del cimitero ricorda il soldato francese Casimir Therasse, morto il 12 luglio di quell'anno. Le ambasce di quei mesi furono ripagate tre anni dopo da un sorriso di Garibaldi. Una lapide sulla facciata del Municipio ricorda: "La terra di Fiesse / superba di un sorriso di Garibaldi / ricorda ai posteri / il giorno più bello della sua vita / 28 Aprile 1862". Una lapide posta sul Municipio il 30 ottobre 1910, con discorso di G.C. Abba, dice: «Ai Garibaldini S.T. Prignacchi Luigi dei Mille 1859 Capitano Moiolaroni Carlo Sartorio Luigi 1860 Bonomini Giacomo Sergente Nazzari Giorgio 1866 Boggini Gualtiero / Onorino Cartapani / Faita Sesto / Guindani Samuele / Franco Mosconi / Fiesse che mentre onora le vittorie delle armi dative di libertà / augura alle nuove generazioni le pacifiche vittorie del lavoro». Elementi garibaldini, come il Prignacchi, e liberali moderati, come i Moialaroni dominarono la vita politica ed amministrativa. Cercarono di contrastarli alcuni cattolici e il parroco Giuseppe Ghirardi, che, per sostenere la classe contadina ed artigiana, fondarono nel 1887 una cassa rurale che fu la prima della provincia. L'influenza delle provincie vicine (mantovana e cremonese) e le condizioni di povertà e di abbandono convinsero questa popolazione a cercare un aiuto nel socialismo umanitario. Ma venne presto il fascismo, che fece sentire la sua violenza. E vittima più di ogni altro fu il giovane parroco Don Silvio Bignotti. Nel gennaio 1924, in seguito ad uno scontro fra fascisti e giovani cattolici, i primi circondarono la Canonica chiedendo la testa del parroco, il paese fu in grave fermento. Colpito da un interdetto dal Vescovo mons. Gaggia il paese lo riaccolse, con grave scorno dei fascisti locali. Del fatto si dovettero interessare Mussolini, il ministro D'Ovidio, Turati, il Vaticano, ecc. Alla violenza Fiesse dovrà pagare uno scotto ben più tragico il 29 aprile 1945 quando, soverchiata da preponderanti forze tedesche, al Cavezzo caddero con il comandante dei partigiani del luogo, il Dott. Giuseppe Nazzari, ben quattordici persone, come ricorda una lapide posta su una cascina del luogo dove si compì il sacrificio. Essa ricorda: "29 aprile 1945. Albe di liberazione ancora intrise di sangue, da qui alle orde tedesche in agguato per gli ultimi incendi e rapine opposero ahi quanta sfortunata! l'incontenibile audacia delle loro italiche giovinezze". Religiosamente il territorio appartenente alla pieve di Corvione, di cui fu diaconia, gravitò su tre chiese: quella di Cadimarco frazione fondata nel sec. XV dal notaio Marco di Lodi, come indica lo stesso nome, che vi fece costruire una chiesetta dedicata a S. Maria Maddalena con beneficio relativo, e la chiesa già ricordata di S. Giacomo sulla strada verso Volongo dotata di beneficio semplice e già scomparsa al tempo della visita del Bollani, e soprattutto la chiesa dedicata a S. Lorenzo che fu diaconia della pieve di Corvione e che divenne parrocchia. Fu però per secoli nell'ambito del monastero di Leno e poi in quello della prepositura di Gambara. Nel 1565 era ancora di patronato e di collazione dell'abbazia di Leno. Questa chiesa venne arricchita il 5 novembre 1698 di un beneficio istituito dai fratelli Pietro e Giovanni B. Prignacchi. Periodo di rilancio religioso fu durante il parrocchiato di don Giuseppe Romanelli di Gottolengo. Dopo l'ingresso nel 1709, ridiede vita alla Dottrina cristiana e alla Scuola del S.S. Sacramento, edificò la nuova chiesa parrocchiale (1736 - 1737). Il progetto, con pianta, venne approvato dalla curia il 21 luglio 1729. L'esempio venne seguito nel 1769 - 1771 da Cadimarco che edificava pure la chiesa parrocchiale. La chiesa di Fiesse venne sempre più abbellita: nel 1775 di due stupende acquasantiere e nel 1781 del bellissimo altare maggiore. La chiesa è ricca di begli altari di stucco e di marmo. Ha un altare maggiore maestoso, inaugurato nel 1781. Il verde gioca con le elegantissime linee che dal barocco preludono al neoclassico. Non mancano belle tele di valore, fra cui una raffigurante S. Lorenzo, di Sante Cattaneo, ed altre di ignoti. L'altare alle anime purganti era stato eretto nel 1750. La vita religiosa si articolò sulla Confraternita o Scuola del S.S. Sacramento e della Dottrina Cristiana. Agli inizi di questo secolo esistevano la Confraternita dell'Addolorata e i Terziari francescani. Don Bignotti realizzò nel 1935-1936 l'Oratorio che poi don Quaresmini ampliò intorno al 1968; lo stesso edificò anche l'asilo parrocchiale. Il 3 ottobre 1958 venne inaugurata sulla piazza principale una alta stele con una statua della Madonna Immacolata. A N del paese venne eretta nel sec. XVIII, "in occasione della peste nei bestiami", una chiesetta a S. Rocco. Aveva un solo altare e vi si benediva il bestiame il giorno di S. Rocco e il 4 maggio. Accanto alla chiesa parrocchiale venne verso la metà del sec. XVII eretta la chiesetta a S. Filippo dove grazie ad un legato disposto per testamento del 16 sett. 1667 si teneva la dottrina cristiana. Un piccolo oratorio di patronato della famiglia Nazzari esisteva nella metà del sec. XVIII. Nel 1927 il comune venne soppresso e Fiesse venne incorporato in quello di Gambara, dal quale si separò poi nel 1947. La fognatura venne compiuta nel 1928. Nello stesso anno vennero sistemati i locali dell'ex municipio. Fiorente l'attività sportiva grazie all'Unione Sportiva Fiessese che organizza oltre al calcio e al ciclismo anche sport più moderni come il Karaté. Il territorio, eminentemente agricolo ben irrigato e fertilissimo, offre soprattutto cereali e foraggi, e l'allevamento del bestiame è praticato su larga scala, completato da un caseificio e dal commercio di macchine agricole. Verso la fine dell'800 vennero piantati anche vivai di gelsi. Sviluppato particolarmente l'allevamento di bozzoli. All'Esposizione bresciana del 1904 venivano particolarmente premiati quelli prodotti nell'azienda di Maria Pancera Bazzana. Da qualche decennio sono sorte anche iniziative artigianali e industriali come il Mobilificio Vagliani, l'officina meccanica Comef di Cadimarco, l'industria aratri Azzini. Anche l'agricoltura ha avuto negli anni settanta un nuovo rilancio di cui sono prova i Caseifici Sala, una stalla sociale 3 P. e l'allargarsi dell'allevamento dei suini. Vi si tiene la fiera di suini e macchine agricole la prima domenica successiva alla sagra di S. Giorgio (23 aprile).


Parroci: Facio (Bonifacio) de Comis (Da Como) (1532); Giambattista nob. Cavalli di Leno (nom. 1566); Giovanni Costa di Fiesse (nom. 16 luglio 1566 dall'Abate di Leno mons. Girolamo Martinengo, morì nel sett. 1590 e fu l'ultimo parroco nominato dall'Abate di Leno); Andrea Cremonesi di Fiesse (nom. 8 ott. 1590); Andrea Lucino, o Licino (nom....? morto 20 genn. 1625); Andrea Brina, o Bina (1625-1630, forse m. di peste); Febronio Garatoli di Asola (1630-1675); Francesco Pievani (nom. 12 marzo 1675 m. 28 ott. 1700); Antonio Boni di Brescia curato di Rezzato (nom. 7 maggio 1701, d'a. 35, m. 10 maggio 1709); Giuseppe Romanelli di Gottolengo (nom. 18 giugno 1709, d'a. 44, m. 2 febbraio 1743); Bernardino Capretti di Gambara, da 22 a. canonico di Gambara (nom. 30 ott. 1743, d'a. 52, m. 12 ott. 1777); Andrea Manenti di Pavone (nom. 8 genn. 1778, d'a. 41, m. 1 ott. 1804); Faustino Giovita Mazza di Brescia (n. 4 genn. 1806, d'a. 34, rin. 1838 dopo vari anni di assenza); Erminio Nazzari di Fiesse (nom. 25 ott. 1839, d'a. 28, m. 1853); Faustino Trivellini curato di Orzinuovi (1853-1882); Giuseppe Ghirardi di Salò (nom. 4 agosto 1882, d'a. 44, m. 19 febb. 1918); Silvio Bignotti di Carzago Riviera, curato di Castrezzato (nom. 8 aprile 1919); Giuseppe Quaresmini di Castegnato curato di Leno (nom. 1953, d'a. 44, m. 3 luglio 1977); Domenico Sudati di Capergnanica curato di Leno (nom. 21 luglio 1977, d'a. 36).