Fè, Fè d'Ostiani: differenze tra le versioni
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Fè, Fè d'Ostiani
Provenienti da Azzanello nel Cremonese, dove si chiamavano Bettoncelli (diminutivo di nome proprio abbastanza usato), passato l'Oglio si stanziarono sulla fine del sec. XIV a Farfengo, Acqualunga, Ovanengo, spingendosi poi a Bagnolo M. Un nipote di Bettoncello di nome Maffeo, o Feo conservando i beni alla bassa, si stabili in città agli inizi del sec. XV comperando una casa in contrada Bassa o della Mansione. Sebbene non avesse figli diede il suo nome ai figli di suo fratello Venturino Andrea (n. nel 1467) e Gabriele (n. nel 1469) che si chiamarono Bettocelli del Feo. Per un gusto tutto bresciano di abbreviare il nome i due si chiamarono presto semplicemente col cognome Fè, dal quale derivò lo stemma delle due mani in segno di fede. Matteo e Venturino avevano ottenuto la cittadinanza il 6 aprile 1442, mentre Andrea e Gabriele in una lettera Ducale del 3 dicembre 1497 sono riconosciuti «buoni benemeriti e probi cittadini». Seguendo le linee genealogiche tracciate da F. Lechi si può così vedere lo sviluppo della famiglia. Da Andrea nacque Marcantonio (n. 1499) che sposò Segunda (Seconda) Averoldi q. Gerolamo. La famiglia era ricca e viveva largamente: erano in venti i conviventi. Marcantonio ottenne che la sua famiglia fosse ammessa al Consiglio Generale con provvisione del 10 settembre 1556; dei suoi cinque figli Nicola (n. 1528) prese in moglie Violante Maggi. Suo figlio Marcantonio (n. 1566) ebbe il titolo di Cavaliere, sposò Giulia Luzzago q. Giulio ed ebbe nove figli, tre maschi dei quali si sposarono ma Nicolò, (n. 1597) primogenito, da Virginia Carli non ebbe che due figlie che si fecero monache, Alessandro (n. 1604) da Francesca Secco d'Aragona non ebbe figli e soltanto Giulio (n. 1605) da Camilla Zoni avrà discendenza. Sulla metà del Cinquecento la famiglia aveva abbandonata la casa avita e si era stabilita in una più ampia (aveva dieci stanze per piano) quasi di fronte alla chiesa di San Nazaro; la famiglia manteneva proprietà a Acqualunga, Ovanengo, Bassano. Perdute queste proprietà ne acquista a Borgosatollo. Uno dei figli, Giulio, nel 1642, dovette andarsene in esilio quale bandito, ma a lui spettò il compito di continuare la famiglia; non appena graziato sposò una Zoni e ne ebbe quattro figli e fra questi Marcantonio (n. 1654) che fu marito di Decia Brunelli q. Orazio e padre di ben dieci figlie ed un solo maschio: Giulio (n. 1688). Giulio nel 1711 sposò la quindicenne Cecilia Cigola ed ebbe la buona idea di abbattere la vecchia residenza e di costruire la nuova, incaricando quell'architetto Manfredi che Mons. Fè dice essere di Bologna e del quale in quella città non si conosce traccia e che il Lechi mette in dubbio. Dei cinque figli maschi di Giulio e Cecilia sono da segnalare Alessandro (n. 1716) benemerito prevosto di S. Nazaro e vescovo ausiliare e Giovanni Battista (n. 1726) marito di Lodovica Ostiani, letterata e poetessa molto celebrata ai suoi tempi ed ultima dell'antica e nobile famiglia degli Ustiani o Ostiani. Da allora la famiglia aggiunse al proprio anche il cognome di quella famiglia, inquartando lo stemma con la porta («ostia»). Furono loro figli Marcantonio (n. 1762), Giulio che morì giovane e Nicolò (n. 1765) e fu con questi due che la famiglia, per la prima volta dopo qualche secolo, si divise in due rami, dei quali uno è ancora vivente. Marcantonio sposò Ippolita Martinengo Cesaresco (Dobla q. M. Antonio). A questi e al fratello Nicolò venne riconosciuto nel 1792 il titolo di Cavaliere di Malta concesso il 5 giugno 1787 per le stesse prove addotte dal loro defunto fratello nob. cav. Giulio Fè figlio di Marcantonio (1762-1836) furono Alessandro (1796-1856) sacerdote, prevosto di S. Nazaro e Giulio (1794-1871) che ricopre alte cariche cittadine. Questi sposò la contessa Paola Fenaroli (1800-1867) ed ebbe molti figli fra cui Alessandro (1825-1905), diplomatico, Girolamo (1827-1893), Luigi Francesco (1829-1907) prevosto di S. Nazaro, Paolo (1835-1901), Camilla (1834-1901), Marcantonio, Paolo. Altro figlio di Giovanni Battista fu Nicola (1765-1830) che dalla moglie, nob. Paola Truzzi ebbe Andrea (1814-1866). Maritatosi con la contessa Paolina Bettoni (1834-1890) ebbe due figli: Giovanni Battista (1863-1929) dottore in legge che sposò Giuseppina Miotti, e Alfredo (1866-??). Sposatosi questi il 25 ottobre 1900 con la nob. Amalia dei Baroni Casana (n. il 10 aprile 1878) ebbe a sua volta quattro figli e cioè: Teresa (n. 21 agosto 1901) sposa al nob. Luigi dei marchesi Corsi, capitano di fregata; Andrea (n. il 15 gennaio 1903) tenente di vascello e marito, il 18 ottobre 1929, di M. Luisa Narducci Arturo (n. il 7 luglio 1908) sposatosi il 7 luglio 1934 con Anna Bosio e Alessandro (n. l'11 aprile 1911). Nel 1810 i Fè furono decorati da Napoleone del titolo napoleonico di conti del Regno d'Italia, rinnovato da Vittorio Emanuele II al senatore Alessandro Fè d'Ostiani. Con R.D. 12 luglio 1900 questo tit. fu reso trasmissibile a favore del ramo primogenito, rappresentato dai nob. Battista ed Alfredo Fè, di Brescia, con la trasmissione (mpr) dai due fratelli. Con R.D. motu proprio di conc. 10 maggio e RR.PP. 19 luglio 1929 anche i figli Arturo ed Alessandro di Alfredo ottennero il tit. di conte (mpr). Stemma: inquartato: il 1° e 4° controinquartato di rosso, d'arg. di nero e di verde alla fede di cartagiene in sbarra, manicata dell'uno nell'altro, sul secondo e terzo quarto (Fè); al 2° e 3° d'arg. alla banda di rosso, accompagnata da due porte d'oro, con gli stipiti e gli architravi d'arg. (Ostiani). Motto: "Per fide et patria". In Acqualunga ebbero proprietà sin dalla loro venuta in territorio bresciano e poiché ne avevano anche presso Ovanengo si può dedurre che a questi Bettoncelli del Fè convenne stabilirsi a Brescia avendo i terreni nel suo territorio. Già nel 1641 il grande casamento padronale aveva dodici stanze solo al piano terra ed aveva di fronte, oltre la strada, due portici di 18 tratti. I beni di Acqualunga vennero venduti ai Vertua ai primi di questo secolo dai Fè d'Ostiani. Villa e campi ebbero a Bornato A Bagnolo M. possedettero le Ferramonde passate poi ai nob. Guaineri. Nel sec. XIX ereditarono a Bienno dalla ricca famiglia Simoni il palazzo di questa e ne fecero (specie mons. Luigi Francesco) la residenza estiva la contessa Paolina Montholn Fè d'Ostiani, lo lasciò in eredità alla Congregazione di Carità di Bienno.