CHIZZOLA Ippolito (3): differenze tra le versioni
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'''CHIZZOLA Ippolito''' Can.reg.lateranense | '''CHIZZOLA Ippolito''' Can.reg.lateranense | ||
| − | (Brescia, 1522 - Padova, 1565). Nobile. Il settimo figlio del Cav. dottor Joannes, fu “Canonico regolare lateranense” nel convento di Sant’Afra, prima San Salvatore. Fu un valente predicatore, particolarmente ammirate furono le sue prediche a Cremona per la Pasqua del 1548 e a Venezia per la Quaresima del 1549 e, secondo una biografia dell’epoca, predicò anche a Pavia e Mantova, dove fu particolarmente vicino ai Gonzaga e dove il duca ne fece stampare le prediche. Ippolito fu un amico prezioso del cardinale Ercole Gonzaga di Mantova. In quel tempo si lasciò sedurre dai principi ereticali. Questa sua attività gli valse una prima censura nel 1548 e nel 1549 una reclusione e un interrogatorio a Roma, nonché una condanna da parte dell’Inquisizione romana. Da Roma, lavorò come informatore di Cosimo I de' Medici dal 1556 al 1562 e riferì sul processo postumo di Papa Paolo IV (1555-1559, Gian Pietro Carafa) e dei suoi nipoti. Durante il processo dell'inquisizione, Ippolito fece la conoscenza di potenti cardinali, con i quali mantenne contatti politici anche dopo la sua conversione. Questo periodo fu caratterizzato dalle tensioni tra Papa Pio IV (1559-1565 Giovanni Angelo Medici) e il Collegio cardinalizio, nonché dal tentativo di Cosimo di influenzare l'elezione di Ferdinando I (1558-1564) a Sacro Romano Imperatore al posto di Massimiliano II (1564-1576), che simpatizzava per gli elettori protestanti. Con un radicalismo che né Pio IV né il cardinale Giovanni Morone avrebbero potuto immaginare, Ippolito intendeva deporre gli elettori protestanti e sostituirli con elettori cattolici. Nel 1562, su richiesta del protettore dell’Ordine, il legato papale cardinale Ercole Gonzaga, Ippolito si recava a Trento per l’ultima sessione del Concilio, e fu felice di poter partire da Roma. Nel 1561 gli fu commissionato da Papa Pio IV di scrivere un trattato sulla riforma della Chiesa e di acquistare libri teologici che erano, tuttavia, all’epoca discussi e controversi al fine di consentire ai teologi di dibattere e confrontarsi sugli insegnamenti e soprattutto sulla autorità del papato. Don Ippolito si adoperò presso l’autorevole cardinale dell’Inquisizione Ghislieri, in modo che si rappresentassero gli argomenti dei protestanti secondo gli scritti originali (alla fonte) e non in base ai libri della Chiesa cattolica. La novità fu che le sue relazioni furono redatte in lingua italiana, e non latina. Secondo il vescovo di Brescia, egli era consigliere nell’ultima sessione del Concilio di Trento, 1562-1563. Malgrado egli su molti punti simpatizzò con la Riforma, si schierò in particolare contro gli eretici, così anche nel Concilio del 1561, con un discorso contro Paolo Vergerio di Capodistria (1498 - 1565), il quale in tre libri mise in dubbio l’autorità del Papa e criticò pesantemente la Chiesa. Don Ippolito redasse due libri in difesa delle decisioni del Concilio di Trento: Risposta di don Ippolito Chizzuola bresciano, canonico regolare lateranense. Alle bestemmie & maledicenze contenute in tre scritti di Paolo Vergerio, contra l’indizione del Concilio, publicata da papa Pio IV.(Venezia, Arrivabene, 1562 in 4.o); nel 1562 con privilegio del Sommo Pontefice Pio IV, d’Illustrissima Signoria di Venezia & altri principi d’Italia; e Discorsi del | + | (Brescia, 1522 - Padova, 1565). Nobile. Il settimo figlio del Cav. dottor Joannes e Chiara Porzelaga, fu “Canonico regolare lateranense” nel convento di Sant’Afra, prima San Salvatore. Fu un valente predicatore, particolarmente ammirate furono le sue prediche a Cremona per la Pasqua del 1548 e a Venezia per la Quaresima del 1549 e, secondo una biografia dell’epoca, predicò anche a Pavia e Mantova, dove fu particolarmente vicino ai Gonzaga e dove il duca ne fece stampare le prediche. Ippolito fu un amico prezioso del cardinale Ercole Gonzaga di Mantova. In quel tempo si lasciò sedurre dai principi ereticali. Questa sua attività gli valse una prima censura nel 1548 e nel 1549 una reclusione e un interrogatorio a Roma, nonché una condanna da parte dell’Inquisizione romana. Da Roma, lavorò come informatore di Cosimo I de' Medici dal 1556 al 1562 e riferì sul processo postumo di Papa Paolo IV (1555-1559, Gian Pietro Carafa) e dei suoi nipoti. Durante il processo dell'inquisizione, Ippolito fece la conoscenza di potenti cardinali, con i quali mantenne contatti politici anche dopo la sua conversione. Questo periodo fu caratterizzato dalle tensioni tra Papa Pio IV (1559-1565 Giovanni Angelo Medici) e il Collegio cardinalizio, nonché dal tentativo di Cosimo di influenzare l'elezione di Ferdinando I (1558-1564) a Sacro Romano Imperatore al posto di Massimiliano II (1564-1576), che simpatizzava per gli elettori protestanti. Con un radicalismo che né Pio IV né il cardinale Giovanni Morone avrebbero potuto immaginare, Ippolito intendeva deporre gli elettori protestanti e sostituirli con elettori cattolici. Nel 1562, su richiesta del protettore dell’Ordine, il legato papale cardinale Ercole Gonzaga, Ippolito si recava a Trento per l’ultima sessione del Concilio, e fu felice di poter partire da Roma. Nel 1561 gli fu commissionato da Papa Pio IV di scrivere un trattato sulla riforma della Chiesa e di acquistare libri teologici che erano, tuttavia, all’epoca discussi e controversi al fine di consentire ai teologi di dibattere e confrontarsi sugli insegnamenti e soprattutto sulla autorità del papato. Don Ippolito si adoperò presso l’autorevole cardinale dell’Inquisizione Ghislieri, in modo che si rappresentassero gli argomenti dei protestanti secondo gli scritti originali (alla fonte) e non in base ai libri della Chiesa cattolica. La novità fu che le sue relazioni furono redatte in lingua italiana, e non latina. Secondo il vescovo di Brescia, egli era consigliere nell’ultima sessione del Concilio di Trento, 1562-1563. Malgrado egli su molti punti simpatizzò con la Riforma, si schierò in particolare contro gli eretici, così anche nel Concilio del 1561, con un discorso contro Paolo Vergerio di Capodistria (1498 - 1565), il quale in tre libri mise in dubbio l’autorità del Papa e criticò pesantemente la Chiesa. Don Ippolito redasse due libri in difesa delle decisioni del Concilio di Trento: Risposta di don Ippolito Chizzuola bresciano, canonico regolare lateranense. Alle bestemmie & maledicenze contenute in tre scritti di Paolo Vergerio, contra l’indizione del Concilio, publicata da papa Pio IV.(Venezia, Arrivabene, 1562 in 4.o); nel 1562 con privilegio del Sommo Pontefice Pio IV, d’Illustrissima Signoria di Venezia & altri principi d’Italia; e Discorsi del reverendo padre donn’Hippolito Chizzuola, canonico regolare lateranense, per confutar le particolari heresie, nel 1562, dedicato al Vescovo di Milano Carlo Borromeo (morto nel 1584). Nel 1565 Ippolito fu nominato da Pio IV vescovo titolare di Termoli, un titolo riservato per un vescovo di Brescia, e su incarico del Papa dovette fare un viaggio in Boemia per predicare contro le eresie. Purtroppo, morì poco prima a Padova in San Giovanni di Verdura, dove venne sepolto. Polemizzò col Vergerio ribattendo in forma di dialogo, passo per passo le sue affermazioni. Fu amico o solo in corrispondenza con Alessandro Farnese. Pubblicò: "Lettera a Giambattista Gavardo" (del dicembre 1560), in "Lettere de' Principi raccolte da Girolamo Ruscelli" (Venezia Ziletti 1570 in 4.o); "Risposta alle bestemmie e maldicenze contenute in tre scritti di Paolo Vergerio contra l'Indizione del Concilio pubblicata da Paolo IV" "Discorsi predicabili per confutare le particolari eresie de' suoi tempi" (Venezia, Rampazzetto 1563 in 8.o), "Del culto e delle Immagini di Santi. Predica nella domenica d'avvento detta del duomo di Milano" in "Prediche di diversi illustri teologi raccolte da Tommaso Porcacchi" (Venezia, Cavalli 1566 in 8.o). |
| − | + | [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_2]][[Categoria: Lettera_C]][[Categoria: Volume_2 - Pagina_215]][[Categoria: Volume_2 - Lettera_C]] [[Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia]]; [[Caravale Giorgio 2012 Predicazione e Inquisizione del sec.16, Ippolito Chizzola]] | |
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CHIZZOLA Ippolito Can.reg.lateranense
(Brescia, 1522 - Padova, 1565). Nobile. Il settimo figlio del Cav. dottor Joannes e Chiara Porzelaga, fu “Canonico regolare lateranense” nel convento di Sant’Afra, prima San Salvatore. Fu un valente predicatore, particolarmente ammirate furono le sue prediche a Cremona per la Pasqua del 1548 e a Venezia per la Quaresima del 1549 e, secondo una biografia dell’epoca, predicò anche a Pavia e Mantova, dove fu particolarmente vicino ai Gonzaga e dove il duca ne fece stampare le prediche. Ippolito fu un amico prezioso del cardinale Ercole Gonzaga di Mantova. In quel tempo si lasciò sedurre dai principi ereticali. Questa sua attività gli valse una prima censura nel 1548 e nel 1549 una reclusione e un interrogatorio a Roma, nonché una condanna da parte dell’Inquisizione romana. Da Roma, lavorò come informatore di Cosimo I de' Medici dal 1556 al 1562 e riferì sul processo postumo di Papa Paolo IV (1555-1559, Gian Pietro Carafa) e dei suoi nipoti. Durante il processo dell'inquisizione, Ippolito fece la conoscenza di potenti cardinali, con i quali mantenne contatti politici anche dopo la sua conversione. Questo periodo fu caratterizzato dalle tensioni tra Papa Pio IV (1559-1565 Giovanni Angelo Medici) e il Collegio cardinalizio, nonché dal tentativo di Cosimo di influenzare l'elezione di Ferdinando I (1558-1564) a Sacro Romano Imperatore al posto di Massimiliano II (1564-1576), che simpatizzava per gli elettori protestanti. Con un radicalismo che né Pio IV né il cardinale Giovanni Morone avrebbero potuto immaginare, Ippolito intendeva deporre gli elettori protestanti e sostituirli con elettori cattolici. Nel 1562, su richiesta del protettore dell’Ordine, il legato papale cardinale Ercole Gonzaga, Ippolito si recava a Trento per l’ultima sessione del Concilio, e fu felice di poter partire da Roma. Nel 1561 gli fu commissionato da Papa Pio IV di scrivere un trattato sulla riforma della Chiesa e di acquistare libri teologici che erano, tuttavia, all’epoca discussi e controversi al fine di consentire ai teologi di dibattere e confrontarsi sugli insegnamenti e soprattutto sulla autorità del papato. Don Ippolito si adoperò presso l’autorevole cardinale dell’Inquisizione Ghislieri, in modo che si rappresentassero gli argomenti dei protestanti secondo gli scritti originali (alla fonte) e non in base ai libri della Chiesa cattolica. La novità fu che le sue relazioni furono redatte in lingua italiana, e non latina. Secondo il vescovo di Brescia, egli era consigliere nell’ultima sessione del Concilio di Trento, 1562-1563. Malgrado egli su molti punti simpatizzò con la Riforma, si schierò in particolare contro gli eretici, così anche nel Concilio del 1561, con un discorso contro Paolo Vergerio di Capodistria (1498 - 1565), il quale in tre libri mise in dubbio l’autorità del Papa e criticò pesantemente la Chiesa. Don Ippolito redasse due libri in difesa delle decisioni del Concilio di Trento: Risposta di don Ippolito Chizzuola bresciano, canonico regolare lateranense. Alle bestemmie & maledicenze contenute in tre scritti di Paolo Vergerio, contra l’indizione del Concilio, publicata da papa Pio IV.(Venezia, Arrivabene, 1562 in 4.o); nel 1562 con privilegio del Sommo Pontefice Pio IV, d’Illustrissima Signoria di Venezia & altri principi d’Italia; e Discorsi del reverendo padre donn’Hippolito Chizzuola, canonico regolare lateranense, per confutar le particolari heresie, nel 1562, dedicato al Vescovo di Milano Carlo Borromeo (morto nel 1584). Nel 1565 Ippolito fu nominato da Pio IV vescovo titolare di Termoli, un titolo riservato per un vescovo di Brescia, e su incarico del Papa dovette fare un viaggio in Boemia per predicare contro le eresie. Purtroppo, morì poco prima a Padova in San Giovanni di Verdura, dove venne sepolto. Polemizzò col Vergerio ribattendo in forma di dialogo, passo per passo le sue affermazioni. Fu amico o solo in corrispondenza con Alessandro Farnese. Pubblicò: "Lettera a Giambattista Gavardo" (del dicembre 1560), in "Lettere de' Principi raccolte da Girolamo Ruscelli" (Venezia Ziletti 1570 in 4.o); "Risposta alle bestemmie e maldicenze contenute in tre scritti di Paolo Vergerio contra l'Indizione del Concilio pubblicata da Paolo IV" "Discorsi predicabili per confutare le particolari eresie de' suoi tempi" (Venezia, Rampazzetto 1563 in 8.o), "Del culto e delle Immagini di Santi. Predica nella domenica d'avvento detta del duomo di Milano" in "Prediche di diversi illustri teologi raccolte da Tommaso Porcacchi" (Venezia, Cavalli 1566 in 8.o). Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia; [[Caravale Giorgio 2012 Predicazione e Inquisizione del sec.16, Ippolito Chizzola]]