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CAPRIANO (in dial. Cavreà, in lat. Capreani)

Centro agricolo della pianura bresciana centrale, sulla sponda sinistra del Mella. L'abitato si estende tra il corso del fiume e le pendici del monte Netto, costituito da un terrazzo alluvionale formatosi nei tempi preistorici. Il paese si trova a 14 Km. da Brescia, è a 92 m.sm. Ha una superficie comunale di 13.77 kmq. La sua frazione più importante è Fenili Belasi (v.) a N del capoluogo sulla strada Brescia-Quinzano. Il paese era formato fino al secolo scorso dalle seguenti contrade S.Giovanni, Molino, Chiesa, Dosso, Piazza, Osteria, Teze, Colombaie, Torricello, Movico, Fenili Belasi, S.Giorgio. Oggi alcune di esse si sono congiunte per formare un solo agglomerato urbano. Abitanti (capranesi): 910 nel 1699, 909 nel 1714, 1075 nel 1728, 1000 nel 1754, 1024 nel 1777_ 1784 nel 1820. 1177 nel 1861, 1320 nel 1871, 1350 nel 1888, 1705 nel 1901, 1866 nel 1911, 2062 nel 1921, 2410 nel 1931, 2489 nel 1936, 2992 nel 1951, 2799 nel 1961, 2511 nel 1971 (famiglie 664, maschi 1256, femm. 1255, presenti 2490, addetti all'agric. 165, ad altre attività 1542). L'abitato si distende sulle pendici e ai piedi del Monte Netto, detto anche monte di Capriano e monte di Poncarale. Coltivato ora a vigneti, un tempo era una brughiera incolta che si prestava alla "caccia alla volpe". Si tratta geologicamente di un banco argilloso ma ha dato a Capriano la specificazione per cui si chiama Capriano del Colle. Il nome di Capriano invece deriverebbe secondo l'Olivieri dal personale romano Caprilius, onde Caprilianus, e secondo il Guerrini, più prosasticamente da "capra", nel senso traslato di "luogo di capre" cioè scosceso di difficile accesso, sopraelevato. Compreso nel territorio della pieve di Azzano questi luoghi conobbero le prime istituzioni della carità cristiana dell'alto medioevo. Nel territorio oggi di Capriano, infatti, sorse una diaconia della pieve di Azzano dedicata a S.Lorenzo e scomparsa poi, e due istituti di carità per l'assistenza dei pellegrini nella località chiamata poi Fenili Belasi (e dedicato alla SS.Trinità) e a Pontegatello. Il paese si andò formando intorno ad un castello posto sulle pendici occidentali del Monte Netto, e ad una chiesetta dedicata a S.Michele che dai longobardi era invocato a protezione dei castelli. Secondo il Guerrini, sulle pendici del Monte Netto nel secolo VI d.C. si sarebbe insediata una "fara" o famiglia longobarda che avrebbe costruito, a guardia sulla strada romana Brescia-Quinzano un castello, ossia un luogo fortificato di difesa, e raccogliendo poi sempre più numerosi vignaiuoli contadini che andarono dissodando terreni incolti, piantarono vigne, scavarono canali (uno dei quali si chiama roggia Capriana) per trarre acqua dal Mella onde irrigare i terreni del territorio inferiore verso Movico e Torricello. Il castello (chiamato vecchio e poi nuovo, perchè ricostruito) appartenne, soprattutto, ai Confalonieri, feudatari vescovili della pieve di Azzano e capostipiti della nobile famiglia Bocca che tanta influenza ebbe su Capriano. Del castello non rimangono documenti ma si può ritenere che fosse più una "vedetta" che un fortino e che ospitò i suoi feudatari e la loro piccola corte. I Confalonieri d'altra parte erano nel medioevo i capi dell'esercito vescovile e perciò le più alte cariche della corte laica del vescovo-conte. La cappella di S.Michele passò invece al capitolo della Cattedrale, al quale la riconfermarono le bolle pontificie del sec. XII mentre ecclesiasticamente la parrocchia dipese dalla pieve di Azzano. Il comune si estese su un territorio molto vasto ma fu molto povero tanto da essere costretto a imporre taglie o tasse locali. Era governato dai capifamiglia con pochissimi incarichi senza segretario o cancelliere od altri salariati comunali. Un castello esisteva anche a Movico ed era già diroccato nel 1600. Un altro fondato l'11 maggio 1471 esisteva anche al Torricello. La cappella di S.Michele nel castello di Capriano, pur ricca di un beneficio ecclesiastico e perciò unita nel sec. XII al capitolo della cattedrale, rimase a lungo chiesa sussidiaria della pieve dl Azzano, staccandosi da essa e divenendo parrocchia autonoma. Il Capitolo riservò parte del consistente beneficio ad un sacerdote o chierico da esso stesso nominato per la cura d'anime e che fino alla metà del cinquecento non risiedette mai a Capriano, facendosi sostituire da altro sacerdote. La parrocchia di Capriano conglobò comunque in sè anche l'ex diaconia di S.Lorenzo e altri due istituti di carità, quello della SS.Trinità ai Fenili (poi Fenili Belasi) e quello di Pontegatello il primo sulla sponda sinistra ed il secondo su quella destra del fiume Mella. Ambedue le chiese divennero succursali fino a quando quella dei Fenili si rese parrocchia autonoma. La prima chiesa parrocchiale edificata probabilmente nella seconda metà del '400, in luogo della vetusta cappella longobarda, aveva nel 1658 tre altari, il maggiore e due laterali dedicati al SS.Sacramento e alla Madonna. Venne sostituita nel sec. XVII. Il progetto dovuto all'architetto G.B.Groppi venne approvato dal vicario generale il 31 agosto 1675 e comprendeva un "restauro ed un ampliamento" della precedente. In effetti si trattò di una vera ristrutturazione, come confermano le linee architettoniche attuali. La chiesa possiede alcuni buoni quadri purtroppo di autori ignoti. Sull'altar maggiore una buona tela dell'Arcangelo Michele in una soasa barocca. Sull'altare di sinistra la Madonna del Rosario con i misteri del Rosario e una riproduzione ad olio su legno della Madonna di S.Luca; sull'altare di sinistra dedicato al S. Cuore, ai lati una bella tela raffigurante S.Bartolomeo. Quadri di rilievo sono in sagrestia (Annunciazione, Ultima Cena, Visita di Maria a S.Elisabetta). Gli altari sono in marmo intarsiato. Esistevano anche nel territorio di Capriano altre cappelle o oratori privati come quello dedicato a S.Alessandro martire del Torricello, un tempo di proprietà Calini, dei nob. Avogadro alla Torre, dei Bocca alle Colombaie, dei Bona dedicato a S.Giovanni Battista. Più tardi si aggiunsero quello di proprietà di Rosa a Movico. Una chiesetta dedicata alla S.S.Trinità venne distrutta per ordine di S.Carlo dopo il 1580 perchè diventata rifugio di banditi. Sfidarono i tempi le due chiese dedicate alla Madonna della neve. Già nominata in documenti del sec. XII sorge in mezzo a terreni che furono dei nob. Bocca, ad un chilometro dal paese, ed è diventata un devoto santuario. Contiene una pala raffigurante la Madonna col Bambino che appare a papa Liborio, datata 1593 e due affreschi che rappresentano S.Rocco e S.Carlo. Nel 1847 S.Maria Crocifissa di Rosa vi edifica un oratorio femminile mentre un vasto oratorio maschile venne costruito nel 1953-1955. Capriano si è distinto per lo sport del tamburello che oggi è tenuto in auge dalla équipe "Maro Botti". Preponderante in partenza ha la coltivazione della vite, che avviene soprattutto nel cosiddetto Monte Netto e grazie alla quale si producono vini di un certo pregio. Notevoli un tempo i vigneti dei fratelli Botti, della ditta Mainetti, dei conti Calini e del notaio Camadini. Estesa anche la coltivazione dei cereali poichè il territorio è abbondantemente irrigato da rogge e da impianti artificiali di pioggia. L'allevamento del bestiame completa l'economia agricola. Nel comune vi è pure una piccola fornace. Parte della popolazione attiva gravita su Brescia, offrendo manodopera per l'industria siderurgica e l'edilizia. Nel 1912 il Monte Netto venne in gran parte suddiviso dal proprietario nob. Emanuele Bertazzoli in piccole proprietà. Ricco di terre argillose il territorio ne offrì in abbondanza alla ditta Franchi-Griffin e ad altre fornaci. Oggi tuttavia le cave, aperte dai fornaciai nel Monte Netto, minacciano sempre più la coltivazione della vite. Il Monte era ricco un tempo di ovoli (funghi) detti cucù.


Parroci: Giacomo Ricci di Chiari (fine sec. XV); Battista Rodella (inizi del sec. XVI); Marcantonio Bona (1532); Baldassare Bona (1566 c.), Gabriele Pezzali (1567 c. - 1592); Lattanzio Pizzoni di Quinzano (1593 - 1596); Giampaolo Annibali di Quinzano (1596 - 30 agosto 1619); Giampaolo Tinno di Travagliato (1619 - 11 maggio 1622), nob. Coriolano Ugoni di Brescia (20 settembre 1622 - 1628), Pietro Albertoni (fine 1628 - inizi 1631); Ambrogio Faustini (1631 - aprile 1654); Antonio Belotti di Villa Dalegno (5 maggio 1654 - 11 aprile 1692); conte Bernardino Olmo di Azzano M. (1692 - 9 aprile 1725); Giacomo Pola di Borgosatollo (1725 - 14 gennaio 1764); Giacomo Rossi di Oriano (1764 - 22 maggio 1792), Giovanni Maria Gadola di Pontevico (5 luglio 1792 - 22 gennaio 1820), Francesco Bolpagni di S.Vigilio (6 maggio 1820 - 22 luglio 1837); Faustino Melchiotti di Zurlengo (28 dicembre 1837 - 8 aprile 1873), Bartolomeo Tosini di Chiari (10 giugno 1873 - 1880), Paolo Gatti (10 marzo 1881 - 22 aprile 1904); Giuseppe Ronchi di Borgo Pile (24 giugno 1904 - 21 agosto 1935); Giulio Samuelli di Gargnano (novembre 1935 - gennaio 1947); Carlo Cristini di Marone (1947 - 1961), Giuseppe Zanni (1961 ...).