SANUDO o Sanuto Marin "il Giovane": differenze tra le versioni

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SANUDO o Sanuto Marin "il Giovane"

(Venezia, 1466 - 1536). Figlio di un ambasciatore alla corte papale, fu uno dei più famosi cronisti italiani del '500, uomo politico di rilievo, colto letterato e bibliofilo di valore, amico di Aldo Manuzio il Vecchio e membro dell'Accademia Aldina. Appena diciassettenne accompagnò lo zio Marco Sanuto (che fu poi podestà di Brescia nel novembre 1497) in un viaggio di ispezione in Terraferma descrivendola nel 1483 nell'"Itinerario per la terraferma veneta". Al giovane Sanudo, che giungeva da Peschiera e Lonato, Brescia era apparsa, entrandovi da porta Torlonga, «in mirabile cressimento». A riassunto del viaggio definì Brescia «fornida di fontane, campane e putane». L'anno dopo scrisse i "Commentari della guerra di Ferrara". Seguirono le "Vite dei Dogi" (1490-94), dal leggendario Paoluccio Anafesto al contemporaneo Barbarigo, e "La spedizione di Carlo VIII in Italia" (1495), dedicata al doge Barbarigo e avente l'intento di celebrare la saggia e prudente condotta di Venezia e del suo Senato. Tutte queste opere, in volgare, dovevano costituire una specie di premessa ai "Diarii" nei quali venne narrando tutti i fatti che giornalmente accaddero dal 1496 al 1533. Sono 56 volumi ricchissimi di notizie politiche, letterarie, economiche, militari e navali, di documenti e di relazioni di oratori, editi tra il 1879 e il 1903. In essi dà una precisa e ricca raffigurazione di Brescia e del suo territorio.


Come ha sottolineato Leonardo Mazzoldi (in "Storia di Brescia"): «L'Itinerario del Sanuto, pubblicato con scrupolosa esattezza nel 1847 ed integrato dal frammento inedito reso noto dal Fulin, è un documento di notevole importanza per la copia delle notizie e per la loro esattezza, per l'alto interesse delle descrizioni, ravvivate da schizzi a penna, intercalate nel testo, benché il giovanissimo scrittore non manchi di indulgere, qua e là, a vivaci rappresentazioni di balli e cene oppure anche ad esuberanti effusioni amorose in ricordo delle sue belle, una Gemma ed una Candida».