SANGERVASIO Girolamo: differenze tra le versioni

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SANGERVASIO Girolamo

(Brescia, 1800 - Como, 2 maggio 1886). Di Camillo. Di nobile famiglia. Nell'aprile 1816 fu socio della Accademia dei Pantomofreni facendosi notare per la rilevante abilità amministrativa. Dal 1846 al 1848 è membro della Commissione centrale di beneficenza amministratrice della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde e nel 1848 membro della Commissione per la legge elettorale per la convocazione dell'Assemblea nazionale di Milano. Nel marzo 1848 fa parte del Governo Provvisorio che il 22 marzo assieme ad altri affidava la città alla "custodia" della Guardia Nazionale. Nel gennaio 1849 rifiuta la proposta del Governatore Montecuccoli (Alan Sked) di far parte di una deputazione a Vienna per discutere una nuova Costituzione. Il 23 marzo 1849 prima delle "Dieci Giornate" viene chiamato, come suo coadiutore, dall'avv. Giuseppe Saleri eletto il giorno prima reggente interinale del Consiglio Comunale. Ma nella notte dal 23 al 24 partendo in fretta dal Municipio per recarsi al letto della moglie morente, il Saleri cade sui gradini di S. Agata, riportando una lussazione al ginocchio che lo immobilizza a letto nella casa di Cailina, obbligandolo il 24 a rassegnare le dimissioni dalla carica di dirigente del Comune. Carica che viene assegnata al Sangervasio. Invitato in castello per trattare, essendone impedito dai tumultuanti, crea un Comitato di pubblica sicurezza o difesa composto dal prof. Luigi Contratti e dall'avv. Carlo Cassola preoccupandosi di dargli una veste legale. Non avendo potuto il Consiglio Comunale per difetto di membri radunarsi in numero legale, con manifesto del 25 il Sangervasio convoca la cittadinanza nelle persone di tutti i notabili di qualunque classe, della città e provincia, alle 4 pomeridiane, nel palazzo municipale, per confermare nel Comitato medesimo il relativo potere, e per la somministrazione dei mezzi per agire nell'importantissimo ed urgente mandato. Ma non essendo riuscita nemmeno questa convocazione per ristrettezza di tempo, con altro avviso chiama l'intera popolazione a generale consiglio, comizio che poi non ha luogo non avendolo acconsentito il precipitare degli avvenimenti, così che la somma delle cose passa dal Municipio al Comitato di Difesa. Il 27 marzo però viene nuovamente convocato il Consiglio Comunale e questa assemblea, riconoscendo concentrato nel solo Municipio il governo della cosa pubblica, conferma interinalmente nel Sangervasio ogni potere già conferito all'avvocato Saleri, con pieno mandato di condurre al miglior possibile andamento della cosa pubblica, anche costituendo un corpo armato nazionale, ed approvata ad unanimità ogni misura fino allora attivata dal Sangervasio, vota ringraziamenti a lui ed al Comitato di Pubblica Difesa, lasciando poi allo stesso Sangervasio di attendere al completamento degli uffici dipendenti per tutte le misure ch'egli creda del caso investendolo in pratica di tutti i poteri. Fin dal 28 marzo 1849 dava disposizioni per una "verificazione dei danni arrecati dai ripetuti bombardamenti" austriaci costituendo un'apposita commissione per stabilire l'entità dei danni stessi. Non riuscendo tuttavia a contrapporsi al Comitato di pubblica difesa, il 31 marzo, in seguito all'intimazione di resa inviata dal gen. Haynau giunto in segreto in Castello, convoca un consiglio straordinario e poi si rivolge dal pulpito della Loggia al popolo in tumulto ponendo il dilemma tra resa e guerra. Al grido di guerra da parte della piazza, il Sangervasio esclama: «Ebbene, intrepidi cittadini, volete guerra e guerra avrete e sanguinosa! I sassi, le tegole e l'acqua bollente siano l'armi delle vostre donne, dei vostri vecchi, dei vostri fanciulli; e voi padri, armati correte a respingere dalle mura il nemico assalitore...». Nella notte dal 31 marzo al 1° aprile, incalzando gli avvenimenti convoca di nuovo il Consiglio, che con 47 voti contro 3 si pronuncia per la resa. Ma scioltosi il Consiglio alla falsa voce che gli austriaci avevano già occupato il Broletto, ad aprile convoca anche il Comitato di difesa che viene dichiarato sciolto. Nel contempo fa opera di contenimento e di moderazione degli spiriti più bollenti ma non riesce ad impedire al Maraffio di fucilare le spie. Accettata la resa, dopo le due missioni di p. Malvestiti, tocca a lui stabilire le modalità di pagamento dei gravami imposti a Brescia dagli austriaci e condurre la resa, sottraendosi poi con la fuga alle vendette austriache. In pochi giorni aveva meritato la stima di tutti, compresi i più intransigenti come il duumviro Cassola. Anche in morte del Sangervasio lo definirà «uno dei più benemeriti campioni della schiera dei patrioti della Decade bresciana» e "strenuo sostenitore della rivoluzione". Ritornato a Brescia con l'amnistia del 12 agosto 1849 visse tra la casa di via Cattaneo e la villa alle Campagnole di Concesio dove ospitò tra gli altri anche Aleardo Aleardi. Fece parte del Gabinetto di lettura e nel 1859, dopo la liberazione della Lombardia, venne nominato governatore di Brescia. Morì a Como presso parenti, ma la sua salma venne nel maggio 1886 trasferita a Brescia dove ebbe solenni onoranze funebri. Il 20 agosto 1911 per iniziativa del Circolo Popolare Garibaldi veniva posta sulla casa del nob. Sangervasio di Campagnole di Sopra di Concesio una lapide con la seguente iscrizione: «Gerolamo Sangervasio - che con impavida eroica energia resse Brescia nelle memorabili X Giornate - mirando alla salvezza ed all'unità della Patria. Circolo Popolare Garibaldi 20 agosto 1911».