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RADICALI, Radicalismo

Fondato da Agostino Bertani nel 1878, il partito radicale riscosse le prime adesioni fra elementi del Partito repubblicano mazziniano che dopo la morte del Mazzini avvertirono l'impotenza delle proposte mazziniane ad incidere concretamente sul terreno politico e nazionale, ma non intendendo, d'altra parte, abbandonare gli ideali democratici alleandosi con le forze governative, mutuarono le proprie forze e anche gli orientamenti dal Partito d'Azione. Di indirizzo democratico radicale ma monopolizzata dai Repubblicani fu l'Associazione dei "non elettori" nata il 18 luglio 1880 e tesa ad ottenere il diritto di voto universale. Tale Associazione, diventata poi "Società dei livellatori", con l'1 gennaio 1882 si fondeva con il Circolo repubblicano costituendo l'Unione Repubblicana avente come scopo di raccogliere tutte le forze confluenti nel partito radicale per dare al partito locale organizzazione e unità e scegliendo come organo di stampa il periodico «L'Avamposto» i cui principi fondamentali risultavano in perfetta armonia con le tradizioni del partito repubblicano italiano (v. Unione Repubblicana). Mentre la componente repubblicana si andava assottigliando, il radicalismo bresciano si accostava ai progressisti tanto da sostenerne nelle elezioni amministrative del 1884 i candidati contrapponendo, pur soccombendo nelle elezioni politiche, Amilcare Cipriani al col. Oreste Baratieri. «In seguito, come registra Ottavio Cavalieri, il partito radicale rallentò la propria attività a tal punto che nel luglio 1887 il partito operaio di Brescia, noto per il suo orientamento radicale, subì una crisi notevole alla vigilia delle elezioni di quell'anno. Molti dei suoi membri, infatti, si staccarono dalla linea del Consolato operaio, sostenendo, invece, la candidatura del moderato avv. Bortolo Benedini che riuscì eletto». Come ha sottolineato O. Cavalieri, «Questo episodio era sintomo di un grave disorientamento nelle file del partito radicale, la cui azione, da quel momento, risultò praticamente paralizzata. Infatti quando nel dicembre 1887, in occasione della commemorazione della morte di Guglielmo Oberdan, si svolse un'assemblea di radicali bresciani, erano presenti soltanto trenta persone». Toccò, nel 1889, a tre repubblicani Rosa, Ondei, Frigerio, dar vita ad una "Società radicale" che nel 1891 contava, però, poco più di centocinquanta soci con scopi di orientamento politico. Nonostante la ridotta presenza di forze e di persone dei radicali ebbe un certo qual peso assieme a repubblicani e democratici la loro presenza nella pubblicistica attraverso il settimanale "La Fiamma" (1877), il mensile "All'Erta" (1882), "La Squilla" (1891), il settimanale "Il Falco" (1894-1895) ecc.


La presenza dei radicali non ebbe, tuttavia, una precisa configurazione di partito, ma essi si confusero secondo le circostanze con altre forze repubblicane, democratiche e anche di tendenza socialista. A Brescia si manifestò soprattutto attraverso l'esaltazione di Cavallotti, nella fronda anticrispina, e in una certa influenza del deputato cremonese Sacchi. Gli orientamenti e le scelte dei radicali bresciani si andarono confondendo sempre più con quelli dello zanardellismo e di alcune frange democratiche e delle forze liberal-progressiste. Scomparsi quasi del tutto dopo la prima guerra mondiale, i radicali ricomparvero nel secondo dopo guerra, specie nel 1949, intorno al settimanale "Il Mondo". Il Partito vero e proprio si formò a Brescia nel 1956 con la scissione dal Partito Liberale Italiano di una corrente ostile alla politica moderata e di centro della maggioranza (v. Partito Radicale, P.R.). Negli anni '80 era attivo il nucleo radicale Uberti". Nel 1994 i radicali chiudevano la sede di via S. Chiara.