PIA Fondazione di Valcamonica: differenze tra le versioni
| [versione bozza] | [versione verificata] |
m (una versione importata: Import Volume XIII) |
|
(Nessuna differenza)
| |
Versione attuale delle 19:49, 23 giu 2019
PIA Fondazione di Valcamonica
Trae le sue origini, secondo qualcuno, nello "xenodochium" esistente "in loco qui dicitur Campedellus" (a Malegno) che il vescovo Ramperto affidava nell'841 al ricostituito Monastero di S. Faustino in Brescia. Con l'andar del tempo, l'ospizio allargava le sue finalità dall'assistenza ai pellegrini e ai viandanti a quella dei poveri, in ciò sostenuto dalle dotazioni che gli venivano fatte: Goffredo da Ossimo gli cedeva dei beni il 16 gennaio 1286; Giovanni detto Fugacio da Ossimo donava un fondo il 10 maggio 1254; il 17 dicembre 1302 il Vescovo di Brescia investiva di beni l'ospizio. Da atto di compravendita del 16 gennaio 1268 e da atto di investitura del 1301 si ha notizia che la cura dell'ospizio era passata dai Benedettini agli Umiliati che, a loro volta, lo abbandonarono al principio del secolo XV. Dello sviluppo dell'Ospizio è riprova l'epigrafe su lastra in pietra simona che ricorda l'erezione nel 1340 del portale della chiesa dell'Ospizio da parte di fra Francesco de Vegiate, ministro sopra l'ospedale. Nel 1459 l'ospizio fu motivo di lite fra il Vescovo di Brescia ed il Consiglio di Valle relativamente alle rispettive competenze nell'amministrazione dell'istituto. La vertenza si concluse con un compromesso favorevole al Vescovo di Brescia. Nel sec. XVI l'ospizio ospitava un brefotrofio, cioè un ricovero per bambini esposti e abbandonati. Nel 1580 in occasione della visita apostolica, S. Carlo B. soppresse il convento degli Umiliati, destinando il locale per il ricovero dei trovatelli. La pia istituzione si avvalse di numerosi lasciti e legati. Essendo insufficiente a raccogliere il numero di trovatelli camuni, nel 1611 l'ospizio di Malegno otteneva dal Governo veneto di poterne mandare 12 all'anno all'Ospedale Maggiore di Brescia. Il vescovo Marino Giorgi poi intervenne con la scomunica contro coloro che, specialmente dopo la peste del 1630, avevano tentato di appropriarsi dei beni dell'Ospizio.
Nel 1797 l'avvento della repubblica Cisalpina sciolse il consiglio di Valle e l'Ospizio ebbe un periodo di sconvolgimento e di disordine per gli abusi degli inservienti in carica, finché nel 1805 una legge lo affidò alle cure delle congregazioni di carità di Malegno, Cividate e Breno. L'Ospizio fu sovraccarico di ospiti dopo la terribile crisi ed epidemia di tifo petecchiale degli anni 1817-1819. Nel 1822 il Governo austriaco erigeva la Pia istituzione in Ente autonomo completandone il servizio assistenziale con la nomina di un medico direttore, di una ostetrica provetta e con la costruzione di locali adatti. Una relazione della metà del secolo XIX precisava che "l'annua rendita di quest'Ospizio, derivante da affitti di beni e di case, da livelli in genere ed in danari sparsi nei comuni di Cividate, Cemmo, Berzo Inferiore, Borno, Breno, Gianico, Malegno, Ossimo e Pisogne e da interessi di capitali ascende attualmente a L. 9 mila, le quali vengono pressoché ogni anno erogate nel mantenimento di circa 90 trovatelli lattanti, ed adulti, che stanno ordinariamente a carico del Pio Luogo, e nel pagamento degli impiegati occorrenti per servizio interno della casa, cioè di un segretario, che fa anche da ragioniere, di un cassiere esattore, di un custode e di una inserviente" .
Con l'unificazione nazionale vennero posti a capo della Pia Fondazione un presidente ed un direttore nominati dall'Amministrazione provinciale e tre commissari eletti dai comuni dei tre mandamenti della valle. Nel 1891 si stabilì che l'ospizio ricevesse: «i bambini illegittimi, abbandonati dai genitori; quelli nati da donne chiuse in carcere, mancanti di persone idonee ad assumerne la cura, per legge o per elezione; gli illegittimi nati nella maternità da donne nubili o vedove; i figli legittimi fatti consegnare dalle autorità municipali o dalle opere pie della provincia, alle quali non sia stato possibile provvedere in luogo l'allattamento e che dichiarino di assumere in proprio il carico delle relative spese». Passata alla Provincia, con l'avvento del fascismo, l'assistenza agli illegittimi, la Pia Istituzione svolse un'attività limitata all'assistenza, secondo le leggi fasciste sulla maternità ed infanzia, mentre l'amministrazione veniva affidata ad un consiglio di cinque membri e con uno statuto che rimase in vigore dal 1928.
Dopo la seconda guerra mondiale l'Istituzione venne abilitata all'assistenza ai minori. Nel 1964 con decreto del presidente della Repubblica venne trasformata in ente morale con la denominazione di "Pia fondazione per minori abbandonati e anormali psichici ricuperabili di Valle Camonica" . Nel frattempo si procedeva ad una vasta opera di ristrutturazione ed ampliamento che permetteva di accogliere anche un Istituto medico-pedagogico inaugurato il 2 dicembre 1970. Nel 1976 la Pia Fondazione ospitava un Centro per gli spastici e miodistrofici di Val Camonica. Nel contempo si provvedeva all'adozione di un nuovo statuto e veniva altresì aggiunto un corso professionale di falegnameria. Dal 1982 la Pia Fondazione ospitò inoltre una cooperativa per handicappati intitolata "Rosa camuna".